Sistemi di navigazione guidati o autonomi a confronto

Sistemi di navigazione guidati o autonomi a confronto I sistemi di navigazione guidati (AGV, Automated Guided Vehicles) sono sempre stati i sistemi più diffusi per il trasporto automatizzato delle merci nei magazzini delle aziende, sono sistemi affidabili, ideali per le grandi installazioni e perfetti per eseguire compiti ripetitivi. Oggi gli AGV vedono però la concorrenza dei sistemi di navigazione autonomi (AMR, Autonomous Mobile Robots), che stanno soppiantando i sistemi guidati in molti settori, in particolare in quelli legati alla manifattura. Entrambi hanno pregi, svantaggi e caratteristiche ben definite, vediamo insieme quali sono. Che cosa sono i sistemi di navigazione guidati Gli AGV sono dei veicoli progettati per spostare in modo automatizzato le merci in un magazzino seguendo un percorso prestabilito. Sono montati su percorsi che seguono un itinerario fisso in magazzino, realizzato con specchi, bande magnetiche, cavi o sensori. Il percorso e le operazioni da svolgere sono preimpostati: in caso di ostacoli o di cambiamenti imprevisti, il sistema si blocca e va riconfigurato. Sono sistemi che richiedono un investimento economico iniziale abbastanza elevato e prevedono un ritorno economico sull’investimento (ROI) a lungo termine. Che cosa sono i sistemi di navigazione autonoma Gli AMR presentano molte differenze con i sistemi di navigazione guidati. Sono dei veri e propri robot che si spostano nello spazio del magazzino grazie a telecamere in 3D e scanner laser: in questo modo non hanno un percorso prestabilito ma flessibile, perché leggono le informazioni in tempo reale e sono in grado di cambiare traiettoria, riconoscendo gli ostacoli in modo dinamico. La navigazione degli AMR avviene tramite mappe caricate sul robot oppure costruite dal sistema in autonomia. Quale sistema scegliere tra AGV e AMR? In generale, se in magazzino sono previste operazioni fisse e ripetitive e un percorso senza ostacoli, è consigliabile optare per un sistema di navigazione guidato, anche se il costo iniziale è più elevato. Questi sistemi si adattano inoltre ad attività di produzione costante, in cui non è necessario modificare di frequente i modelli produttivi né i compiti. In tutti gli altri casi, il basso investimento iniziale e l’elevata flessibilità dimostrati suggeriscono l’utilizzo dei sistemi a navigazione autonoma, AMR. Questi sistemi infatti possono adattarsi rapidamente in caso di cambi di produzione e modifiche dell’ultimo momento, poiché è sufficiente modificare la mappa del percorso e delle attività oppure caricarne una nuova per rendere il robot immediatamente pronto a svolgere le nuove attività. Il sistema di navigazione autonomo è inoltre più semplice da implementare nel magazzino perché non ha bisogno di cavi o bande magnetiche su cui muoversi. In sintesi, può integrarsi in modo più semplice in azienda rispetto ai sistemi di navigazione guidati.

