Antincendio boschivo: come scegliere i DPI più idonei

Antincendio boschivo: come scegliere i DPI più idonei I dispositivi di protezione individuale (DPI) sono un acquisto importante nell’equipaggiamento di protezione e spesso si fa l’errore di comprare DPI non adatti o inutili per una squadra antincendio boschivo. Con una buona conoscenza tecnica dei DPI e delle normative che riguardano il loro utilizzo, però, è possibile scegliere i migliori dispositivi di protezione individuale. In questo articolo abbiamo raccolto le informazioni più utili che possano servire nell’acquisto di questi mezzi di protezione. I rischi di una squadra antincendio boschivo Le squadre antincendio boschive vengono quotidianamente esposte a diversi pericoli, e i rischi del mestiere non sono pochi. Gli operatori infatti vanno spesso incontro a traumi, ustioni di diversa entità, ferite, escoriazioni e malori di ogni genere, oltre a severi danni all’apparato respiratorio, dovuti spesso all’intossicazione dovuta ai fumi esalati dagli incendi. Non solo: spesso le squadre antincendio boschivo si trovano anche a dover fronteggiare animali, ritrovandosi con morsi e ferite sanguinanti. In questi casi, allora, è necessario scegliere accuratamente i DPI per potersi proteggere durante lo svolgimento di questo lavoro. Che requisiti devono avere i DPI per antincendio boschivo? I DPI devono proteggere il personale da contatti con fiamme o corpi e oggetti in combustione. Tramite questi dispositivi, il personale deve assicurarsi che il calore emanato dalle diverse fonti non raggiunga la superficie del corpo, ma devono anche consentire di sprigionare il calore corporeo prodotto dall’attività fisica svolta durante il servizio. Infatti, i dispositivi di protezione personale per antincendio boschivo devono consentire lo svolgimento dell’attività da parte degli operatori, devono garantire piena percezione sensoriale, libertà di movimento e non devono essere ingombranti o affaticare l’operatore. Per legge, il personale AIB è tenuto ad avere una serie di DPI adeguati a proteggere dai rischi del mestiere che si verificano spesso durante le operazioni antincendio. Quali sono i DPI per le squadre antincendio boschivo I dispositivi di protezione individuale previsti per le squadre di antincendio boschivo sono: tuta intera o completo giacca e pantalone; casco e sottocasco; scarponcini; I dispositivi in questione, secondo le normative previste dal D.L. 475/1992, devono presentare una certificazione di III categoria, ovvero destinati a tutelare da rischi di lesioni gravi a carattere permanente o morte. In più, devono presentare le seguenti certificazioni: certificazione CE; attestato di conformità dalla casa madre che ha fabbricato il prodotto; marchio CE su ogni DPI che possa essere visibile e indelebile; attestato di sorveglianza annuale per tutti i DPI di III^ categoria; codice del prodotto; anno di produzione e numero di commessa. Inoltre, i vari DPI di III^ Categoria devono avere, insieme alla marcatura CE e ai DPI cat.3, un codice numerico dell’Ente Certificatore che rilascia l’attestato. Il casco: il primo DPI da ottenere Il casco per personale antincendio boschivo deve rispettare diverse caratteristiche, ovvero: un sistema di areazione che possa essere chiuso per interventi ravvicinati con il fuoco; un peso complessivo che non superi gli 800 gr; deve essere fabbricato con materiali di altissima qualità, resistenti agli urti e alle fiamme, dunque con materiale ignifugo; deve essere previsto un piccolo scomparto per poter poggiare una torcia frontale o laterale in caso di operazioni in luoghi con scarsa visibilità; deve essere equipaggiato con bande rifrangenti; deve essere equipaggiato con una cremagliera da 52 a 66 cm; tutte le componenti accessorie del casco devono essere ignifughe; deve essere dotato di visiera trasparente che copra completamente il volto. Tuta, guanti e scarponcini Per la tuta o il completo giacca e pantaloni, è essenziale che i tessuti siano ignifughi e soprattutto non soggetti a deterioramento di questa caratteristica a seguito di lavaggi. Generalmente si preferiscono tessuti aramidici, dunque ignifughi per natura, ma ciò non significa che i capi fabbricati con tessuti diversi non siano idonei. Tuttavia, la loro efficienza ignifuga potrebbe diminuire nel tempo dunque devono essere sostituiti spesso. Invece i guanti idonei al servizio antincendio boschivo devono avere una buona resistenza al calore, un’ottima resistenza meccanica (ossia non devono potersi lacerare facilmente), devono consentire una buona manualità per l’operatore e devono avere una resistenza discreta al calore per contatto. Un altro dispositivo di vitale importanza per le squadre antincendio sono le calzature. Gli scarponcini devono proteggere gli operatori, infatti sono il dispositivo che indossano più spesso durante qualsiasi attività. Essendo il DPI più usato e per questo motivo più soggetto a usura, deve essere realizzato secondo la certificazione UNI EN ISO 15090 per le calzature per personale antincendio boschivo.
