In che fase è in Italia l’automazione industriale? Quali sono i dati sul mercato dell’automazione industriale in Italia? E quali le aspettative per il prossimo futuro? Il concetto di automazione industriale non è un termine nuovo introdotto nella società: già a partire dalla fine degli anni ’50, infatti, l’industria cominciò a rendere sempre più meccanici processi che in precedenza erano affidati esclusivamente all’uomo. Nonostante questo concetto sia esploso già di diverso tempo, l’universo dell’automazione industriale continua a essere in costante evoluzione. E la pandemia non ha fatto altro che velocizzare ancora di più il questo processo, inducendo le industria a una transizione dove la remotizzazione di processi produttivi e la gestione di attività delicate da parte delle macchine sono diventate un nuovo standard. Automazione industriale in Italia, i numeri In base a quanto riportato nell’Osservatorio dell’industria italiana dell’automazione, un volume presentato da ANIE Automazione, nel 2019 il mercato dell’automazione industriale nel nostro Paese ha visto un calo dell’1,2% rispetto al 2018 nel fatturato totale, che è stato pari a 5,1 miliardi di euro. Nei sei anni precedenti tale settore non aveva mai subito una battuta d’arresto, segnando un costante trend di crescita. Secondo le statistiche di ANIE Automazione sul venduto in Italia, nel 2019 si è registrato un calo del 2,3% in confronto allo scorso anno: fra i risultati negativi vi sono gli azionamenti (-5,2%), gli encoder rotativi (-4,6%), il wireless industriale (-4,2%) e HMI (-4%). Al tempo stesso però crescono i fatturati di Scada (+9,7%), Networking industriale (+9%), IPC (+3,6%) e di RFID del +2%. La pandemia di Covid-19 ha provocato uno shock a livello globale, provocando stime al ribasso sull’evoluzione dell’economia di larga scala. Purtroppo nell’ambito dello sviluppo del manifatturiero italiano si prevede, secondo un’indagine fra i soci di ANIE, un calo di fatturato superiore all’8% per questo 2020. Nel 2021 le prospettive sono invece più rosee: l’86% di coloro che hanno risposto al sondaggio ritengono infatti che vi sarà un’inversione di tendenza e un aumento di ricavi. Automazione industriale, lo sviluppo dell’Edge Computing L’Osservatorio dell’industria italiana dell’automazione ha avuto inoltre come focus l’Edge Computing per l’industria. Si tratta di un’architettura IT che possiede una potenza di elaborazione dei dati distribuita e adatta per tecnologie mobile computing e di IoT. Questo rappresenta un mercato potenziale e in espansione. Si stima che entro il 2022 circa metà delle grandi organizzazioni faranno propri i principi dell’Edge Computing nei propri progetti. Ciò si verificherà in parte sicuramente perché entro tale anno saranno spesi 2,5 milioni di dollari ogni minuto in IoT e un milione di nuovi dispositivi IoT verrà venduto ogni minuto. Grazie a queste soluzioni le aziende e le industrie italiane hanno la possibilità di velocizzare il flusso di dati, senza avere tempi “morti” per l’elaborazione degli stessi e consentire quindi ai dispositivi intelligenti di reagire in modo istantaneo agli stimoli circostanti.
