L’automazione industriale in Italia

In che fase è in Italia l’automazione industriale? Quali sono i dati sul mercato dell’automazione industriale in Italia? E quali le aspettative per il prossimo futuro? Il concetto di automazione industriale non è un termine nuovo introdotto nella società: già a partire dalla fine degli anni ’50, infatti, l’industria cominciò a rendere sempre più meccanici processi che in precedenza erano affidati esclusivamente all’uomo. Nonostante questo concetto sia esploso già di diverso tempo, l’universo dell’automazione industriale continua a essere in costante evoluzione. E la pandemia non ha fatto altro che velocizzare ancora di più il questo processo, inducendo le industria a una transizione dove la remotizzazione di processi produttivi e la gestione di attività delicate da parte delle macchine sono diventate un nuovo standard. Automazione industriale in Italia, i numeri In base a quanto riportato nell’Osservatorio dell’industria italiana dell’automazione, un volume presentato da ANIE Automazione, nel 2019 il mercato dell’automazione industriale nel nostro Paese ha visto un calo dell’1,2% rispetto al 2018 nel fatturato totale, che è stato pari a 5,1 miliardi di euro. Nei sei anni precedenti tale settore non aveva mai subito una battuta d’arresto, segnando un costante trend di crescita. Secondo le statistiche di ANIE Automazione sul venduto in Italia, nel 2019 si è registrato un calo del 2,3% in confronto allo scorso anno: fra i risultati negativi vi sono gli azionamenti (-5,2%), gli encoder rotativi (-4,6%), il wireless industriale (-4,2%) e HMI (-4%). Al tempo stesso però crescono i fatturati di Scada (+9,7%), Networking industriale (+9%), IPC (+3,6%) e di RFID del +2%. La pandemia di Covid-19 ha provocato uno shock a livello globale, provocando stime al ribasso sull’evoluzione dell’economia di larga scala. Purtroppo nell’ambito dello sviluppo del manifatturiero italiano si prevede, secondo un’indagine fra i soci di ANIE, un calo di fatturato superiore all’8% per questo 2020. Nel 2021 le prospettive sono invece più rosee: l’86% di coloro che hanno risposto al sondaggio ritengono infatti che vi sarà un’inversione di tendenza e un aumento di ricavi. Automazione industriale, lo sviluppo dell’Edge Computing L’Osservatorio dell’industria italiana dell’automazione ha avuto inoltre come focus l’Edge Computing per l’industria. Si tratta di un’architettura IT che possiede una potenza di elaborazione dei dati distribuita e adatta per tecnologie mobile computing e di IoT. Questo rappresenta un mercato potenziale e in espansione. Si stima che entro il 2022 circa metà delle grandi organizzazioni faranno propri i principi dell’Edge Computing nei propri progetti. Ciò si verificherà in parte sicuramente perché entro tale anno saranno spesi 2,5 milioni di dollari ogni minuto in IoT e un milione di nuovi dispositivi IoT verrà venduto ogni minuto. Grazie a queste soluzioni le aziende e le industrie italiane hanno la possibilità di velocizzare il flusso di dati, senza avere tempi “morti” per l’elaborazione degli stessi e consentire quindi ai dispositivi intelligenti di reagire in modo istantaneo agli stimoli circostanti.
