Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile: la trasformazione digitale e green dei trasporti

Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile: cos’è Con la firma dell’atto costitutivo è diventato operativo in Italia il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile. Con un finanziamento di 394 milioni di euro dal 2023 al 2025, si tratta del progetto più importante a livello nazionale per mettere in pratica il passaggio al green del settore dei trasporti italiano. I soggetti coinvolti nella nascita del centro sono 49 e abbracciano il settore pubblico, quello privato così come quello accademico. Infatti, oltre alle principali università italiane, il progetto vede la partecipazione di una serie di aziende private e di enti di ricerca. Gli obiettivi del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile Nei prossimi decenni, la sfida più importante da raggiungere riguarda la sostenibilità e il raggiungimento della neutralità di carbonio entro il 2050. La mission del centro secondo i fondatori è favorire il passaggio green e digitale. L’obiettivo è fare in modo che industrie di settore e istituzioni locali riescano a mettere in pratica delle soluzioni sostenibili e moderne in tutto il territorio italiano. Il centro nasce da un dato di fatto: gli studi indicano che nel 2030, il settore dei trasporti arriverà a un valore complessivo di 220 miliardi di euro, coinvolgendo il 12% della forza lavoro. Quali sono gli scopi del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile? La promozione della mobilità sostenibile è lo scopo principale del centro, anche attraverso processi e prodotti digitali, come la manutenzione predittiva, il monitoraggio e la gestione intelligente. Queste tecnologie, infatti, possono ridurre gli incidenti mortali e rendere più efficienti i sistemi di mobilità sia pubblici che privati. Infine, tra gli scopi del centro rientra la creazione di una mobilità accessibile, che possa rendere più forte tutta la filiera, e aumentare la competitività nazionale. I punti chiave del progetto Il progetto individua sei punti chiave su cui lavorare: ● decarbonizzazione; ● decongestione delle reti di trasporto; ● mobilità autonoma connessa e smart; ● sicurezza dei veicoli e delle infrastrutture; ● accessibilità; ● inserimento nel mercato di nuove professionalità e competenze. I settori su cui si applica l’intervento dei professionisti del centro sono: ● mobilità aerea; ● veicoli stradali sostenibili; ● trasporto per vie d’acqua; ● trasporto ferroviario; ● veicoli leggeri; ● mobilità attiva. Le sedi del centro e le nuove assunzioni Il centro avrà la sua sede principale a Milano, presso il Politecnico, che è l’ente proponente, e 14 punti strategici distribuiti in tutto il territorio, secondo le direttive di riequilibrio territoriale stabilite dal PNRR. Gli investimenti previsti consentono anche l’assunzione di quasi 700 ricercatori specializzati, e circa 570 neoassunti. La creazione del centro dedicato alla modalità sostenibile rientra, insieme con la creazione di altri 5 centri, tra gli obiettivi stabiliti dall’agenda della ricerca europea. Gli altri centri riguardano tematiche tecnologiche come la biodiversità, le tecnologie dell’agricoltura, lo sviluppo di farmaci con tecnologia a RNA, e il calcolo e l’analisi dei dati ad alte prestazioni.
Intelligenza artificiale: pericolo o opportunità?

