I comparti

Attrezzature equipaggiamento dei Vigili del Fuoco: la divisa La composizione delle divise dei Vigili del Fuoco è regolamentata dal Ministero dell’Interno. Le divise sono composte da elmo protettivo, sottocaschi, berretti, maglie ignifughe, giubbe, pantaloni e accessori come i guanti, le calze, le calzature da intervento e da completi specifici, come il completo da pioggia e il completo da intervento antifiamma e, in base alla qualifica VVF, si distinguono vari fregi. Il tessuto della divisa dei Vigili del Fuoco In base alle normative di sicurezza, le divise sono realizzate con tessuto di viscosa e fibra aramidica. La fibra aramidica permette a chi la indossa di proteggersi dal calore, ed è un tessuto naturalmente ignifugo, per questo motivo non deve essere trattato con agenti ignifughi esterni, che potrebbero diventare tossici in caso di calore intenso. Questo tipo di fibra non si attacca alla pelle, non si fonde, e non gocciola. L’elmo protettivo e il sotto casco dei Vigili del Fuoco L’elmo è costituito da cinque elementi fondamentali: una calotta esterna, una contro calotta, una semi calotta, una visiera trasparente, e uno schermo riflettente. La calotta esterna è convessa e realizzata in kevlar. La contro calotta interna è realizzata in EPS, e la semi calotta è in ABS. Inoltre, l’elmo è completato da una bardatura di protezione. La visiera trasparente permette di proteggere gli occhi mentre lo schermo riflettente, a scomparsa, permette di avvicinarsi a fonti di calore intense. Infine, ogni elmo è dotato di un sistema di radiocomunicazione, di illuminazione, e di una serie di protezioni per le spalle e il collo. Il sotto casco, come la maglia, è realizzato con fibra aramidica, e protetto da una fibra antistatica, che ricopre la testa completamente. La maglia e la giubba protettiva dei Vigili del Fuoco In base alle normative di sicurezza, la maglia ignifuga è verde scuro e aperta davanti con una cerniera, ed è composta al 50% di fibra aramidica, al 25% in viscosa, il restante 25% in lana. Anche la giubba è realizzata in fibra aramidica ed è antistatica. La giubba riporta i fregi da braccio. Gli accessori: i guanti e le calzature da intervento I guanti arrivano fino alla metà dell’avambraccio, sono elasticizzati sul dorso e sono realizzati con tessuti ignifughi. Hanno tre strati funzionali. Le calzature da intervento sono invece realizzate in pelle nera, hanno una cerniera al centro e si possono regolare grazie a ferma corde e lacci, hanno il puntale di protezione per le dita, la suola in gomma antiscivolo e una lamina in acciaio per evitare le perforazioni. I fregi da braccio I fregi sono presenti sulla giubba e sono di colore diverso in base alla qualifica. Ecco i principali: Fregio Unicef: questo fregio ha uno sfondo azzurro, e il simbolo dell’Unicef affiancato dal simbolo dell’Unione Europea. È apposto sulla giubba sul lato sinistro. Fregio identificativo del nome: sul lato destro della giubba sul pettorale si trova invece il nome del vigile del fuoco. Fregio identificativo del Comando: questo fregio, che identifica il comando, si trova sul pettorale sul lato sinistro della giubba.