Pavimenti resilienti, cosa sono e quali i vantaggi

I pavimenti resilienti: cosa sono e come si trattano? Che cosa si indica con il termine pavimenti resilienti? Che caratteristiche hanno queste superfici e quali vantaggi porta la loro scelta? I pavimenti per interni tradizionali non si addicono a quegli ambienti dove viene richiesto un determinato livello di isolamento acustico oppure di coibenza termica. In questi luoghi, infatti, sono per esempio più idonei dei pavimenti resilienti. Ma che cosa sono i pavimenti resilienti e che caratteristiche hanno? Quali vantaggi comporta la scelta di questa tipologia di pavimentazione? Pavimenti resilienti, definizione e caratteristiche Il termine “resilienza” si associa a quei materiali che sono in grado di resistere alla rottura e che, dopo essere stati sottoposti a una sollecitazione, riescono a riprendere la forma originale. Come è noto questo vocabolo è entrato a far parte di un uso più comune anche in ambiti differenti fra loro, come la psicologia o l’economia. Nel mondo dei rivestimenti i pavimenti resilienti rappresentano quelle superfici che possiedono uno strato di rivestimento di materiale resiliente e hanno di conseguenza una struttura flessibile. Questi pavimenti si distinguono quindi dai pavimenti duri, come le ceramiche, il grès o i marmi. I pavimenti resilienti sono in grado di trasformare la maggior parte dell’energia meccanica prodotta dal calpestio o dall’urto in energia termica. I pavimenti resilienti si suddividono in tre grandi famiglie, ovvero: pavimenti in PVC (cloruro di Polivinile); pavimenti in Linoleum; pavimenti in Gomma. I pavimenti in PVC possono essere semiflessibili, omogenei, eterogenei, su schiuma e multistrato. La caratteristica di questi pavimenti resilienti è che il PVC come materiale è piuttosto resistente, anche se soffre se ci sono elevate fonti di calore. Il linoleum è invece un materiale di origine naturale, formato da polveri di sugero, pietra e legno uniti a resina, olio di lino e pigmenti e un supporto in juta. I pavimenti in linoleum sono molto resistenti e anche igienici. I pavimenti resilienti in gomma si contraddistinguono infine per la loro capacità di assorbire gli urti, oltre che per il fatto di essere gli unici pavimenti di questo tipo a poter essere utilizzati anche in ambienti esterni. Quali sono i vantaggi dei pavimenti resilienti? Il vantaggio principale dei pavimenti resilienti è dato dall’ottimo rapporto qualità-prezzo: questa tipologia di superfici richiede infatti una spesa media inferiore in confronto alla qualità, versatilità e adattabilità che offre. Anche il comfort acustico ed ergonomico dato da questi pavimenti rappresenta un beneficio da considerare. I pavimenti resilienti non richiedono poi un incollaggio permanente, sono facili da mettere a terra e da riposizionare. Il loro ridotto spessore, che generalmente va dai 2,5 ai 6,5 mm, costituisce un ulteriore vantaggio. Non solo: i pavimenti resilienti formati da composti plastici o plastico-minerali sono impermeabili, adatti quindi a essere usati in luoghi con un alto carico di umidità come bagni, piscine, celle frigorifere. Le superfici resilienti sono poi facili da pulire e da lavare, oltre a essere durature nel tempo e non richiedere una manutenzione periodica.
Incentivi per la mobilità sostenibile, gli aiuti delle banche

Gli aiuti delle banche per incentivare la mobilità sostenibile Uno stile di vita green e una mobilità più sostenibile sono temi cari agli italiani: ecco come le banche intervengono con finanziamenti mirati a una svolta ecosostenibile. Secondo una recente indagine di Coldiretti/Ixè le abitudini degli italiani durante la pandemia di Covid-19 sono cambiate. La popolazione della penisola si è infatti avvicinata a uno stile di vita più green e sostenibile: il 72% degli intervistati ha dichiarato di essere pronto a ridurre spostamenti in auto, scooter e motocicletta, mentre il 59% degli italiani è convinto che siano necessari quanto prima interventi radicali sullo stile di vita. Questa nuova attenzione dei cittadini del Bel Paese verso una mobilità sostenibile ha avuto ovviamente una ripercussione sull’offerta di finanziamenti ad hoc da parte delle banche. Vediamo insieme quali sono gli interventi non solo per i nuovi mezzi di trasporto ma anche per un’abitazione sempre più green. Mobilità sostenibile, i nuovi finanziamenti degli istituti di credito Oltre ai mutui green, le banche ultimamente hanno sviluppato anche una serie di soluzioni di prestiti personali per i clienti più attenti all’ambiente. Gruppo Bnp Paribas, ad esempio, ha dato vita al Prestito Green di Findomestic, un aiuto volto a sostenere interventi che vanno dall’acquisto di un veicoli ibridi o elettrici all’installazione di impianti fotovoltaici o a operazioni di domotica. Grazie a questo prestito si può finanziare un progetto o un bene materiale sostenibile fino a un massimo di 60.000 euro. Intesa San Paolo ha invece pensato a un’offerta green composta da PerTe Prestito Facile e PerTe Prestito Giovani. Si tratta di