Carburanti ecologici e sharing mobility: la situazione in Italia

Carburanti ecologici e sharing mobility: la mobilità degli italiani è sempre più green La svolta green e l’inizio della nuova mobilità sostenibile: a che punto si trova l’Italia, tra ritardi infrastrutturali e prospettive di crescita, rispetto agli altri paesi europei? I numeri delle recenti pubblicazioni parlano chiaro: il nostro paese ha un cuore verde, proteso verso la mobilità di domani, attento al cambiamento climatico e desideroso di giocare un ruolo attivo nella sfida globale. Pandemia e infrastrutture: gli unici freni del cambio di passo Per l’89% degli italiani intervistati per un’autorevole ricerca europea è auspicabile l’uso di carburanti carbon free e le percentuali tra i giovani indicano un forte desiderio di più piste ciclabili e più bike sharing. Non solo colonnine per la ricarica, sempre più indispensabili per rifornire i nuovi mezzi green, ma anche riprogettazione urbana con più verde e una rete di trasporti sia pubblici che privati in grado di ottimizzare la smart mobility come piste ciclabili e oasi urbane che sono finalmente in fase di approvazione nella maggior parte delle città metropolitane italiane. La spinta del PNRR e le nuove misure previste dal Recovery Plan dovrebbero essere l’acceleratore e il volano della nuova mobilità green. Un altro tema comune al trend europeo riguarda la recente emergenza pandemica che ha impedito la crescita della sharing mobility. In Italia solo tre italiani su dieci si sono detti disponibili ad usufruirne nello stato attuale, mentre il 62% si è dichiarato pronto allo sharing nei prossimi dieci anni. Il futuro è green, sharing e smart: la tecnologia verde piace agli italiani Il nostro Paese sembra essere pronto al cambiamento culturale necessario per invertire la rotta. Se l’automobile è stata per anni uno status symbol e una “seconda casa” di cui conservare gelosamente il possesso e l’uso esclusivo, oggi sempre più persone sono pronte ad un uso più responsabile e condiviso. Specialmente se si tratta di grandi centri urbani. Per il 10% dei residenti in centri con oltre centomila abitanti, infatti, il possesso di un’auto non è indispensabile. Per non parlare della questione parcheggi: gli abitanti delle metropoli li vorrebbero invisibili, sotterranei, non impattanti. Il tema parcheggi, inoltre, introduce un’altra questione molto interessante e ad alto tasso tecnologico: le auto self-driving, quelle cioè capaci di circolare senza la necessità di un conducente umano. Immaginare la possibilità di essere accompagnati fin davanti all’ufficio o al supermercato e guardare la propria auto che si parcheggia da sola fuori città o in aree dedicate extra urbane, magari ricaricandosi o trasferendo energia in eccesso alla rete pubblica, non è solo una scena da film fantasy. E questo scenario piace a ben il 62% dei soggetti intervistati. Infine, l’intermodalità dei trasporti, ovvero la possibilità di utilizzare più di un mezzo per i propri spostamenti, alternando l’auto per i lunghi tratti di collegamento tra una città e l’altra, e mezzi piccoli e condivisi per le aree metropolitane, come le bici elettriche e i monopattini, ad esempio. Insomma, anche in Italia la rivoluzione verde è iniziata.