Turismo: in crescita il carbon free La mobilità sostenibile non è un concetto che interessa soltanto le industrie e i centri urbani ma di recente anche il turismo. Come riportano i dati raccolti dal dossier CovidLanes di Legambiente del 2020, c’è un crescente aumento di richieste di spostamenti carbon free in tutto il territorio nazionale. Nel 2020 sono stati realizzati in Italia circa 200 km di nuove piste ciclabili, e sono aumentate anche le colonnine di ricarica dei veicoli elettrici. L’aumento di veicoli elettrici In Toscana Il programma europeo Life + 2016 ha permesso di finanziare un’iniziativa, la Life for Silver Coast, che prevede per tutti i turisti di Orbetello, Monte argentario e Isola del Giglio una serie di servizi carbon free per l’estate 2021. Tra questi vi è lo sharing elettrico tra cui, ad esempio, bici elettriche, auto elettriche e scooter elettrici. Grazie a un totale di 54 unità elettriche, sarà possibile visitare le aree non raggiunte dal servizio pubblico grazie alla condivisione di questi veicoli. Le proposte dei big player dei trasporti Le grandi case automobilistiche si sono attivate in soccorso al turismo italiano potenziando le infrastrutture cittadine. Molte case automobilistiche prevedono infatti la realizzazione di guide online e cartacee dedicate alla mobilità sostenibile nelle città italiane più importanti. La proposta prevede l’esplorazione di itinerari turistici e culturali a bordo di auto elettriche ma anche l’installazione di punti di ricarica elettrica proprio nei punti di interesse menzionati dalle guide. Infine, le aziende italiane che sviluppano e producono prodotti per la micro-mobilità elettrica territoriale possono dare un valido aiuto in Italia per installare le colonnine e per riparare le biciclette elettriche. Si tratta di servizi fondamentali per le strutture ricettive italiane, che possono migliorare la propria offerta turistica installando le ricariche nelle loro proprietà. Le iniziative green del Comune di Milano Il dossier di Legambiente, tuttavia, non riporta dati positivi per tutte le città italiane, e tra queste, purtroppo, Milano è al secondo posto nella classifica delle città che superano le soglie limite delle emissioni inquinanti. Per questo motivo l’associazione Legambiente Lombardia, in collaborazione con il progetto europeo Sharing Cities, ha proposto ai milanesi una sfida tramite i social che invita a non utilizzare l’auto almeno per una settimana. Le iniziative milanesi proseguono inoltre con un bando regionale della Lombardia, a cui il Comune di Milano partecipa, per sviluppare le infrastrutture per la ricarica elettrica, e per l’installazione di colonnine di ricarica sia nei parcheggi di interscambio che in un centro di cottura di Milano Ristorazione. A Milano ci sono al momento un totale di 300 punti di ricarica, e l’iniziativa prevede l’installazione di altri 170 punti di ricarica.

LIGNA.Innovation Network: focus sul tema bioedilizia   La Bioedilizia esercita un impatto positivo sulla qualità dell’ambiente e sulla vita delle persone. Apprezzata a tutte le latitudini, è oggi uno dei settori trainanti del comparto delle costruzioni. Il 5° rapporto «Edilizia in Legno» (a cura del Centro Studi di Federlegno Arredo, novembre 2020) sottolinea i record del mercato nazionale. Il comparto ha chiuso il 2019 facendo registrare un fatturato complessivo di 1,35 miliardi di EUR (+2,3% rispetto all’anno precedente) e un incremento del 20% sul fronte delle esportazioni. Oggi, più del 60% del legno immesso sul mercato è destinato al settore delle costruzioni. I valori crescono soprattutto in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna – le Regioni con il più alto numero di nuovi edifici realizzati secondo i criteri della bioedilizia. Anche le tecniche di costruzione non mancano di stupire. Alcuni operatori ricorrono a tecnologie avanzatissime, che consentono di assemblare le case come con il Lego a partire da pezzi stampati in 3D; altri si affidano a sistemi di costruzione antichi e rodati come il Blockhaus – una tecnica dell’età del bronzo il cui elemento fondante è un blocco di travi in legno massiccio, tagliate su misura e unite con incastro a pettine. Altri ancora si affidano a materiali dalla fortissima carica innovativa, come il legno trasparente. LIGNA.Forum digital, in calendario dal 27 al 28 settembre prossimi, dedicherà ampio spazio al tema bioedilizia attraverso Prefab Building Processes: un programma che metterà a confronto le aziende produttrici di macchine per la lavorazione del legno e che permetterà a key player internazionali di presentare le ultime novità e le innovazioni più recenti.