Le proprietà del legno

Le proprietà del legno La domanda di componenti, arredo e prefabbricati realizzati in legno è in costante aumento e con essa anche la richiesta di macchinari per la lavorazione del legno. Il successo di questo materiale è dovuto alle sue eccellenti proprietà: isolamento, termoregolazione, leggerezza. Il legno è igroscopico, resiste al fuoco, e funge da isolante elettrico grazie alla sua capacità di assorbire le radiazioni elettromagnetiche dei dispositivi elettronici, come i cellulari, i computer, le tv. Infine, il legno è un materiale perfetto per regolare l’umidità, assorbe quella prodotta in eccesso dall’ambiente interno e la rilascia nell’ambiente interno espandendosi leggermente. Il legno è poi un materiale molto leggero, composto da fibre resistenti che possono essere utilizzate per molteplici tipologie di costruzione. Infatti, il suo peso è di 400 kg al metro cubo contro i 2.500 kg del calcestruzzo e i 7.000 kg dell’acciaio. I vantaggi del legno: versatilità, varietà, sostenibilità Il legno è un materiale molto versatile: dalle fibre, alle travi, ai pilastri, fino ai pannelli di isolamento in sughero, il legno si presta a moltissimi usi. I prodotti realizzati in legno presentano una grande varietà sul mercato grazie anche all’esistenza di oltre 5.000 essenze legnose. Inoltre è versatile anche nelle sue finiture e nei tipi di lavorazioni poiché può essere decorato, dipinto, incollato, rivestito con vernici e cere. Infine, il legno è il materiale sostenibile per eccellenza poiché per la sua produzione sono necessari soltanto sole, aria e acqua. È un materiale rinnovabile e riciclabile, e in tutte le fasi della sua produzione fino alla posa, non rilascia nell’ambiente fibre, polveri o emissioni inquinanti. Il legno è ideale per il comfort Il legno consente di ridurre muffe e batteri e ha un’elevata efficienza energetica. Completano i pregi del legno altre caratteristiche molto importanti tra cui il fatto che sia una soluzione economica e con una elevata durabilità, è un materiale leggero, duttile e resistente. Gli studi effettuati nei paesi ad alto rischio sismico hanno rilevato che le abitazioni e le costruzioni in legno in genere sono in grado di resistere a terremoti ed altri eventi catastrofici, con danni minimi. Infatti, gli studi in questo settore hanno evidenziato che le case costruite in legno hanno la stessa durata delle case costruite con materiali tradizionali. Le possibilità di realizzare prefabbricati e di allestire cantieri semplificati grazie alla leggerezza del legno permettono di realizzare progetti anche complessi con costi di manutenzione e realizzazione molto più economici rispetto all’utilizzo di altri materiali. Il futuro del legno Con la tendenza alla dismissione della plastica, il legno diventerà sempre più importante. Di conseguenza, per chi lavora in questo settore, è fondamentale riuscire a garantire ai propri clienti un servizio di alta qualità e, affinché questo sia possibile, è indispensabile restare aggiornati sui trend di mercato, sulle novità che riguardano il settore della lavorazione del legno e i macchinari per la sua lavorazione. Uno dei metodi più efficaci per essere sempre al passo con le novità e garantire i migliori prodotti sul mercato è sicuramente partecipare alle principali fiere del settore che periodicamente si svolgono in Europa e nel mondo e che consentono di rendere visibile la propria azienda ed entrare in contatto con le eccellenze nella fornitura di macchinari per la lavorazione del legno.
