L’intelligenza artificiale nel settore industriale Ormai è innegabile: l’intelligenza artificiale è il futuro dell’industria. Con i passi da gigante fatti in ambito di robotica e machine learning, oggi l’intelligenza artificiale spopola anche nel settore industriale, ma quali sono i suoi impieghi che la rendono così indispensabile? Intelligenza Artificiale: cos’è Sempre più popolare nella nostra vita quotidiana, l’intelligenza artificiale (spesso conosciuta con l’acronimo IA) è una branca dell’informatica che, attraverso lo sviluppo di algoritmi e con l’aiuto della linguistica computazionaleriesce a realizzare delle macchine in grado di comprendere e imitare le azioni e le reazioni di un essere umano. Le nuove tecniche di intelligenza artificiale consentono a software e macchine di portare a termine compiti simili a quelli svolti abitualmente dagli esseri umani come il riconoscimento vocale, il processo decisionale, la percezione visiva e la traduzione linguistica (non solo tra lingue diverse ma anche tra codici linguistici differenti). Con la progressiva trasformazione digitale del settore industriale, dunque, vengono sviluppate sempre più strategie in grado di ottimizzare la gestione del lavoro all’interno delle industrie, e in questo caso l’IA ha un ruolo fondamentale per incrementare positivamente questo sviluppo. L’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico, ad esempio, sono le tecnologie di cui più spesso si avvale il settore industriale, e fanno sì che data scientist e ingegneri possano sviluppare e analizzare l’enorme volume di dati presenti per la gestione e l’ottimizzazione di un’industria. In questo settore, gli scenari applicativi dell’intelligenza artificiale sono molteplici e passano sia per la fase di progettazione dei prodotti, sia per la gestione dello spazio industriale, per la manutenzione preventiva e la segnalazione di anomalie e per regolare costantemente il ritmo con cui i prodotti vengono realizzati e progettati. Come viene utilizzata l’intelligenza artificiale nel settore industriale I processi che si avvalgono dell’utilizzo dell’AI hanno luogo già nel processo di produzione: i macchinari automatizzati ad alte prestazioni lavorano in maniera più veloce e portano a termine le proprie attività in maniera più efficiente rispetto agli esseri umani. Grazie all’utilizzo della visione artificiale e delle tecnologie 3D,queste macchine sono in grado di massimizzare il processo di produzione del prodotto e funzionare per periodi di tempo molto lunghi. Anche il settore dell’assistenza ha tratto innumerevoli vantaggi dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale, implementando l’utilizzo dei chatbot per l’assistenza clienti. I chatbot sono tra le forme più avanzate di intelligenza artificiale, che grazie alle tecniche di machine learning fanno uso dell’autoapprendimento per risolvere problematiche sempre più complesse e aiutando i clienti nella risoluzione dei problemi. Ma non solo, anche il settore del trasporto industriale diventa sempre più smart grazie all’intelligenza artificiale: in diverse parti del mondo è stato implementato l’utilizzo di veicoli autonomi, ovvero mezzi di trasporto che utilizzano la guida autonoma, che sono in grado di percepire l’ambiente circostante e di muoversi senza l’interferenza di un essere umano. La gestione dei magazzini smart grazie all’IA Anche il settore delle vendite, in particolare degli e-commerce, che sta trovando diversi modi per implementare l’utilizzo l’intelligenza artificiale nella gestione dei magazzini. Naturalmente, sia l’intelligenza artificiale che la robotica hanno ancora molta strada da fare prima che riescano realmente a formulare dei pensieri in autonomia, eppure anche nel settore delle vendite ottimizzano la produttività e offrono un’esperienza completamente nuova all’interno dei magazzini. Ma come? L’uso efficiente dell’IA nel settore ecommerce aiuta più magazzini a connettersi tra i rispettivi database utilizzando servizi di cloud e consentendo di tracciare e individuare il modo più efficace per organizzare e spedire i prodotti, ma questo è solo uno delle decine di utilizzi dell’intelligenza artificiale nel settore industriale. I vantaggi dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei magazzini L’intelligenza artificiale può davvero migliorare lo svolgimento di qualsiasi operazione all’interno di un magazzino. Grazie all’IA, infatti, sono innumerevoli i vantaggi che semplificano i processi aziendali e aumentano notevolmente i margini di profitto di un’azienda. Tra i principali vantaggi vediamo: Costi più contenuti: l’incorporazione dell’IA nella gestione di un magazzino può ridurre notevolmente i costi aziendali. Dati più significativi: grazie all’analisi di mercato tramite gli algoritmi impiegati nell’intelligenza artificiale, si può riuscire a gestire meglio tutti i dati generati da un magazzino, il che è di grande aiuto per la gestione e la pianificazione delle operazioni. Aumento e ottimizzazione dell’operatività: l’utilizzo di robot automatizzati in un magazzino è una mossa molto efficace. Questi robot possono prelevare e imballare gli ordini con estrema velocità, ottimizzando i tempi di spedizione e consegna dei prodotti ai propri clienti. Gestione dell’inventario più semplice: l’intelligenza artificiale può essere utilizzata per valutare la domanda del mercato e controllare l’inventario dei prodotti in modo che non siano mai fuori produzione, se necessario. Dunque possiamo senz’altro sostenere che l’intelligenza artificiale sta trasformando il modo in cui il magazzino moderno viene gestito. L’IA risulta oggi un mezzo indispensabile per riuscire a migliorare le operazioni all’interno dei magazzini, creando sistemi più veloci, efficienti e flessibili per le industrie.