I pavimenti resilienti: cosa sono e come si trattano? Che cosa si indica con il termine pavimenti resilienti? Che caratteristiche hanno queste superfici e quali vantaggi porta la loro scelta? I pavimenti per interni tradizionali non si addicono a quegli ambienti dove viene richiesto un determinato livello di isolamento acustico oppure di coibenza termica. In questi luoghi, infatti, sono per esempio più idonei dei pavimenti resilienti. Ma che cosa sono i pavimenti resilienti e che caratteristiche hanno? Quali vantaggi comporta la scelta di questa tipologia di pavimentazione? Pavimenti resilienti, definizione e caratteristiche Il termine “resilienza” si associa a quei materiali che sono in grado di resistere alla rottura e che, dopo essere stati sottoposti a una sollecitazione, riescono a riprendere la forma originale. Come è noto questo vocabolo è entrato a far parte di un uso più comune anche in ambiti differenti fra loro, come la psicologia o l’economia. Nel mondo dei rivestimenti i pavimenti resilienti rappresentano quelle superfici che possiedono uno strato di rivestimento di materiale resiliente e hanno di conseguenza una struttura flessibile. Questi pavimenti si distinguono quindi dai pavimenti duri, come le ceramiche, il grès o i marmi. I pavimenti resilienti sono in grado di trasformare la maggior parte dell’energia meccanica prodotta dal calpestio o dall’urto in energia termica. I pavimenti resilienti si suddividono in tre grandi famiglie, ovvero: pavimenti in PVC (cloruro di Polivinile); pavimenti in Linoleum; pavimenti in Gomma. I pavimenti in PVC possono essere semiflessibili, omogenei, eterogenei, su schiuma e multistrato. La caratteristica di questi pavimenti resilienti è che il PVC come materiale è piuttosto resistente, anche se soffre se ci sono elevate fonti di calore. Il linoleum è invece un materiale di origine naturale, formato da polveri di sugero, pietra e legno uniti a resina, olio di lino e pigmenti e un supporto in juta. I pavimenti in linoleum sono molto resistenti e anche igienici. I pavimenti resilienti in gomma si contraddistinguono infine per la loro capacità di assorbire gli urti, oltre che per il fatto di essere gli unici pavimenti di questo tipo a poter essere utilizzati anche in ambienti esterni. Quali sono i vantaggi dei pavimenti resilienti? Il vantaggio principale dei pavimenti resilienti è dato dall’ottimo rapporto qualità-prezzo: questa tipologia di superfici richiede infatti una spesa media inferiore in confronto alla qualità, versatilità e adattabilità che offre. Anche il comfort acustico ed ergonomico dato da questi pavimenti rappresenta un beneficio da considerare. I pavimenti resilienti non richiedono poi un incollaggio permanente, sono facili da mettere a terra e da riposizionare. Il loro ridotto spessore, che generalmente va dai 2,5 ai 6,5 mm, costituisce un ulteriore vantaggio. Non solo: i pavimenti resilienti formati da composti plastici o plastico-minerali sono impermeabili, adatti quindi a essere usati in luoghi con un alto carico di umidità come bagni, piscine, celle frigorifere. Le superfici resilienti sono poi facili da pulire e da lavare, oltre a essere durature nel tempo e non richiedere una manutenzione periodica.
Gli aiuti delle banche per incentivare la mobilità sostenibile Uno stile di vita green e una mobilità più sostenibile sono temi cari agli italiani: ecco come le banche intervengono con finanziamenti mirati a una svolta ecosostenibile. Secondo una recente indagine di Coldiretti/Ixè le abitudini degli italiani durante la pandemia di Covid-19 sono cambiate. La popolazione della penisola si è infatti avvicinata a uno stile di vita più green e sostenibile: il 72% degli intervistati ha dichiarato di essere pronto a ridurre spostamenti in auto, scooter e motocicletta, mentre il 59% degli italiani è convinto che siano necessari quanto prima interventi radicali sullo stile di vita. Questa nuova attenzione dei cittadini del Bel Paese verso una mobilità sostenibile ha avuto ovviamente una ripercussione sull’offerta di finanziamenti ad hoc da parte delle banche. Vediamo insieme quali sono gli interventi non solo per i nuovi mezzi di trasporto ma anche per un’abitazione sempre più green. Mobilità sostenibile, i