Il ruolo dei camion elettrici per abbattere le emissioni su strada

Il ruolo dei camion elettrici per abbattere le emissioni su strada La mobilità elettrica e i veicoli a emissioni zero rappresentano un settore in crescita con investimenti in Europa che crescono di anno in anno. Tuttavia, quando si parla di mobilità sostenibile di veicoli elettrici, spesso si pensa soltanto agli scooter e alle autovetture private. In realtà, dal punto di vista dell’inquinamento, il trasporto merci su strada è responsabile del 22% delle emissioni di CO2. Infatti, nonostante i camion rappresentino soltanto il 2% dei veicoli in Europa, incidono in modo significativo sull’inquinamento. Quali possono essere dunque le azioni correttive? Come aumentare la presenza di camion elettrici in Europa? Obiettivo sostenibilità: in arrivo i primi camion elettrici Grazie allo sviluppo delle tecnologie i veicoli ibridi ed elettrici avranno sempre maggiore autonomia. Dal 2021 sono previste le produzioni dei primi camion elettrici in grado di arrivare fino a 400 km con una ricarica. Ma non solo: altri giganti del settore stanno progettando camion elettrici con batteria agli ioni di litio e a idrogeno, che riescono ad arrivare fino a 1000 km di autonomia. Si tratta di iniziative prese a lungo termine dai produttori, con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 1,5 °, come previsto dagli accordi di Parigi. Gli investimenti necessari per favorire lo sviluppo dei camion elettrici Per favorire lo sviluppo dei camion elettrici nell’Unione Europea è fondamentale che ci siano tre punti di ricarica: la stazione di partenza, quella di arrivo, e la colonnina pubblica. Nel 2030 le stazioni di destinazione dovrebbero essere 27.500, e vi dovrebbero essere 14.400 punti di ricarica. Quindi, i camion elettrici dovrebbero essere prevalenti in 173 nodi urbani ad alto traffico. Inoltre, è previsto un investimento annuo di 2,8 miliardi per lo sviluppo delle infrastrutture e per le stazioni di destinazione. I fondi potrebbero provenire dal recovery fund previsto per il 2021- 2025 e dagli investimenti effettuati ogni anno dall’Unione Europea, nell’ordine di 100 miliardi di euro, per le infrastrutture di trasporto. Gli strumenti e le azioni proposte Tuttavia, oltre agli investimenti previsti da parte del governo europeo, per ridurre le emissioni di anidride carbonica ed arrivare a emissioni zero entro il 2050, sarà necessario mettere in atto una serie di azioni, tra le più importanti ci saranno: La revisione del regolamento comunitario che riguarda le emissioni di anidride carbonica nei veicoli pesanti, prevista per il 2022 L’intervento delle autorità nazionali e locali per stabilire un percorso chiaro nella transizione delle consegne a zero emissioni La possibilità di utilizzare finanziamenti comunitari e nazionali, per diffondere i camion elettrici in Europa Il raddoppiamento dei nodi urbani TEN-T, che al momento sono 88 La trasformazione della direttiva AFID (Alternative Fuels Infrastructure Directive) in regolamento sulle infrastrutture a emissioni zero (Zero Emission Infrastructure Regulation – ZEIR).
Decking: tipologie di posa, realizzazione e pulizia

Decking: tutto quello che c’è da sapere Il decking è il termine anglosassone utilizzato per far riferimento a pavimenti per esterni a listoni in legno oppure in materiale composito, conosciuto anche come parquet per gli ambienti esterni. È una pavimentazione outdoor sofisticata ed elegante in grado di fornire maggiore protezione e resistenza dagli agenti atmosferici, è facile da montare e implementare in qualsiasi ambiente e superficie: sul terreno, sul cemento, su altre pavimentazioni esistenti, su guaine bituminose, sabbia e molto altro. Il suo trend di crescita infatti è molto alto anche grazie alla vasta scelta di materiali con cui è possibile installarlo e per la sua qualità intrinseca. Caratteristiche del decking Il principale materiale di fabbricazione del decking è il legno ma ciò che lo distingue dal parquet tradizionale è la sua possibilità di essere sottoposto a intemperie di ogni genere. Per questo motivo deve rispettare dei requisiti particolari, ad esempio il suo spessore deve essere pari almeno a 2 cm. I listoni che lo compongono possono essere zigrinati o lisci e generalmente viene consigliato il trattamento antiscivolo per assicurare a tutti di non scivolare anche quando è bagnato. Molto importante è anche la levigatura del decking che consente un allineamento adeguato tra i listoni ed evita la formazione