Monopattini, scooter e bici: la mobilità diventa green Con la crescente popolarità delle bici (elettriche e non) e dei monopattini nei numerosi servizi di sharing che spopolano nelle città italiane, la mobilità sostenibile sta cambiando molto velocemente. Le città d’Italia stanno sempre più spesso investendo in servizi che incoraggeranno una nuova generazione di ciclisti o, comunque, di guidatori green: un cambiamento positivo, considerando che le emissioni di carbonio sono di nuovo in aumento. Dagli incentivi ai servizi di sharing, ecco la mobilità 2.0 Grazie a queste nuove forme di mobilità green si è aperta una vera lotta al traffico unita all’amore per l’ambiente. Già dallo scorso anno, dopo l’emergenza della pandemia, diverse città in Italia hanno puntato a incentivare questi nuovi metodi di mobilità. Gli obiettivi sono due: ridurre drasticamente l’inquinamento dell’aria e diminuire il traffico stradale nelle città. Tra gli incentivi disponibili nel nostro Paese vediamo il Bonus Mobilità, contenuto nel Decreto Rilancio, che serve nell’acquisto di biciclette (tradizionali o le moderne e-bike con pedalata assistita) o altri mezzi di micromobilità elettrica, come i sempre più popolari monopattini. Questo bonus, nato nel 2020 e che si replicherà anche quest’anno, consente di risparmiare fino al 60% del valore dell’acquisto di un mezzo di micromobilità green con una somma massima di 500€ ed è disponibile per i cittadini maggiorenni residenti in città con più di 50.000 abitanti. Se non siete pronti all’acquisto di una bici o un monopattino ma non volete rinunciare alla possibilità di utilizzare questi mezzi, oggi in Italia sono disponibili anche decine di società di bike e scooter sharing. Si tratta di aziende che consentono, semplicemente scaricando una app, di utilizzare monopattini, bici e scooter elettrici. I servizi attivi oggi in Italia sono sempre di più e sono in costante crescita da quando gli incentivi per la mobilità green si sono moltiplicati, dunque è probabile che nel giro di pochi mesi anche altre città più piccole possano usufruire di queste agevolazioni. Micromobilità green: le app per usufruirne Bike ed e-bike sharing I servizi di bike sharing sono stati tra i primi a essere implementati in Europa e nella nostra penisola, tuttavia la condivisione di bici manuali ed elettriche è per tante città un’introduzione recente. L’idea vincente è quella di usufruire di servizi di free floating, ovvero dove è possibile parcheggiare la bici dove si desidera senza avere delle postazioni precise. In città come Roma è disponibile già dalla fine del 2019 una linea di biciclette elettriche di Jump by Uber, dal prezzo davvero competitivo. Noleggiarle costa 50 centesimi come sblocco iniziale e 20 centesimi al minuto, consentendo di raggiungere una velocità massima di 25 km/h, ideale per i piccoli spostamenti in città. Inoltre, nelle principali città italiane è disponibile una linea di sharing di Helbiz, che conta oltre 6000 e-bikes e monopattini e ha da poco introdotto anche un servizio di abbonamento Helbiz Unlimited, che offre la possibilità di noleggiare qualsiasi veicolo per quanto tempo si desidera, in qualsiasi città coperta dal servizio, pagando solo 29,99 euro al mese. Sulla stessa scia vediamo le bici elettriche di Mobike a Bologna che offrono la possibilità del parcheggio free floating, ma sono ormai numerosissimi i servizi di bike sharing disponibili in ogni città. Monopattini e scooter I monopattini sono tra le introduzioni più recenti, ma anche le più efficienti e amate da chi usufruisce dei servizi di sharing. Dall’avvento della pandemia, i servizi di scooter e kick scooter sharing sono letteralmente esplosi. Con la legge 160, inoltre, sono state definite le regole che li hanno resi legali nel nostro paese, rispettando alcune semplici norme di condotta, come il mantenere una velocità massima di 20 km all’ora. Tra i punti di forza vediamo gli stessi delle bici, ovvero casco non obbligatorio e patente e assicurazione non necessarie, il che li rende accessibili anche agli adolescenti. In questo caso, quasi tutti i servizi di sharing offrono la registrazione gratis e lo sblocco del mezzo di 1€, mentre il pagamento a tratta funziona in base ai minuti come per i servizi di bike sharing (con prezzi sempre molto convenienti, intorno ai 10-15 centesimi al minuto) e la modalità free floating. Tra i servizi di scooter sharing vediamo la società Hive, parte del gruppo Free Now e operativa a Torino. A Milano invece vediamo i servizi di sharing di Circ, Wind (con monopattini elettrici a lunga durata) e di Bit Mobility, azienda italiana presente anche in diverse città del nord Italia. Al sud Italia, invece, è molto popolare il servizio Helbiz e Reby, molto utilizzato nella città di Napoli.
