Il parquet in bamboo: un’ottima alternativa al parquet classico

Il parquet in bamboo: un’ottima alternativa al parquet classico Sempre più presente anche in Europa nelle scelte d’arredo di designer e architetti, il bamboo è una pianta dalle mille risorse, utilizzata da sempre in Estremo Oriente in edilizia grazie alle sue innumerevoli qualità. Ecologico, flessibile, durevole, a crescita veloce: il bambù si presta egregiamente anche a ricoprire la pavimentazione in ambito residenziale, negli uffici e nelle aziende. Rispetto ai parquet di legno tradizionale, come quelli in quercia, è più solido e resiste meglio all’umidità, presentando meno rigonfiamenti. Perché scegliere un parquet di bambù ecologico Il bambù (o bamboo) è una pianta, originaria della Cina, della Thailandia e dell’Indonesia, che presenta numerosi vantaggi tra cui la leggerezza, la resistenza e il basso impatto ambientale. Il bambù cresce molto rapidamente, con fusti che possono arrivare a 15 metri in un anno, ed è pronto per essere tagliato e utilizzato già dopo tre anni. Si tratta di un grande vantaggio rispetto a molte varietà di alberi, che necessitano di almeno vent’anni per poter essere tagliati. Un bosco di bambù inoltre è in grado di catturare in un anno una quantità di anidride carbonica di 40 volte superiore rispetto a un bosco di essenze di alberi: una scelta vantaggiosa quindi anche per l’ambiente e per l’equilibrio atmosferico tra ossigeno e CO2. Inoltre, è un prodotto naturale al 100%, le piante provengono da foreste controllate, ed è facile da coltivare perché non ha bisogno di concime o antiparassitari né di essere curato poiché cresce praticamente in autonomia. Quante tipologie di parquet di bambù esistono? Premesso che questo tipo di parquet è in vendita già verniciato, consentendo quindi un notevole risparmio economico e di trattamenti di finitura, il bambù si applica a parquet di varie tipologie, adatte sia per l’outdoor che per i rivestimenti interni, rendendo accoglienti e confortevoli sia le abitazioni private che gli uffici. Il parquet di bambù naturale ha un colore chiaro, quello tipico della pianta, ma è disponibile anche in versioni più scure oppure colorate. La sua versatilità lo rende ideale per essere posato su pavimenti con sistemi di riscaldamento. Come si applica il parquet in bambù? Esistono principalmente tre tipologie di posa del parquet in bambù: la posa flottante, la posa con chiodi e la posa con la colla. Quest’ultima è quella più utilizzata per le nuove costruzioni, mentre la posa flottante non necessita di colle in quanto le assi sono collegate tramite un sistema di fissaggio definitivo. Il sistema di posa con le viti e i chiodi è il più ecologico poiché non prevede l’utilizzo di altre sostanze né colle, ma è quello meno utilizzato.