Industria 4.0: i nuovi trend dell’industrial connectivity Le nuove frontiere della connettività aziendale sono fondamentali per promuovere la trasformazione digitale delle nostre società, determinando il futuro dell’industria 4.0. Ma quali sono le nuove tecnologie così essenziali allo sviluppo industriale del nuovo millennio? Le tendenze principali vedono l’implementazione delle tecnologie IT e IoT, del 5G e human augmentation. IoT e 5G: la nuova connettività nell’industria 4.0 La connettività industriale è fondamentale per la trasformazione digitale ed è la chiave per il futuro dell’industria 4.0. Grazie all’ausilio delle tecnologie IoT e 5G che si muovono in sinergia per promuovere lo sviluppo di industrie sempre più tecnologiche, è possibile procedere con la modernizzazione degli impianti, la creazione di un’infrastruttura complessa e ottimizzare così la produzione. Gli ambiti applicativi della connettività industriale che utilizza il 5G partono proprio dalle industrie intelligenti che hanno implementato l’automazione dei processi aziendali, e che per questo motivo hanno bisogno di una connessione veloce e performante per tutto il loro tempo di attività. Per soddisfare questi requisiti, le industrie devono implementare più reti connesse tra loro. Il 5G sembra essere la risposta perfetta a questa esigenza: una connessione stabile, veloce e ad ampio raggio in grado di rendere i macchinari aziendali performanti e instancabili. Una motivazione che spinge ad adottare il 5G è legata ai benefici che ne deriveranno per l’IoT industriale, ad esempio una bassa latenza, che permetterà di ottimizzare e concentrare i tempi di attività aziendali. Quando parliamo di IoT (Internet of Things), il termine include tutti i dispositivi che non solo sono connessi a Internet, ma comunicano anche tra di loro. Quindi, l’Internet of Things è costituito da una rete di dispositivi, sensori, smartphone e portali web in grado di poter rendere un’azienda più efficiente sotto ogni punto di vista e, se coniugato con l’automazione e il 5G, può esprimere il massimo delle sue potenzialità. Network Slicing Se parliamo di 5G non possiamo non menzionare il network slicing, ovvero la suddivisione del network in sezioni, il che fa sì che alcune di queste “parti” siano destinate ai compiti aziendali automatizzati che richiedono performance molto alte e tempi di latenza molto bassi. A questo punto, le parti restanti possono essere indirizzate verso mansioni meno pesanti, che richiedono una performance più bassa e un tempo di latenza più alto. Human augmentation: come aumentare la produttività aziendale La human augmentation si focalizza sulla creazione di miglioramenti fisici e cognitivi del corpo umano grazie alla collaborazione tra scienza e tecnologia e fa riferimento a tutte quelle tecnologie che migliorano la produttività umana. Tuttavia, non è sufficiente la tecnologia per diventare un’azienda “digital-first”. Una delle principali sfide che si dovranno affrontare nei prossimi anni riguarda l’approccio antropocentrico in cui le tecnologie svolgeranno un ruolo importante ma non potranno sostituire le azioni dell’uomo. Per questa ragione si fa riferimento alla “human augmentation”, la tecnologia dovrà affiancare gli operatori, aiutandoli nel compiere operazioni ripetitive, pericolose e complesse ma non potrà sostituirli.

