Robot e sicurezza in azienda: un binomio possibile

Robot e sicurezza in azienda: un binomio possibile La collaborazione tra esseri umani e robot in azienda è sempre più diffusa, in Europa ma anche in Italia. La crescente presenza dell’Intelligenza Artificiale in azienda infatti, consente di aumentare la produttività, ridurre i tempi di produzione e automatizzare molti controlli ma al contempo aumentano le preoccupazioni relative alla sicurezza sul lavoro. Per questo motivo, l’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ha elaborato un rapporto che analizza i dati che permettono di migliorare la collaborazione tra robot e umani, e di ottimizzare i sistemi automatizzati, non soltanto nelle aziende ma in tutti i luoghi di lavoro. La classificazioni dei vari tipi di robot in azienda In base a questo documento, la sicurezza sul lavoro prevede la classificazione dei robot in tre gruppi: Il primo gruppo comprende i robot che lavorano in azienda, svolgendo tutta una serie di mansioni che possono essere pericolose per l’uomo o causare danni. Ad esempio, robot che maneggiano materiale tossico o che sollevano pesi molto eccessivi. Dal punto di vista della sicurezza, questi robot necessitano di procedure precise e rigorose per evitare danni e imprecisioni durante il lavoro. Il secondo gruppo comprende invece i robot collaborativi, anche definiti cobot, dall’unione dei termini inglesi “collaborative” e “robot”.  Si tratta di automi che lavorano in affiancamento agli esseri umani, in vari settori dell’azienda, ad esempio nell’assemblaggio di prodotti. Questi cobot devono essere programmati in modo da non danneggiare la salute dei lavoratori umani. Il terzo e ultimo gruppo comprende invece i robot che lavorano sugli esseri umani, ad esempio il robot impiegati nel sistema del settore sanitario per gli interventi chirurgici e gli esami medici. Per questa categoria, gli standard sono molto rigorosi, e il margine di imprecisione deve essere vicino allo zero. Robot e sicurezza in azienda: la formazione dei lavoratori La presenza dei robot in azienda rende necessaria una formazione precisa e costante del personale lavorativo, soprattutto per ciò che riguarda la sicurezza. Per poter lavorare insieme senza pericoli, è necessario che i lavoratori seguano dei corsi specifici sui robot, in particolare per ciò che riguarda la loro programmazione. La formazione dei lavoratori permette non soltanto di garantire la sicurezza sul lavoro, ma anche di prevenire tempestivamente eventuali errori e danni. Inoltre, è fondamentale assicurare una manutenzione costante che mantenga i robot sempre efficienti. Robot e sicurezza in azienda: le proposte dell’Agenzia Europea Infine, per rendere l’ambiente di lavoro di robot e umani sempre più sicuro, le linee guida del documento stilato dall’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro riportano alcuni consigli. Tra questi, un miglioramento nella regolamentazione a livello europeo, l’importanza di indicare precisamente le buone pratiche, le norme di funzionamento e i requisiti minimi della sicurezza, l’elaborazione di linee guida per progettare una robotica economica, l’individuazione di metodi che migliorino la salute e la sicurezza nelle applicazioni, e lo sviluppo di innovazioni che permettano di ridurre o di eliminare i rischi possibili correlati alla robotica.