Computer Vision: l’intelligenza artificiale al servizio delle aziende

Computer Vision: l’intelligenza artificiale al servizio delle aziende Tra le tecnologie più promettenti dell’industria 5.0 e dell’automazione industriale rientra la Computer Vision, una vera e propria tecnologia interdisciplinare utilizzata anche in ambito accademico, scientifico, educativo e industriale. Ma di che si tratta? La Computer Vision, anche definita visione artificiale computer-based, è un sistema che comprende programmi e dispositivi che elaborano, analizzano e riconoscono persone e oggetti. Gli elementi della Computer Vision comprendono telecamere, lenti, PC specifici, display e software appositi per elaborare e archiviare le immagini. Lo scopo principale della Computer Vision è un’elaborazione attiva delle immagini catturate, e la loro interpretazione per estrarre informazioni rilevanti. Per questo motivo, queste tecnologie sono sempre più presenti in ambito aziendale e industriale, in particolare nel campo dei controlli di qualità. Quali sono i vantaggi della Computer Vision applicata alle aziende? Oltre ai vantaggi in termini di aumento dell’efficienza, riduzione dell’errore umano e della competitività aziendale, l’applicazione della Computer Vision nei processi aziendali porta anche dei vantaggi specifici. Tra questi è possibile aumentare la precisione dei controlli e ottimizzare i processi. Inoltre, un sistema di visione artificiale può lavorare anche in condizioni ostili agli esseri umani, ad esempio in caso di temperature molto caldo o molto fredde, in ambienti molto rumorosi, in spazi ristretti, o ancora in presenza di agenti chimici inquinanti per l’essere umano. In quali settori aziendali si può applicare nello specifico alla Computer Vision? Gli ambiti di applicazione della Computer Vision in azienda I sistemi basati sulla Computer Vision sono in grado di catturare le immagini, di elaborarle e di analizzarle, trasformandole in dati che si possono utilizzare. Questa caratteristica li rende molto utilizzati in azienda, in particolare per quattro settori: Sicurezza nei luoghi di lavoro Analisi e controllo della difettosità Manutenzione predittiva Scansione e lettura di codici a barre La Computer Vision aumenta la sicurezza sul lavoro I sistemi di visione artificiale offrono una lettura oggettiva delle immagini acquisite, eliminando completamente l’errore umano. Per questo motivo possono essere impiegati per acquisire immagini dei lavoratori e delle loro azioni, e dell’impianto, segnalando in tempo reale gli elementi di pericolo e i rischi. La Computer Vision migliora i controlli qualità in azienda La possibilità di catturare le immagini di merci e prodotti lungo la linea di produzione, garantita dai sistemi di visione artificiale, permette di aumentare la soddisfazione dei clienti, eliminare il più possibile i problemi del post-vendita, migliorare le ispezioni sui prodotti e i controlli di qualità poiché vengono automatizzati. La Computer Vision per la manutenzione predittiva La visione artificiale permette ai robot, installati sulle linee di produzione, di catturare le immagini, e di inviarle in tempo reale segnalando quindi eventuali guasti e interventi correttivi. Il vantaggio di questo utilizzo risiede nel fatto che c’è un grosso risparmio di tempo, perché non sono necessari monitoraggio e ispezione manuali, e gli errori si riducono drasticamente. I vantaggi della Computer Vision per la lettura dei codici a barre L’utilizzo della computer visione si rivela vantaggiosa anche per quanto riguarda la lettura dei codici a barre. Sostituendo gli scanner manuali con dei sistemi di visione artificiale e altre tecnologie che permettono di riconoscere i caratteri ottici, è possibile rendere il processo di lettura dei codici completamente automatizzato, aumentando l’efficienza e l’affidabilità.
Decarbonizzazione energetica: gli obiettivi da raggiungere entro il 2030

Decarbonizzazione energetica: gli obiettivi da raggiungere entro il 2030 La lotta al cambiamento climatico è uno degli impegni principali dell’Unione Europea e dei suoi membri. Nel dicembre 2020, l’Unione Europea ha stilato diversi obiettivi per ridurre il Climate Exchange. Tra questi vi è, entro il 2030, la riduzione delle emissioni di gas serra del 55% in atmosfera, e la decarbonizzazione energetica. Scopriamo di che si tratta. Che cos’è la decarbonizzazione energetica? Con decarbonizzazione energetica si intende una riduzione del rapporto tra carbonio e idrogeno nelle fonti energetiche. La decarbonizzazione permette di ridurre l’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera. Per aumentare la decarbonizzazione quindi è necessario