Antincendio boschivo: come scegliere i DPI più idonei I dispositivi di protezione individuale (DPI) sono un acquisto importante nell’equipaggiamento di protezione e spesso si fa l’errore di comprare DPI non adatti o inutili per una squadra antincendio boschivo. Con una buona conoscenza tecnica dei DPI e delle normative che riguardano il loro utilizzo, però, è possibile scegliere i migliori dispositivi di protezione individuale. In questo articolo abbiamo raccolto le informazioni più utili che possano servire nell’acquisto di questi mezzi di protezione. I rischi di una squadra antincendio boschivo Le squadre antincendio boschive vengono quotidianamente esposte a diversi pericoli, e i rischi del mestiere non sono pochi. Gli operatori infatti vanno spesso incontro a traumi, ustioni di diversa entità, ferite, escoriazioni e malori di ogni genere, oltre a severi danni all’apparato respiratorio, dovuti spesso all’intossicazione dovuta ai fumi esalati dagli incendi. Non solo: spesso le squadre antincendio boschivo si trovano anche a dover fronteggiare animali, ritrovandosi con morsi e ferite sanguinanti. In questi casi, allora, è necessario scegliere accuratamente i DPI per potersi proteggere durante lo svolgimento di questo lavoro. Che requisiti devono avere i DPI per antincendio boschivo? I DPI devono proteggere il personale da contatti con fiamme o corpi e oggetti in combustione. Tramite questi dispositivi, il personale deve assicurarsi che il calore emanato dalle diverse fonti non raggiunga la superficie del corpo, ma devono anche consentire di sprigionare il calore corporeo prodotto dall’attività fisica svolta durante il servizio. Infatti, i dispositivi di protezione personale per antincendio boschivo devono consentire lo svolgimento dell’attività da parte degli operatori, devono garantire piena percezione sensoriale, libertà di movimento e non devono essere ingombranti o affaticare l’operatore. Per legge, il personale AIB è tenuto ad avere una serie di DPI adeguati a proteggere dai rischi del mestiere che si verificano spesso durante le operazioni antincendio. Quali sono i DPI per le squadre antincendio boschivo I dispositivi di protezione individuale previsti per le squadre di antincendio boschivo sono: tuta intera o completo giacca e pantalone; casco e sottocasco; scarponcini; I dispositivi in questione, secondo le normative previste dal D.L. 475/1992, devono presentare una certificazione di III categoria, ovvero destinati a tutelare da rischi di lesioni gravi a carattere permanente o morte. In più, devono presentare le seguenti certificazioni: certificazione CE; attestato di conformità dalla casa madre che ha fabbricato il prodotto; marchio CE su ogni DPI che possa essere visibile e indelebile; attestato di sorveglianza annuale per tutti i DPI di III^ categoria; codice del prodotto; anno di produzione e numero di commessa. Inoltre, i vari DPI di III^ Categoria devono avere, insieme alla marcatura CE e ai DPI cat.3, un codice numerico dell’Ente Certificatore che rilascia l’attestato. Il casco: il primo DPI da ottenere Il casco per personale antincendio boschivo deve rispettare diverse caratteristiche, ovvero: un sistema di areazione che possa essere chiuso per interventi ravvicinati con il fuoco; un peso complessivo che non superi gli 800 gr; deve essere fabbricato con materiali di altissima qualità, resistenti agli urti e alle fiamme, dunque con materiale ignifugo; deve essere previsto un piccolo scomparto per poter poggiare una torcia frontale o laterale in caso di operazioni in luoghi con scarsa visibilità; deve essere equipaggiato con bande rifrangenti; deve essere equipaggiato con una cremagliera da 52 a 66 cm; tutte le componenti accessorie del casco devono essere ignifughe; deve essere dotato di visiera trasparente che copra completamente il volto. Tuta, guanti e scarponcini Per la tuta o il completo giacca e pantaloni, è essenziale che i tessuti siano ignifughi e soprattutto non soggetti a deterioramento di questa caratteristica a seguito di lavaggi. Generalmente si preferiscono tessuti aramidici, dunque ignifughi per natura, ma ciò non significa che i capi fabbricati con tessuti diversi non siano idonei. Tuttavia, la loro efficienza ignifuga potrebbe diminuire nel tempo dunque devono essere sostituiti spesso. Invece i guanti idonei al servizio antincendio boschivo devono avere una buona resistenza al calore, un’ottima resistenza meccanica (ossia non devono potersi lacerare facilmente), devono consentire una buona manualità per l’operatore e devono avere una resistenza discreta al calore per contatto. Un altro dispositivo di vitale importanza per le squadre antincendio sono le calzature. Gli scarponcini devono proteggere gli operatori, infatti sono il dispositivo che indossano più spesso durante qualsiasi attività. Essendo il DPI più usato e per questo motivo più soggetto a usura, deve essere realizzato secondo la certificazione UNI EN ISO 15090 per le calzature per personale antincendio boschivo.