Legno massello: qualità e durevolezza

Legno massello: qualità e durevolezza Il legno massello è la parte di legno che si ricava dal durame dell’albero, cioè dalla parte centrale del tronco degli alberi. Questo tipo di legno è pregiato, di altissima qualità, e resiste negli anni, al punto che viene utilizzato non soltanto per le pavimentazioni e per le pareti interne, ma anche per vere e proprie costruzioni come accade per le case in alta montagna nelle Alpi. La caratteristica principale del legno massello è la sua diversità: infatti, poiché deriva da alberi di specie diverse, vi sono diverse specie di masselli, e di conseguenza dimensioni e colori diversi per le travi, gli assi, le tavole. Legno massello: le caratteristiche Proprio perché è ricavato dal tronco, il legno massello non necessita di particolari trattamenti per durare e per essere conservato. È un legno che ha un’umidità media del 18%, e con il tempo tende a scurirsi, soprattutto se ricavato da essenze chiare come acero e faggio. Per mantenerlo in ottime condizioni, è sufficiente un trattamento antitarlo periodico e sporadicamente lo si può rendere più lucido con un olio naturale specifico. Legno massello: applicazioni e stagionatura Il legno massello è un materiale che grazie alla sua eleganza classica spesso è utilizzato per i portoni e i portoncini, così come per arredi che durino nel tempo: mobili per gli uffici, tavoli, sedie, porte, ma anche armadi e contenitori per cucina, camera da letto e bagno. Viene inoltre utilizzato per i complementi, ad esempio le cassapanche e le mensole così come può rivestire in modo unico la pavimentazione e le pareti, creando immediatamente un’atmosfera di grande comfort. Le travi di legno massello, infine, soprattutto come travi portanti, sono ideali per le strutture pubbliche e private grazie alla loro resistenza. Infine, data la sua elevata percentuale di umidità, prima di poter essere utilizzato il legno massello deve avere un periodo di stagionatura, che può avvenire in modo naturale oppure artificiale. Legno massello, legno massiccio, legno lamellare: quali le differenze? Spesso si fa confusione tra legno massello e legno massiccio. Anche se si tratta in entrambi i casi di prodotti naturali, la differenza sta nella loro origine. Infatti, il legno massiccio si ricava da un unico tronco, mentre il legno massello da più componenti. Dal punto di vista della resistenza e della durata del loro utilizzo, si possono dunque considerare equivalenti. La differenza principale invece si può avere tra il legno massello o massiccio e il legno lamellare. Il legno lamellare prende il nome dal fatto che si ricava da lamelle, cioè tavole di legno sotto pressione, è composto da almeno tre lamelle e non si trova naturalmente in natura: è quindi un prodotto non naturale ma sottoposto a lavorazione. Il legno lamellare può essere utilizzato spesso anche in sostituzione del legno massiccio e massello,  la sua qualità è inferiore, ma è un materiale molto versatile, antisismico ed economico.

Mobilità sostenibile: gli scenari previsti per il 2035

Mobilità sostenibile: gli scenari previsti per il 2035 Il Politecnico di Milano, attraverso il Centro di Technology Foresight, ha stilato un report ricco e articolato sulle principali tendenze che riguardano la mobilità sostenibile nel prossimo futuro. Il report, dal titolo “Il futuro della mobilità urbana sostenibile: come ci muoveremo nel 2035?”, è il risultato di una ricerca di 5 mesi con il contributo di esperti e si articola intorno a 5 aree, le cosiddette forze STEEP (Società, Tecnologia, Economia, Ambiente e Politica). Secondo questo report, il futuro della mobilità è sempre più sostenibile e connesso, con alcuni elementi che nel 2035 potrebbero diventare la base per gli spostamenti pubblici e privati nelle città italiane. Lo studio analizza 12 tendenze legate alla mobilità del futuro. Tra le tematiche salienti vi sono la preponderanza dei veicoli elettrici, lo sviluppo del car sharing, la guida autonoma dei mezzi pubblici e una mobilità più inclusiva, che permetterà anche ad anziani, bambini e diversamente abili di spostarsi in autonomia. Ecco una panoramica dei principali trend analizzati nel report. Le infrastrutture per energia e mobilità, l’automazione La diffusione crescente di auto e di biciclette elettriche comporterà la creazione di infrastrutture elettriche innovative e di smart grid, reti elettriche digitali in grado di rilevare e rispondere in tempo reale ai cambiamenti nell’uso dell’energia. Per ciò che riguarda la guida autonoma, invece, a causa delle attuali strutture urbane e della loro imprevedibilità gli esperti del Politecnico non prevedono le auto con guida autonoma, ma la ritengono probabile per i mezzi pubblici come gli autobus. Le infrastrutture e i privacy Nel 2035 saranno fondamentali le infrastrutture per la connettività, come il 5G e il 6G, che permettono di personalizzare offerte e soluzioni sulla base delle esigenze degli utenti. Inoltre, la sicurezza dei dati dei cittadini e la tutela della privacy saranno temi sempre più importanti, soprattutto a causa del fatto che la raccolta dati sarà necessaria per modellare soluzioni ad hoc riguardo alla mobilità urbana. Car sharing e Mobility-as-a-service Il futuro vede una condivisione sempre maggiore dell’auto, per motivi economici e di sostenibilità. Sarà sempre più presente il trasporto pubblico, e in aumento il car sharing sia di auto che di veicoli a due ruote. Il sistema di “Mobility-as-a-Service” permetterà inoltre di adattare le corse e la frequenza del trasporto pubblico sulla reale domanda, con conseguente diminuzione dei costi e aumento della qualità dei servizi. Un trasporto più inclusivo e motivi in meno per spostarsi I servizi di trasporto saranno sempre più accessibili, permettendo anche a chi non è autonomo, come bambini, anziani e diversamente abili, di spostarsi all’interno delle città. Infine, l’aumento dello smart working potrebbe cambiare radicalmente il motivo per cui si esce di casa, rendendo meno necessario spostarsi per lavoro, per shopping, per commissioni. In sintesi, il futuro della mobilità è sempre più smart e sostenibile, e le tecnologie modificheranno non soltanto i veicoli ma anche il modo di vivere le città e le strade.