Intelligenza artificiale: pericolo o opportunità? Nelle aziende, così come in molti altri settori, le tecnologie di intelligenza artificiale sono sempre più presenti, e vengono utilizzate tutti i giorni. Il machine learning, i big data, la blockchain: si tratta di tecnologie che pongono diverse sfide, e che portano la comunità scientifica a chiedersi se davvero in futuro potranno sostituire il lavoro umano. In realtà, nonostante le perplessità, le caratteristiche di queste tecnologie e quelle dell’essere umano suggeriscono che ci sono almeno quattro buoni motivi per cui è sbagliato pensare che “i robot” ci ruberanno il lavoro. Ecco quali sono. Le attività più a rischio sono quelle manuali Le tecnologie di intelligenza artificiale rendono molte attività automatizzate, più veloci, e meno rischiose, ma ciò vale in particolare per ciò che riguarda le attività manuali, i lavori semplici, ad esempio in settori come la logistica e la catena di approvvigionamento. Ma l’insieme di competenze che hanno i professionisti umani non potrà mai essere sostituito. Basti pensare alle capacità di negoziazione, alle trattative, al rapporto umano che si instaura tra clienti, dipendenti e fornitori. La formazione permanente è un buon investimento Come dimostra la presenza crescente in molte aziende dei cobot, le professioni meno qualificate potrebbero essere a rischio, perché sostituite dall’intelligenza artificiale. È importante, quindi, continuare a formarsi, seguire corsi di aggiornamento, e aggiornare le competenze sia professionali che personali, perché le professioni che hanno un alto potere decisionale, con competenze qualificate, non potranno essere sostituite da un robot. La complessità dei lavori di approvvigionamento In azienda esistono professioni che raggruppano conoscenze e competenze complesse. Prendendo ad esempio il lavoro di approvvigionamento, le tecnologie di intelligenza artificiale si rivelano fondamentali per ciò che riguarda la possibilità di elaborare enormi quantità di dati in brevissimo tempo, ma esiste una serie di competenze che non potranno mai essere sostituite. I professionisti dell’approvvigionamento riescono infatti a gestire e a mantenere relazioni con i portatori di interesse nelle aziende, con i consumatori, con i fornitori, creando vantaggi competitivi e valore aggiunto per l’azienda. Si tratta di competenze umane inaccessibili ai robot. L’intelligenza artificiale affianca ma non sostituisce l’uomo In conclusione, l’intelligenza artificiale sarà sempre più indispensabile nell’azienda, ma per coadiuvare e affiancare le attività tipiche dell’essere umano. Vi sono infatti competenze che l’intelligenza artificiale svolge meglio, come la raccolta e l’analisi dei dati, i controlli automatici, e tutta una serie di attività manuali. In questo senso, i robot potranno essere un valido aiuto per l’uomo, che potrà quindi continuare a lavorare in azienda concentrandosi sul valore strategico delle proprie professionalità.
La logistica in Italia: il ruolo dell’operatore logistico nel magazzino

La logistica in Italia: il ruolo dell’operatore logistico nel magazzino Nonostante il breve arresto a cui si è assistito a seguito della pandemia, il settore della logistica in Italia è ancora in buona salute. Infatti, i dati parlano di una ripartenza, con un riavvicinamento del fatturato della logistica conto terzi ai livelli pre-pandemia, che nel 2019 arrivava a 87 miliardi. Il settore è trainato nello specifico verso la logistica sostenibile, in particolare per ciò che riguarda la riduzione dell’impatto ambientale dei trasporti. Ma chi è l’operatore logistico? Quali sono le sue funzioni principali e perché è conveniente avvalersene? Chi è l’operatore logistico e quali sono le sue funzioni L’operatore logistico è colui che si occupa, per conto di un’altra azienda in base ad accordi commerciali, di tutte le attività legate alla filiera, come ad esempio la fornitura, il trasporto, lo stoccaggio, la distribuzione dei prodotti e dei servizi aziendali. L’obiettivo principale di un operatore logistico è quello di garantire l’efficienza all’azienda per cui lavora riguardo all’acquisizione, alla movimentazione e alla distribuzione dei prodotti. Compito dell’operatore logistico è pertanto possedere le tecnologie e le infrastrutture fisiche per sviluppare al meglio il lavoro. Le fasi di lavoro dell’operatore logistico Le funzioni dell’operatore logistico comprendono vari aspetti: 1. Elaborazione degli ordini: in questa fase il compito dell’operatore logistico è quello di raccogliere le informazioni per l’ordine, verificarlo e trasmetterlo. 2. Movimentare il materiale: questa funzione comprende tutto ciò che riguarda lo spazio che occupa la merce, la quantità della merce stessa, e i tempi e luoghi per movimentarla. 3. Imballaggio: questa fase comprende il sistema e la protezione che devono avere le merci. 4. Trasporto: probabilmente uno dei compiti più importanti dell’operatore logistico: comprende la scelta del mezzo di trasporto più adeguato e delle rotte in base ai prodotti e i servizi da movimentare. 5. Conservazione: questa fase riguarda il modo migliore per conservare prodotti e servizi, in relazione alle caratteristiche. 6. Controllo delle scorte: questa fase comprende l’inventario e la sua gestione, oltre che la registrazione degli articoli, del luogo in cui sono posti e della quantità. Perché affidarsi a un operatore logistico? Scegliere un operatore logistico per movimentare le proprie merci porta diversi vantaggi a livello aziendale. Tra i principali, la possibilità di ridurre i costi di conservazione, di distribuzione e di trasporto dei servizi e dei prodotti aziendali, grazie al fatto che gli operatori lavorano in sinergia, e che si possono attuare economie di scala. In secondo luogo, affidando la logistica a un operatore esterno, il personale può concentrarsi sulle attività prettamente aziendali, e infine, è possibile accedere a tecnologie aggiornate ed efficienti.