Decking in WPC: caratteristiche, vantaggi e svantaggi

Decking esterno: in legno o in WPC? Con l’arrivo di temperature più calde e l’aumento del tempo trascorso all’aperto, aumentano anche le richieste per la realizzazione dei decking esterni, ideali per rivestire spazi commerciali e privati. Anche se il legno è sempre stato il rivestimento d’eccellenza per gli spazi esterni, un’ottima alternativa si rivela il WPC, un materiale resistente e durevole, composto da legno e fibre di plastica. Scopri le caratteristiche, gli svantaggi e i vantaggi di un decking in legno o in WPC. I decking in legno: le caratteristiche I decking in legno sono al momento tra le soluzioni più adottate per rivestire gli spazi esterni. È ecologico, dura nel tempo e al tatto dona una piacevole sensazione di comfort e calore sia in inverno che in estate. Con il tempo, il legno subisce una naturale ossidazione che lo porta a cambiare di colore. Si tratta di un effetto che può piacere, in particolare per chi ama lo stile vintage, ma per far sì che mantenga il suo colore naturale è necessario trattarlo periodicamente con una serie di oli e prodotti specifici. Inoltre, il legno per esterno ha bisogno di essere sottoposto a un termotrattamento che lo renda impermeabile. I decking in legno: i pro e i contro Con il trattamento adeguato e una posa effettuata in modo corretto, indubbiamente il legno è un materiale ideale per il decking. Il legno infatti resiste bene agli agenti atmosferici e riveste con la sua personalità gli spazi esterni in modo ideale. D’altro canto, tra gli svantaggi di un decking in legno vi è sicuramente il prezzo, che è più elevato rispetto a materiali sostitutivi come il WPC, e la necessità di effettuare trattamenti corretti per renderlo adatto agli spazi esterni. I decking in WPC: i pro e i contro Il WPC è un materiale estremamente innovativo che grazie alla sua flessibilità e dinamicità è utilizzato per rivestimenti di grandi spazi e pavimenti esterni. Il pavimento in WPC ha numerosi vantaggi, è composto da fibra di legno e materiale termoplastico, è ecologico e riciclabile al 100% e non richiede trattamenti specifici, quindi rimane immutato nel tempo. Inoltre, la sua composizione in parte realizzata con polimeri lo rende maggiormente resistente ai funghi e ai batteri rispetto al legno. Infatti, le doghe in WPC sono anti-scivolo e anti scheggia, resistono all’acqua, al sale e risultano essere inattaccabili da termiti e insetti. Infine, è componibile ed è disponibile in vari colori, offrendo delle possibilità di personalizzazione in termini di colori e di forme più ampia rispetto al legno. Gli svantaggi di questo materiale riguardano un costo iniziale più alto, dal momento che i costi di acquisto del decking WPC sono superiori a quelli del legno, l’utilizzo di materiali artificiali e la pesantezza del materiale.

Autobus elettrici e a idrogeno: Italia in coda a livello europeo

Autobus elettrici e a idrogeno: Italia in coda a livello europeo Con una quota del 5% sul totale del trasporto urbano, gli autobus elettrici e a idrogeno in Italia stentano a diffondersi. Il nostro Paese si trova infatti al nono posto a livello europeo, in base a una classifica stilata da Legambiente, con 170 autobus immatricolati tra il 2012 e il 2020. Ai primi posti si trovano i Paesi Bassi, con più di 1.000 autobus sostenibili, e la Germania, con 550 autobus a emissioni zero in circolazione nel 2020. Seguono la Francia, con oltre 430 autobus elettrici, e la Polonia con oltre 300 veicoli sostenibili. Tra i motivi del ritardo italiano rientrano la crisi economica causata dalla Pandemia, che ha causato una perdita di oltre 1,5 miliardi di euro nel settore del trasporto pubblico locale, e la previsione d’acquisto, con l’approvazione della bozza del Recovery Plan da parte del Governo italiano, di oltre 2.500 autobus alimentati a gasolio. Autobus green: la situazione nelle principali città italiane Milano si conferma tra le città più sostenibili per il trasporto urbano: il primo autobus elettrico risale infatti al 2018 e i numeri sono in crescita: al momento vi sono 130 autobus elettrici in città, con una previsione, entro il 2030, del 100% di autobus elettrici in circolazione e un investimento per infrastrutture e veicoli di circa 1,5 miliardi di euro. Anche la GTT, l’azienda del trasporto pubblico di Torino, si conferma green, con i primi acquisti di autobus elettrici nel 2018, e una previsione di acquisto di altri 170 autobus elettrici nei prossimi due anni. Il Comune di Genova, invece, ha previsto l’acquisto di 30 autobus elettrici entro il 2022, con veicoli più stretti per facilitare la circolazione nel centro di Genova, e un innovativo sistema di filtro interno dell’aria per l’eliminazione di batteri e virus. A Bologna, invece, il trasporto sostenibile è una realtà dal 1990, con l’inaugurazione della prima filovia, e una rete in crescita di filobus elettrici, che ha portato la città ad avere la rete filoviaria più estesa a livello italiano. Per quanto riguarda Roma, gli autobus elettrici comprendono soltanto 25 minibus, mentre in circolazione vi sono sei autobus ibridi. Grazie ai fondi del PNRR è previsto l’acquisto di 200 autobus elettrici, ma al momento la maggior parte dei veicoli urbani del trasporto pubblico è datata: basti pensare che nel 2020 circolano oltre 3600 autobus con alimentazione diesel, euro quattro. Autobus sostenibili: le previsioni entro il 2030 Gli studi di Legambiente ed e-Motus prevedono un trasporto pubblico sempre più green, non soltanto in Italia ma a livello europeo. Le direttive europee in materia, infatti, prevedono almeno il 22,5% di autobus a emissioni zero per il 2021, con il raggiungimento del 32,5% del totale entro il 2030. Il 2030 è anche l’anno in cui, secondo gli studi dell’Associazione Internazionale del Trasporto (Uitp), gli autobus elettrici e a idrogeno raggiungeranno quota 50% di tutti gli autobus in Europa. Le stime indicano un primo periodo, con piccole flotte di autobus green, dal 2022 in poi, con il passaggio graduale a flotte sempre maggiori di autobus a emissioni zero.