ridurre il più possibile l’energia prodotta dai combustibili fossili: ad esempio il petrolio, il gas e il carbone, e incentivare l’utilizzo di fonti rinnovabili: ad esempio, l’energia eolica, quella solare e quella delle biomasse. L’obiettivo della decarbonizzazione energetica è raggiungere le emissioni zero. Quali sono i sistemi che stanno adottando le aziende italiane per raggiungere questo obiettivo? Decarbonizzazione energetica: a che punto è l’Italia I dati indicano che l’Italia è a buon punto in relazione agli obiettivi europei per la decarbonizzazione. Infatti, gli studi rivelano che, nel 2020, il sistema energetico nazionale ha registrato emissioni di Co2 Inferiori del 12% rispetto al 2019, e i dati sono confortanti: infatti, rispetto al 2005, i consumi di petrolio e di carbone sono calati del 40%. In particolare, la riduzione ha coinvolto il settore dei trasporti e quello della generazione elettrica. Il piano di ripresa del Governo italiano ha stabilito un’allocazione di 80 miliardi di euro, da utilizzare in 5 anni, per favorire la decarbonizzazione. Entro il 2030, le stime prevedono una riduzione del 60% delle emissioni di anidride carbonica a livello nazionale. Il ruolo delle imprese italiane per la decarbonizzazione energetica Raggiungere l’obiettivo di emissioni zero è fondamentale per le aziende, ma come fare? In primo luogo, è importante rendere i sistemi più efficienti, riducendo il consumo di combustibili fossili. Inoltre, è fondamentale utilizzare fonti energetiche che abbiano un contenuto di carbonio nullo o molto basso, come il gas naturale, le energie rinnovabili, e il settore nucleare. Le aziende possono poi adottare processi di separazione dell’anidride carbonica prodotta nella trasformazione dei combustibili fossili, e infine adottare tecnologie che permettano all’ecosistema di assorbire una maggiore quantità di anidride carbonica. Esistono due tecnologie che permettono di dare un’importante contributo alla decarbonizzazione. Il sistema power-to-gas: questo sistema consente di utilizzare fonti rinnovabili per produrre idrogeno. È possibile convertire l’energia elettrica in combustibile, ad esempio metano o idrogeno. Il sistema Carbon Capture and Storage (Ccs): attraverso questa tecnologia, è possibile separare l’anidride carbonica dagli scarichi che vengono prodotti da impianti di combustione. Questa anidride carbonica può essere trasportata e conservata in un deposito, per evitare che venga dispersa nell’atmosfera. I vantaggi della decarbonizzazione energetica Le aziende che riescono a raggiungere la quota emissioni zero e aderire al processo di decarbonizzazione possono godere di numerosi benefici. In primo luogo, i dati indicano la possibilità di creare oltre 160.000 posti di lavoro, con un aumento di professioni nel settore energetico del 65%. Inoltre, i vantaggi economici comprendono la possibilità di finanziare la transizione energetica grazie al risparmio generato dalla mancata importazione dei combustibili fossili. Infine, la decarbonizzazione consente una riduzione complessiva del costo di energia elettrica. Gli studi indicano che, a parità del costo del gas, il costo dell’energia elettrica potrebbe ridursi entro il 2030 di oltre tre miliardi di euro.
Pavimenti interni e sostenibilità: le soluzioni migliori

Pavimenti interni e sostenibilità: le soluzioni migliori Il riscaldamento climatico e la crisi energetica hanno reso indispensabile il concetto di sostenibilità negli arredi, e in particolare per le pavimentazioni interne. Arredare in modo sostenibile significa scegliere i materiali che hanno un minore impatto sull’ambiente, sia in termini di produzione che di smaltimento. Inoltre, è fondamentale considerare anche il benessere delle persone che abitano gli spazi e la prevenzione dell’inquinamento interno. I pavimenti vanno scelti con cura, perché durano per molti anni, e perciò scegliere un pavimento interno a impatto zero è una scelta prioritaria per le abitazioni private come per gli ambienti di lavoro. Come scegliere? Vi sono delle indicazioni di massima indipendentemente dai materiali scelti. Ecco quali sono. Le linee guida per scegliere un pavimento sostenibile Che si tratti di un accogliente parquet in legno, di un pavimento in ceramica o di una superficie in linoleum, è importante privilegiare materie prime naturali, cioè realizzate senza materiali sintetici, e senza sostanze chimiche. Inoltre, si consiglia di privilegiare sempre i materiali locali, in modo da incidere il meno possibile sui costi di trasporto e di lavorazione, e di privilegiare pavimentazioni che siano riciclate o riciclabili: in questo modo la produzione di rifiuti e lo spreco di