nuovi finanziamenti degli istituti di credito Oltre ai mutui green, le banche ultimamente hanno sviluppato anche una serie di soluzioni di prestiti personali per i clienti più attenti all’ambiente. Gruppo Bnp Paribas, ad esempio, ha dato vita al Prestito Green di Findomestic, un aiuto volto a sostenere interventi che vanno dall’acquisto di un veicoli ibridi o elettrici all’installazione di impianti fotovoltaici o a operazioni di domotica. Grazie a questo prestito si può finanziare un progetto o un bene materiale sostenibile fino a un massimo di 60.000 euro. Intesa San Paolo ha invece pensato a un’offerta green composta da PerTe Prestito Facile e PerTe Prestito Giovani. Si tratta di interventi che hanno lo scopo di aiutare i cittadini nel passaggio a nuova abitudini di mobilità, oltre a favorire la trasformazione della casa in un’abitazione a basso impatto ambientale. L’importo massimo del finanziamento è di 75.000 euro, con una durata del piano di rimborso fino a 10 anni. Gli under 35 poi possono godere dell’assenza di spese di incasso della rata e di oneri fiscali. Con queste offerte green di Intesa San Paolo si avranno anche a disposizione dei servizi aggiuntivi realizzati in collaborazione con società che impiegano specialisti in tematiche ambientali, che sapranno indicare, ad esempio, quali elettrodomestici green acquistare oppure i benefici energetici e fiscali derivanti dagli interventi di riqualificazione energetica. Per ogni prestito poi Intesa Sanpaolo verserà 10 euro al progetto “Diamo una casa alle api” del WWF. A tutto green, altri aiuti delle banche per la svolta sostenibile CreditExpress Green di Unicredit è invece un particolare finanziamento pensato per la casa, in particolare per aiutare i clienti negli interventi di riqualificazione energetica. L’importo è variabile in un range che va da 5 a 10.000 euro e una durata da 36 a 120 mesi. Il prestito green di Banca Sella si chiama invece Prestidea e riguarda ambiti come: riqualificazione energetica; acquisto di elettrodomestici green; interventi di sistemazione di giardini e terrazzi; spese per la mobilità sostenibile. L’importo è pari a 75.000 euro e la durata massima è di 10 anni. Bper Banca, infine, cavalca l’onda del cambiamento ecologico degli italiani con Prestito Green, un finanziamento pensato per gli acquisti che vanno dalle auto elettriche agli elettrodomestici di ultima generazione passando per gli impianti di isolamento termico. Si può chiedere un finanziamento da 1.000 a 75.000 euro, rimborsabile da un minimo di 12 a un massimo di 120 mesi.
Indice di rotazione del magazzino, cos’è e come si calcola L’indice di rotazione del magazzino è un parametro fondamentale per le aziende. Cosa rappresenta, come si calcola e come considerare questo dato? Per un’azienda avere sotto controllo le scorte del magazzino è fondamentale. Conoscere che cosa rappresenta e come si calcola l’indice di rotazione è quindi essenziale per riuscire a elaborare strategie di gestione dello stock e sapere qual è il reale valore delle merci impilate in magazzino. Cos’è l’indice di rotazione del magazzino? L’indice di rotazione del magazzino, insieme al reciproco indice di copertura, rappresenta un indicatore essenziale per la vita di un’azienda. Questo dato restituisce infatti una visione dell’andamento delle risorse del magazzino: serve, in poche parole per tenere sotto controllo le giacenze e per permettere al management di valutare se si stanno sostenendo costi di magazzino adeguati a fronte del servizio erogato ai clienti. Sia l’indice di rotazione che quello di copertura servono all’azienda per avere informazioni sulla dimensione economica del magazzino, quindi sui suoi costi. Mentre l’indice di copertura rappresenta il periodo di copertura medio garantito dalla giacenza presente mediamente in magazzino, l’indice di rotazione o “inventory turnover” rappresenta il numero di volte in cui la scorta media di un prodotto si è rinnovata completamente in un arco di tempo definito (un anno, un mese, ecc.). Grazie all’indice di rotazione è possibile quindi stabilire quanto tempo serva affinché i mezzi finanziari che sono stati investiti nei prodotti possano essere recuperati. Indice di rotazione del magazzino, come