Le proprietà del legno La domanda di componenti, arredo e prefabbricati realizzati in legno è in costante aumento e con essa anche la richiesta di macchinari per la lavorazione del legno. Il successo di questo materiale è dovuto alle sue eccellenti proprietà: isolamento, termoregolazione, leggerezza. Il legno è igroscopico, resiste al fuoco, e funge da isolante elettrico grazie alla sua capacità di assorbire le radiazioni elettromagnetiche dei dispositivi elettronici, come i cellulari, i computer, le tv. Infine, il legno è un materiale perfetto per regolare l’umidità, assorbe quella prodotta in eccesso dall’ambiente interno e la rilascia nell’ambiente interno espandendosi leggermente. Il legno è poi un materiale molto leggero, composto da fibre resistenti che possono essere utilizzate per molteplici tipologie di costruzione. Infatti, il suo peso è di 400 kg al metro cubo contro i 2.500 kg del calcestruzzo e i 7.000 kg dell’acciaio. I vantaggi del legno: versatilità, varietà, sostenibilità Il legno è un materiale molto versatile: dalle fibre, alle travi, ai pilastri, fino ai pannelli di isolamento in sughero, il legno si presta a moltissimi usi. I prodotti realizzati in legno presentano una grande varietà sul mercato grazie anche all’esistenza di oltre 5.000 essenze legnose.  Inoltre è versatile anche nelle sue finiture e nei tipi di lavorazioni poiché può essere decorato, dipinto, incollato, rivestito con vernici e cere. Infine, il legno è il materiale sostenibile per eccellenza poiché per la sua produzione sono necessari soltanto sole, aria e acqua. È un materiale rinnovabile e riciclabile, e in tutte le fasi della sua produzione fino alla posa, non rilascia nell’ambiente fibre, polveri o emissioni inquinanti. Il legno è ideale per il comfort Il legno consente di ridurre muffe e batteri e ha un’elevata efficienza energetica. Completano i pregi del legno altre caratteristiche molto importanti tra cui il fatto che sia una soluzione economica e con una elevata durabilità, è un materiale leggero, duttile e resistente. Gli studi effettuati nei paesi ad alto rischio sismico hanno rilevato che le abitazioni e le costruzioni in legno in genere sono in grado di resistere a terremoti ed altri eventi catastrofici, con danni minimi. Infatti, gli studi in questo settore hanno evidenziato che le case costruite in legno hanno la stessa durata delle case costruite con materiali tradizionali. Le possibilità di realizzare prefabbricati e di allestire cantieri semplificati grazie alla leggerezza del legno permettono di realizzare progetti anche complessi con costi di manutenzione e realizzazione molto più economici rispetto all’utilizzo di altri materiali. Il futuro del legno Con la tendenza alla dismissione della plastica, il legno diventerà sempre più importante. Di conseguenza, per chi lavora in questo settore, è fondamentale riuscire a garantire ai propri clienti un servizio di alta qualità e, affinché questo sia possibile, è indispensabile restare aggiornati sui trend di mercato, sulle novità che riguardano il settore della lavorazione del legno e i macchinari per la sua lavorazione. Uno dei metodi più efficaci per essere sempre al passo con le novità e garantire i migliori prodotti sul mercato è sicuramente partecipare alle principali fiere del settore che periodicamente si svolgono in Europa e nel mondo e che consentono di rendere visibile la propria azienda ed entrare in contatto con le eccellenze nella fornitura di macchinari per la lavorazione del legno.