Lavorazione dei metalli: tipologie e caratteristiche

Metalli: le tecniche di lavorazione La lavorazione del metallo è un settore industriale in continua espansione, comprende varie tipologie di tecniche e richiede il costante aggiornamento sia per quanto riguarda la conoscenza delle innovazioni tecnologiche che i metodi innovativi. L’obiettivo principale della lavorazione dei metalli è la modifica delle forme e delle proprietà fisiche o chimiche di materiali metallici per mezzo di macchine utensili.  Le tipologie di lavorazione dei metalli La lavorazione dei metalli può avvenire a caldo o a freddo, secondo due tipologie di trasformazione: la deformazione meccanica e la trasformazione plastica. La deformazione meccanica prevede il taglio della forma del metallo, mentre la trasformazione plastica riguarda il trattamento termico e la deformazione degli elementi. Tra le principali tecniche di lavorazione dei metalli tramite deformazione meccanica vi sono la piegatura, la fresatura, la saldatura e il taglio laser. Di queste tecniche, una delle più impiegate è la piegatura, che prevede una pressa meccanica che permette di deformare il metallo in modo permanente in tempi rapidi e in sicurezza. La differenza tra lavorazione a caldo e lavorazione a freddo Quando si parla di lavorazione a caldo o a freddo, non ci si riferisce alla temperatura assoluta dei metalli, ma al punto di fusione del metallo che si sta lavorando. Nello specifico, la lavorazione a caldo prevede una lavorazione del metallo ad una temperatura che è vicina al punto di fusione, mentre la lavorazione a freddo prevede che il metallo venga lavorato a temperatura ambiente. In base a questa distinzione, esistono diversi tipi di lavorazione, a freddo e a caldo. Vediamo le principali. Le tipologie di lavorazione a caldo Le lavorazioni a caldo comprendono tre tipologie: la forgiatura, la fusione e lo stampaggio. La forgiatura prevede la lavorazione dei metalli tramite una pressa, o dei colpi di maglio, per cambiare in modo permanente la forma del pezzo, senza romperlo. La lavorazione tramite fusione, invece, prevede che il metallo sia versato in uno stampo, fuso, e lasciato indurire. Il passaggio successivo prevede una finitura, ad esempio lucidatura, levigatura, o molatura. Lo stampaggio, infine, prevede l’utilizzo di una forma permanente. Le tipologie di lavorazione a freddo Le tecniche di lavorazione a freddo sono quelle più diffuse nei processi industriali di lavorazione dei metalli. Le principali sono la tornitura, la alesatura e la fresatura. La tornitura prevede una lavorazione meccanica del metallo, con l’asportazione dei trucioli dall’interno o dall’esterno del semilavorato, e un movimento rotatorio del componente stesso. Anche la fresatura prevede una lavorazione con un movimento rotatorio, ma è l’utensile ad avere il movimento e non il componente. Infine, la alesatura prevede la creazione di vuoti e fori all’interno del componente metallico, per far passare altri elementi mobili, ad esempio alberi motore. Questo tipo di tecnica meccanica richiede competenze specifiche ed è importante che venga svolta da esperti.