si calcola? Per calcolare l’indice di rotazione del magazzino è necessario fare il rapporto fra il costo dei beni venduti o COGS (“Cost of goods sold”) e il valore medio aggregato delle scorte o AAIV (“Average aggregate inventory value”): Indice di rotazione = COGS / AAIV Con costo di beni venduti si indica il costo annuale che un’azienda ha per la consegna della merce venduta a un cliente, senza considerare le spese amministrative o di vendita. Il valore medio aggregato rappresenta invece il valore di tutte quelle merci che l’azienda detiene in magazzino, valutate in base al costo. Come devono gestire le aziende l’indice di rotazione? Se un’azienda ha un indice di rotazione alto non è necessariamente un male: questo dato viaggia infatti in parallelo con le vendite, quindi quanta più rotazione di merci in magazzino c’è tante più vendite sono state fatte. Questo però porta ad avere dei costi di gestione elevati. In questo caso quindi, per far sì che tutto continui ad andare per il meglio, le aziende dovranno: avere una visione totale e aggiornata delle merci in magazzino avere delle scorte di sicurezza avere una preparazione degli ordini molto efficiente Al contrario, nel caso in cui l’indice di rotazione del magazzino fosse troppo basso (e quindi potrebbero esserci quantità elevate di stock in magazzino) le aziende possono adottare strategie di marketing e commerciali ad hoc, mettendo a punto sconti, svendite o offerte lampo.
Stampa 3D e aziende: binomio vincente contro la crisi La stampa 3D come risorsa interna alle aziende è un settore in forte crescita, che secondo una ricerca svolta da Reichelt Elektronik a luglio 2020 con un istituto di ricerca britannico può aiutare anche a superare i disagi dovuto alla pandemia del Covid -19. In particolare, investire in risorse per la stampa 3D permette di risparmiare sui costi e di rendere la produzione più efficiente, anche perché l’emergenza Covid-19 ha determinato ritardi nelle consegne e nella logistica. La ricerca ha coinvolto una serie di aziende del settore manifatturiero, dell’industria farmaceutica, della logistica e quelle che si occupano di sviluppo e IT, coinvolgendo nel sondaggio i manager e i dipendenti impiegati in progettazione, sviluppo e tecnologia. La stampa 3D è sempre più diffusa all’interno delle aziende La ricerca ha evidenziato che, in Europa, le aziende considerano la stampa 3D come uno standard tecnico e il 68% degli intervistati ha dichiarato di avere un reparto interno dedicato alla stampa 3D, in particolare per lo sviluppo dei prototipi. Buone notizie anche per il rendimento: il 73%, infatti, ha dichiarato di essere soddisfatto dalla stampa 3D. I vantaggi di questo tipo di stampa sono innegabili: circa il 50% degli intervistati riporta un aumento della produttività, un risparmio dei costi e lo sviluppo di nuove aree di business. Tra i filamenti per la stampa 3D la plastica resta ai primi posti I filamenti di plastica, nello specifico PETG, PLA e ABS, sono i più utilizzati, con una percentuale del 77%. Seguono i materiali compositi e i metalli, che però comportano un processo più costoso e per questo motivo sono utilizzati dal 31% del campione intervistato. Agli ultimi posti ci sono cera, ceramica, resina sintetica, e il cemento. Ma quali sono i filamenti che le aziende desidererebbero utilizzare in futuro? Il sondaggio ha rilevato che i materiali più richiesti sono silicone, legno, vetro e tessuti. I dati dimostrano che il settore della stampa 3D è in continuo sviluppo e che vi sono molte aree a migliorare, oltre alla possibilità che le aziende potrebbero stampare in proprio i loro prodotti, personalizzandoli in base alle esigenze dei clienti. Stampa 3D: gli aspetti da migliorare Tra i fattori da migliorare vi sono la lunghezza dei tempi di stampa, come dichiara il 31% degli intervistati, e la qualità dei prodotti (24%). Inoltre, i materiali per la stampa risultano ancora troppo costosi e vi sono delle difficoltà nella creazione di forme particolari. In sintesi, la ricerca suggerisce che questo settore promette bene, ma è necessario investire sul miglioramento della tecnologia informatica della stampa 3D, nelle applicazioni dei dispositivi di stampa e nella formazione del personale.