Sicurezza sul lavoro: nuovo progetto di robotica da 5 milioni di euro per l’IIT L’IIT, Istituto Italiano di Tecnologia, in collaborazione con l’Inail, ha avviato un progetto triennale di ricerca per migliorare la salute psicofisica dei lavoratori. Il progetto si chiama ergoCub e unisce l’ergonomia a iCub, un robot umanoide bambino che sarà la base del progetto e che è stato realizzato dall’Istituto Italiano di Tecnologia. ErgoCub prevede la realizzazione di dispositivi indossabili e di robot umanoidi da testare in ambienti di lavoro molto complessi, come ad esempio la logistica interna dei magazzini. La valutazione sarà effettuata simulando un ambiente di lavoro industriale e uno ospedaliero, riprodotti nei laboratori di Genova e di Monte Poerio Carone (Roma). Gli obiettivi di ergoCub L’avvento dell’industria 4.0 è caratterizzato dall’interazione crescente tra umani e robot. Il progetto analizza la presenza dei robot workmates, i compagni di lavoro, valutando vari aspetti nel breve e nel lungo termine con l’obiettivo di migliorare l’ambiente di lavoro, la sicurezza e l’ergonomia. Infatti, lo scopo del progetto ergoCub è realizzare sistemi in grado di monitorare i modi in cui i lavoratori si muovono per eliminare e prevenire gli infortuni al sistema muscolo-scheletrico. La prevenzione degli infortuni attraverso l’IoT e i robot I lavoratori indosseranno una tuta sensorizzata che permetterà di monitorare parametri legati alla salute psicofisica, come la frequenza respiratoria, la temperatura corporea e il battito cardiaco. I robot umanoidi saranno invece dotati di una pelle sintetica che fornisce il senso del tatto e che consente di interagire con l’ambiente in modo sicuro. La collaborazione tra Inail e l’IIT e i progetti precedenti Il progetto vede la collaborazione di Inail e IIT con tre laboratori di ricerca: l’Humanoid Sensing and Perception Lab coordinato da Lorenzo Natale, il Dynamic Interaction Control Lab, coordinato da Daniele Pucci (Responsabile di Progetto), e iCub Tech Facility coordinato da Marco Maggiali. Il progetto nasce per applicare la tecnologia dei risultati raggiunti con un progetto precedentemente finanziato dall’Unione Europea e, anche in questo caso, con la collaborazione di Inail e IIT. Il progetto si chiama AnDy, Advancing anticipatory behaviors in dynamic human-robot collaboration, e prevede l’utilizzo di una tuta sensorizzata che raccoglie i dati e li comunica ad un robot che è in grado di interpretarli e collaborare con il lavoratore intervenendo immediatamente per il supporto e anticipando il rischio di errore umano che può essere causato da movimenti ripetitivi e continui.