di schegge. Tipologie di decking Il decking è disponibile in due formati: mattonelle e listoni. I listoni servono a rivestire superfici piuttosto ampie e si usano per i giardini, le piscine e altre superfici più ampie e sono perfetti per le forme irregolari. Le mattonelle invece, sono adatte per aree più ridotte ma è comunque consigliato applicarle in superfici più ampie, unendole ai listoni o utilizzandole per soluzioni sofisticate e decorative che mimino i motivi dei mosaici. Come pulire il decking È opportuno scegliere un decking che sia fabbricato con essenze derivanti dalle conifere, già ricche di olii essenziali che inibiscono la creazione di funghi e muffe e che tengono lontani gli insetti. Per la pulizia del decking non sono previsti accorgimenti particolari se non quello di cospargere con oli naturali i listoni prima della posa, per evitare che il sole possa far danni e rovinare il colore e la brillantezza del parquet. Per il resto, il decking può essere pulito con una spazzola per pavimenti o acqua. Decking e fiere Il decking risulta una tipologia di pavimentazione a rapida installazione anche per gli allestimenti degli stand nelle fiere e sono molte le motivazioni che potrebbero far propendere per questa tipologia di pavimento. Tuttavia, è importante riuscire a garantire un’efficienza strutturale e funzionale tenendo presente allo stesso tempo le finalità e le destinazioni d’uso del pavimento. Per questa ragione, risulta imprescindibile partecipare alle fiere e agli eventi del settore per restare sempre aggiornati sulle varie tipologie di pavimentazioni, sull’evoluzione della produzione, delle tecniche e dei materiali utilizzati e riuscire a soddisfare anche le esigenze estetiche più ambiziose.
Pavimenti in resina: caratteristiche, tipologie, pro e contro

Il pavimento in resina: le caratteristiche La resina è diventata un materiale molto utilizzato sia per gli ambienti interni che quelli esterni. Si distinguono due tipi di resina: vegetale e sintetica. La resina vegetale, prodotta da alberi e piante, è nota per le sue proprietà impermeabilizzanti e protettive. La resina sintetica, o artificiale, composta da polimeri e materiali di natura diversa, presenta le stesse caratteristiche della resina naturale e rappresenta la pavimentazione ideale per superfici ad alto calpestio o che necessitano di particolari standard igienici. Le caratteristiche del pavimento in resina Il pavimento in resina è atossico e igienico. La sua posa non prevede l’utilizzo di colle e non presenta fughe né fessure che potrebbero accumulare sporco e batteri come capita ad esempio con le piastrelle. Si posa direttamente sul pavimento esistente e perciò non sono richiesti lavori di ristrutturazione e i tempi di posa sono abbastanza rapidi: si va da poche ore a circa una settimana in base alla tipologia di resina scelta. Inoltre, ha una buona resistenza sia al calpestio che ad urti e abrasioni. Le tipologie di resina per i pavimenti Esistono varie tipologie di resina per le pavimentazioni che si differenziano per la loro composizione chimica. Di seguito le principali tipologie di resina: Resine bicomponenti: a queste resine si aggiunge un indurente che renda la resina solida. È una resina malleabile e semplice da lavorare. Resina metacrilica: si tratta di resine sintetiche ideali per uffici e grandi spazi perché una volta posate si asciugano molto in fretta (anche in poche ore). Sono atossiche e grazie alla loro forte aderenza possono essere posate anche sul cemento. Resine cementizie: a questa resina viene aggiunto il cemento in fase di miscelazione. Il risultato è una pavimentazione molto resistente e impermeabile, ideale anche da personalizzare grazie al fatto che si può lavorare con la spatola. I vantaggi e gli svantaggi di un pavimento in resina Il pavimento in resina coniuga ricercatezza nel design e alte prestazioni dal punto di vista tecnico e funzionale: è facilmente adattabile a tutti gli ambienti interni ed esterni, non richiede interventi invasivi poiché si applica sulla pavimentazione esistente, è impermeabile, duttile e idrorepellente. Tra gli svantaggi della pavimentazione in resina invece, vi possono essere: un ingiallimento dovuto all’esposizione alla luce e la possibilità che si graffi o si crepi con l’usura, soprattutto se non si presta abbastanza attenzione. Inoltre, è di fondamentale importanza verificare che non ci sia umidità sul supporto preesistente, ciò limita molto l’uso delle superfici di resina nel caso di umidità.