risorse naturali è ridotto al minimo. Infine, è importante considerare anche il ciclo completo di vita del prodotto, oltre alle emissioni dell’energia che è stata consumata per il processo di realizzazione. Ma quali sono i materiali per i pavimenti interni più sostenibili? Il legno: il materiale ecologico per eccellenza Il legno, materiale ecologico per eccellenza, è la scelta ideale per arredi e rivestimenti, purché sia lavorato con criteri di sostenibilità. Il legno è rinnovabile, resistente al fuoco, isolante ed ha un’altissima efficienza energetica. I costi di lavorazione e il dispendio energetico sono inferiori fino a 11 volte rispetto alla produzione di acciaio e alluminio. Il legno è vivo e con il tempo acquista pregio. Scegliere le giuste essenze e la giusta lavorazione vuol dire assicurarsi un materiale che non ha bisogno di manutenzione e che regala calore, personalità e un tocco di natura alla casa. Prima di scegliere l’essenza, è importante assicurarsi che il legno e i suoi derivati siano certificati FSC. La pietra: sassi, graniti, marmi Le pietre sono materiali naturali e senza tempo, che arricchiscono le nostre case. Si tratta però di una risorsa limitata: marmi e graniti si estraggono da montagne che poi non esisteranno più, sassi e ciottoli provengono dagli argini dei fiumi. Per quanto riguarda le caratteristiche, il granito è più pregiato del marmo perché è più duro, mentre le pietre si lavorano più facilmente. Il linoleum: naturale al 100% Tradizionalmente usato per rivestire grandi pavimentazioni come nel caso di scuole e ospedali, il linoleum è un materiale completamente naturale perché è composto da resina naturale, olio di lino, juta e coloranti a base di pigmenti naturali. il linoleum ha molti pregi, poiché si pulisce e si igienizza in modo rapido, è biodegradabile, durevole, e inoltre la sua versatilità lo rende adatto da personalizzare, sia nei colori che negli ambienti da rivestire.
Prevenzione incendi: il primo passo è conoscere i rischi

Prevenzione incendi: il primo passo è conoscere i rischi Spesso, quando si parla di incendi e di come prevenirli, si pensa alle aree aperte, ai boschi e alle foreste. In realtà, come indicano le statistiche, oltre il 32% degli interventi del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco riguarda le abitazioni private. Per prevenire gli incendi ed evitare i rischi, è fondamentale conoscere non soltanto le indicazioni previste dalla legge, ma anche i comportamenti di buon senso da mettere in atto e le azioni da compiere in caso di incendio. Che cosa dice la legge sulla prevenzione degli incendi? In Italia, le norme tecniche per prevenire gli incendi sono contenute nel DM del 3 agosto 2015, il Codice di Prevenzione Incendi. In base a questo codice, la prevenzione degli incendi ha l’obiettivo di tutelare i beni e le persone sul territorio attraverso una serie di misure e di azioni che hanno lo scopo di evitare l’insorgenza di un incendio. Vediamo le principali. L’importanza dei rilevatori di fumo e la prevenzione in casa Anche se non sono obbligatori in molti contesti come le abitazioni private, i rilevatori di fumo sono molto utili per prevenire gli incendi, poiché, in caso di fumo, si attivano con un allarme che permette un rapido intervento. Ma è importante anche prevenire gli incendi con una serie di comportamenti da tenere in casa: tra questi, spegnere gli elettrodomestici quando si va a dormire, verificare che gli impianti a gas siano a norma. La prevenzione in ambiente di lavoro: la formazioni e i sistemi di esodo Per gli ambienti di lavoro, la legge prevede la formazione obbligatoria di figure specifiche in materia di primo soccorso e norme antincendio. Oltre a questo, i Vigili del Fuoco organizzano periodicamente giornate di prevenzione degli incendi, a cui chiunque può partecipare. Per quanto riguarda i sistemi di esodo, ovvero piani di evacuazione in caso di incendio nelle comunità, nelle strutture ricettive, e in altri contesti lavorativi come fabbriche, ospedali e scuole, questi piani devono indicare chiaramente quali sono le uscite di emergenza e dove si trovano, segnalando la posizione degli estintori, degli idranti e le vie di fuga. Che cosa fare invece quando l’incendio è già in atto? La conoscenza delle norme antincendio deve prevedere anche i comportamenti da tenere quando l’incendio è già in corso. In particolare, è necessario evitare di respirare il fumo e il gas, proteggendosi naso e bocca, e contattare i numeri d’emergenza: il numero dei vigili del fuoco è 115. Inoltre, è necessario lasciare la casa o lo stabilimento secondo il piano di esodo, e, se possibile, spegnere l’impianto elettrico e quello del gas.