Pavimenti in resina: perché sceglierli

Guida ai pavimenti in resina: caratteristiche, tipologie, pro e contro Nel corso degli anni, i pavimenti in resina hanno acquisito sempre più notorietà, sia per il tocco contemporaneo che regalano agli ambienti, sia per la loro praticità e versatilità. Scopriamo insieme quali sono le caratteristiche principali dei pavimenti in resina, i loro vantaggi e le tipologie presenti oggi sul mercato. Quali sono le caratteristiche dei pavimenti in resina? I pavimenti in resina sono particolarmente apprezzati e risultano una soluzione ideale per tutte le persone che vogliono ristrutturare i propri locali o abitazioni in modo smart. La resina, infatti, è un materiale di facile manutenzione e pulizia, tanto che, originariamente, i pavimenti in resina erano usati all’interno di spazi pubblici, come esercizi commerciali, scuole, palestre, uffici o ospedali. Inoltre, i pavimenti in resina hanno un costo contenuto, di gran lunga inferiore rispetto a quello degli altri tipi di pavimentazione, offrendo una maggiore resistenza al calpestio delle persone. Si tratta, quindi, di uno dei pavimenti con il miglior rapporto qualità-prezzo. Inoltre, è possibile posizionare il pavimento in resina direttamente su quello già esistente. Questo comporta un abbattimento dei costi e dei tempi di ristrutturazione, in quanto non è strettamente necessario levare macerie o smontare, per esempio, gli infissi. I pavimenti in resina, infatti, sono estremamente sottili (3-4 mm), perciò non causano problemi di posa. Quante tipologie di pavimenti in resina esistono? I pavimenti in resina sono disponibili in più varianti, ciascuna con diverse peculiarità e caratteristiche tecniche. Scopriamo insieme quali sono i pavimenti in resina presenti sul mercato. I pavimenti in resina, a prescindere dalla tipologia scelta, possono avere colori diversi, sono estremamente malleabili e personalizzabili. Possiamo ottenere, perciò, diversi effetti, come quello spatolatoo quello lucido, al tatto più o meno rugoso, a seconda del metodo di posa. Tra i pavimenti in resina principalmente utilizzati troviamo quelli in resina epossidica, una resina di facile lavorazione e in grado di essere utilizzata sia per pavimenti, sia nella realizzazione di elementi di arredo e pareti. Abbiamo poi le resine metacriliche, che hanno invece una maggiore resistenza agli urti meccanici, il cui utilizzo è richiesto principalmente all’interno di spazi pubblici o in ambienti che necessitano di elevati standard igienici, in quanto più resistenti alla sanificazione. Qualora volessimo, invece, un pavimento resistente, adatto anche alla posa esterna, la scelta migliore è sicuramente quella delle resine cementizie, ovvero resine al cui interno sono state aggiunte polveri di cemento, che conferiscono estrema durezza al composto. È presente, infine, una resina più liquida, la resina acrilica: questa resina è più sottile rispetto alle precedenti ed è, perciò, indicata ad ambienti che necessitano di elevata traspirabilità o soggetti a repentini sbalzi termici. I vantaggi e gli svantaggi dei pavimenti in resina Tra i principali vantaggi offerti dai pavimenti in resina troviamo: La malleabilità e la personalizzazione, in quanto è possibile scegliere colore e finish. Estrema resistenza, poiché questo materiale è adatto a sollecitazioni meccaniche e chimiche. Igienicità, in quanto i pavimenti in resina sono facili da pulire, non presentano fughe e discontinuità, sono a prova di batteri, muffe o residui. Semplicità di posa, in quanto la resina è estremamente facile da lavorare. Ovviamente, sarà sempre necessario incaricare un esperto per realizzare un pavimento in resina ad opera d’arte! I lavori non impiegheranno troppo tempo e non sarà necessario modificare infissi o rimuovere la pavimentazione preesistente (purché essa sia sufficientemente regolare e integra). Resistenza al calpestio e all’umidità, la resina impermeabilizza il pavimento, permettendo allo stesso tempo lo scambio di calore in caso di riscaldamento a terra. Costi contenuti rispetto ai classici pavimenti, in quanto è possibile realizzare un pavimento in resina con meno manodopera. Per quanto riguarda i contro, invece annoveriamo: Insorgenza di graffi, soprattutto qualora venisse scelta una posa dal finish lucido. Scivolosità, sempre a seconda del tipo di posa e finish. I pavimenti in resina, quindi, risultano una soluzione estremamente versatile e dalle caratteristiche tecniche invidiabili, in quanto dotati di una grande resistenza alle sollecitazioni meccaniche e chimiche, risultando perfetti per gli spazi pubblici e privati usati quotidianamente.