Magazzini automatizzati: il futuro dell’industria 4.0 Con il costante progresso tecnologico in ambito industriale, i processi di gestione del magazzino sono sempre più efficienti e questo si traduce in numerosi vantaggi per le industrie che possono aumentare il numero di posti di lavoro per le persone, automatizzando attività manuali noiose e ottimizzando il tempo dei lavoratori. Sfruttare i processi di automazione del magazzino consente di incentivare la produttività e al contempo ridurre i costi di manodopera e migliorare la sicurezza per i lavoratori. Ad esempio, un magazziniere può far trasportare ad un robot mobile autonomo pacchi pesanti pur continuando a supervisionare il lavoro. Il robot, potrà occuparsi di spostare i prodotti dell’inventario da una parte all’altra del magazzino mentre un software potrà tenere traccia di tutti i singoli movimenti. I robot, infatti, sono in grado di migliorare notevolmente l’efficienza, la velocità e la precisionedi questi compiti, fornendo sempre migliori servizi per i produttori e i clienti. Tuttavia, l’automazione del magazzino non sempre richiede l’aiuto dei robot, e in molti casi si riferisce semplicemente all’uso di software che servono per gestire le attività manuali compiute dai magazzinieri. Dunque, i robot e gli esseri umani possono lavorare insieme per svolgere attività ripetitive e ridurre al minimo l’affaticamento e i possibili incidenti sul lavoro. Tipologie di magazzini automatizzati I magazzini automatizzati possono fare uso di diverse tecnologie, da quelle più semplici a quelle più complesse. Vediamo magazzini automatizzati come: Automazione del magazzino di base: questo tipo di processo utilizza una tecnologia semplice che serve ad assistere gli operai in attività che richiedono più lavoro manuale. Prendiamo ad esempio un nastro trasportatore intelligente o un carosello in grado di spostare gli oggetti di un magazzino da un punto a un altro: questo è il livello base di magazzino automatizzato. Automazione del sistema di gestione del magazzino: nel gradino più alto vediamo un tipo di automazione che utilizza software, machine learning, robotica e analisi dei dati per automatizzare diverse attività e procedure da portare a termine in un magazzino, ad esempio esamina tutti gli ordini che devono essere spediti in un giorno o facendo in modo che tutti gli ordini che presentano un determinato oggetto vengano spediti contemporaneamente, così da non dover fare viaggi inutili per il magazzino più volte e ottimizzando il consumo energetico. Automazione del magazzino meccanizzata: questo tipo di automazione del magazzino utilizza apparecchiature e sistemi robotici per assistere gli esseri umani nelle attività e nelle procedure di magazzino Automazione avanzata del magazzino: l’automazione avanzata del magazzino combina tecnologie sia in campo di robotica che meccanica, mettendo a punto un magazzino meccanizzato corredato di sistemi di automazione in grado di sostituire i flussi di lavoro umani ad alta intensità di manodopera. Quali magazzini sono idonei in Italia? Per comprendere appieno quali requisiti sono necessari per inserirli nello schema di incentivi promosso dal governo, occorre preliminarmente notare che, come emerge dalla circolare n. 4/E del 30 marzo dell’Agenzia delle Entrate, si considerano interconnesse solo tre tipologie di magazzini: sistemi automatici di smistamento, controllo delle scorte e dei punti di rifornimento, prelievo e stoccaggio controllati da software gestionali. magazzini automatizzati completi di traslo-elevatori o mini-pale e software di gestione del magazzino. WMS per la gestione delle missioni in/out. Requisiti dei magazzini automatizzati in Italia I magazzini automatizzati in Italia devono rispettare cinque caratteristiche: controllo effettuato tramite Computer Numerical Control o Programmable Logic Controller; la presenza di un’interfaccia uomo-macchina semplice e intuitiva; integrazione automatica con la rete di fornitura o con il sistema logistico dalla fabbrica e con altre macchine del ciclo produttivo; il rispetto dei più recenti criteri di sicurezza, salute e igiene del lavoro; interconnessione ai sistemi informatici di fabbrica con caricamento da remoto di part program e istruzioni.