Legno PEFC: cos’è e perché è importante

Legno PEFC: una scelta sostenibile PEFC, Programme for the Endorsement of Forest Certification, è un programma di valutazione degli schemi di certificazione forestale presente in tutta Europa. Si tratta di un’associazione internazionale, di cui fa parte anche l’Italia, con cui si attestano i livelli di sostenibilità di una foresta. Il legno PEFC è quindi un legno proveniente da una foresta sostenibile. Questa organizzazione è stata creata nel 1999, con l’obiettivo preciso di tutelare i proprietari di piccole foreste tropicali che non erano riusciti ad ottenere una certificazione. Anche in Italia vi sono delle zone tutelate dalla PEFC. Il PEFC Italia tutela foreste, uliveti, il verde urbano, i pioppeti, e gli alberi di molte zone del nostro territorio. I rischi e pericoli del legno non sostenibile Una gestione delle foreste non sostenibile comporta una serie di rischi, che coinvolgono gli animali, le piante, le persone, l’ambiente. Infatti, l’utilizzo massiccio di carta e legname, senza il successivo rimboschimento, porta al disboscamento. Il taglio degli alberi con un ritmo superiore a quello della crescita delle nuove piante porta alla perdita della biodiversità, all’estinzione di molte specie di animali, e al peggioramento del surriscaldamento globale, perché le foreste contengono le acque, producono ossigeno e assorbono anidride carbonica. Inoltre, vengono calpestati i diritti dei lavoratori, e dei proprietari di questi terreni. Quali sono le caratteristiche di una foresta PEFC? Secondo le linee guida di questa organizzazione quindi, la foresta PEFC si basa sulle seguenti caratteristiche: ● tutela delle specie vegetali e animali presenti nella foresta nel rispetto della biodiversità; ● rispetto dei ritmi di crescita del legno; ● rimboschimento delle zone disboscate; ● rispetto delle popolazioni indigene, dei lavoratori, e dei proprietari dei terreni. Le certificazioni del PEFC Italia I costruttori e i proprietari di foreste, tramite un iter molto severo, possono richiedere e conseguire certificazioni del PEFC Italia. Nel nostro paese esistono due tipologie di certificazioni. ● Certificazione PEFC per la Gestione Forestale Sostenibile (GFS): questa certificazione garantisce che le foreste siano gestite secondo gli standard previsti dall’associazione. È rivolta quindi ai proprietari. ● Certificazione PEFC per la Catena di Custodia (CoC): Questa certificazione certifica che i prodotti sono realizzati con legno che proviene da foreste sostenibili, e lavorato, trasformato e distribuito rispettando la sostenibilità. È rivolta quindi alle aziende nel settore. Perché scegliere il legno PEFC? Scegliere un legno proveniente da foreste PEFC per scopi residenziali, o industriali, significa contribuire alla riduzione dell’anidride carbonica, tutelare l’ambiente, la biodiversità, e soprattutto ottenere un legno certificato. Questo tipo di legno, infatti ha una completa tracciabilità: dalla zona di produzione, fino alla produzione, e alla vendita, il legno PEFC rispetta tutti i principi della gestione sostenibile. Una scelta etica, che oltre a tutelarci, assesta un duro colpo alle attività illegali con cui si disboscano intere zone senza criterio.