La rivoluzione della digitalizzazione nell’intralogistica

Gli effetti della digitalizzazione nell’intralogistica La pandemia ha fatto crescere esponenzialmente il numero di e-commerce e, con l’affermarsi di questa nuova modalità di acquistare prodotti e servizi online, l’esigenza di erogare risposte più rapide gestendo al contempo un elevato numero di operazioni e limitando al minimo gli errori è cresciuta esponenzialmente. L’intralogistica, infatti, è diventata una delle principali protagoniste degli effetti della digitalizzazione nelle aziende. Con l’automatizzazione dei processi, la gestione intelligente della supply chain e dell’inventario e decine di altre applicazioni che vedono l’implementazione di AI (Intelligenza Artificiale), IoT (Internet of Things) e altre tecnologie aziendali, l’aumento della preferenza per la digitalizzazione in ambito aziendale porterà cambiamenti fondamentali anche per l’intralogistica, al fine di soddisfare gli standard di un magazzino intelligente, efficiente e automatizzato. Digitalizzazione nell’intralogistica: come cambia il magazzino L’intralogistica ha spostato l’attenzione dall’hardware al software, consentendo non solo di trovare macchinari più performanti per le aziende, ma soprattutto di ottimizzare la gestione del flusso di operazioni e l’interconnessione tra tutti gli hardware e i software, garantendo costantemente il monitoraggio in tempo reale dei dati. Grazie a questi software smart è possibile gestire più efficacemente l’inventario e le operazioni aziendali eliminando gli errori umani grazie all’automazione, assicurando una maggiore efficienza dei processi e riducendo al minimo i single point of failure e bottleneck, con notevoli miglioramenti anche per la sicurezza. Inoltre, grazie alla digitalizzazione e alle tecnologie blockchain, l’intralogistica 4.0 garantirà una modalità di trasmissione delle informazioni più trasparente, fornendo le informazioni in modo rapido e sicuro sia per i clienti e sia per i dipendenti, rendendo efficiente ogni scambio di dati in tempo reale all’interno dei magazzini. Automazione e IoT nell’intralogistica 4.0 La blockchain sarebbe incompleta in assenza di una delle tecnologie chiave che ha rivoluzionato il modo di gestire i processi aziendali, ovvero l’Internet of Things (IoT), alleato fondamentale della logistica 4.0. L’IoT è un ecosistema di dispositivi interconnessi che utilizzano sensori programmati in base alle specifiche esigenze dell’azienda e degli utenti che li utilizzano, ottimi per raccogliere e trasmettere dati in tempo reale senza l’intervento umano e senza margine di errore. Abbinato all’automazione, l’IoT è in grado di dare risultati incredibili in termini di performance, sicurezza ed efficienza aziendale, riducendo i tempi d’azione e i margini d’errore aziendali. Tutte queste tecnologie sono parte dell’offerta di INTRALOGISTICA ITALIA, l’unica manifestazione fieristica in Italia che si terrà dal 3 al 6 maggio 2022 a Fiera Milano Rho, interamente dedicata ai sistemi completi per la movimentazione dei materiali, lo stoccaggio, il sorting, il picking e il loading, magazzini automatici, accessori per magazzino, AGV, carrelli industriali, batterie e cariche batterie, RFID, Asset Tracking e software applicativi industriali.