interventi che hanno lo scopo di aiutare i cittadini nel passaggio a nuova abitudini di mobilità, oltre a favorire la trasformazione della casa in un’abitazione a basso impatto ambientale. L’importo massimo del finanziamento è di 75.000 euro, con una durata del piano di rimborso fino a 10 anni. Gli under 35 poi possono godere dell’assenza di spese di incasso della rata e di oneri fiscali. Con queste offerte green di Intesa San Paolo si avranno anche a disposizione dei servizi aggiuntivi realizzati in collaborazione con società che impiegano specialisti in tematiche ambientali, che sapranno indicare, ad esempio, quali elettrodomestici green acquistare oppure i benefici energetici e fiscali derivanti dagli interventi di riqualificazione energetica. Per ogni prestito poi Intesa Sanpaolo verserà 10 euro al progetto “Diamo una casa alle api” del WWF. A tutto green, altri aiuti delle banche per la svolta sostenibile CreditExpress Green di Unicredit è invece un particolare finanziamento pensato per la casa, in particolare per aiutare i clienti negli interventi di riqualificazione energetica. L’importo è variabile in un range che va da 5 a 10.000 euro e una durata da 36 a 120 mesi. Il prestito green di Banca Sella si chiama invece Prestidea e riguarda ambiti come: riqualificazione energetica; acquisto di elettrodomestici green; interventi di sistemazione di giardini e terrazzi; spese per la mobilità sostenibile. L’importo è pari a 75.000 euro e la durata massima è di 10 anni. Bper Banca, infine, cavalca l’onda del cambiamento ecologico degli italiani con Prestito Green, un finanziamento pensato per gli acquisti che vanno dalle auto elettriche agli elettrodomestici di ultima generazione passando per gli impianti di isolamento termico. Si può chiedere un finanziamento da 1.000 a 75.000 euro, rimborsabile da un minimo di 12 a un massimo di 120 mesi.
Cos’è e come si calcola l’indice di rotazione del magazzino

Indice di rotazione del magazzino, cos’è e come si calcola L’indice di rotazione del magazzino è un parametro fondamentale per le aziende. Cosa rappresenta, come si calcola e come considerare questo dato? Per un’azienda avere sotto controllo le scorte del magazzino è fondamentale. Conoscere che cosa rappresenta e come si calcola l’indice di rotazione è quindi essenziale per riuscire a elaborare strategie di gestione dello stock e sapere qual è il reale valore delle merci impilate in magazzino. Cos’è l’indice di rotazione del magazzino? L’indice di rotazione del magazzino, insieme al reciproco indice di copertura, rappresenta un indicatore essenziale per la vita di un’azienda. Questo dato restituisce infatti una visione dell’andamento delle risorse del magazzino: serve, in poche parole per tenere sotto controllo le giacenze e per permettere al management di valutare se si stanno sostenendo costi di magazzino adeguati a fronte del servizio erogato ai clienti. Sia l’indice di rotazione che quello di copertura servono all’azienda per avere informazioni sulla dimensione economica del magazzino, quindi sui suoi costi. Mentre l’indice di copertura rappresenta il periodo di copertura medio garantito dalla giacenza presente mediamente in magazzino, l’indice di rotazione o “inventory turnover” rappresenta il numero di volte in cui la scorta media di un prodotto si è rinnovata completamente in un arco di tempo definito (un anno, un mese, ecc.). Grazie all’indice di rotazione è possibile quindi stabilire quanto tempo serva affinché i mezzi finanziari che sono stati investiti nei prodotti possano essere recuperati. Indice di rotazione del magazzino, come si calcola? Per calcolare l’indice di rotazione del magazzino è necessario fare il rapporto fra il costo dei beni venduti o COGS (“Cost of goods sold”) e il valore medio aggregato delle scorte o AAIV (“Average aggregate inventory value”): Indice di rotazione = COGS / AAIV Con costo di beni venduti si indica il costo annuale che un’azienda ha per la consegna della merce venduta a un cliente, senza considerare le spese amministrative o di vendita. Il valore medio aggregato rappresenta invece il valore di tutte quelle merci che l’azienda detiene in magazzino, valutate in base al costo. Come devono gestire le aziende l’indice di rotazione? Se un’azienda ha un indice di rotazione alto non è necessariamente un male: questo dato viaggia infatti in parallelo con le vendite, quindi quanta più rotazione di merci in magazzino c’è tante più vendite sono state fatte. Questo però porta ad avere dei costi di gestione elevati. In questo caso quindi, per far sì che tutto continui ad andare per il meglio, le aziende dovranno: avere una visione totale e aggiornata delle merci in magazzino avere delle scorte di sicurezza avere una preparazione degli ordini molto efficiente Al contrario, nel caso in cui l’indice di rotazione del magazzino fosse troppo basso (e quindi potrebbero esserci quantità elevate di stock in magazzino) le aziende possono adottare strategie di marketing e commerciali ad hoc, mettendo a punto sconti, svendite o offerte lampo.