AMR: il ruolo dei robot mobili autonomi

AMR: il ruolo dei robot mobili autonomi L’automazione, in particolare la robotica, è un fenomeno in crescita nelle aziende di tutti i settori. Tra i dispositivi automatizzati di sviluppo più recente vi sono gli AMR, dall’inglese Autonomous Mobile Robot. Si tratta di robot autonomi utilizzati nelle supply chain. In collaborazione con operatori umani, trovano impiego nei magazzini aziendali e consentono di aumentare l’efficienza logistica. Come indicano le statistiche, entro il 2025 il mercato mondiale della robotica supererà i 4 miliardi di dollari: la presenza di questi cobot nella logistica segue pertanto le tendenze di crescita della robotica in azienda, ma di recente ha subito un grande impulso a causa della pandemia da COVID-19. Le caratteristiche dei Robot mobili autonomi I robot autonomi sono dei dispositivi automatizzati che si muovono autonomamente all’interno di spazi predefiniti. Hanno il compito di portare a termine determinate attività e, grazie a specifici software dotati di intelligenza artificiale, sono in grado di prendere decisioni in tempo reale reagendo all’ambiente in cui sono posizionati. Nello specifico, i Robot mobili autonomi sono dotati di mappatura e sensori interni, che consentono di rilevare gli ostacoli sul loro percorso, cambiando direzione. Per questo motivo, sono dispositivi fondamentali per rendere più sicuro, veloce ed efficiente il lavoro umano. Quante tipologie di Robot autonomi esistono? In base alle necessità del magazzino aziendale, esistono diverse tipologie di Robot mobili autonomi. Alcuni robot sono in grado di sollevare gli scaffali, posizionarli davanti al magazziniere e rimetterli in ordine al termine della preparazione dell’ordine. Altri robot invece riescono a spostare i prodotti da un reparto all’altro al posto dei magazzinieri, aumentando l’efficienza e la produttività. Infine, esistono AMR in grado di leggere il codice a barre di un prodotto depositato su di un vassoio, elaborandone le informazioni e spostandolo in autonomia nel reparto assegnato. L’importanza dei Robot mobili autonomi per la sicurezza aziendale I Robot mobili autonomi sono progettati specificamente per collaborare con operatori umani. Si muovono all’interno di spazi predefiniti senza cavi né sensori esterni. Il software di mappatura integrato consente loro di seguire un tragitto predefinito all’interno del magazzino, ed in tempo reale fornisce indicazioni sui punti in cui rallentare riconoscendo anche i punti di carico e scarico dei prodotti. I robot mobili autonomi possono essere definiti sistemi sicuri dal momento che se incontrano un ostacolo sul loro tragitto, come un carrello o una persona, i robot mobili autonomi si fermano oppure modificano il proprio percorso. Nello specifico, nei Paesi europei questi dispositivi devono rispondere alle norme di sicurezza dei carrelli industriali UNI EN 1525-1999 e devono essere conformi alle linee guida sulla sicurezza dei prodotti destinati a robot avanzati e sistemi autonomi. I vantaggi dei Robot mobili autonomi nella supply chain Insieme alle già citate caratteristiche di sicurezza, autonomia ed efficienza logistica, i Robot autonomi aziendali sono macchinari flessibili e idonei ad essere utilizzati anche per le linee di produzione oltre che per il magazzino, e in generale in tutti gli ambiti aziendali in cui c’è bisogno di modificare e/o spostare rapidamente i prodotti.