Mobilità ecologica: la rivoluzione del monopattino elettrico

La rivoluzione ecologica del monopattino elettrico Oggi le persone sono sempre più attente al tema della sostenibilità ambientale, e anche la mobilità si sta muovendo sempre di più verso iniziative green atte a limitare l’inquinamento e le emissioni di carbonio. I dati confermano questa tendenza: oggi c’è una maggiore attenzione verso l’ecologia anche nelle scelte quotidiane delle persone e il trasporto pubblico non fa eccezione. I servizi di sharing mobility, infatti, hanno acquisito un ruolo chiave nel processo di riconversione ecologica dell’economia e viene riservata particolare attenzione soprattutto per i monopattini elettrici. Il monopattino elettrico: la mobilità green a portata di tutti I monopattini elettrici rappresentano il simbolo del trasporto urbano moderno e portano numerosi vantaggi economici, ambientali e sociali. Considerati mezzi di trasporto green per eccellenza, i monopattini elettrici impiegano soltanto l’energia elettrica per funzionare e non emettono emissioni, aiutando a migliorare la qualità dell‘aria e contribuendo a ridurre lo smog in città. Sono affidabili, economici ed ecologici e si confermano essere il mezzo di trasporto d’elezione per chi deve compiere piccoli spostamenti quotidiani senza rinunciare all’efficienza e alla rapidità. Inoltre, sono essenziali per la riduzione dell’inquinamento acustico. Auto, moto, ma anche treni, tram e autobus sono incredibilmente rumorosi. Il monopattino elettrico, invece, è l’alleato perfetto per la riduzione dell’inquinamento acustico e ambientale, è silenzioso, leggero e maneggevole. Non solo ecologia: i vantaggi dell’utilizzo dei monopattini elettrici Il ricorso all’utilizzo di monopattini elettrici consente inoltre di migliorare la qualità della vita dei cittadini stimolando nuove forme di integrazione ed aggregazione sociale e incrementando l’attività fisica giornaliera. E per quanto riguarda la sicurezza? Naturalmente, ogni mezzo di trasporto ha una certa soglia di rischio. Nonostante ciò, rispetto ad altri mezzi di trasporto personali, come la bicicletta, l’hoverboard, lo skateboard o i semplici motorini, i monopattini elettrici, se utilizzati con la giusta attenzione, sono la scelta più sicura. In caso di collisione imminente, l’accesso ai freni è immediato ed è possibile anche scendere rapidamente permettendo all’utente di aggirare con facilità situazioni di pericolo. Le informazioni da conoscere prima di utilizzare un monopattino elettrico Prima di acquistare o utilizzare un monopattino elettrico è bene conoscere alcune informazioni essenziali: La velocità del monopattino può raggiungere una velocità massima che oscilla tra i venticinque e i quaranta chilometri orari. Questo parametro potrebbe variare in base al modello di riferimento ma comunque non dovrebbe essere superata questa soglia. Non è necessario essere in possesso di una patente di guida. La maggior parte dei mezzi può sostenere un peso pari e non superiore a centoventi chilogrammi. I monopattini elettrici sono diventati il simbolo di una rivoluzione sostenibile che sta cambiando il volto delle nostre città e il nostro modo di muoverci. Ci sono tutti i presupposti per ipotizzare che, in un futuro non troppo lontano, non circoleranno solo monopattini e bici elettriche ma anche moto e auto, fino ad estendere l’elettrico anche ad altri mezzi di trasporto.
Ambulanze: tipologie e caratteristiche

I vari tipi di ambulanze In base al loro impiego, si possono distinguere tre tipi di ambulanze: da soccorso, da soccorso avanzato e da trasporto. Ciascuna tipologia deve rispettare dei requisiti di sicurezza ben precisi, dettati da regole e normative europee, nazionali e regionali, che vengono regolarmente aggiornate per migliorare e garantire il trasporto ottimale del paziente e la massima efficienza dell’equipaggiamento. Obbligatoriamente, ogni ambulanza deve avere, indipendentemente dal suo utilizzo: barelle; torce; estintori; DPI (dispositivi di protezione individuale: mascherine, occhiali, guanti ecc.) ossigeno; presidi per la gestione del paziente infortunato (barella cucchiaio, cinghie per l’immobilizzazione, tavola spinale) e per le vie aeree (pallone autoespansibile e maschere); Ma analizziamo adesso quali sono le differenze principali tra i vari tipi di ambulanza. Ambulanza da trasporto L’ambulanza da trasporto è equipaggiata con le attrezzature idonee ad assistere soggetti che non si trovano in condizioni critiche durante il tragitto e presenta solo i dispositivi di base elencati precedentemente. Può adattarsi alle esigenze del paziente e al personale di bordo, capita spesso infatti che le ambulanze siano equipaggiate con termoculle e con dispositivi di trasporto per bambini. Ambulanza di soccorso L’ambulanza di soccorso serve a fornire il sostegno di base alle funzioni vitali di pazienti in condizioni critiche, e include dispositivi come defibrillatori e tutti i macchinari che servono al personale per monitorare efficacemente i parametri vitali del paziente e per la somministrazione di fluidi e uno zaino con il materiale utilizzabile al di fuori dell’ambulanza per rendere più comodo e sicuro l’intervento sul