Che cos’è la trasformazione digitale

Che cos’è la trasformazione digitale? Per trasformazione digitale in azienda, o digital transformation, si intende un insieme di processi con cui l’impresa diventa più competitiva ed efficiente grazie all’aiuto della tecnologia, in questo caso digitale. Gli elementi della digital transformation comprendono ad esempio le tecnologie web, i Big Data, il cloud , il mobile internet ed elementi più specifici come l’IoT (Internet of Things), la robotica e la stampa 3D. Oltre alle tecnologie è fondamentale l’aggiornamento delle competenze, sia per i manager che per i dipendenti. Per assicurare una crescita del business e un aumento dell’efficienza, però, è necessario scegliere soluzioni personalizzate che tengano conto sia delle persone che della cultura aziendale. Per una trasformazione che porti risultati concreti, gli esperti confermano che è necessario puntare sulla sicurezza dei dati. Inoltre, le ricerche concordano nell’affermare che è molto più efficace formare i manager interni, che conoscono bene i processi aziendali e le persone, piuttosto che rivolgersi ad esperti digitali esterni. Le basi della digital transformation per le aziende La trasformazione digitale si poggia su diversi fattori alla base. Ecco i principali. • Velocità: l’automatizzazione dei processi e dei modelli operativi consente di rendere le operazioni più veloci; • Scalabilità: è fondamentale che i servizi aziendali siano scalabili per permettere una crescita rapida; • Sicurezza: tutti i dati aziendali devono essere protetti con crittografia per tutelare la privacy; • Analisi: la possibilità di avere analisi approfondite in tempo reale, come succede con il data mining e le analisi predittive, permette alle aziende di reagire in modo immediato alle sfide e ai problemi, oltre che a poter apprendere dai propri dati per lo sviluppo delle strategie future. Gli ostacoli alla digital transformation in azienda Le ricerche indicano che molte aziende in Italia non riescono ad aver benefici dalla trasformazione digitale perché i sistemi sono troppo complessi, manca una piattaforma unificata che permetta l’integrazione delle applicazioni e spesso il personale non ha le competenze o i talenti adeguati. Inoltre, molti modelli aziendali non sono scalabili e non vengono destinati budget sufficienti al processo di trasformazione digitale. Come integrare la trasformazione digitale in azienda Gli esperti hanno delineato alcune strategie che i manager possono mettere in atto per favorire la trasformazione digitale nella propria azienda. In particolare, vi sono 3 elementi. 1. Stabilire in che modo la tecnologia può migliorare il lavoro, investendo sulle competenze giuste da sviluppare; 2. Fissare un obbiettivo definito di business e in un secondo momento stabilire che tipo di tecnologia ne permette il raggiungimento; 3. Definire il primo step che possa generare un cambiamento a cascata in tutta l’organizzazione aziendale.