I dispositivi di protezione dielettrici: che cosa sono?

I dispositivi di protezione dielettrici: che cosa sono? I dispositivi di protezione dielettrici sono dei DPI, quindi obbligatori per determinate categorie di lavoratori e previsti dalla legge, che non sono molto conosciuti. Si tratta di protezioni per il corpo, in particolare per la testa, per le mani e per i piedi, utilizzati dai lavoratori che lavorano a stretto contatto con l’elettricità, in particolare per interventi e attività di manutenzione degli impianti elettrici. Le caratteristiche dei dispositivi dielettrici La caratteristica principale dei dispositivi dielettrici è quella di proteggere in modo adeguato contro un eventuale shock elettrico. Nello specifico, i dispositivi dielettrici sono regolamentati, come gli altri DPI, dalla direttiva CEE 89/686. Questa direttiva, con le successive modifiche, stabilisce le categorie dei lavoratori che li devono utilizzare definendo le tipologie e le caratteristiche della loro protezione a seconda della tensione massima con cui il lavoratore potrebbe entrare a contatto. Le tipologie di dispositivi dielettrici Al di là della parte del corpo da proteggere, ciascuna categoria di dispositivo è certificata in base ai danni da cui protegge. La prima suddivisione, quindi, comprende i dispositivi che proteggono dai danni lievi, e i dispositivi che proteggono da lesioni gravi o rischio di morte. Quest’ultima categoria ha delle progettazioni specifiche che tutelano dagli shock dovuti alle tensioni elettriche, come nel caso degli impianti ad alta tensione. Quali sono i dispositivi dielettrici? In base alla direttiva della CEE, questi dispositivi comprendono guanti, scarpe, abbigliamento, elmetti protettivi. I guanti dielettrici devono essere utilizzati per evitare il contatto diretto delle mani con le parti sotto tensione. Le categorie di guanti da autorizzare dipendono dalla tensione. Ecco le principali tipologie di guanti: ●      Classe 00 per tensione massima di 500V; ●      Classe 0 per tensione massima di 1000V; ●      Classe 1 per tensione massima di 7500V; ●      Classe 2 per tensione massima di 17000V; ●      Classe 3 per tensione massima di 26500V. Le calzature dielettriche comprendono scarpe antinfortunistiche, tronchetti, stivali, e sono isolate in modo specifico per effettuare lavori elettrici sotto tensione. In base alla certificazione europea, queste calzature offrono una resistenza elettrica che supera 1000MΩ. Gli elmetti dielettrici proteggono la testa dai contatti diretti con le parti che sono in tensione. La visiera di questi elmetti può essere fissa, a scomparsa o esterna. Le tipologie di dispositivi dielettrici comprendono inoltre gli occhiali protettivi e l’abbigliamento specifico, che è ignifugo e isolato in modo ottimale per proteggere dal contatto diretto o indiretto da arco elettrico. Bisogna infine ricordare che i dispositivi, anche se non sono realizzati specificamente per proteggere dalla tensione, sono necessari per chi si occupa di impianti elettrici. Tra questi rientrano i tappi auricolari, le mascherine antipolvere, e le imbracature anticaduta, indispensabili per prevenire i rischi di cadute.

Come scegliere le attrezzature per movimentare i materiali in azienda?