paziente. Inoltre, è possibile trovare maschere per l’ossigenoterapia, cannule nasofaringee e kit per interventi di emergenza per la gestione delle ustioni, parto extraospedalieri e amputazioni. Ambulanza di soccorso avanzato L’ambulanza di soccorso avanzato presenta le attrezzature necessarie per l’intervento e il monitoraggio delle funzioni vitali di pazienti in condizioni critiche. In aggiunta a tutti i presidi presenti nell’ambulanza di soccorso, questa ambulanza presenta anche monitor multiparametrico, macchinario per la defibrillazione manuale ed elettronica e macchinario per trasmettere l’Ecg a 12 derivazioni. Sono inoltre presenti tutti i dispositivi per la gestione delle vie aeree, anche sovraglottici e avanzati oltre a flebo e farmaci di emergenza, respiratori polmonari per la ventilazione e l’ossigenazione del paziente. Le normative per le ambulanze di soccorso e di trasporto La normativa nazionale di riferimento per la definizione e gestione delle ambulanze è il D.M. n°553 del 17 dicembre 1997, meglio conosciuto come “Normativa tecnica e amministrativa relativa alle autoambulanze” che sancisce l’impiego di due categorie principali di ambulanze: ambulanza di tipo A, adibita al soccorso e attrezzata per il trasporto di infortunati o infermi, dotata dell’equipaggiamento essenziale di assistenza per i malati e i principali dispositivi salvavita; ambulanza di tipo B, adibita al trasporto di malati e infermi con dotazione eventuale dell’equipaggiamento per l’assistenza. Vi è poi un ulteriore decreto ministeriale, il D.M. n°487 del 20 novembre 1997, inerente alla “Normativa tecnica ed amministrativa alle autoambulanze di soccorso per le emergenze speciali”. Le ambulanze per le emergenze speciali sono denominate di tipo A1 e sono adibite al trattamento avanzato e al monitoraggio dei pazienti in condizioni critiche e devono rispettare dei requisiti più rigidi per il primo soccorso dei pazienti.
I Sensori Smart a supporto della supply chain

Smart sensor: efficienza e risparmio Tra le innovazioni tecnologiche dell’Industria 4.0, i sensori smart sono la chiave per gestire meglio la supply chain, per ridurre i costi e per rendere le procedure più efficienti. La sensoristica intelligente ha avuto particolare rilievo durante la pandemia da Covid-19, poiché ha consentito di rendere più veloci le operazioni connesse alla logistica in tutte le aziende. Tra queste, la tracciabilità dei prodotti, la localizzazione delle movimentazioni interne, l’approvvigionamento delle materie prime e la spedizione dei prodotti ai clienti. Gli smart sensor, sensori intelligenti, si basano sull’Internet of Things (Iot) per ottimizzare le procedure: ma di che si tratta? Che cosa sono i sensori smart? I sensori smart sono dei dispositivi tecnologici che elaborano i dati provenienti dall’ambiente circostante e in base a questi dati eseguono delle funzioni predefinite, rielaborando i dati e trasmettendoli in formato digitale. I sensori smart si basano sull’Iot, Internet of Things, e si utilizzano nei comparti logistici e produttivi delle aziende per rendere molte operazioni automatizzate. Il risultato finale è un aumento dell’efficienza e della produttività. Quali sono i vantaggi dei sensori smart nella supply chain? Applicati alla supply chain, i sensori smart sono utilizzati con successo in collegamento con gli altri sistemi automatizzati, come i cobot e i software di gestione del magazzino. Grazie all’interconnessione di tutti questi sistemi, gli smart sensor sono in grado di monitorare tutti i dati e di trasmettere informazioni aggiornate in tempo reale sullo spazio disponibile in magazzino e sullo stato di impiego degli impianti. Inoltre, possono effettuare operazioni di manutenzione predittiva e di diagnostica avanzata. Infine, grazie agli smart sensor, le procedure diventano più efficienti poiché è possibile, ad esempio, conoscere la disponibilità delle materie prime in ogni momento, evitando rallentamenti e blocchi della produzione, oppure di controllare le scorte in magazzino per evadere gli ordini senza ritardi. Smart sensor e supply chain: la chiave è l’interconnessione Per garantire l’efficacia del funzionamento degli smart sensor è fondamentale che i processi di intralogistica siano connessi tra di loro. Per questo motivo sono state realizzate delle centraline che permettono di collegare più sensori: si tratta delle SIM, Sensor Integration Machine. Queste centraline si possono programmare e consentono di raccogliere, archiviare e di trasferire i dati raccolti da sensori e telecamere tramite una connessione Wi-Fi. La raccolta di questi dati e la loro elaborazione costruisce un prezioso corpus di informazioni concrete, sulle quali il management può lavorare. È possibile ad esempio individuare eventuali sprechi, ritardi e inefficienze, e adottare tempestivamente delle soluzioni. Infine, tecnologie come l’Intelligenza Artificiale possono elaborare dei modelli predittivi basati su algoritmi per rendere più efficienti molti processi. Tra questi, la gestione tempestiva delle carenze di prodotti in magazzino, l’anticipazione della domanda in periodi determinati dell’anno, l’evasione puntuale di un improvviso aumento di ordini di prodotti e servizi.