Digitalizzazione Fiere: le linee guida in Italia

Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo: le linee del governo Nel mese di settembre, il Comitato interministeriale per gli affari europei ha trasmesso alle camere una proposta di Linee guida per la definizione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il documento illustra sei missioni che rientrano nei programmi di governo: tra queste vi è la digitalizzazione, l’innovazione e la competitività del sistema produttivo. Tra le strategie del governo per favorire questi settori sono previsti investimenti in Ricerca e Sviluppo e nella creazione di competenze digitali a cui si possa accedere in modo semplice via Internet. Le linee guida puntano in modo particolare a consentire all’Italia di superare un divario digitale rispetto alla media degli altri Paesi Europei. Digitalizzazione: le linee guida per il sistema produttivo Nel documento si evidenzia la necessità di puntare sulla trasformazione digitale delle imprese, sostenendo in particolare la crescita delle PMI e creando reti per la diffusione di tecnologie e conoscenze. È fondamentale inoltre offrire strumenti finanziari alle PMI per facilitare la competizione internazionale, favorire la patrimonializzazione e lo sviluppo delle piccole imprese, e rafforzare le filiere produttive. L’obiettivo degli investimenti del governo è rendere l’Italia un paese leader dell’innovazione attraverso investimenti privati in Ricerca e Sviluppo. Nel documento, un’attenzione particolare è dedicata all’industria culturale e al turismo. Il governo intende favorire l’internazionalizzazione delle imprese, sostenere l’export e promuovere all’esterno le PMI e le microimprese di questo settore. Innovazione e digitalizzatone. Che cosa dicono le statistiche? Lo European Innovation Scoreboard definisce l’Italia come uno dei Paesi “moderatamente innovatori”. Le statistiche indicano ad esempio che nel nostro Paese vi è una percentuale di 23,1 ricercatori ogni 10.000 abitanti, e che soltanto il 22% degli italiani ha delle competenze digitali fortemente avanzate. Le ricerche confermano che la digitalizzazione sembra essere la parola chiave delle imprese per superare la crisi post Coronavirus. I sondaggi compiuti su di un campione di 145 aziende italiane dimostrano che la digitalizzazione e l’industria 4.0 sono fondamentali per far ripartire le imprese. Il sondaggio ha verificato che la trasformazione digitale ha rivoluzionato il modello di business delle imprese analizzate. Gli investimenti post Covid delle imprese italiane Product – as – a service, customizzazione di massa, innovazione in tutte le fasi del processo produttivo: questi gli investimenti principali delle aziende manifatturiere italiane nel periodo successivo all’emergenza Covid. Le aziende intervistate per il sondaggio hanno dichiarato di investire principalmente in operatività da remoto per i lavoratori in fabbrica, in monitoraggio da remoto dei macchinari, e in soluzioni informatiche per controllare tutto il processo produttivo, dall’ordine fino alla consegna del prodotto. Sono state inoltre evidenziate interessanti aree di sviluppo nelle aziende manifatturiere, come la Cybersecurity industriale e la manutenzione predittiva basata sull’analisi dei Big Data raccolti tramite specifici dispositivi all’interno delle fabbriche.