Sicurezza in magazzino: fattori di rischio e prevenzione degli incidenti

Sicurezza in magazzino: come prevenire gli incidenti La prevenzione degli incidenti e la riduzione dei rischi in magazzino sono tematiche molto attuali in Italia e l’adozione di sistemi efficaci e misure aggiornate si rivela sempre più necessaria. I dati INAIL 2022 riportano un aumento degli infortuni sul lavoro, passando dalle oltre 128.000 segnalazioni di infortunio dei primi tre mesi del 2021 alle oltre 194.000 del primo trimestre 2022. Il settore della logistica industriale e il magazzino in particolare sono sede di svariati fattori di rischio. Dall’utilizzo dei carrelli elevatori alla movimentazione manuale, è importante prevedere strumenti specifici di prevenzione e protezione e rispettare scrupolosamente tutte le norme legate alla sicurezza europee e italiane. I rischi di incidenti legati ai carrelli elevatori in magazzino I carrelli elevatori vanno manovrati seguendo i regolamenti specifici in materia, come la direttiva generale europea EN 15629 che stabilisce le attrezzature di movimentazione da utilizzare nei magazzini. I rischi dei carrelli elevatori comprendono il ribaltamento e il rovesciamento e le conseguenti cadute di materiale, con possibili danni per i lavoratori e le attrezzature. Inoltre, una manutenzione non adeguata dei carrelli può provocare inalazione di fumi di scarico e l’esplosione del motore a combustione. I rischi di incidenti legati alle movimentazioni manuali in magazzino Tra gli infortuni più diffusi del personale del magazzino vi sono le lesioni alla schiena, in particolare a livello lombare, dovute a una movimentazione errata. Scaricare e caricare i pallet, e disporre le merci negli scaffali sono operazioni che hanno bisogno di una formazione adeguata del personale, che sappia come svolgere al meglio queste operazioni senza danneggiare la colonna vertebrale. Come prevenire gli incidenti in magazzino? Attrezzature e protezione L’osservanza scrupolosa dei regolamenti di lavoro è il primo fattore fondamentale. È importante poi che il personale indossi l’abbigliamento da lavoro adeguato, come guanti e scarpe antinfortunistiche, tute, ma anche specifiche fasce lombari per gli operatori che movimentano le merci manualmente. La sicurezza del magazzino prevede inoltre la presenza di segnaletica e protezioni, zone antiscivolo, barriere e guarnizioni isolanti. Infine, la cassetta del pronto soccorso deve essere sempre presente e completa di tutte le medicine per il primo intervento. Come prevenire gli incidenti in magazzino? l’importanza della manutenzione La direttiva europea EN 15635 in materia di sicurezza sul lavoro rende obbligatoria l’ispezione periodica del magazzino, sia da parte del personale che ci lavora che da parte del responsabile della sicurezza aziendale. Nello specifico, il personale del magazzino ha l’obbligo di controllare visivamente ogni giorno le scaffalature e gli impianti, segnalando immediatamente le anomalie. Una volta alla settimana, invece, il responsabile della sicurezza deve verificare le strutture delle scaffalature e il magazzino, valutando eventuali danni e comunicandolo affinché vengano rispettate le norme di sicurezza.