Il ruolo dei camion elettrici per abbattere le emissioni su strada La mobilità elettrica e i veicoli a emissioni zero rappresentano un settore in crescita con investimenti in Europa che crescono di anno in anno. Tuttavia, quando si parla di mobilità sostenibile di veicoli elettrici, spesso si pensa soltanto agli scooter e alle autovetture private. In realtà, dal punto di vista dell’inquinamento, il trasporto merci su strada è responsabile del 22% delle emissioni di CO2. Infatti, nonostante i camion rappresentino soltanto il 2% dei veicoli in Europa, incidono in modo significativo sull’inquinamento. Quali possono essere dunque le azioni correttive? Come aumentare la presenza di camion elettrici in Europa?  Obiettivo sostenibilità: in arrivo i primi camion elettrici Grazie allo sviluppo delle tecnologie i veicoli ibridi ed elettrici avranno sempre maggiore autonomia. Dal 2021 sono previste le produzioni dei primi camion elettrici in grado di arrivare fino a 400 km con una ricarica. Ma non solo: altri giganti del settore stanno progettando camion elettrici con batteria agli ioni di litio e a idrogeno, che riescono ad arrivare fino a 1000 km di autonomia. Si tratta di iniziative prese a lungo termine dai produttori, con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 1,5 °, come previsto dagli accordi di Parigi. Gli investimenti necessari per favorire lo sviluppo dei camion elettrici Per favorire lo sviluppo dei camion elettrici nell’Unione Europea è fondamentale che ci siano tre punti di ricarica: la stazione di partenza, quella di arrivo, e la colonnina pubblica. Nel 2030 le stazioni di destinazione dovrebbero essere 27.500, e vi dovrebbero essere 14.400 punti di ricarica. Quindi, i camion elettrici dovrebbero essere prevalenti in 173 nodi urbani ad alto traffico. Inoltre, è previsto un investimento annuo di 2,8 miliardi per lo sviluppo delle infrastrutture e per le stazioni di destinazione. I fondi potrebbero provenire dal recovery fund previsto per il 2021- 2025 e dagli investimenti effettuati ogni anno dall’Unione Europea, nell’ordine di 100 miliardi di euro, per le infrastrutture di trasporto. Gli strumenti e le azioni proposte Tuttavia, oltre agli investimenti previsti da parte del governo europeo, per ridurre le emissioni di anidride carbonica ed arrivare a emissioni zero entro il 2050, sarà necessario mettere in atto una serie di azioni, tra le più importanti ci saranno: La revisione del regolamento comunitario che riguarda le emissioni di anidride carbonica nei veicoli pesanti, prevista per il 2022 L’intervento delle autorità nazionali e locali per stabilire un percorso chiaro nella transizione delle consegne a zero emissioni La possibilità di utilizzare finanziamenti comunitari e nazionali, per diffondere i camion elettrici in Europa Il raddoppiamento dei nodi urbani TEN-T, che al momento sono 88 La trasformazione della direttiva AFID (Alternative Fuels Infrastructure Directive) in regolamento sulle infrastrutture a emissioni zero (Zero Emission Infrastructure Regulation – ZEIR).  

Decking: tutto quello che c’è da sapere Il decking è il termine anglosassone utilizzato per far riferimento a pavimenti per esterni a listoni in legno oppure in materiale composito, conosciuto anche come parquet per gli ambienti esterni. È una pavimentazione outdoor sofisticata ed elegante in grado di fornire maggiore protezione e resistenza dagli agenti atmosferici, è facile da montare e implementare in qualsiasi ambiente e superficie: sul terreno, sul cemento, su altre pavimentazioni esistenti, su guaine bituminose, sabbia e molto altro. Il suo trend di crescita infatti è molto alto anche grazie alla vasta scelta di materiali con cui è possibile installarlo e per la sua qualità intrinseca.  Caratteristiche del decking Il principale materiale di fabbricazione del decking è il legno ma ciò che lo distingue dal parquet tradizionale è la sua possibilità di essere sottoposto a intemperie di ogni genere. Per questo motivo deve rispettare dei requisiti particolari, ad esempio il suo spessore deve essere pari almeno a 2 cm. I listoni che lo compongono possono essere zigrinati o lisci e generalmente viene consigliato il trattamento antiscivolo per assicurare a tutti di non scivolare anche quando è bagnato. Molto importante è anche la levigatura del decking che consente un allineamento adeguato tra i listoni ed evita la formazione di schegge. Tipologie di decking Il decking è