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Come scegliere le attrezzature per movimentare i materiali in azienda? La logistica, in particolare la movimentazione dei materiali, è una componente fondamentale dei processi produttivi, soprattutto per ciò che riguarda le industrie manifatturiere. Si tratta di lavori spesso ripetitivi che possono essere logoranti per gli operatori soprattutto dal punto di vista fisico. Infatti, le movimentazioni di materiali possono mettere a repentaglio la salute dello scheletro e dei muscoli, e in generale avere degli impatti negativi sul rendimento. Per questo motivo è importante selezionare con cura gli strumenti, le attrezzature, e in generale valutare con cura tutto ciò che serve per movimentare le merci. La scelta degli strumenti giusti infatti può aumentare la produttività aziendale e l’efficienza, risparmiando tempo e garantendo il benessere e la sicurezza dei lavoratori coinvolti. Di seguito elencheremo 5 consigli utili per acquistare in modo consapevole le attrezzature per la movimentazione dei materiali. I costi e la manutenzione La pulizia e la manutenzione dell’attrezzatura sono attività necessarie per mantenere le apparecchiature in buono stato e funzionali. È importante quindi verificare quanto costa effettuare la manutenzione prima di compiere un acquisto; inoltre è importante anche verificare che i pezzi di ricambio siano semplici da trovare. Queste scelte permettono di ridurre al minimo i costi di fermo e di non interrompere la produzione. L’importanza dei materiali La composizione del materiale che costituisce le attrezzature per movimentare le merci è di fondamentale importanza. Per le industrie manifatturiere è importante, ad esempio, evitare materiali rischiosi: vanno evitati i materiali che possono reagire al contatto con la luce, che possono infiammarsi, oppure che possono essere contaminati. La scelta del materiale giusto è importante sia dal punto di vista ambientale, sia dal punto di vista umano per ciò che attiene alla sicurezza dei lavoratori. La sicurezza degli operatori Lavorare in un ambiente sicuro e con materiali di alta qualità è una priorità per gli operatori del magazzino. È essenziale quindi selezionare materiali sicuri, che non arrecano danni fisici a chi manovra le attrezzature. Ad esempio, è utile preferire l’attrezzatura con le ruote pneumatiche, o automatizzate, che rendono il lavoro più sicuro e più rapido. La possibilità di personalizzare le attrezzature La personalizzazione permette di adattare l’attrezzatura alle esigenze del proprio magazzino, e va verificata con i fornitori prima dell’acquisto. Scegliere lo strumento più adatto per la movimentazione merci nel proprio magazzino comprende anche il processo con cui vengono incorporati i materiali. La valutazione della funzionalità e degli spazi Prima di decidere quali attrezzature acquistare, è importante valutare lo spazio all’interno di cui si muovono le attrezzature e l’azione eseguita. È importante quindi misurare le dimensioni dell’area in cui c’è la movimentazione: larghezza, lunghezza, altezza. Per ciò che riguarda la funzione, in generale gli strumenti di movimentazione sono divisi in tre categorie: 1.     Attrezzature per i compiti ripetitivi: Questa categoria comprende lo spostamento di merci in modo ripetitivo come: rimorchiatori, veicoli, carrelli. 2.     Attrezzature per stoccare i materiali: questo tipo di attrezzature comprende gli scaffali, contenitori, porta pallet e altro. Si tratta di attrezzature che servono per conservare materiali per lunghi periodi. 3.     Attrezzature per spostare i materiali: si tratta di attrezzature che servono per trasportare e movimentare una grande quantità di materiali imballati, come i nastri trasportatori, i fusti, i camion.