Il legno: le tendenze del 2022

Il legno: le tendenze del 2022 Duraturo, pregiato e vivo, il legno si conferma tra i materiali più utilizzati anche per il 2022. Che si tratti di rivestimenti, di arredi o di pavimentazioni, il legno è un materiale che non passa mai di moda grazie alla sua eco sostenibilità e versatilità e alle nuove tecnologie. Inoltre, è un materiale molto isolante, semplice da utilizzare, e resistente all’umidità e al tempo. Quali sono le tendenze 2022 nel design per il tema legno? I trend illustrano una forte attenzione alla sostenibilità, all’attenzione alla provenienza del legno, agli standard di lavorazione, e ad un ritorno del legno scuro. L’importanza di un legno sostenibile Un aspetto a cui le persone prestano sempre più attenzione è la provenienza del legno. La crisi climatica e l’importanza della sostenibilità hanno accentuato questa tendenza. Un nuovo trend sarà dunque l’utilizzo di legni riciclati, oppure legni che presentano la certificazione FSC. Nello specifico, il marchio FSC assicura che il legno provenga da foreste gestite consapevolmente, e che rispondono a standard economici, sociali, e ambientali molto rigorosi. La certificazione FSC della catena di custodia, inoltre, assicura la rintracciabilità del legno in tutte le fasi, dai tronchi fino alla produzione di semilavorati, anche per quanto riguarda i materiali di riciclo. La bellezza del legno scuro e degli intarsi con altri materiali I legni chiari e gli arredi minimal hanno dominato a lungo la scena, ma il 2022 vede il ritorno del legno scuro, in particolare quello europeo. Questo tipo di legno, come il rovere, acquista eleganza e bellezza anche grazie a verniciature specifiche, all’utilizzo di legno massiccio, e alle venature in vista, esaltate dalla maestria degli artigiani italiani. Inoltre, le essenze scure si arricchiscono con materiali insoliti e lavorazioni ad intarsio. Ad esempio, il marmo, il metallo, oppure altre essenze legnose. Le lavorazioni 3D e a pressa membrana Lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie digitali e dei macchinari di ultima generazione si riflette anche nelle tendenze relative al legno. Nel 2022, infatti il legno è accompagnato da una superficie sempre più lavorata, decorata, e arricchita, anche grazie alle lavorazioni in CNC. È possibile rivestire ad esempio pareti e divisori con pannelli di legno dai decori ondulati, punteggiati, rigati. Infine, la lavorazione a pressa membrana permette di dare l’effetto del legno massiccio anche ai derivati del legno, come i laminati e gli impiallacciati. La pressa membrana, infatti, è in grado di nobilitare tutti i tipi di legno, nello specifico anche i pannelli sagomati. Nel 2022 il legno quindi cambia forma, spessore e aspetto, ma mantiene la propria personalità e il risultato estetico è decisamente innovativo.