Moquette: tipologie e vantaggi del suo utilizzo

La moquette: il rivestimento ideale per molti ambienti La “moquette” è un termine francese che significa letteralmente “tappeto”. Questo tipo di rivestimento tessile ha origini molto antiche: non è possibile risalire a una data precisa, ma senza dubbio deriva dalla grande tradizione di tappeti realizzati a mano in Turchia, in Cina e in India. Oggi la moquette è diffusa in tutto il mondo ed è realizzata con grandi macchinari che tessono i filati su supporti variabili. La sua versatilità la rende apprezzata per ricoprire intere stanze, così come per decorare piccole porzioni di zone di passaggio e perfino scale, grazie alle sue caratteristiche antiscivolo. Quali sono i vantaggi peculiari della moquette? Tra le principali caratteristiche della moquette vi è la fonoassorbenza, cioè la capacità di attutire e ridurre suoni, questo è il motivo per cui viene spesso utilizzata anche negli ambienti ad alto calpestio. Inoltre, è molto semplice da posare e possiede isolamento termico che si traduce in risparmio energetico, poiché consente di minimizzare la dispersione del calore. Un altro aspetto positivo riguarda l’utilizzo delle moderne tecniche eco sostenibili che consentono di evitare l’uso di sostanze nocive o tossiche per l’uomo e per l’ambiente. Quanti formati ha la moquette? Aldilà delle caratteristiche generali, esistono moquette con formati e specifiche differenti in base all’utilizzo e alla zona da rivestire. La moquette si produce in teli arrotolati o in quadrotta, cioè dalla forma di mattonelle rettangolari, quadrate o in listelli, come il parquet. La moquette in rotolo ha in genere un’altezza di 4 o 5 metri, ed è la più utilizzata per rivestire ampie zone. Si posa con biadesivo o colle, oppure con il sistema tradizionale, che è il più resistente e duraturo: la posa in opera in tensione. Questo sistema prevede l’appoggio della moquette su listelli intorno al perimetro della stanza. È una messa in posa più elaborata ed è utilizzata per i rivestimenti di particolare pregio. Le moquette in forma di mattonelle sono molto pratiche per rivestire gli ambienti con colori e forme diverse, sono formati molto funzionali e utilizzati per scopi estetici poiché si possono creare effetti decorativi sui pavimenti e inoltre sono pratici, perché si può sostituire soltanto un singolo elemento in caso di necessità. Le moquette in formato mix tra i due formati: listone e mattonella. Questo tipo di moquette consente la posa a spina di pesce, una posa davvero insolita e innovativa. La moquette agugliata per uso fieristico. È una tipologia di pavimentazione temporanea, prevalentemente usata per allestire zone dove si svolgono particolari eventi o fiere. Gli agugliati per stand vengono stesi sul pavimento esistente grazie ad un apposito biadesivo e, una volta terminato l’evento, vengono rimossi. Come si pulisce e come si lava la moquette? Contrariamente a quanto si pensa, la moquette non è un pavimento che trattiene lo sporco. Può essere pulita, lavata e igienizzata come qualsiasi altro pavimento grazie a prodotti specifici, battitappeto, aspirapolvere. Per la manutenzione quotidiana è sufficiente, infatti, aspirare la polvere e lavarla con detergente neutro e poca acqua. Per la pulizia profonda, soprattutto in aziende e ambienti di lavoro, le ditte specializzate utilizzano dei macchinari ad iniezione estrazione almeno una volta all’anno. La moquette per l’allestimento di stand fieristici ed eventi Una moquette di buona qualità è sempre un’ottima scelta d’arredamento quando si tratta di conferire un tocco di eleganza ed esclusività, rendendo l’ambiente unico e accogliente. Per questa ragione, viene spesso utilizzata per allestire in modo temporaneo anche gli stand fieristici e gli eventi. Tuttavia, per poter rispettare gli standard richiesti deve presentare alcuni requisiti specifici: deve essere lavabile per garantire allo stand di preservare un aspetto nuovo e pulito, deve essere adattabile a tutte le superfici e facilmente rimovibile una volta terminato l’evento.