IoT per rilevamento incendi: come prevenire un incendio

Gli incendi: una piaga in tutto il pianeta Oltre 8 milioni di ettari di foreste distrutti in Europa dal 2000 al 2017; oltre 10 milioni di acri bruciati negli Stati Uniti soltanto nel 2020. Danni economici, ambientali e umani, aggravati dal Climate Change. I dati rilevati da Greenpeace e dal Servizio di Ricerca del Congresso USA confermano una situazione allarmante riguardo agli incendi. La necessità di prevenirli, o di intervenire quando l’incendio è ancora piccolo sono alla base di tre progetti di ricerca recenti che si basano sull’Internet of Things per comunicare i dati in tempo reale e permettere ai Vigili del Fuoco di intervenire rapidamente. Si tratta rispettivamente di sensori progettati in Arabia Saudita, del progetto BurnMonitor ideato in California e del progetto OFIDIA2, finanziato dal Programma Interreg V-A Grecia–Italia 2014-2020 e coordinato dalla Fondazione CMCC, Centro Euro-mediterraneo sul Cambiamento Climatico. Droni e Sensori IoT in Arabia Saudita I ricercatori dell’Università King Abdullah dell’Arabia Saudita hanno messo a punto un sistema composto da sensori IoT distribuiti nelle foreste e droni a pilotaggio remoto, che consente ai vigili del fuoco di rilevare i principi di incendio e intervenire in modo tempestivo. Il progetto prevede l’impiego di sensori IoT a basso costo, inseriti in zone a rischio delle foreste, che individuano e segnalano fumo e calore. I dati sono raccolti da droni che sorvolano la foresta e rientrano alla base comunicandoli per segnalare l’incendio. Sensori wireless in Europa Questo progetto prevede una rete composta da sensori wireless, videocamere e droni per monitorare in tempo reale le zone a rischio di Grecia e Puglia, difficili da raggiungere in altro modo. Un insieme di sensori installati sui tronchi degli alberi rileva parametri meteorologici ed eco fisiologici e riesce a individuare le fiamme fino a 200 metri di distanza, oltre a dati fondamentali come la direzione del vento e lo stato delle piante. Le videocamere installate nei boschi e i droni inviano immagini in tempo reale, consentendo alla Protezione Civile di tenere sotto controllo gli incendi. Una rete di sensori IoT in California BurnMonitor è un progetto ideato per il Moraga-Orinda Fire District in California dall’Università di Berkeley e dall’Istituto di ricerca nazionale francese per la scienza e la tecnologia digitale (INRIA). In questo caso il progetto prevede l’integrazione tra sistemi IoT e piattaforme cloud e l’installazione di una rete di sensori di rilevamento del fuoco nelle aree più a rischio, progettati per resistere a temperature fino a 125 gradi. I sensori formano una rete wireless collegata a un modem 3G: in presenza di un incendio, i dati sono inviati in tempo reale sul cloud di BurnMonitor consentendo un intervento tempestivo.
Incentivi auto 2022: come funzionano e quali modelli acquistare

Ecobonus incentivi auto 2022: un premio per la mobilità sostenibile La crisi economica determinata dalla pandemia, la situazione incerta a livello internazionale e l’aumento dei prezzi del carburante e dell’energia hanno causato delle ripercussioni anche nel settore dell’automotive. Infatti, ad aprile è stato registrato un calo sia per le immatricolazioni che per l’acquisto di auto usate in tutta Italia. Per favorire la mobilità sostenibile, il Governo ha approvato l’ecobonus auto 2022, che prevede in particolare degli incentivi per acquistare auto elettriche, ibride, ma anche veicoli con alimentazione a diesel e benzina di ultima generazione. Questi incentivi sono divisi in base alle categorie di auto da acquistare e oltre alle autovetture comprendono anche l’acquisto di veicoli commerciali elettrici per le piccole e medie imprese oltre a ciclomotori e motocicli elettrici ed ibridi. Gli incentivi 2022 per le auto elettriche e plug in hybrid La categoria delle auto elettriche è quella con le emissioni più basse e perciò quella a cui sono destinati i fondi maggiori. Infatti, sono previsti fino a 5.000 €, in caso di rottamazione di un’autovettura con classe inferiore ad Euro 5 e per l’acquisto di auto elettriche con costo massimo di 35.000€ + IVA. Al secondo posto si trovano le vetture meno inquinanti dopo quelle elettriche: si tratta delle auto ibride, per le quali è previsto un incentivo di 2.000 € in caso di acquisto, a cui possono essere aggiunti altri 2.000€ in caso di rottamazione per un’auto con classe inferiore a Euro 5. Questi fondi