Verniciare il parquet: come fare? Il parquet è una soluzione di arredo senza tempo, grazie al fatto che il legno è un materiale vivo ed organico, piacevole al tatto, e, se trattato con i prodotti giusti, si conserva bene sia negli ambienti di lavoro che in quelli domestici. Per preservare la bellezza e, la resistenza e l’impermeabilità del parquet si ricorre ai trattamenti di finitura, che può avvenire tramite tre processi: verniciatura, oliatura, ceratura. In particolare, la verniciatura ha lo scopo di proteggere il parquet nel tempo, mantenendolo al riparo ad esempio da acqua, fuoco e sporco, e di renderlo più facile da pulire. La verniciatura del parquet: i requisiti delle vernici Esistono requisiti specifici in base al campo di utilizzo. Negli ambienti pubblici ad esempio, è necessario optare per vernici che offrono elevata resistenza al fuoco, o che ne rallentano la propagazione, in linea con la normativa europea UNI EN 13501, e che aumentino la resistenza del legno al calpestio quotidiano. In generale, un prodotto verniciante va scelto in base a determinate caratteristiche. Potere coprente: la capacità della vernice di coprire la porosità del legno lasciandone comunque intravedere le venature . Adesione: la capacità di aderire al legno o alla finitura sottostante. Penetrazione: la capacità di entrare nei pori. Pot – Life: la durata del prodotto bicomponente dal momento della preparazione della miscela in un secchio chiuso. Distensione: la capacità di distendersi creando uno stato uniforme. Vanno inoltre considerati i tempi di essicazione, che tengono conto di vari fattori come la possbilità di applicare uno strato di vernice successivo, la possibilità di carteggiare, e l’indurimento completo, cioè la fase finale in cui lo strato è indurito del tutto. I difetti delle fasi di verniciatura del parquet e come risolverli La verniciatura del parquet è un processo con varie fasi: carteggiatura, stuccatura, preparazione del fondo, e per finire la verniciatura vera e propria, in cui si applicano almeno due mani di prodotto. Durante queste fasi possono vi possono essere difetti. Eccone alcuni. Puntinatura: i puntini si possono creare durante la fase finale della verniciatura, se non sono stati rimossi con cura i residui della carteggiatura. Per evitare questo difetto estetico è utile passare un aspirapolvere o un panno elettrostatico prima di applicare la vernice. Sfogliatura: se non si effettua una carteggiatura corretta tra una mano e l’altra di venice, può capitare che questi strati si stacchino. Schivatura: se la superficie da trattare presenta tracce di siliconi o di oli, la vernice non aderisce perfettamente. Per questo motivo è fondamentale pulire con cura il fondo prima di applicare la vernice. Può capitare inoltre che la vernice non distenda alla perfezione: ciò avviene quando si utilizza poco prodotto rispetto alla superficie da trattare oppure quando le temperature superano i 30 gradi. Infine, se la vernice non si riesce a carteggiare anche dopo il tempo di asciugatura indicato, è probabile che l’ambiente sia troppo umido. Il consiglio è di lasciar arieggiare il locale o utilizzare un deumidificatore.