Device Rugged: cosa sono e qual è la loro utilità nella logistica

Che cosa sono i device rugged? Con l’espressione “device rugged” si fa riferimento a tutti i dispositivi tecnologici come tablet e smartphone che vengono realizzati e pensati per lavorare in particolari condizioni e ambienti di lavoro. Come suggerisce il termine inglese “rugged” che significa “duro, forte”, questi dispositivi sono molto resistenti. Il loro utilizzo si rivela infatti essenziale in tutti gli ambienti polverosi poiché possono essere utilizzati anche indossando guanti da lavoro, sotto la luce diretta del sole, a temperature molto alte o viceversa molto basse. Inoltre, sono in grado di resistere a urti, cadute, schiacciamenti e vibrazioni elevate. I device rugged sono sicuramente più ingombranti ed esteticamente meno eleganti di molti altri strumenti tradizionali ma si rivelano indispensabili in molti ambienti e tra questi vi è il settore della logistica industriale. L’utilizzo dei device rugged nel settore della logistica e la loro evoluzione Nel settore della logistica, in particolare in seguito alle difficoltà presentate dalla pandemia e dal conseguente lockdown, i device rugged si sono dimostrati indispensabili in moltissime aziende che sono state costrette a trasformare radicalmente il proprio processo produttivo e ad accelerare in pochi mesi la propria evoluzione digitale. Le aziende italiane sono note per la loro flessibilità e la loro capacità di adattarsi velocemente alle circostanze, con grande inventiva e grande spirito di sacrificio. L’introduzione dei device rugged ha agevolato e rivoluzionato allo stesso tempo il modo di lavorare. Questi dispositivi hanno visto un grande sviluppo e una crescita importante poiché consentono di lavorare molto bene in mobilità, aumentare la produttività, e soprattutto possono essere personalizzati a seconda delle varie esigenze specifiche. Perché scegliere un device rugged? Inizialmente questi strumenti erano solamente appannaggio esclusivo del settore militare, oggi invece vengono utilizzati in maniera preponderante nelle aziende. Infatti, le statistiche hanno indicato che gli smartphone rugged nelle aziende sono passati da un totale di 30 milioni nel 2017 fino a oltre 59 milioni nel 2021. Questi dispositivi hanno un costo superiore a quelli normali proprio perché devono garantire un ciclo di vita più lungo ma i grandi player del settore hanno verificato che l’investimento iniziale in azienda, seppur più alto, consente un grande risparmio in termini di assistenza, riparazioni, e tempo di inattività dei dipendenti. Infatti, i device rugged sono progettati per lavorare 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, e sono resistenti non soltanto nei loro aspetti esterni ma anche per ciò che riguarda i componenti interni e gli accessori in dotazione. In particolare, per ciò che riguarda la logistica, i dispositivi rugged sono tra i trend più importanti perché permettono di lavorare in condizioni critiche, di non interrompere il processo di lavoro, e soprattutto garantiscono una sicurezza dei dati che prima era inimmaginabile. In sintesi, adottare smartphone e tablet rugged per i dipendenti che si occupano della logistica permette di ottenere maggiori vantaggi competitivi e produttivi.