Come organizzare una fiera digitale

Fiere ed eventi online ai tempi del Covid: l’esempio delle gallerie d’arte L’emergenza sanitaria causata dalla pandemia globale del Covid-19 ha causato la sospensione di fiere e convegni tradizionali, costringendo imprenditori e professionisti dell’organizzazione fiere a cambiare modo di ragionare, sviluppando la possibilità di organizzare fiere e congressi online grazie a specifiche tecnologie digitali. È possibile creare e gestire con successo una fiera online, come dimostrano alcuni casi di successo in un settore molto specifico come quello delle fiere legate al mondo dell’arte. In questo settore, infatti, molte delle principali fiere hanno spostato i propri eventi online, con cataloghi, mostre digitali e la possibilità di contattare i galleristi, acquistando direttamente le opere. I risultati sono incoraggianti: molti degli espositori online hanno avuto nuovi contatti, molte richieste e alcune vendite. Il successo del settore artistico dimostra che, nonostante le difficoltà imposte dalla pandemia, è possibile lavorare, farsi conoscere e stringere accordi commerciali anche in modo virtuale. Fiere online: le caratteristiche e le differenze rispetto alle fiere tradizionali Organizzare una fiera online significa ragionare in modo assolutamente innovativo rispetto alle fiere tradizionali. Il successo di un evento online dipende dalla capacità di sfruttare le caratteristiche di questo tipo di eventi. Una fiera online è diversa da una fiera tradizionale, in primo luogo per l’assenza fisica dei partecipanti e degli espositori. Vengono a mancare il contatto, l’esperienza dal vivo, il coinvolgimento. È diversa inoltre in termini di costi, che vengono abbattuti grazie al fatto che non ci sono spostamenti fisici di persone né di materiali o di allestimento degli stand, né necessità di intrattenimento o di catturare l’attenzione. Una fiera online è un evento più semplice dal punto di vista organizzativo ma più articolato in termini di tecnologie necessarie per il suo svolgimento. Quali sono gli elementi da considerare per organizzare una fiera online? In primo luogo, le fiere online sono realizzate con percorsi mirati e specifici per ciascun visitatore, che avrà accesso a determinati contenuti in base ai pacchetti che ha acquistato. Inoltre, i contenuti vanno strutturati in modo progressivo. Gli elementi che dovranno essere sempre accessibili a tutti comprendono il programma, le modalità per contattare gli organizzatori e una sorta di stand digitale, che accolga chi partecipa all’evento per guidarlo nel percorso virtuale. in seguito, vi saranno sessioni aperte a tutti, sessione dedicate soltanto ad alcuni partecipanti e gli stand virtuali degli espositori. È inoltre necessario svolgere tutte le procedure di iscrizione e di partecipazione online, con sistemi automatizzati che consentano ai visitatori di accedere alle aree previste in base alla sua iscrizione. La necessità delle tecnologie giuste per le fiere online Oltre a un solido piano di marketing e di strategie di comunicazione, il successo di una fiera online dipende anche dalle tecnologie. È necessario ad esempio che tutti i partecipanti, dagli espositori ai relatori, abbiano a disposizione una connessione con banda larga, e che le piattaforme online sui cui si organizza la fiera siano appropriate all’evento e che sappiano fornire tutta l’assistenza e il supporto necessari, durante la preparazione, lo svolgimento e il follow up dell’evento.
Come si partecipa a una fiera digitale?

Fiere digitali: che cosa sono? Il Covid-19 e l’impossibilità di contatti fisici hanno dato un grande impulso allo smart working e alle fiere digitali, permettendo ad aziende e liberi professionisti di sviluppare nuove modalità di fare impresa, di avviare contatti commerciali e di farsi conoscere. Tra questi strumenti, le fiere digitali sono l’occasione gusta per acquisire potenziali clienti e per rafforzare il proprio branding, a patto che si eseguano strategie precise di marketing e di comunicazione. Una fiera digitale è uno spazio virtuale, quindi ad esempio una piattaforma web, in cui clienti e imprese interagiscono tramite strumenti digitali come videochiamate e chat. Quali sono i vantaggi di una fiera digitale? Vi sono tanti motivi per partecipare ad una fiera digitale. Tra questi, i costi di partecipazione sono molto più bassi rispetto alle fiere tradizionali perché non è necessario, ad esempio, spostare fisicamente materiali e prodotti né allestire stand. Il materiale promozionale può essere caricato sul sito web aziendale e scaricato dagli utenti, e i prodotti possono essere consultati dai potenziali clienti attraverso cataloghi digitali. Inoltre, non vi sono limitazioni geografiche: virtualmente si possono raggiungere prospect in qualsiasi parte del mondo, come non potrebbe succedere ad una fiera in presenza, e la concorrenza è più bassa. La vera differenza del successo di una fiera digitale risiede in un’ottima strategia per la sua preparazione. Come si prepara una fiera digitale? La presenza dell’azienda a una fiera digitale presuppone un piano di marketing ben articolato che tenga conto della piattaforma su cui si si terrà la fiera, del sito web aziendale e dei social media collegati. Il primo contatto dei potenziali clienti avviene attraverso la piattaforma in cui si svolge la fiera digitale: qui potranno visitare una pagina dedicata al business, ed essere reindirizzati al sito web e agli eventuali profili social aziendali. Dalla scheda prodotto o servizio dell’azienda al profilo LinkedIn, tutti i contenuti devono essere coerenti con l’attività di business, indicando chiaramente vantaggi e punti di forza ed esprimendo un’immagine coerente e coordinata. È inoltre importante che il sito sia facilmente navigabile ed intuitivo, e che siano chiaramente indicate le modalità per contattare l’azienda o semplicemente per chiedere informazioni. L’importanza di una strategia Il successo della partecipazione a una fiera digitale dipende in buona parte da una precisa strategia, che comprende la programmazione dei contenuti da pubblicare, la cura dell’immagine aziendale online, e strumenti che diano visibilità all’azienda anche sugli altri canali digitali. L’impegno costante nel rendere il sito aziendale aggiornato e facile da consultare, soprattutto per i dispositivi mobili, un’adeguata pianificazione dei contenuti tramite un piano editoriale e una comunicazione aziendale chiara ed efficace sono alcuni tra gli elementi che possono davvero fare la differenza sul web tra un’azienda e un’altra.