disponibile in due formati: mattonelle e listoni. I listoni servono a rivestire superfici piuttosto ampie e si usano per i giardini, le piscine e altre superfici più ampie e sono perfetti per le forme irregolari. Le mattonelle invece, sono adatte per aree più ridotte ma è comunque consigliato applicarle in superfici più ampie, unendole ai listoni o utilizzandole per soluzioni sofisticate e decorative che mimino i motivi dei mosaici. Come pulire il decking È opportuno scegliere un decking che sia fabbricato con essenze derivanti dalle conifere, già ricche di olii essenziali che inibiscono la creazione di funghi e muffe e che tengono lontani gli insetti. Per la pulizia del decking non sono previsti accorgimenti particolari se non quello di cospargere con oli naturali i listoni prima della posa, per evitare che il sole possa far danni e rovinare il colore e la brillantezza del parquet. Per il resto, il decking può essere pulito con una spazzola per pavimenti o acqua. Decking e fiere Il decking risulta una tipologia di pavimentazione a rapida installazione anche per gli allestimenti degli stand nelle fiere e sono molte le motivazioni che potrebbero far propendere per questa tipologia di pavimento. Tuttavia, è importante riuscire a garantire un’efficienza strutturale e funzionale tenendo presente allo stesso tempo le finalità e le destinazioni d’uso del pavimento. Per questa ragione, risulta imprescindibile partecipare alle fiere e agli eventi del settore per restare sempre aggiornati sulle varie tipologie di pavimentazioni, sull’evoluzione della produzione, delle tecniche e dei materiali utilizzati e riuscire a soddisfare anche le esigenze estetiche più ambiziose.

Il pavimento in resina: le caratteristiche La resina è diventata un materiale molto utilizzato sia per gli ambienti interni che quelli esterni. Si distinguono due tipi di resina: vegetale e sintetica. La resina vegetale, prodotta da alberi e piante, è nota per le sue proprietà impermeabilizzanti e protettive. La resina sintetica, o artificiale, composta da polimeri e materiali di natura diversa, presenta le stesse caratteristiche della resina naturale e rappresenta la pavimentazione ideale per superfici ad alto calpestio o che necessitano di particolari standard igienici. Le caratteristiche del pavimento in resina Il pavimento in resina è atossico e igienico. La sua posa non prevede l’utilizzo di colle e non presenta fughe né fessure che potrebbero accumulare sporco e batteri come capita ad esempio con le piastrelle. Si posa direttamente sul pavimento esistente e perciò non sono richiesti lavori di ristrutturazione e i tempi di posa sono abbastanza rapidi: si va da poche ore a circa una settimana in base alla tipologia di resina scelta. Inoltre, ha una buona resistenza sia al calpestio che ad urti e abrasioni. Le tipologie di resina per i pavimenti Esistono varie tipologie di resina per le pavimentazioni che si differenziano per la loro composizione chimica. Di seguito le principali tipologie di resina: Resine bicomponenti: a queste resine si aggiunge un indurente che renda la resina solida. È una resina malleabile e semplice da lavorare. Resina metacrilica: si tratta di resine sintetiche ideali per uffici e grandi spazi perché una volta posate si asciugano molto in fretta (anche in poche ore). Sono atossiche e grazie alla loro forte aderenza possono essere posate anche sul cemento. Resine cementizie: a questa resina viene aggiunto il cemento in fase di miscelazione. Il risultato è una pavimentazione molto resistente e impermeabile, ideale anche da personalizzare grazie al fatto che si può lavorare con la spatola. I vantaggi e gli svantaggi di un pavimento in resina Il pavimento in resina coniuga ricercatezza nel design e alte prestazioni dal punto di vista tecnico e funzionale: è facilmente adattabile a tutti gli ambienti interni ed esterni, non richiede interventi invasivi poiché si applica sulla pavimentazione esistente, è impermeabile, duttile e idrorepellente. Tra gli svantaggi della pavimentazione in resina invece, vi possono essere: un ingiallimento dovuto all’esposizione alla luce e la possibilità che si graffi o si crepi con l’usura, soprattutto se non si presta abbastanza attenzione. Inoltre, è di fondamentale importanza verificare che non ci sia umidità sul supporto preesistente, ciò limita molto l’uso delle superfici di resina nel caso di umidità.

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