La visione artificiale nell’industria 4.0

sistemi di visione artificiale

La visione artificiale nell’industria 4.0 I sistemi di visione artificiale in azienda sono sempre più presenti, e tramite una serie di applicativi dedicati consentono di ottimizzare i processi, velocizzare il lavoro e di fornire valore aggiunto. I dispositivi con visione artificiale più recenti offrono potenzialità tecnologiche molto importanti. Sono semplici da utilizzare, e possono sostituire o affiancare il lavoro dell’uomo nell’industria e sono utilizzate con successo in tutti i settori aziendali, da quello farmaceutico a quello alimentare. Che cos’è la visione artificiale? La visione artificiale, anche definita Machine Vision, è una tecnologia che consente di acquisire immagini tramite una telecamera e di analizzarle per fornire una serie di informazioni. Si tratta di una delle tecnologie più importanti dell’industria 4.0, le cui basi sono state poste all’inizio degli anni ‘70, con i primi computer che erano in grado di elaborare delle immagini riconoscendone le caratteristiche di base. I principali applicativi di visione artificiale Oggi nelle aziende sono utilizzati dispositivi con visione artificiale classica e dispositivi che invece utilizzano anche l’intelligenza artificiale. La visione artificiale classica è ideale per operazioni semplici, come ad esempio interpretare dei codici a barre, individuare dei difetti ed  eventuali anomalie. L’integrazione tra visione artificiale e AI in industria invece consente di migliorare drasticamente le prestazioni dei dispositivi, grazie al fatto che i robot possono vedere anche in tre dimensioni e compiere operazioni più complesse, come ad esempio individuare forme, calcolare dei volumi o riempire in modo ottimale delle scatole riducendo gli sprechi. Tra i dispositivi di ultima generazione vi sono degli scanner industriali collegati a potenti software, che permettono non soltanto di rilevare i prodotti, leggendo ad esempio il codice a barre in modo automatico, ma anche di analizzarli in dettaglio, verificando conformità e caratteristiche. Questi scanner sono posizionati soprattutto sulle linee di spedizione, di confezionamento o di produzione, e permettono di catturare migliaia di immagini al secondo, verificandone la conformità rispetto ad una serie di parametri inseriti in precedenza sul software. Quali sono i campi di applicazione dei sistemi di visione artificiale? La visione artificiale è molto utilizzata nel settore della logistica, in particolare sui nastri trasportatori, con compiti di ispezione e di controllo qualità. Ad esempio, questa tecnologia è in grado di rilevare dimensioni e specifiche degli oggetti presenti sul nastro, di verificare che il numero di pezzi in transito sia quello corretto e che siano stati confezionati correttamente, il tutto in modo molto più rapido e sicuro rispetto all’occhio umano. Possono inoltre lavorare in condizioni difficili, o impossibili  per gli umani, rilevando difetti microscopici, anomalie termiche, oppure contenuti visibili soltanto con i raggi X. Tutto questo a beneficio dell’attività umana, con cui i dispositivi di bisogno artificiale collaborano o a cui si sostituiscono. In questo modo si possono automatizzare tutta una serie di attività, migliorando l’innovazione industriale, e consentendo ai lavoratori umani di dedicarsi a compiti più importanti e più creativi. I vantaggi della visione artificiale per l’industria 4.0 I vantaggi della Machine Vision per l’industria sono molteplici. Tra i principali vi è il miglioramento del controllo qualità, un aumento dell’efficienza nelle linee di produzione e la possibilità di monitorare costantemente i processi. Dal punto di vista economico, è possibile ridurre il costo del lavoro e della manodopera, e anche diminuire i costi di manutenzione, soprattutto nel caso di utilizzo della visione artificiale per rilevare guasti e malfunzionamenti in tempo reale.