Industria 5.0: cos’è e quali sono le sue caratteristiche

Cos’è l’Industria 5.0? Il termine Industria 5.0 fa riferimento all’industria che vede la collaborazione tra lavoratori umani, robot e macchine intelligenti con un occhio di riguardo in più circa la sostenibilità. Nell’Industria 5.0, infatti, i robot aiutano gli esseri umani a lavorare meglio e più velocemente sfruttando tecnologie avanzate (e sostenibili) come Internet of Things (IoT), l’automazione e i big data. Già da diversi anni i robot sono stati implementati nelle industrie, soprattutto per svolgere lavori pericolosi, monotoni o fisicamente impegnativi e per questo motivo usuranti. Spesso, infatti, sentiamo parlare di robot che si occupano di saldatura o verniciatura nelle fabbriche automobilistiche o, ancora più spesso, del carico e lo scarico di materiali pesanti nei magazzini. Man mano che i robot diventano più intelligenti e più connessi tra loro, l’Industria 5.0 mira a fondere queste capacità di calcolo cognitivo con l’intelligenza umana. Come? Scopriamolo insieme. Cosa cambia con l’Industria 5.0 I cambiamenti messi in moto dall’Industria 5.0 sono già a buon punto, e molti di questi sono irreversibili. Il progresso industriale che mira a implementare sempre di più l’automazione e la sostenibilità in tutti modelli di business offre alle aziende le capacità di ottenere macchinari sempre più potenti, oltre ad avere un personale con esperti più preparati per favorire una produzione efficace, sostenibile e sicura per ogni tipo di impresa. L’Industria 5.0 non è una moda passeggera, ma piuttosto un nuovo modo di fare business che ha conseguenze produttive, economiche e commerciali vantaggiose per tutti: produttori, consumatori e, naturalmente, il pianeta. Pertanto, le aziende che non adattano la loro produzione al modello 5.0 diventeranno presto obsolete, non potendo beneficiare dei vantaggi che il mercato avrà da offrire nel prossimo decennio. Non solo: il tasso di accelerazione tecnologica è sempre più veloce e mostra che l’emergere di nuovi paradigmi non si ferma mai. Per questo, adeguare i processi di ogni azienda e trasformarli, avvicinandoli sempre di più al concetto di industria digitale sarà fondamentale per garantire che un’organizzazione resti competitiva sul lungo periodo. Industria 5.0: i vantaggi Con l’Industria 5.0 la ricerca di nuovi modelli di business che utilizzino il minor numero di risorse per ottenere i maggiori profitti trovano il livello di perfezione più alto raggiunto fino a oggi, poiché uomo e macchina lavorano insieme per prendere le migliori decisioni finanziarie per un’azienda. Nessuna delle rivoluzioni industriali alle quali abbiamo assistito finora ha posto in primo piano la tutela dell’ambiente tanto quanto l’industria 4.0 e, ancora di più, l’Industria 5.0. Con questo nuovo modello vediamo le nuove tecnologie e strategie aziendali impegnate per cambiare questa tendenza. Tutto ciò ha portato a implementare politiche aziendali più sostenibili e attente alle esigenze dell’ambiente dove, ad esempio, una produzione minima di rifiuti e il loro smaltimento diventano tematiche principali che, allo stesso tempo, rendono anche più efficiente l’organizzazione di un’azienda. Inoltre, l’automazione ottenuta durante l’era dell’Industria 4.0 consente ai lavoratori di impegnarsi in compiti più creativi e liberarsi da altre mansioni più ripetitive, concentrandosi sulla creazione di strategie più efficaci per le aziende.