L’intelligenza artificiale nel settore industriale

L’intelligenza artificiale nel settore industriale Ormai è innegabile: l’intelligenza artificiale è il futuro dell’industria. Con i passi da gigante fatti in ambito di robotica e machine learning, oggi l’intelligenza artificiale spopola anche nel settore industriale, ma quali sono i suoi impieghi che la rendono così indispensabile? Intelligenza Artificiale: cos’è Sempre più popolare nella nostra vita quotidiana, l’intelligenza artificiale (spesso conosciuta con l’acronimo IA) è una branca dell’informatica che, attraverso lo sviluppo di algoritmi e con l’aiuto della linguistica computazionaleriesce a realizzare delle macchine in grado di comprendere e imitare le azioni e le reazioni di un essere umano. Le nuove tecniche di intelligenza artificiale consentono a software e macchine di portare a termine compiti simili a quelli svolti abitualmente dagli esseri umani come il riconoscimento vocale, il processo decisionale, la percezione visiva e la traduzione linguistica (non solo tra lingue diverse ma anche tra codici linguistici differenti). Con la progressiva trasformazione digitale del settore industriale, dunque, vengono sviluppate sempre più strategie in grado di ottimizzare la gestione del lavoro all’interno delle industrie, e in questo caso l’IA ha un ruolo fondamentale per incrementare positivamente questo sviluppo. L’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico, ad esempio, sono le tecnologie di cui più spesso si avvale il settore industriale, e fanno sì che data scientist e ingegneri possano sviluppare e analizzare l’enorme volume di dati presenti per la gestione e l’ottimizzazione di un’industria. In questo settore, gli scenari applicativi dell’intelligenza artificiale sono molteplici e passano sia per la fase di progettazione dei prodotti, sia per la gestione dello spazio industriale, per la manutenzione preventiva e la segnalazione di anomalie e per regolare costantemente il ritmo con cui i prodotti vengono realizzati e progettati. Come viene utilizzata l’intelligenza artificiale nel settore industriale I processi che si avvalgono dell’utilizzo dell’AI hanno luogo già nel processo di produzione: i macchinari automatizzati ad alte prestazioni lavorano in maniera più veloce e portano a termine le proprie attività in maniera più efficiente rispetto agli esseri umani. Grazie all’utilizzo della visione artificiale e delle tecnologie 3D,queste macchine sono in grado di massimizzare il processo di produzione del prodotto e funzionare per periodi di tempo molto lunghi. Anche il settore dell’assistenza ha tratto innumerevoli vantaggi dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale, implementando l’utilizzo dei chatbot per l’assistenza clienti. I chatbot sono tra le forme più avanzate di intelligenza artificiale, che grazie alle tecniche di machine learning fanno uso dell’autoapprendimento per risolvere problematiche sempre più complesse e aiutando i clienti nella risoluzione dei problemi. Ma non solo, anche il settore del trasporto industriale diventa sempre più smart grazie all’intelligenza artificiale: in diverse parti del mondo è stato implementato l’utilizzo di veicoli autonomi, ovvero mezzi di trasporto che utilizzano la guida autonoma, che sono in grado di percepire l’ambiente circostante e di muoversi senza l’interferenza di un essere umano. La gestione dei magazzini smart grazie all’IA Anche il settore delle vendite, in particolare degli e-commerce, che sta trovando diversi modi per implementare l’utilizzo l’intelligenza artificiale nella gestione dei magazzini. Naturalmente, sia l’intelligenza artificiale che la robotica hanno ancora molta strada da fare prima che riescano realmente a formulare dei pensieri in autonomia, eppure anche nel settore delle vendite ottimizzano la produttività e offrono un’esperienza completamente nuova all’interno dei magazzini. Ma come? L’uso efficiente dell’IA nel settore ecommerce aiuta più magazzini a connettersi tra i rispettivi database utilizzando servizi di cloud e consentendo di tracciare e individuare il modo più efficace per organizzare e spedire i prodotti, ma questo è solo uno delle decine di utilizzi dell’intelligenza artificiale nel settore industriale. I vantaggi dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei magazzini L’intelligenza artificiale può davvero migliorare lo svolgimento di qualsiasi operazione all’interno di un magazzino. Grazie all’IA, infatti, sono innumerevoli i vantaggi che semplificano i processi aziendali e aumentano notevolmente i margini di profitto di un’azienda. Tra i principali vantaggi vediamo: Costi più contenuti: l’incorporazione dell’IA nella gestione di un magazzino può ridurre notevolmente i costi aziendali. Dati più significativi: grazie all’analisi di mercato tramite gli algoritmi impiegati nell’intelligenza artificiale, si può riuscire a gestire meglio tutti i dati generati da un magazzino, il che è di grande aiuto per la gestione e la pianificazione delle operazioni. Aumento e ottimizzazione dell’operatività: l’utilizzo di robot automatizzati in un magazzino è una mossa molto efficace. Questi robot possono prelevare e imballare gli ordini con estrema velocità, ottimizzando i tempi di spedizione e consegna dei prodotti ai propri clienti. Gestione dell’inventario più semplice: l’intelligenza artificiale può essere utilizzata per valutare la domanda del mercato e controllare l’inventario dei prodotti in modo che non siano mai fuori produzione, se necessario. Dunque possiamo senz’altro sostenere che l’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui il magazzino moderno viene gestito. L’IA risulta oggi un mezzo indispensabile per riuscire a migliorare le operazioni all’interno dei magazzini, creando sistemi più veloci, efficienti e flessibili per le industrie.