Aziende e Fiere: contributi a fondo perduto e finanziamenti di Sace Simest

Sace Simest sostiene le imprese con i finanziamenti per l’internazionalizzazione Sace Simest, il polo dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese italiane attivo dal 2016, ha messo a disposizione una serie di finanziamenti agevolati e di contributi a fondo perduto per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Tra gli strumenti previsti dal 6 agosto c’è il sostegno per la partecipazione a fiere, mostre ed eventi promozionali internazionali, sia In Italia che nei Paesi Esteri. L’importo massimo finanziabile è di 150.000 euro e il finanziamento dura 4 anni, di cui 12 mesi di preammortamento e ciascuna impresa può presentare più domande di finanziamento, in caso ad esempio di partecipazione a più fiere. A quali aziende sono rivolti i contributi e i finanziamenti? La misura è rivolta a tutte le PMI (anche sotto forma di “Rete Soggetto”) che hanno una sede legale in Italia, ma anche le MidCap, cioè le aziende con media capitalizzazione quotate in borsa, e le grandi aziende. In base al regolamento UE n. 1407/2013, sono escluse le aziende che si occupano di agricoltura, silvicoltura e pesca e attività dei mattatoi. Quali spese si possono finanziare? spese per area espositiva spese promozionali costi di iscrizione spese per consulenze relative alla partecipazione alla fiera spese logistiche. I requisiti per ricevere il finanziamento L’importo, fino a 150.000 euro per impresa, può coprire fino al 100% dell’importo messo in preventivo. L’importo comunque non può superare il 50% dei ricavi medi degli ultimi due anni, né il 15% del fatturato dell’ultimo esercizio. È possibile richiedere finanziamenti per più fiere, ma è necessario presentare una domanda per singola fiera in unico Paese, prima della data di inizio di ciascuna fiera. La durata del finanziamento e le modalità di erogazione Il finanziamento parte dalla data di richiesta presentata a SIMEST e ha una durata di 12 mesi da quando si stipula il contratto di finanziamento. La prima tranche, del 50%, si riceve entro 30 gironi dalla data di perfezionamento del contratto. La seconda entro 17 mesi. Il finanziamento dura 4 anni, di cui i primi 12 mesi riguardano gli interessi e i restanti 3 anni sono di rimborso di capitale. il 40% del finanziamento può essere concesso a fondo perduto. Il restante 60% ha un tasso di interesse agevolato: il 10% del tasso di riferimento UE. Fino al 31 agosto 2020, il tasso è di 0.089%. Come si presentano le domande? Il legale rappresentante dell’azienda scarica il modulo di richiesta dal portale del finanziamento, e appone la propria firma digitale. La fase istruttoria prevede l’invio dei documenti richiesti e la firma del contratto e delle clausole vessatorie. Dopo l’invio della documentazione necessaria e delle eventuali integrazioni richieste, SIMEST sottopone l’istruttoria al Comitato Agevolazioni che delibera sulla domanda di finanziamento.