Mobilità sostenibile: i finanziamenti a disposizione Oggi, la mobilità sostenibile aiuta a ridurre notevolmente l’impatto ambientale. I mezzi di trasporto non sostenibili, al contrario, contribuiscono in maniera significativa al cambiamento climatico e sono stati per decenni una delle prime fonti di inquinamento globale. Tuttavia, oltre all’incremento dell’impiego di mezzi di trasporto green come le biciclette e i monopattini elettrici anche i treni, gli autobus e le auto elettriche si stanno trasformando per diminuire significativamente le emissioni di CO2 e rendere le nostre città più vivibili. E oggi ci si sta muovendo in quest’ottica anche per tutto ciò che riguarda i bandi per la mobilità sostenibile: si tratta infatti di un settore così ampio e versatile che a beneficiarne possono essere davvero tutti, dai privati alle imprese senza dimenticare anche la pubblica amministrazione. Ma di cosa si tratta? Tra gli incentivi più noti all’impiego del trasporto pubblico vediamo il bonus viaggio e il bonus taxi: due forme di finanziamenti dedicati a tutte le persone con difficoltà motoria, ma non solo. Queste misure sono rivolte anche a tutte quelle famiglie più colpite dalla crisi, in quanto questo voucher è in grado di coprire le spese per il trasporto consentendo di usufruire sia di taxi che di auto a noleggio con conducente. Il termine di fruizione del buono viaggio è stato esteso fino al 30 giugno 2021 dal decreto Milleproroghe. I bonus italiani per la mobilità sostenibile La mobilità elettrica, in particolare, è una delle tecnologie green che hanno avuto più successo in Italia. Uno dei principali benefici legati alla mobilità elettrica è che, non emettendo gas tossici, migliora notevolmente la qualità della vita dell’uomo. A beneficiarne è anche l’ambiente, in quanto i veicoli elettrici non presentano motori a combustione ed evitano così l’emissione di tonnellate di gas serra. In Italia, le città principali hanno già compiuto un passo verso la mobilità sostenibile: Milano, Venezia, Napoli,Firenze, Bologna e Torino vedono circa il 40% dei propri abitanti muoversi a piedi e utilizzando il trasporto pubblico o tramite mezzi sostenibili come bici, tram, treni e bus elettrici o con auto elettriche, monopattini e bici. I bandi per la mobilità sostenibile in Italia In Valle d’Aosta sono diversi i bonus istituiti per promuovere la mobilità sostenibile. La regione ha deciso di focalizzare la propria attenzione principalmente sui contributi a fondo perduto, impiegandoli per l’acquisto di alcune importanti categorie di veicoli sostenibili, come ad esempio biciclette a pedalata assistita, veicoli a bassa emissione sia nuovi che usati, con mezzi di trasporto che riducono di molto l’impatto ambientale producendo emissioni di CO2 estremamente ridotte, inferiori a 70 grammi per chilometro. Allo stesso tempo, vediamo l’acquisto di device per la mobilità personale che sfruttano l’energia elettrica come i famosissimi hoverboard, i monopattini elettrici e i segway, così come i monowheel e infine, naturalmente, anche delle stazioni di ricarica domestica. Questi incentivi sono rivolti sia ai soggetti privati che agli enti pubblici e locali non dipendenti dalla regione. Inoltre, per quanto riguarda i bandi per la mobilità sostenibile in ambito di pubblica amministrazione, il Ministero dell’Ambiente ha stanziato numerosi fondi per gli scuolabus. In tutta Italia, nei comuni con meno di 50mila abitanti, oggi è possibile richiedere per gli studenti dei contributi per il trasporto scolastico con mezzi di trasporto elettrici e ibridi. Questo bando vede stanziati circa 20 milioni di euro per coprire non solo le spese per l’acquisto di mezzi di trasporto ibridi o elettrici, ma anche per le spese tecniche della progettazione, della collocazione e dell’acquisto delle colonnine per la ricarica dei veicoli a energia elettrica, e per le attività di promozione del servizio del trasporto scolastico. La Regione del Lazio, in particolare, ha sviluppato il progetto “school ride” per evitare il sovraffollamento sui mezzi di trasporto pubblici in tempi di pandemia, rendendo così disponibili dei voucher taxi gratuiti per il personale scolastico, sia per docenti che per il personale ATA degli istituti scolastici della capitale. Il voucher vale circa 12,50 euro/a corsa ed è possibile utilizzarlo per un massimo di due corse al giorno verso la scuola dove lavora il beneficiario. In Lombardia, invece, sono stati stanziati 5 milioni per incentivare la mobilità sostenibile grazie alla realizzazione di diverse stazioni di ricarica per tutti i veicoli a energia elettrica. I vantaggi del passaggio a mezzi di trasporto sostenibili non si fermano solo ad auto e moto. Il Governo, infatti, oggi prevede anche diversi bonus per l’acquisto di monopattini e biciclette elettriche, agevolazioni che arrivano anche fino al 60% della spesa con un tetto massimo di 500 euro. Tutto da inoltrare entro il 31 dicembre 2021. Possiamo dunque affermare che la mobilità elettrica sta facendo passi da gigante per il cittadino, rendendo le nostre città sempre più innovative e green e salvaguardando la salute dell’uomo e dell’ambiente.