Monopattini, scooter e bici: la mobilità diventa green

Monopattini, scooter e bici: la mobilità diventa green Con la crescente popolarità delle bici (elettriche e non) e dei monopattini nei numerosi servizi di sharing che spopolano nelle città italiane, la mobilità sostenibile sta cambiando molto velocemente. Le città d’Italia stanno sempre più spesso investendo in servizi che incoraggeranno una nuova generazione di ciclisti o, comunque, di guidatori green: un cambiamento positivo, considerando che le emissioni di carbonio sono di nuovo in aumento. Dagli incentivi ai servizi di sharing, ecco la mobilità 2.0 Grazie a queste nuove forme di mobilità green si è aperta una vera lotta al traffico unita all’amore per l’ambiente. Già dallo scorso anno, dopo l’emergenza della pandemia, diverse città in Italia hanno puntato a incentivare questi nuovi metodi di mobilità. Gli obiettivi sono due: ridurre drasticamente l’inquinamento dell’aria e diminuire il traffico stradale nelle città. Tra gli incentivi disponibili nel nostro Paese vediamo il Bonus Mobilità, contenuto nel Decreto Rilancio, che serve nell’acquisto di biciclette (tradizionali o le moderne e-bike con pedalata assistita) o altri mezzi di micromobilità elettrica, come i sempre più popolari monopattini. Questo bonus, nato nel 2020 e che si replicherà anche quest’anno, consente di risparmiare fino al 60% del valore dell’acquisto di un mezzo di micromobilità green con una somma massima di 500€ ed è disponibile per i cittadini maggiorenni residenti in città con più di 50.000 abitanti. Se non siete pronti all’acquisto di una bici o un monopattino ma non volete rinunciare alla possibilità di utilizzare questi mezzi, oggi in Italia sono disponibili anche decine di società di bike e scooter sharing. Si tratta di aziende che consentono, semplicemente scaricando una app, di utilizzare monopattini, bici e scooter elettrici. I servizi attivi oggi in Italia sono sempre di più e sono in costante crescita da quando gli incentivi per la mobilità green si sono moltiplicati, dunque è probabile che nel giro di pochi mesi anche altre città più piccole possano usufruire di queste agevolazioni. Micromobilità green: le app per usufruirne Bike ed e-bike sharing I servizi di bike sharing sono stati tra i primi a essere implementati in Europa e nella nostra penisola, tuttavia la condivisione di bici manuali ed elettriche è per tante città un’introduzione recente. L’idea vincente è quella di usufruire di servizi di free floating, ovvero dove è possibile parcheggiare la bici dove si desidera senza avere delle postazioni precise. In città come Roma è disponibile già dalla fine del 2019 una linea di biciclette elettriche di Jump by Uber, dal prezzo davvero competitivo. Noleggiarle costa 50 centesimi come sblocco iniziale e 20 centesimi al minuto, consentendo di raggiungere una velocità massima di 25 km/h, ideale per i piccoli spostamenti in città. Inoltre, nelle principali città italiane è disponibile una linea di sharing di Helbiz, che conta oltre 6000 e-bikes e monopattini e ha da poco introdotto anche un servizio di abbonamento Helbiz Unlimited, che offre la possibilità di noleggiare qualsiasi veicolo per quanto tempo si desidera, in qualsiasi città coperta dal servizio, pagando solo 29,99 euro al mese. Sulla stessa scia vediamo le bici elettriche di Mobike a Bologna che offrono la possibilità del parcheggio free floating, ma sono ormai numerosissimi i servizi di bike sharing disponibili in ogni città. Monopattini e scooter I monopattini sono tra le introduzioni più recenti, ma anche le più efficienti e amate da chi usufruisce dei servizi di sharing. Dall’avvento della pandemia, i servizi di scooter e kick scooter sharing sono letteralmente esplosi. Con la legge 160, inoltre, sono state