sono previsti per un acquisto massimo di 45.000€+ IVA. Gli incentivi 2022 per le auto Benzina, diesel, metano, GPL, ibride Il governo ha previsto un bonus di 2.000 € solo con rottamazione, e acquisto massimo di 35.000 €+ IVA, per l’acquisto di auto nuove, ibride non ricaricabili, diesel, benzina, GPL e metano. Queste categorie di auto nuove hanno emissioni di CO2 comprese tra 61 e 135 g/km. Gli incentivi auto 2022 per i veicoli commerciali Oltre ai privati, gli incentivi auto 2022 possono essere richiesti anche dalle piccole e medie imprese. In questo caso, i fondi prevedono l’acquisto di veicoli commerciali nuovi, con alimentazione elettrica e rottamazione di veicoli con classe inferiore a quattro. Ecco il dettaglio: ● 4.000€ per i veicoli N1 fino a 1,5 tonnellate ● 6.000€ per i veicoli N1 superiori a 1,5 tonnellate e fino a 3,49 tonnellate ● 12.000€ per i veicoli N2 da 3,5 tonnellate fino a 7 tonnellate ● 14.000€ per i veicoli N2 superiori a 7 tonnellate e fino a 12 tonnellate Come si richiedono gli incentivi auto? Per richiedere questi incentivi, basta recarsi presso un concessionario per la rottamazione e l’acquisto, e sarà lui ad occuparsi della prenotazione sulla piattaforma del Ministero dello Sviluppo Economico. A meno che non vi siano delle proroghe, è possibile approfittare degli incentivi fino al 31 dicembre 2022.
Come insonorizzare il pavimento: modalità e soluzioni

Insonorizzazione del pavimento: i requisiti L’isolamento acustico è un requisito richiesto dalla normativa CEE ed è un aspetto fondamentale per valutare e determinare il valore di un immobile. Le caratteristiche che un pavimento deve avere per l’isolamento acustico sono: spessore adesione resistenza I materiali che consentono l’isolamento acustico sono principalmente di due tipi: MATERIALI FONOASSORBENTI: vengono scelti solitamente per migliorare la qualità acustica negli interni. Questo materiale, denominato anche fonoimpedente, si caratterizza per un peso atomico piuttosto elevato, si trova in commercio sotto forma di rotoli e assorbe totalmente l’energia sonora. MATERIALI FONOISOLANTI: vengono utilizzati per proteggere gli spazi abitati dai rumori provenienti dall’esterno e blocca la propagazione delle onde sonore. Quali sono le fonti di rumore che si possono attutire? Quando si tratta di insonorizzare un pavimento è importante distinguere due principali tipologie di rumore: rumore aereo e rumore strutturale. Il rumore aereo viene prodotto attraverso l’aria, quindi può comprendere ad esempio la voce, la televisione, la musica. Il rumore strutturale, invece, è quello prodotto dai passi, dagli urti, dalle porte che sbattono. Come si può insonorizzare un pavimento già esistente? Se il pavimento è già posizionato, può essere utile inserire sulla pavimentazione un tappetino fonoassorbente e poi ricoprirlo con un’altra pavimentazione sottile. Si tratta di una scelta adatta per tutti coloro che necessitano di continuare ad utilizzare e muovere le porte. Una soluzione alternativa molto utile è la moquette, ideale per insonorizzare sonoramente e anche termicamente la pavimentazione. I materiali per insonorizzare una pavimentazione in costruzione? I materiali più utilizzati per insonorizzare un pavimento in costruzione sono la gomma, il vinile, la resina e il sughero. · Il materassino di gomma fonoisolante si inserisce tra il massetto e il pavimento, ed è una soluzione molto popolare perché è compatibile con la maggior parte delle pavimentazioni, tra cui le piastrelle e il parquet. · Il vinile è un rivestimento molto sottile, ma davvero ideale per ridurre il rumore. · La resina è una soluzione ottima per avere un costo finale conveniente e perché lo spessore è davvero minimo. · Infine, il sughero, oltre ad assorbire in modo efficace i rumori, ha anche delle caratteristiche di isolamento termico, di ecosostenibilità, e di resistenza. Inquinamento acustico: che cosa dice la legge? Un pavimento insonorizzato permette di ridurre e di attutire i rumori, ma anche di aumentare il valore immobiliare nell’edificio, in relazione alla classe acustica prevista dal regolamento CEE del 1997. La legge, infatti, indica dei limiti per l’emissione dei rumori, e classifica l’acustica con una scala da uno a quattro, in cui il numero 1 è un edificio che ha la capacità di attutire il rumore in modo più elevato. Quando si tratta di ristrutturare un immobile o di costruirne uno nuovo, quindi, è importante utilizzare materiali che abbiano un’elevata capacità acustica.