Trend che stanno trasformando la gestione della catena logistica Il processo di globalizzazione mondiale ha portato a un complessivo aumento della concorrenza tra le aziende, creando nuovi equilibri ma anche affrontando sempre più spesso situazioni di crisi provocate dall’uomo e dalla natura. In questo panorama, la logistica ha acquisito un ruolo fondamentale, ed è diventata uno dei settori più apprezzati per aumentare la competitività tra le aziende e acquisire sempre più clienti. Di conseguenza, le spese in questo settore sono sempre più in crescita. Gli enormi passi compiuti nella tecnologia e il costante aumento di e-commerce di successo ha fatto sì che l’eccellenza del settore logistico di un’attività di commercio venga considerato come un elemento imprescindibile della strategia di marketing aziendale. Come è cambiato il commercio negli ultimi anni Già prima della pandemia il settore degli e-commerce era notevolmente in crescita rispetto a quello della vendita al dettaglio tradizionale, ma l’avvento del Covid-19 ha accelerato ancora di più questa tendenza. Dal punto di vista della logistica 2.0, la crescita degli e-commerce ha portato numerosi cambiamenti. In prima istanza, è aumentato il numero generale di vendite di un’azienda, e ciò ha fatto sì che venissero implementate nuove tecnologie in grado di ottimizzare ogni singolo step della catena logistica, come ad esempio le operazioni di ritiro degli articoli in vendita, grazie all’incremento dell’utilizzo di robot e intelligenza artificiale. La competitività tra le aziende: come cambia insieme alla logistica Con l’aumento degli e-commerce e delle vendite al dettaglio, la concorrenza sta diventando sempre più intensa e i cambiamenti nel settore delle vendite avvengono sempre più velocemente e in maniera repentina. Pertanto, avere una buona catena logistica è di vitale importanza nel processo di produttività di un’azienda. Questo è stato, per lungo tempo, un metodo efficace per le aziende per competere e garantire, allo stesso tempo, un servizio di alta qualità ai propri clienti. Le diverse nuove applicazioni nell’ambito della logistica, dunque, devono migliorare il proprio servizio mantenendo al contempo bassi i costi della catena di montaggio e di distribuzione di un’azienda. Automazione, IoT e robotica: le nuove frontiere della logistica globale Quando parliamo di logistica e la associamo a settori come quelli della robotica o dell’IA, una delle domande che più spesso ci si pone riguarda principalmente il livello di automatizzazione dei processi della catena logistica. Dunque, sarà possibile avere servizi di montaggio e distribuzione totalmente automatizzati? Avremo camion guidati autonomamente? Questo processo di automazione totale della catena di montaggio è ancora piuttosto lontano, nonostante diverse aziende stiano già investendo verso questa prospettiva. Tuttavia, si prevede che ci vogliano ancora diversi anni di sperimentazione prima che si possano vedere mezzi di trasporto merci totalmente autonomi. Oggi l’intelligenza artificiale viene spesso utilizzata per ottimizzare la pianificazione della fornitura di merci all’interno di un’azienda. Nella pianificazione della fornitura, infatti, ci sono diversi parametri che influenzano notevolmente la progettazione della catena di montaggio. Ad esempio, sono particolarmente importanti i tempi di consegna. Più sono lunghi e più vengono inevitabilmente influenzati altri parametri che fanno sì che gli equilibri aziendali si alterino e debbano poi essere adeguatamente ristabiliti per ottenere un determinato indice di gradimento da parte dei clienti di un’azienda. Anche il settore della sensoristica è essenziale per tutto ciò che riguarda la catena logistica. I sensori, tramite la connessione a Internet, possono fornire dati che possono essere utilizzati dalle applicazioni della catena di fornitura. Incrementando l’utilizzo di sensori e implementando l’utilizzo di dispositivi IoT, verrà automaticamente prodotto un ricco flusso di dati che invierà segnali in tempo reale che possono essere controllati affinché ogni step della catena logistica sia portato a termine senza errori, ed eventualmente comunicando ogni guasto o anomalia presente nella catena di montaggio.
Azienda digitale: l’Italia ancora agli ultimi posti I dati evidenziati dal DESI, Digital Economy and Society Index, un indice della Commissione Europea che misura i progressi dei paesi in termini di digitalizzazione, indicano che la digitalizzazione delle PMI in Italia è agli ultimi posti: le PMI italiane occupano infatti la posizione 26 su 28. Le PMI sono il tessuto economico del nostro Paese, basti pensare che in Italia sono oltre 200.000 e coprono più del 40% del fatturato. Per questo motivo, è importante intraprendere i percorsi più consoni che portino all’integrazione delle tecnologie digitali nelle piccole e medie imprese. La crisi economica generata dalla pandemia del COVID-19 ha sicuramente creato un impulso in alcuni percorsi di digitalizzazione, in particolare per ciò che riguarda lo smart working e le vendite online, ma si è trattato di un approccio causato dall’emergenza, quindi reattivo e non di una decisione strategica che rivedesse i modelli di business. L’importanza dei canali online per le PMI in Italia La chiusura dei punti vendita fisici ha portato molte PMI italiane a vendere i propri prodotti online. Tuttavia, anche se l’80% di queste aziende possiede un sito web, la maggior parte di loro non ha implementato il commercio sul proprio sito ma si è affidata a piattaforme di terzi. Inoltre, sono ancora poche le aziende italiane che hanno capito come sfruttare le potenzialità degli investimenti pubblicitari online, in particolare per ciò che riguarda i social media. Le PMI italiane, forse per fattori culturali, sostengono ancora spese pubblicitarie su canali