definite le regole che li hanno resi legali nel nostro paese, rispettando alcune semplici norme di condotta, come il mantenere una velocità massima di 20 km all’ora. Tra i punti di forza vediamo gli stessi delle bici, ovvero casco non obbligatorio e patente e assicurazione non necessarie, il che li rende accessibili anche agli adolescenti. In questo caso, quasi tutti i servizi di sharing offrono la registrazione gratis e lo sblocco del mezzo di 1€, mentre il pagamento a tratta funziona in base ai minuti come per i servizi di bike sharing (con prezzi sempre molto convenienti, intorno ai 10-15 centesimi al minuto) e la modalità free floating. Tra i servizi di scooter sharing vediamo la società Hive, parte del gruppo Free Now e operativa a Torino. A Milano invece vediamo i servizi di sharing di Circ, Wind (con monopattini elettrici a lunga durata) e di Bit Mobility, azienda italiana presente anche in diverse città del nord Italia. Al sud Italia, invece, è molto popolare il servizio Helbiz e Reby, molto utilizzato nella città di Napoli.
Sicurezza sul lavoro: nuovo progetto di robotica da 5 milioni di euro per l’IIT

Sicurezza sul lavoro: nuovo progetto di robotica da 5 milioni di euro per l’IIT L’IIT, Istituto Italiano di Tecnologia, in collaborazione con l’Inail, ha avviato un progetto triennale di ricerca per migliorare la salute psicofisica dei lavoratori. Il progetto si chiama ergoCub e unisce l’ergonomia a iCub, un robot umanoide bambino che sarà la base del progetto e che è stato realizzato dall’Istituto Italiano di Tecnologia. ErgoCub prevede la realizzazione di dispositivi indossabili e di robot umanoidi da testare in ambienti di lavoro molto complessi, come ad esempio la logistica interna dei magazzini. La valutazione sarà effettuata simulando un ambiente di lavoro industriale e uno ospedaliero, riprodotti nei laboratori di Genova e di Monte Poerio Carone (Roma). Gli obiettivi di ergoCub L’avvento dell’industria 4.0 è caratterizzato dall’interazione crescente tra umani e robot. Il progetto analizza la presenza dei robot workmates, i compagni di lavoro, valutando vari aspetti nel breve e nel lungo termine con l’obiettivo di migliorare l’ambiente di lavoro, la sicurezza e l’ergonomia. Infatti, lo scopo del progetto ergoCub è realizzare sistemi in grado di monitorare i modi in cui i lavoratori si muovono per eliminare e prevenire gli infortuni al sistema muscolo-scheletrico. La prevenzione degli infortuni attraverso l’IoT e i robot I lavoratori indosseranno una tuta sensorizzata che permetterà di monitorare parametri legati alla salute psicofisica, come la frequenza respiratoria, la temperatura corporea e il battito cardiaco. I robot umanoidi saranno invece dotati di una pelle sintetica che fornisce il senso del tatto e che consente di interagire con l’ambiente in modo sicuro. La collaborazione tra Inail e l’IIT e i progetti precedenti Il progetto vede la collaborazione di Inail e IIT con tre laboratori di ricerca: l’Humanoid Sensing and Perception Lab coordinato da Lorenzo Natale, il Dynamic Interaction Control Lab, coordinato da Daniele Pucci (Responsabile di Progetto), e iCub Tech Facility coordinato da Marco Maggiali. Il progetto nasce per applicare la tecnologia dei risultati raggiunti con un progetto precedentemente finanziato dall’Unione Europea e, anche in questo caso, con la collaborazione di Inail e IIT. Il progetto si chiama AnDy, Advancing anticipatory behaviors in dynamic human-robot collaboration, e prevede l’utilizzo di una tuta sensorizzata che raccoglie i dati e li comunica ad un robot che è in grado di interpretarli e collaborare con il lavoratore intervenendo immediatamente per il supporto e anticipando il rischio di errore umano che può essere causato da movimenti ripetitivi e continui.