Il policy brief dell’UE: qual è il compito dell’industria 5.0?

Il policy brief dell’UE: qual è il compito dell’industria 5.0? Nel gennaio 2021 l’Unione Europea ha pubblicato un policy brief che traccia la strada e delinea le caratteristiche dell’industria 5.0, il nuovo paradigma che vede sempre più interconnesse le innovazioni industriali e il benessere dell’uomo. Il concetto di industria 5.0 non è nuovo: è stato introdotto già da diversi anni come naturale evoluzione della società 5.0. L’obiettivo principale è l’utilizzo attivo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana, con l’obiettivo di favorire la sostenibilità sociale e ambientale. Industria 5.0 e tecnologie: i sei punti principali Come si legge nel documento europeo, l’industria 5.0 parte dalla digitalizzazione avanzata, dai big data e dall’intelligenza artificiale, per rendere la produzione più flessibile e fare in modo che sia la tecnologia ad essere al servizio dei lavoratori e non viceversa, con il fine di aumentare la sostenibilità e l’economia circolare. Nello specifico, il documento delinea sei tecnologie abilitanti: Interazione personalizzata tra uomo e macchina Materiali intelligenti e tecnologie ispirate alla natura Simulazione e gemelli digitali Tecnologie per trasmettere, immagazzinare e analizzare i dati Intelligenza artificiale Tecnologie per energie rinnovabili ed efficienza energetica, stoccaggio dell’energia e autonomia. Le caratteristiche dell’industria 5.0 Umanocentrica, sostenibile, resiliente: queste le tre peculiarità della nascente industria 5.0.Umanocentrica perché, come in un nuovo Rinascimento, mette l’uomo al centro: l’intero processo di produzione punta agli interessi dell’uomo e ai suoi bisogni, e di conseguenza sviluppa e adatta le tecnologie. Inoltre, le nuove tecnologie offrono guida e formazione ai lavoratori, tutelandone diritti fondamentali come dignità, autonomia e riservatezza. L’industria 5.0 può essere definita sostenibile, dal momento che ha l’obiettivo primario di ridurre il consumo di energia e di gas serra attraverso processi circolari che puntino su riduzione dei rifiuti, ottimizzazione delle risorse e riutilizzo delle risorse naturali. Infine, l’industria 5.0 è resiliente: attraverso la flessibilità dei processi aziendali e la produzione adattabile, la catena di produzione è robusta e sa reagire alle crisi adattandosi rapidamente. Lavoratori, robot, AI: quali sono i rispettivi ruoli? In un concetto di industria che si sviluppa al servizio dell’uomo, il lavoratore diventa un investimento e non più un costo. Pertanto, è oggetto di formazione, trasferimento di competenze e di aumento delle capacità. Dal punto di vista delle tecnologie, invece, l’obiettivo è aumentare la sicurezza e la soddisfazione dei lavoratori. I robot, ad esempio, potrebbero essere utilizzati per compiti ripetitivi, mentre le tecnologie di AI, come la realtà aumentata e la realtà virtuale, potrebbero aiutare i lavoratori ad ottenere competenze specifiche e compiti sempre più specializzati, in un processo che include anche le donne e i diversamente abili. Infine, il nuovo concetto di industria orientata all’uomo punterà sullo sviluppo di capacità tipicamente umane, come la creatività, il pensiero imprenditoriale e la flessibilità.