Metallo riciclato: una scelta amica dell’ambiente

Metallo riciclato: una scelta amica dell’ambiente Versatile, funzionale, riciclabile in eterno: il metallo, risorsa essenziale per moltissimi oggetti di uso quotidiano così come per scopi industriali, è uno dei materiali che si può riciclare per moltissimi scopi. Anche se lontano dai numeri ideali, il riciclo dei metalli è molto diffuso. Le statistiche indicano che nel 2019, quasi 500 milioni di tonnellate di acciaio grezzo sono state prodotte grazie ai materiali riciclati. I metalli più riciclati sono l’acciaio e l’alluminio: in particolare, la lattina di alluminio è al momento il contenitore più riciclato del mondo. Perché è importante riciclare i metalli? Il riciclo dei metalli permette di creare più posti di lavoro: ricerche americane indicano che si impiegano 36 volte più lavoratori rispetto a quelli previsti per lo smaltimento dei metalli. Il riciclo permette poi di ridurre le emissioni inquinanti nell’ambiente, perché riciclare il metallo consuma un quantitativo molto minore di gas serra rispetto alla produzione di metallo nuovo. Il metallo riciclato preserva inoltre le risorse naturali, immettendo una quantità minore di rifiuti nelle discariche, e tutelando di conseguenza il terreno e le falde acquifere. Riciclare i metalli ha anche dei vantaggi economici, perché è più economico in termini di energia riciclarli che produrne di nuovi. Come si riciclano i metalli? Il processo per riciclare i metalli prevede varie fasi, e in generale quello più efficace comprende l’uso di magneti che permettono di separare rapidamente i metalli dagli altri rifiuti. Il riciclo dei metalli comprende poi una serie di fasi che vanno dalla sua raccolta fino al trasporto, in cui i metalli vengono utilizzati per produzioni nuove. Quali sono i passaggi per riciclare i metalli? La raccolta e l’ordinamento Il metallo da riciclare viene raccolto da grandi strutture, come navi e binari, così come dal riciclo della spazzatura. In seguito, il metallo viene separato, tramite sensori e magneti, oppure in modo manuale, dagli altri rifiuti, notando ad esempio i vari colori: l’alluminio è argenteo, il giallo indica il rame, e il rosso l’ottone. L’elaborazione e la fusione Dopo essere stati separati, i metalli sono tritati e pronti per la fusione. Esiste un forno specifico per ogni tipo di metallo, e in base alla grandezza del forno e al volume del metallo, il processo può impiegare da qualche minuto fino a qualche ora. La purificazione, la solidificazione, il trasporto I metalli sono solidificati tramite dei procedimenti che li rendono puri, cioè senza elementi contaminanti. Tra le modalità di purificazione più comuni c’è l’elettrolisi. In secondo luogo, il metallo fuso prende la forma adatta al trasporto: in generale, il metallo viene solidificato sotto forma di barre, comode da trasportare. La fase finale prevede il trasporto negli stabilimenti, in cui il metallo darà vita a nuove produzioni. È possibile migliorare il riciclo dei metalli? Il riciclo di un materiale tanto importante presenta diverse criticità da superare. Ad esempio, il tasso di riciclo non è ai livelli ottimali, e poi le tecnologie attuali sono complesse, con molti prodotti che hanno un mix di materiali che li rende sempre più difficili da riciclare: basti pensare agli smartphone, in cui la compresenza di tantissimi alimenti diversi ne rende sempre più difficile l’estrazione di materiale da riutilizzare.

Parquet spazzolato: perché sceglierlo

Parquet spazzolato: perché sceglierlo Realizzato con essenze di rovere, di ulivo o di wengé, il parquet spazzolato è un particolare tipo di pavimentazione in legno che subisce un processo di spazzolatura, da cui prende il nome. Molto apprezzato grazie alla sua naturalezza e versatilità, il parquet spazzolato riveste gli ambienti rustici conferendo calore, versatilità e una grande resistenza. Che cos’è la spazzolatura? La spazzolatura è un processo, eseguito con spazzole rotanti, che elimina dalle doghe di legno la fibra superficiale, che è più tenera. Il risultato è un parquet ricco di venature naturali, dall’aspetto accogliente, bello da vedere e piacevole al tatto. Il parquet spazzolato presenta rilievi e ruvidità che lo rendono adatto a grandi superfici, anche di passaggio, e riveste con personalità uffici e ambienti domestici. Perché scegliere un parquet spazzolato? Questo tipo di parquet presenta caratteristiche che lo rendono ideale per chi cerca un pavimento naturale, resistente alla polvere e ai graffi, e che necessita di una manutenzione minima. È consigliato in particolare per saloni, camere, e uffici, ed è meno indicato per le stanze in cui è presente acqua o umidità, come i bagni e le cucine. La sua caratteristica principale è un aspetto “vissuto”, perfetto per durare nel tempo: resiste ai graffi e alla polvere, così come al calpestio, anche in ambienti di lavoro, e la possibilità di scegliere varie essenze e varie finiture lo rende versatile. Come scegliere il parquet spazzolato perfetto per le proprie esigenze Gli ambienti più rustici, come le case di campagna o di montagna, si arricchiscono di bellezza e stile con una pavimentazione in parquet spazzolato di tavole di wengé. Si tratta di un legno bruno che proviene dalle foreste tropicali africane, molto resistente grazie alla sua durezza e alla capacità di sopportare l’umidità. Anche il legno d’ulivo, dalle bellissime venature che vanno dal giallo al marrone scuro, è ideale per rivestire camere e soggiorni di ambienti meno moderni. Il parquet spazzolato più indicato per gli ambienti moderni e contemporanei è invece quello realizzato con essenze di rovere. Il rovere europeo, in particolare, si presta a molte finiture e colorazioni: dalle colorazioni naturali fino al grigio e al bianco, tonalità perfette per uno stile minimal o shabby chic. Come si pulisce il parquet spazzolato? Il nemico principale di questo tipo di parquet è la polvere, che va rimossa in modo regolare con una scopa elettrica o un aspirapolvere. Si pulisce poi con un semplice panno umido e ben strizzato e utilizzando detergenti diversi in base alla finitura. Infatti, i parquet spazzolati con finitura ad olio, rustici e dall’aspetto naturale, si puliscono con detergenti non schiumosi. Quelli con la finitura verniciata, invece, hanno una superficie lucida e si possono pulire con saponi neutri e acqua. Qualunque sia la scelta dell’essenza o della finitura, il parquet spazzolato è una soluzione più economica rispetto a molti altri tipi di pavimentazioni. Per ottenere un prodotto di pregio, calpestabile subito dopo la posa, si consiglia di scegliere un parquet prefinito.