Il pellet: combustibile pulito ed ecologico Tra i combustibili per il riscaldamento, il pellet risulta sempre più utilizzato grazie ai suoi innegabili vantaggi, alla sostenibilità ambientale e al fatto che le termostufe a pellet, rispetto a prima, sono diventate eleganti e belle mantenendo la loro funzionalità e potendo integrarsi in qualsiasi ambiente. Il pellet è un materiale pulito, ecologico e con un elevato potere calorifico. Ma di che si tratta? Che cos’è il pellet Il pellet è un combustibile naturale al 100% perché si produce dagli scarti del legno non trattato. Il legno viene ridotto in segatura, sottoposto ad essiccazione e poi pressato in piccoli cilindri. Non contiene colle né solventi chimici e resta compatto grazie alla lignina, un componente naturale del legno. Il pellet si vende in genere in sacchi da 15 kg ed ha un costo molto conveniente rispetto ad altri combustibili come la legna o il gas. Quali sono i vantaggi del pellet? Il pellet, in particolare quello di qualità elevata, è ecologico. Rispetta l’ambiente, gli interni e anche la salute, perché non rilascia sostanze volatili nocive nell’ambiente e pertanto può essere scelto anche per soggetti delicati, allergici, anziani o bambini. Il pellet è inoltre un combustibile con un rendimento più efficiente del 90% rispetto ai combustibili più utilizzati. Per questo motivo, a parità di prezzo, fornisce un livello di calore più elevato. La comodità del pellet risiede anche nella sua conservazione, poiché rispetto alla legna si vende in sacchetti sigillati, che pesano di meno e richiedono lavoro e spazio inferiore per la loro conservazione, oltre al fatto che non contengono altre sostanze o detriti come può capitare con il legno. Le stufe a pellet Il mercato offre oggi molte tipologie di stufe a pellet per riscaldare ambienti di varie metrature, dagli ambienti privati fino agli uffici, e grazie alla canalizzazione dell’aria calda è possibile riscaldare anche gli ambienti in cui la stufa non è presente. Una stufa a pellet riscalda l’ambiente in modo immediato rispetto ai termosifoni ed è programmabile; si possono decidere l’accensione, lo spegnimento, il livello di temperatura desiderata e i modelli più recenti ne permettono anche la gestione da remoto, ad esempio con una app sul proprio smartphone. In questo modo è possibile creare il calore perfetto in casa senza essere fisicamente presenti. Inoltre, il pellet produce poca polvere e poca cenere e per questo motivo la manutenzione e la pulizia e delle stufe sono più semplici rispetto ai camini o alle stufe a legna.
Taglio laser per i metalli: come funziona? Il taglio laser per i metalli permette di creare molte tipologie di oggetti, grazie al fatto che il metallo è uno dei materiali che meglio si presta a questo tipo di lavorazione. Ma come funziona il taglio laser? In generale, la radiazione elettromagnetica del laser viene indirizzata sul metallo da tagliare tramite una lente. Il taglio vero e proprio nel metallo si ottiene tramite un ugello alimentato da un flusso di gas coassiale. Il taglio laser è un procedimento fondamentale in moltissimi settori, tra cui automotive, arti grafiche, settore medicale, ma anche settori artigianali come la lavorazione del legno e la personalizzazione tessile. Le diverse tipologie di taglio in base al gas utilizzato In base al tipo di gas utilizzato esistono diverse tipologie di tagli laser: taglio laser a fibra, taglio laser CO2, taglio laser a diodo. Di questi, il taglio laser a fibra è uno dei più precisi, che permette di realizzare oggetti complessi senza passaggi ulteriori, come gli ingranaggi delle biciclette, grazi al fatto che il fascio del laser fibra è più fine e più stretto rispetto agli altri gas. Il taglio laser CO2, a base di una miscela di biossido di carbonio, offre un rendimento molto elevato anche su lamiere spesse. Il taglio laser con diodo è tra i più veloci, fino al 15% in più rispetto al laser in fibra, e garantisce un consumo energetico inferiore perché il rapporto tra la potenza sviluppata e quella utilizzata per il taglio è inferiore del 50% rispetto alle altre due tipologie. Macchine per il taglio laser: come sono fatte? Le macchine per il taglio laser, o laser cutter, sono macchine a controllo numerico (CNC), cioè azionate grazie ad un software presente su di un computer. Esistono diverse tipologie di macchine laser, ma tutte sono composte da un oscillatore, un sistema di assi, e una struttura schermata. L’oscillatore, anche chiamato testa di taglio, riceve il raggio laser che viene convogliato attraverso una lente e ridotto ad un raggio molto sottile. Il sistema di assi, che può anche essere robotizzato, regge la testa di taglio, mentre la struttura schermata è necessaria per la protezione dei lavoratori. Taglio laser 2D, 3D, del tubo: le caratteristiche e gli utilizzi Il taglio laser 2D è molto utilizzato per ottenere sagome da una figura piana. In genere, è utilizzato su fogli di lamiera che poi saranno stampati, imbottiti, piegati. Il taglio laser 3D permette di ottenere dei prodotti finito o semilavorati, in una fase successiva alla piegatura, alla stampa e all’imbottitura delle lamiere. È molto utilizzato nel settore automotive. Il taglio laser del tubo prevede che la testa di taglio sia posta in modo assiale rispetto ad un tubo inserito in un mandrino. per questo tipo di taglio è fondamentale regolare in modo preciso la potenza in base al tubo per non danneggiarlo.