Piastrelle in ceramica: quante tipologie esistono

Piastrelle in ceramica: quante tipologie esistono La ceramica è un materiale realizzato grazie alla miscela a base di argilla, che può presentare caratteristiche molto variabili in base ai materiali aggiunti come la quantità di acqua, di quarzo o di caolino. In tutti i casi, la ceramica si ottiene con una cottura in forno ad una temperatura molto superiore ai 900 °. Le tipologie di ceramica dipendono dall’argilla che viene utilizzata per la sua produzione. Quella bianca, ad esempio, è più pregiata e quindi più costosa, mentre l’argilla rossa è meno pregiata e più conveniente dal punto di vista economico. Le piastrelle in ceramica sono tra i tipi di pavimentazione più utilizzati grazie alla loro versatilità, resistenza, durata e facilità di pulizia. Vediamo quali sono le principali tipologie di piastrelle e i loro casi d’utilizzo. Le tipologie di piastrelle di ceramica La prima distinzione per la tipologia delle piastrelle è il metodo di lavorazione. Principalmente le piastrelle di ceramica si dividono in base al loro impasto, che può avvenire tramite pressatura, o tramite estrusione. L’impasto di ceramica che si ottiene tramite pressatura è tipico delle piastrelle in monocottura, in bicottura e in grès porcellanato. L’impasto tramite estrusione invece permette di realizzare il clinker e il cotto. Le piastrelle più utilizzate e più diffuse sono quelle che si ottengono con la pressatura. Le piastrelle monocottura Questo tipo di piastrelle prende il nome dal fatto che vengono inserite nel forno una sola volta. Sono molto porose e meno resistenti rispetto a quelle con bicottura e perciò sono utilizzate per le pareti interne. Le piastrelle bicottura Questo tipo di piastrelle prevede due cotture diverse nel forno, in cui nella prima fase si cuoce soltanto il supporto, mentre nella seconda fase il livello di base riceve una rifinitura, ad esempio la smaltatura. Sono piastrelle delicate, ideali per i rivestimenti. Il gres porcellanato Le piastrelle in gres ricevono un processo di vetrificazione, che le rende molto resistenti, ideali per ambienti con calpestio elevato e impermeabili. Sono ideali per l’esterno e per l’interno, e in particolare in cucina e in bagno: le piastrelle in grès porcellanato costituiscono l’80% di quelle prodotte in Italia. Come si effettua la posa delle piastrelle? Una volta scelto il tipo di piastrella per la pavimentazione, è importante decidere anche la posa. Si tratta di un processo delicato, che va effettuato da esperti, e che necessita di una valutazione di alcuni fattori, tra cui il tipo di fuga, la composizione, il fondo su cui vanno posate le piastrelle, e la geometria di posa. Nello specifico, la geometria di posa è il modo in cui le piastrelle vengono posate sul fondo, e permette di creare disegni e figure specifiche. Ad esempio, le piastrelle si possono posare in maniera lineare, in diagonale, a lisca di pesce. Come si scelgono le piastrelle giuste? Le piastrelle in generale dovrebbero rispettare tre caratteristiche: resistenza ad urti e sfregamenti, porosità e durevolezza. Le piastrelle a monocottura sono ideali per ambienti umidi, poiché sono impermeabili. Le piastrelle a bicottura invece, come quelle in maiolica, assorbono l’acqua. Infine, quando si scelgono le piastrelle, è importante non considerare l’arredamento, ma scegliere piastrelle neutre, versatili, che sappiano adattarsi nel tempo ai cambiamenti negli arredi e nelle strutture abitative.

Auto elettriche: in crescita grazie alla diffusione delle colonnine di ricarica

Auto elettriche: in crescita grazie alla diffusione delle colonnine di ricarica La mobilità sostenibile è sempre più diffusa in Europa e in Italia grazie alla diffusione delle colonnine di ricarica, anche se con molte differenze tra una regione e l’altra. I consumatori risultano essere favorevoli alle auto elettriche, ma sussistono alcuni dubbi. Tra questi, il costo delle auto, troppo caro al momento rispetto alle auto tradizionali, e una diffusione non omogenea delle colonnine di ricarica. Infatti, uno dei principali motivi che frenano le persone verso l’acquisto di auto elettriche è la mancanza di sufficienti colonnine elettriche nelle vicinanze. Tuttavia, i dati sono incoraggianti. Dal report dello Smart Mobility condotto nel 2021, infatti, è emerso un aumento a livello europeo del numero delle colonnine di ricarica del 50% a fine 2020. Le diverse tipologie di colonnine di ricarica di auto elettriche Oltre alla diffusione delle colonnine di ricarica, è importante anche la loro accessibilità. Attualmente si distinguono tre tipologie di torrette per la ricarica: pubbliche, private ad uso pubblico, e private. Le colonnine di ricarica pubbliche sono accessibili a chiunque, e si trovano su suolo pubblico. Le colonnine private ad uso pubblico vengono installate in un luogo privato, come ad esempio all’esterno dei centri commerciali, ma restano accessibili a tutti. Infine, le colonnine di ricarica private sono accessibili soltanto dai privati e sono installate su suolo privato. La diffusione delle colonnine elettriche in Europa Alla fine del 2020, In Europa era presente il 27% di colonnine di ricarica per il normal charge, cioè per i veicoli fino a 2 KWh, e soltanto il 10% di colonnine di fast charge, dedicate ai veicoli elettrici con potenza superiore ai 2 KWh. Però, la diffusione delle colonnine di ricarica per le auto elettriche in Europa presenta dati disomogenei. Infatti, le statistiche indicano che ai primi posti si trovano l’Olanda e la Norvegia, con più di 300 colonnine per ogni 100.000 abitanti. Anche se nel 2020 è stato registrato un aumento che raggiunge quasi il 46% in più di colonnine presenti rispetto al 2019, l’Italia, con il Portogallo e la Spagna, ha una quantità inferiore di colonnine elettriche: basti pensare che ogni 100.000 abitanti ci sono in Italia soltanto 20 colonnine di ricarica. La diffusione delle colonnine elettriche in Italia: i dati regione per regione Il Trentino-Alto Adige è ai primi posti per la diffusione della mobilità elettrica, con oltre 150 torrette di ricarica per ogni 100.000 abitanti. Seguono le regioni settentrionali e centrali, come Piemonte, Lombardia, Toscana, Veneto e Lazio, che offrono un totale che supera i 1.500 punti per la ricarica. Agli ultimi posti si trovano Abruzzo, Sardegna, Sicilia e Puglia, in cui la diffusione dei punti di ricarica varia tra 500 e 1.000, e le altre regioni che hanno dei punti di ricarica che non superano le 500 unità.