Autorespiratore: cos’è, come si utilizza

autorespiratore vigili del fuoco

Autorespiratore: cos’è, come si utilizza L’autorespiratore è un dispositivo di protezione individuale (DPI) per le vie respiratorie. Il suo utilizzo e le sue caratteristiche sono delineati nel decreto legislativo 81 del 2008, in cui compaiono gli obblighi e le responsabilità nell’utilizzo di una serie di protezioni per garantire sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Ma di che si tratta? Anche se vi sono diversi modelli in base allo spazio in cui si utilizza, in generale l’autorespiratore è un apparecchio che contiene una riserva d’aria, e si utilizza per proteggere le vie respiratorie in situazioni in cui l’ambiente è inquinato, oppure quando manca l’ossigeno. Ad esempio, fa parte dell’equipaggiamento antincendio dei vigili del fuoco, ma anche di chi lavora con calamità, emergenze, e in tutti i casi in cui vi sono pericoli di esposizione ad agenti chimici o comunque tossici. Le tipologie di auto respiratore Questa tipologia di dispositivo di protezione individuale si divide in due categorie: ●      autorespiratore a ciclo aperto ●      autorespiratore a ciclo chiuso L’autorespiratore a ciclo aperto prevede una bombola come riserva d’aria, e una valvola di scarico sulla maschera che permette di espirare l’aria nell’ambiente. L’autorespiratore a ciclo chiuso, invece, prevede il riciclo dell’aria espirata tramite un circuito apposito e la sua purificazione per entrare poi nelle vie respiratorie. La tipologia di autorespiratore utilizzata dai vigili del fuoco I vigili del fuoco utilizzano un autorespiratore a ciclo aperto. In genere le bombole che contengono l’aria hanno una capacità di circa 7 litri, e la bombola è inserita in uno schienale di plastica, poi collegata alla maschera facciale con un tubo regolabile. Questo tipo di autorespiratore prevede anche un manometro che permette di verificare la pressione della bombola e la possibilità di collegare un’altra maschera o un cappuccio per il soccorso. Quando l’aria sta per terminare, un segnalatore acustico emette un sibilo ad alto volume. L’autorespiratore per gli spazi confinati Gli spazi confinati in genere sono rappresentati da ambienti in cui ci sono pericoli gravi a causa della mancanza di ossigeno, o di sostanze pericolose nell’atmosfera. Possono essere spazi confinati gli ambienti poco ventilati di uffici, fabbriche, aziende, ma anche serbatoi, piscine, vasche, reti fognarie. In questo caso l’autorespiratore è necessario per ridurre i rischi e garantire la sicurezza dei lavoratori. Come indossare l’autorespiratore Anche se il suo utilizzo non è complicato, sono previsti corsi di addestramento specifici che comprendono l’uso dell’autorespiratore nel luogo previsto, una serie di esercizi, e le norme su come usarlo. È importante verificare ad esempio che la maschera sia ben posizionata sul viso, e che le strutture per tenerlo, come spallacci e cintura, siano legati in modo corretto sul corpo. Prima di indossarlo, inoltre, è necessario il controllo del medico del lavoro, che certifica le condizioni psicofisiche di chi lo indossa. Queste condizioni dipendono da molti fattori, tra cui l’età, il tipo di lavoro, e la corporatura.

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