Logistica di magazzino: come scegliere la scaffalatura giusta

Logistica di magazzino: come scegliere la scaffalatura giusta Al di là delle merci, o delle dimensioni del magazzino, esistono delle caratteristiche generali che vanno prese in considerazione quando si sceglie la scaffalatura industriale. Le caratteristiche più importanti sono la sicurezza, la robustezza e il rispetto delle norme antisismiche, in particolare il decreto ministeriale del 2008. Le scaffalature industriali devono essere stabili, e sostenere in modo adeguato le merci. Inoltre, la scaffalatura perfetta è flessibile, perché si adatta alle necessità del magazzino, ed è affidabile, cioè garantisce la sicurezza non soltanto delle merci ma anche dei lavoratori. La scelta della scaffalatura industriale in base al tipo di merci Prima di comprare la scaffalatura o di chiedere un preventivo per la sua progettazione, bisogna studiare nel dettaglio le esigenze del magazzino e del tipo di merce in stoccaggio. Infatti, non tutte le scaffalature sono indicate. Ad esempio, se il magazzino aziendale conserva merci molto pesanti o ingombranti, la scaffalatura dovrà avere delle caratteristiche specifiche per questo tipo di merci. Nel caso, invece, di un hub che richiede una grande movimentazione di pallet, è consigliata una scaffalatura industriale adatta al peso delle merci che sappia supportare i carichi importanti. Infine, i pallet shuttle sono indicati quando si movimentano grandi volumi di bancali. Scaffali antisismici: che cosa dice la legge Con decine di terremoti in tutta la penisola soltanto negli ultimi anni, e danni economici di oltre 135 miliardi di euro soltanto negli ultimi quarant’anni, l’Italia è uno dei paesi del Mediterraneo a più elevato rischio sismico con una valutazione medio alta del pericolo, che purtroppo comprende anche un sistema produttivo, industriale e infrastrutturale fragile. Per questo motivo, nel 2008 è entrato in vigore il decreto legislativo 81, che prevede diverse caratteristiche per garantire la sicurezza dei lavoratori nelle industrie. Tra gli aspetti più importanti del decreto antisismico c’è l’obbligo, da parte del datore di lavoro, della valutazione dei rischi e della loro eliminazione sui luoghi di lavoro. Nello specifico, non ci sono norme dettagliate per tutte le scaffalature, ma i magazzini automatici autoportanti devono essere progettati con criteri antisismici. Il progetto di questi scaffali deve considerare caratteristiche come il terreno su cui poggiano gli scaffali, e il calcolo della massa della scaffalatura e della massa del portato. Una scaffalatura industriale che rispetti i criteri antisismici deve avere poi diverse caratteristiche: oltre alla conformità con gli standard nazionali e regionali, oltre che assicurativi, la scaffalatura industriale ideale resiste alle sollecitazioni statisticamente probabili almeno per il 70% della superficie nazionale. Oltre alla progettazione adeguata, è necessario anche porre attenzione nelle fasi di installazione, e di montaggio. Infine, è necessaria una supervisione di tutte le operazioni per assicurare che gli scaffali industriali rispettino i criteri antisismici.