tradizionali, come tv e radio, oppure la carta stampata. Si tratta di una sorta di ritardo digitale che deve essere colmato. Suggerimenti per accelerare la digitalizzazione nel nostro paese La spinta alla digitalizzazione dovrebbe partire dai vertici aziendali in modo tale da favorire lo sviluppo e il potenziamento delle competenze digitali in azienda. Successivamente è necessario capire quali sono i settori aziendali che possono beneficiare delle tecnologie digitali, ad esempio la produzione, le risorse umane, la sicurezza informatica. Gli strumenti digitali possono apportare dei vantaggi anche per ciò che riguarda i rapporti tra clienti, partner e fornitori. La trasformazione culturale deve partire dai vertici aziendali Secondo gli studi, il 90% dei vertici aziendali considera necessario innovare e applicare processi di digitalizzazione nelle aziende. Tuttavia, vi sono ancora alcuni errori strategici. Tra i più importanti vi sono quelli legati all’investimento in digitale che è in calo o invariato rispetto agli anni scorsi, la mancata conoscenza degli incentivi per le PMI previsti dal governo e progetti che non sono mirati a riorganizzare gli interi processi aziendali. Come favorire le competenze digitali necessarie in azienda? È necessaria una trasformazione culturale, che porti alla diffusione e al miglioramento delle competenze digitali del personale che lavora in azienda e, per essere efficace, deve coinvolgere anche gli enti pubblici e le grandi imprese. Al momento, infatti, le PMI in generale non hanno un proprio reparto interno dedicato alla Digital Innovation e preferiscono affidarsi ad agenzie esterne. Quali sono le competenze e le tecnologie digitali ideali per le PMI? Le competenze digitali necessarie alle PMI comprendono il cloud computing, l’analisi e la gestione dei dati che permettono di ricavare informazioni strategiche per migliorare i risultati aziendali, la sicurezza informatica, e le applicazioni di IoT. Inoltre, è importante implementare la fatturazione elettronica tra i privati e i sistemi di pagamento digitali, come ad esempio i pagamenti tramite smartphone o con portafoglio elettronico.
Automazione integrata in azienda: di che si tratta? Gli sviluppi dell’automazione industriale, facilitati dalla digitalizzazione e dalla collaborazione crescente tra uomo e macchina, hanno portato all’automazione integrata. Negli impianti produttivi, l’automazione integrata è un’interconnessione, sia in senso orizzontale tra le macchine, sia in senso verticale tra i vari settori della fabbrica e la filiera produttiva. Sono integrati i sistemi gestionali e le informazioni che riguardano il processo produttivo grazie al fatto che i dati sono digitalizzati, controllati e disponibili in tempo reale. Grazie all’automazione integrata, i macchinari collaborano tra di loro e nell’ambiente, migliorando la produzione e i processi. Come può funzionare al meglio l’interazione tra uomo e macchina in azienda? Un’integrazione efficace prevede che i ruoli di uomo e macchina siano complementari e che l’ambiente garantisca la sicurezza, sia per i lavoratori che riguardo all’affidabilità dei dati. In un impianto in cui c’è integrazione, gli umani devono svolgere compiti di creatività, che offrono un valore aggiunto, e decisionali. Le macchine, a loro volta, possono essere molto efficaci nello svolgimento di compiti ripetitivi o faticosi per gli umani e potenzialmente pericolosi, come gli spostamenti nel settore logistico. Inoltre, l’automazione integrata, con le tecnologie più recenti, oltre a svolgere compiti fisici e ripetitivi, permette anche di offrire i dati in tempo reale riguardo ai processi e agli stati della produzione. In questo modo, gli umani possono apportare miglioramenti decisivi, in termini di eliminazione degli sprechi, ottimizzazione dei processi, e in definitiva nell’offerta di un servizio o un prodotto di qualità superiore per i consumatori finali. I vantaggi dell’automazione integrata per le produzioni personalizzate L’automazione integrata può offrire dei vantaggi in particolare negli impianti flessibili, cioè in quelli in cui è possibile convertire rapidamente la produzione, per adattarsi a esigenze di personalizzazione, oppure alla produzione di diversi tipi di beni o servizi in breve tempo. L’automazione integrata permette di ridurre il time to market, e di produrre rapidamente ciò che serve, grazie al fatto che i processi produttivi possono essere trasformati rapidamente. L’automazione in questi impianti permette di avere in tempo reale informazioni e dati che permettono agli umani di configurare gli impianti in modo corretto, aumentare l’efficienza, e offrire al cliente un servizio personalizzato. L’importanza di raccogliere i dati giusti Nelle Smart Factory, in cui i processi beneficiano dell’automazione integrata, il lavoro umano riguarda soprattutto la capacità di prendere decisioni adeguate in base al contesto, ma queste decisioni devono poggiare su un sistema efficace della gestione dei dati: è qui che entra in campo la digitalizzazione e gli ultimi sviluppi dell’automazione, che riguarda la machine based analytics. Nello specifico, i dati che riguardano i processi dell’azienda sono raccolti da un insieme di macchine, con il rischio di creare un corpus di dati difficile da gestire perché non è stato selezionato correttamente all’inizio. È importante quindi che, oltre alla capacità di calcolo e di gestione di una grande quantità di dati in breve tempo, tipica delle macchine, vi siano delle competenze a livello umano che permettano di sapere come utilizzare le informazioni ricevute, e come ricavarne dei benefici per migliorare i processi. L’obiettivo finale di un’automazione integrata è l’offerta di servizi innovativi, l’aumento del valore aggiunto per i consumatori, e in conclusione di una crescita a livello aziendale.