Sicurezza sul lavoro: i DPI più importanti

Sicurezza sul lavoro: i DPI più importanti La sicurezza sul lavoro comprende diverse misure protettive e preventive per tutelare la sicurezza, il benessere e soprattutto la salute dei lavoratori sul posto di lavoro. Tra gli strumenti che tutelano la sicurezza in azienda rientrano i DPI, dispositivi di protezione individuale, che grazie alle continue innovazioni tecnologiche rendono l’ambiente di lavoro sempre più sicuro. Ecco una panoramica sui dispositivi principali e le loro caratteristiche. Le scarpe antinfortunistiche Questo tipo di calzature speciali si divide principalmente in tre gruppi: le calzature da lavoro, che sono antiscivolo e impermeabili, le calzature di protezione e le calzature di sicurezza, progettate nello specifico per supportare e attutire i colpi causati dalla caduta di pesi. La tipologia di scarpa giusta dipende dal tipo di attività. Ad esempio, in caso di lavori che prevedono il contatto con carburanti e calore, bisogna scegliere una calzatura con suola antistatica e antiscivolo. Per gli ambienti di lavoro in cui sono previsti carichi pesanti, invece, è importante scegliere una suola che abbia un sistema di smorzamento, mentre per quanto riguarda la vestibilità la scarpa deve essere aderente ai piedi, ma senza creare problemi né irritazioni. I guanti da lavoro I guanti da lavoro sono indispensabili in molte situazioni perché sono fondamentali per ridurre ed evitare tutta una serie di rischi, da quelli batterici, biologici e chimici, fino ai rischi fisici che possono riguardare ad esempio graffi, vibrazioni tagli e perforazioni. Per scegliere il paio di guanti giusto è importante considerare la taglia e la loro durata. Questi guanti vanno cambiati periodicamente, anche quando non presentano dei difetti visibili. Gli occhiali di protezione Gli occhiali sono un dispositivo di protezione individuale molto spesso sottovalutato. Sono un’attrezzatura necessaria per tutti i lavori che comprendono rischi di esposizione ad agenti chimici, gas, agenti radioattivi, e per chi lavora in ambienti a rischio di ustione, come ad esempio nel caso di liquidi bollenti o metalli fusi. Inoltre, gli occhiali protettivi tutelano gli occhi dalle irritazioni ed altri traumi in caso di polvere o altro tipo di materiale, che possono danneggiare l’iride e la cornea. Questa tipologia di occhiali comprende non soltanto le lenti vere e proprie, ma anche visiere e maschere, in base al campo di applicazione. Le maschere per proteggere le vie respiratore Questo tipo di maschere protegge le vie aeree da gas, vapore, polveri e microrganismi nocivi. Le maschere per la protezione comprendono due categorie. Quella dotata di respiratore con filtro, e quella dotata di respiratori isolanti. Le maschere con respiratore a filtro prevedono l’utilizzo di un filtro apposito, che può essere ad esempio antigas o antipolvere, ma vanno utilizzate soltanto se la quantità di queste particelle ha un volume superiore al 17% di presenza nell’aria. La maschera con i respiratori isolanti, invece, è necessaria quando c’è una bassa presenza di ossigeno nell’aria, oppure una elevata quantità di gas e vapori inquinanti. Questo tipo di dispositivo però richiede una formazione specifica per essere utilizzato correttamente.