Sostenibilità ambientale, dall’Agenda 2030 al Green Deal

Sostenibilità ambientale, dall’Agenda 2030 al Green Deal La sostenibilità ambientale è un concetto che esiste da almeno 300 anni, ed oggi è un argomento sempre più sentito a seguito dei problemi causati dallo sfruttamento eccessivo delle risorse e al riscaldamento climatico. Da circa 50 anni tutti i principali Paesi hanno adottato linee guida e proposto conferenze. Ma com’è la situazione a livello europeo? Tra gli strumenti più recenti della Comunità Europea vi sono l’Agenda 2030 e il Green Deal, mentre per valutare la sostenibilità ambientale dal 1999 l’Ocse, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, pubblica una serie di indicatori che misurano il progresso in termini di sostenibilità ed efficacia delle politiche ambientali. Agenda 2030: gli obiettivi Agenda 2030 è un documento pubblicato nel 2015 e approvato dall’Assemblea Generale dell’ONU, con cui i membri delle Nazioni Unite stilano una serie di obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030. Questi obiettivi affrontano la dimensione ambientale, sociale ed economica e comprendono vari aspetti, dal consumo e la produzione responsabile fino alla lotta contro il cambiamento climatico. Il Green Deal europeo: obiettivo impatto zero Il 14 luglio del 2021 l’Unione Europea ha integrato e ampliato i propri obiettivi in termini di sostenibilità ambientale con l’adozione del Green Deal, una politica ambientale che ha l’obiettivo di rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. In tema di mobilità sostenibile, diventa cruciale tra gli strumenti la riduzione del target delle emissioni che l’Europa punta a ridurre del 55%, rispetto al 1990, entro il 2030. Il ruolo fondamentale del settore trasporti Nell’ambito delle iniziative da adottare, i trasporti sostenibili giocano un ruolo fondamentale. Gli obiettivi europei prevedono diverse iniziative, tra cui: La creazione di città a impatto zero Il modello 15 minutes city L’aumento dello Sharing Mobility 100 città a impatto zero entro il 2030 Il programma Horizon Europe 2021 prevede, entro il 2030, che tutte le città medie e grandi in Europa dovranno avere il proprio piano di mobilità sostenibile: le stime indicano che, al momento le città sono responsabili al 70% delle emissioni di gas serra nel mondo. Pertanto, l’obiettivo finale è creare entro questa data 100 città a impatto zero. Il modello 15-minutes city Dietro questa espressione inglese si cela un modello urbanistico con cui ogni cittadino può raggiungere i servizi essenziali entro una distanza massima di 15 minuti in bicicletta o a piedi. Applicato con successo in via sperimentale già a Milano, Roma, Napoli e Venezia, questo modello valorizza il territorio e rinforza il tessuto cittadino. La Sharing Mobility La sostenibilità ambientale passa soprattutto attraverso la riduzione delle emissioni: in questo senso in tutte le città italiane sono aumentati servizi di bike e car sharing, nonostante la pandemia che ha causato una contrazione delle interazioni sociali. Inoltre, è aumentata anche la richiesta di monopattini elettrici per spostarsi in centro. Gli indicatori di sostenibilità ambientale Gli indicatori di sostenibilità ambientale definiti dall’Ocse comprendono cinque categorie: Core Environmental Indicators (CEI) Key Environmental Indicators (KEI) Sectoral Environmental Indicators (SEI) Indicators derived from environmental accounting Decoupling Environmental Indicators Di questi, i più importanti in tema di consapevolezza nella popolazione sono i Key Environmental Indicators, gli indicatori ambientali chiave. Si tratta ad esempio di misurazione relative alla qualità dell’aria, al cambiamento climatico, alle emissioni di gas serra e alla decarbonizzazione.