Auto e ciclomotori elettrici e ibridi: un settore in crescita Il 2020 sembra l’anno giusto per passare alle auto elettriche o ibride. Vi sono infatti contributi nazionali, regionali e locali per l’acquisto, anche sotto forma di locazione finanziaria, di auto e ciclomotori elettrici o ibridi e di veicoli euro 6. La diffusione di questo tipo di veicoli in Italia è ancora bassa, ma i dati parlano di un settore in crescita. In Italia, infatti, da giugno 2018 a giugno 2019 le auto elettriche sono aumentate di oltre il 53%, e le auto ibride addirittura dell’84%. Gli incentivi all’acquisto: l’ecobonus del Governo Nell’ambito della Legge di Bilancio 2019, il Ministero dello Sviluppo Economico ha istituito l’Ecobonus. Si tratta di una serie di contributi per acquistare veicoli a emissioni ridotte. La misura di sostegno consente l’acquisto, anche in locazione finanziaria, dei seguenti veicoli: Veicoli fino a 8 posti, nuovi con emissioni di CO2 entro i 60 g/km, con prezzo di listino inferiore a 50mila euro, IVA esclusa e optional compresi; Ciclomotori e motocicli nuovi, ibridi o elettrici. I contributi possono arrivare fino a 6.000 euro in caso di rottamazione di un veicolo Euro 4 o inferiore e fino a 4.000 euro per un acquisto senza rottamazione. Gli incentivi all’acquisto: le regioni e i comuni L’Ecobonus previsto dal governo si può cumulare con una serie di incentivi all’acquisto di auto elettriche messi a disposizione da alcune regioni e comuni del Nord e Centro Italia. Ecco una breve panoramica. Milano Il comune di Milano ha previsto degli incentivi per i propri residenti che rottamano veicoli benzina fino a Euro 2 e diesel fino a Euro 5: gli importo variano in base al tipo di veicoli che si acquista: auto elettriche, ibride, ma anche alimentate con metano, GPL, e veicoli benzina Euro 6. In particolare, per l’acquisto di auto elettriche sono previsti incentivi fino a 9.600 euro, e per le ibride fino a 6.0000 euro. Veneto e Friuli-Venezia Giulia In Veneto si possono ricevere fino a 10.500 euro rottamando un veicolo benzina fino a Euro 3 e Diesel fino a Euro 5. Il Friuli-Venezia Giulia prevede un incentivo di 1.500 euro anche per le vetture usate, oltre a incentivi fino a 11.000 euro per le nuove immatricolazioni. Valle d’Aosta e Piemonte Incentivi fino a 12.000 euro per i privati che acquistano auto elettriche o ibride in Valle d’Aosta. In Piemonte si possono ottenere sconti fino a 16.000 euro per le imprese che rottamano i veicoli Euro 1 benzina e fino a Euro 4 Diesel. Sardegna e Umbria In Sardegna, incentivi per le imprese fino a 21.000 euro per l’acquisto di veicoli nuovi. L’Umbria prevede incentivi fino a 4.000 euro per l’acquisto di auto elettriche da parte dei residenti di Narni e Terni.
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