Magazzini automatizzati: il futuro dell’industria 4.0

Magazzini automatizzati: il futuro dell’industria 4.0 Con il costante progresso tecnologico in ambito industriale, i processi di gestione del magazzino sono sempre più efficienti e questo si traduce in numerosi vantaggi per le industrie che possono aumentare il numero di posti di lavoro per le persone, automatizzando attività manuali noiose e ottimizzando il tempo dei lavoratori. Sfruttare i processi di automazione del magazzino consente di incentivare la produttività e al contempo ridurre i costi di manodopera e migliorare la sicurezza per i lavoratori. Ad esempio, un magazziniere può far trasportare ad un robot mobile autonomo pacchi pesanti pur continuando a supervisionare il lavoro. Il robot, potrà occuparsi di spostare i prodotti dell’inventario da una parte all’altra del magazzino mentre un software potrà tenere traccia di tutti i singoli movimenti. I robot, infatti, sono in grado di migliorare notevolmente l’efficienza, la velocità e la precisionedi questi compiti, fornendo sempre migliori servizi per i produttori e i clienti. Tuttavia, l’automazione del magazzino non sempre richiede l’aiuto dei robot, e in molti casi si riferisce semplicemente all’uso di software che servono per gestire le attività manuali compiute dai magazzinieri. Dunque, i robot e gli esseri umani possono lavorare insieme per svolgere attività ripetitive e ridurre al minimo l’affaticamento e i possibili incidenti sul lavoro. Tipologie di magazzini automatizzati I magazzini automatizzati possono fare uso di diverse tecnologie, da quelle più semplici a quelle più complesse. Vediamo magazzini automatizzati come: Automazione del magazzino di base: questo tipo di processo utilizza una tecnologia semplice che serve ad assistere gli operai in attività che richiedono più lavoro manuale. Prendiamo ad esempio un nastro trasportatore intelligente o un carosello in grado di spostare gli oggetti di un magazzino da un punto a un altro: questo è il livello base di magazzino automatizzato. Automazione del sistema di gestione del magazzino: nel gradino più alto vediamo un tipo di automazione che utilizza software, machine learning, robotica e analisi dei dati per automatizzare diverse attività e procedure da portare a termine in un magazzino, ad esempio esamina tutti gli ordini che devono essere spediti in un giorno o facendo in modo che tutti gli ordini che presentano un determinato oggetto vengano spediti contemporaneamente, così da non dover fare viaggi inutili per il magazzino più volte e ottimizzando il consumo energetico. Automazione del magazzino meccanizzata: questo tipo di automazione del magazzino utilizza apparecchiature e sistemi robotici per assistere gli esseri umani nelle attività e nelle procedure di magazzino Automazione avanzata del magazzino: l’automazione avanzata del magazzino combina tecnologie sia in campo di robotica che meccanica, mettendo a punto un magazzino meccanizzato corredato di sistemi di automazione in grado di sostituire i flussi di lavoro umani ad alta intensità di manodopera. Quali magazzini sono idonei in Italia? Per comprendere appieno quali requisiti sono necessari per inserirli nello schema di incentivi promosso dal governo, occorre preliminarmente notare che, come emerge dalla circolare n. 4/E del 30 marzo dell’Agenzia delle Entrate, si considerano interconnesse solo tre tipologie di magazzini: sistemi automatici di smistamento, controllo delle scorte e dei punti di rifornimento, prelievo e stoccaggio controllati da software gestionali. magazzini automatizzati completi di traslo-elevatori o mini-pale e software di gestione del magazzino. WMS per la gestione delle missioni in/out. Requisiti dei magazzini automatizzati in Italia I magazzini automatizzati in Italia devono rispettare cinque caratteristiche: controllo effettuato tramite Computer Numerical Control o Programmable Logic Controller; la presenza di un’interfaccia uomo-macchina semplice e intuitiva; integrazione automatica con la rete di fornitura o con il sistema logistico dalla fabbrica e con altre macchine del ciclo produttivo; il rispetto dei più recenti criteri di sicurezza, salute e igiene del lavoro; interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di part program e istruzioni.