Il carrello elevatore è fondamentale per un magazzino efficiente

Il carrello elevatore è fondamentale per un magazzino efficiente La gestione del magazzino è un’attività cruciale al fine di migliorare le performance e la competitività aziendale. Per questa ragione è importante selezionare gli strumenti e i mezzi più adatti. Tra i più importanti si distingue il carrello elevatore, un mezzo di lavoro su due ruote usato principalmente per sollevare e spostare le merci all’interno dei magazzini di logistica e nei depositi. Scegliere il carrello aziendale giusto: le caratteristiche base Quando si valuta l’acquisto di un modello nuovo o usato, o il noleggio di un carrello aziendale, bisogna innanzitutto confrontare le varie tipologie esistenti e avere chiaro in mente il luogo di utilizzo. Infatti, in commercio esistono vari modelli, ciascuno con caratteristiche specifiche. Di seguito elencheremo i modelli principali. Carrello elevatore frontale Anche definito muletto, questo carrello è il più diffuso nelle aziende italiane. È un carrello elevatore molto versatile, perché può essere utilizzato per molte attività, e ha un’alimentazione che può essere a benzina, gasolio, gas o anche a batteria elettrica. Si chiama anche carrello frontale, perché le forche per prelevare il carico si trovano davanti al carrello. Carrello elevatore retrattile Questo tipo di carrello è utilizzato soprattutto nelle corsie dei magazzini per lo stoccaggio. Ha un’alimentazione principalmente elettrica ed è più stretto rispetto al classico muletto per consentire agli operatori di lavorare anche in spazi angusti. Carrello commissionatore Questa tipologia permette di sollevare non soltanto il carico ma anche l’operatore, che potrà quindi svolgere varie attività in altezza, ad esempio riporre gli oggetti sulle forche. È un modello ideale per magazzini leggeri che hanno altezze importanti. Carrello con carico laterale Questo tipo di carrello permette di caricare materiali molto lunghi, come ad esempio travi. Si tratta di un modello più difficile da manovrare rispetto agli altri, perché prevede una presa di lato. Carrello stoccatore Il carrello stoccatore permette di conservare materiale nei magazzini, e perciò ha una struttura compatta e si manovra con facilità anche negli spazi più angusti. I criteri di scelta per il carrello ideale La tipologia del carrello da scegliere dipende da una serie di domande preliminari. In primo luogo, bisogna decidere in quale area di lavoro andrà posizionato il carrello. Ad esempio, se si deve lavorare in ambienti chiusi, bisogna valutare bene l’altezza dei carrelli, e considerare anche l’alimentazione. I carrelli alimentati con il diesel dovrebbero prevedere delle misure protettive in caso di atmosfera esplosiva, come delle cappe di aspirazione. Inoltre, è importante valutare le esigenze di stoccaggio aziendali. Ad esempio, se è necessario massimizzare l’organizzazione degli spazi in un magazzino chiuso, potrebbe essere utile un carrello elevatore retrattile che può essere manovrato in spazi ridotti. Un altro aspetto da considerare riguarda l’altezza di stoccaggio delle merci, che determina la scelta del carrello elevatore, così come le caratteristiche dei carichi aziendali e l’acquisto di eventuali accessori necessari per il magazzino aziendale, come ad esempio: pinze per movimentare fusti, o un ribaltatore per svuotare dei cassoni nei container. Infine, se si prevede che il carrello sollevi anche le persone è importante acquistare un carrello elevatore omologato per questo scopo, come i carrelli elevatori telescopici, che possono sollevare una cesta per gli operatori del magazzino.

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