Il valore nascosto delle foreste per la produzione di energia pulita In Italia la superficie boschiva è in aumento, ma per poter generare energia elettrica si potrebbe sfruttare la parte biodegradabile ricavata dalla manutenzione delle foreste. Gli scarti del legno, infatti, possono essere trasformati attraverso l’utilizzo di determinate tecnologie e impianti ed essere utilizzati per produrre energia elettrica e termica. In questo modo, lo scarto diventa una risorsa evitando il tradizionale conferimento in discarica di quella parte di rifiuti che invece può essere riutilizzata e valorizzata. La conseguenza diretta di questa azione è la capacità di produzione di energia h24. Ridurre le emissioni di CO2 grazie al legno Le foreste, tramite la loro folta vegetazione, rilasciano ossigeno e catturano anidride carbonica assorbendo il 30% di quella emessa, contribuendo così a ridurre drasticamente la concentrazione nell’atmosfera e a combattere il riscaldamento globale. Gli edifici e il settore dell’edilizia sono responsabili del 39% di tutte le emissioni di CO2 nel mondo, dunque, in Europa, sarebbe sufficiente il 10% di case costruite in legno in più per emettere il 25% in meno di anidride carbonica. Infatti, un metro cubo di legno imprigiona 1 tonnellata di CO2, rispetto a un metro cubo di cemento che ne sprigiona 2,5, una casa in legno fa risparmiare circa 50 tonnellate di CO2. Utilizzare il legno rispettando l’ambiente Molti potrebbero domandarsi come si può far uso del legno senza arrecare danno alla foresta. La risposta è molto semplice. Si può utilizzare il legno degradato oppure pezzatura che risulta essere inadeguata per altri usi, come ad esempio: cimali, potature, legno da espianti o da pulizie e sistemazioni o sottoprodotti come residui di segheria. Tutti materiali che, per la necessità di smaltimento, costituirebbero un problema e spesso un costo per la collettività e che invece rappresenta un’importante risorsa secondo il principio dell’economia circolare. In più, la parte biodegradabile ricavata dalla manutenzione dei boschi e dai residui organici delle attività agricole e agroindustriale costituisce biomassa solida, di conseguenza se ne può ricavare energia elettrica pulita. Come funziona il prelievo di biomassa forestale? Le operazioni principali per il prelievo di biomassa forestale a fini energetici, comprendono sia interventi selvi-colturali in boschi governati a fustaia, cioè quelli in cui gli alberi si lasciano crescere attraverso il prelievo degli assortimenti minori, comunemente lasciati in bosco in seguito a interventi di taglio degli assortimenti forestali maggiori, sia attraverso interventi in boschi governati a ceduo, cioè quelli dove gli alberi vengono periodicamente tagliati. In considerazione di ciò che è stato detto fino ad ora, è possibile affermare che l’attività di manutenzione forestale contribuisce alla produzione di energia elettrica pulita, occupazione, gettito fiscale, prevenzione del rischio di incendi incontrollati e illegali del materiale abbandonato e presidio attivo contro il dissesto idrogeologico. Quale sarà il futuro della lavorazione del legno? Con la dismissione della plastica da parte di molti paesi, il legno sta diventando sempre più un materiale importante sia per quanto riguarda la costruzione di prefabbricati che la produzione di pannelli in legno. Nei prossimi anni, si prevede un aumento degli investimenti nella tecnologia e nella automazione, con strumenti sempre più precisi per la lavorazione del legno. Di fondamentale importanza sarà restare aggiornati sulle tendenze del mercato, informandosi e recandosi alle fiere di settore.
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