Come scegliere il tappeto giusto: materiali, dimensioni e tipologie

Come scegliere il tappeto Quando si deve acquistare un tappeto bisogna pensare al colore, alla fantasia, al materiale, alla grandezza e alla forma e la scelta tra le varie tipologie di tappeti dipenderà principalmente da dove utilizzerai il tappeto e, soprattutto, dal tuo budget. Questo articolo ti aiuterà a capire come scegliere il tappeto giusto e orientarti tra le varie tipologie esistenti in base al materiale, al colore e alla fantasia. Materiale dei tappeti: quale scegliere Per scegliere il materiale più adatto alle tue esigenze è importante capire l’uso che se ne dovrà fare e soprattutto in quale ambiente verrà posizionato. I principali materiali utilizzati per i tappeti sono i seguenti: Lana: molto pregiata e morbida, resistente al fuoco e all’umidità. Seta: è un materiale molto costoso, richiede massima attenzione nella cura per evitare un danneggiamento precoce. Fibra naturale: per questo materiale vengono impiegate fibre realizzate mediante la lavorazione di erbe, foglie o cellulosa come sisal, fibra di riso, juta, abaca, giunto e cocco. Poliestere: non è un materiale prestigioso ma la molteplicità dei modelli acquistabili differenti per forma, colori e trame geometriche lo rende facilmente accessibile ad un numero più elevato di persone. Fibre sintetiche: il tessuto perfetto per i tappeti Oggi le fibre sintetiche sono quelle che vengono predilette nella scelta dei tappeti. Perché? Perché si adattano a tutti gli ambienti, sono versatili e resistenti all’usura. Di seguito le principali fibre sintetiche: Il nylon si distingue da tutte le altre fibre per la sua durata, resistenza e facilità di manutenzione, è la scelta ideale se vuoi che il tuo tappeto duri nel tempo. Il poliestere, resistente alle macchie, molto morbido e disponibile in tantissimi colori e fantasie diverse. Tuttavia è più difficile da pulire e non è resistente come il nylon. Il triexta, invece, è una fibra di nuova generazione derivata in parte dallo zucchero di mais e, come il nylon, ha un’ottima resistenza alle macchie. Il polipropilene è una fibra economica, forte e resistente allo sbiadimento, ma non quanto il nylon. Ha una buona resistenza alle macchie, all’elettricità statica e alla muffa. Tipologie di tappeti Esistono varie tipologie di tappeti ma come si fa a distinguerli e riconoscerli? Ci sono alcune peculiarità che caratterizzano lo stile delle decorazioni e dei disegni, i materiali usati e il tipo di pigmento di un terminato tipo di tappeto. Tra le tipologie di tappeti più utilizzati, troviamo: Tappeti persiani I tappeti persiani sono caratterizzati dall’annodatura a mano e dall’elevata intensità di nodi. Da un punto di vista iconografico, l’elemento principale che distingue i tappeti persiani da tutti gli altri è la presenza di un medaglione centrale in varie fogge e, nel disegno, motivi floreali o geometrici. Tappeti afgani I tappeti afgani vengono realizzati con nodo asimmetrico e una densità che non supera i 230.000 nodi/mq. I motivi presenti solitamente sono a forma di zampa di elefante e/o motivi ottagonali spesso associati a fiori stilizzati di colore blu scuro, ocra e beige. I motivi vengono ripetuti più volte sulla superficie e i colori che vengono utilizzati più spesso sono tutte le varie tonalità del rosso scuro. Tappeti caucasici Uno degli aspetti più caratterizzanti i tappeti caucasici è sicuramente l’iconografia che caratterizza gli antichi manufatti: le decorazioni seguono tre assi principali: verticale, orizzontale ed obliquo e i motivi geometrici vengono abbinati a motivi floreali. Tappeti pakistani I tappeti pakistani sono caratterizzati da un’elevata intensità di nodi e vengono prodotti con filato di lana australiana e questo particolare li rende molto simili ai tappeti in seta. L’ordito e la trama sono in cotone e il colore dominante è il rosso. Tappeti cinesi I tappeti cinesi spesso riportano antichi simboli religiosi, di origine taoista e buddhista. Nei tappeti più recenti e di nuova produzione si ritrovano diversi motivi floreali e tipicamente persiani. Ciò che distingue e permette di riconoscere un tappeto cinese sono gli intagli che vengono effettuati intorno ai motivi floreali per dare un effetto tridimensionale al tappeto. Il colore giusto per il tuo tappeto La scelta del colore del tappeto è strettamente personale. Tuttavia, se il locale in cui verrà posizionato il tappeto presenta prevalentemente tonalità fredde o c’è una predominanza di bianco, grigio o nero, il consiglio è quello di spezzare questa catena di colori freddi con un tappeto dal colore caldo che può rendere l’atmosfera più briosa, ma anche più accogliente. In caso di un pavimento chiaro, il colore scuro sarà preferibile solo se l’ambiente è di per sé molto illuminato e non rendere buia la stanza. Al contrario, per risaltare una superficie scura, un tappeto chiaro è la scelta più idonea.