Ecobonus incentivi auto 2022: un premio per la mobilità sostenibile La crisi economica determinata dalla pandemia, la situazione incerta a livello internazionale e l’aumento dei prezzi del carburante e dell’energia hanno causato delle ripercussioni anche nel settore dell’automotive. Infatti, ad aprile è stato registrato un calo sia per le immatricolazioni che per l’acquisto di auto usate in tutta Italia. Per favorire la mobilità sostenibile, il Governo ha approvato l’ecobonus auto 2022, che prevede in particolare degli incentivi per acquistare auto elettriche, ibride, ma anche veicoli con alimentazione a diesel e benzina di ultima generazione. Questi incentivi sono divisi in base alle categorie di auto da acquistare e oltre alle autovetture comprendono anche l’acquisto di veicoli commerciali elettrici per le piccole e medie imprese oltre a ciclomotori e motocicli elettrici ed ibridi. Gli incentivi 2022 per le auto elettriche e plug in hybrid La categoria delle auto elettriche è quella con le emissioni più basse e perciò quella a cui sono destinati i fondi maggiori. Infatti, sono previsti fino a 5.000 €, in caso di rottamazione di un’autovettura con classe inferiore ad Euro 5 e per l’acquisto di auto elettriche con costo massimo di 35.000€ + IVA. Al secondo posto si trovano le vetture meno inquinanti dopo quelle elettriche: si tratta delle auto ibride, per le quali è previsto un incentivo di 2.000 € in caso di acquisto, a cui possono essere aggiunti altri 2.000€ in caso di rottamazione per un’auto con classe inferiore a Euro 5. Questi fondi sono previsti per un acquisto massimo di 45.000€+ IVA. Gli incentivi 2022 per le auto Benzina, diesel, metano, GPL, ibride Il governo ha previsto un bonus di 2.000 € solo con rottamazione, e acquisto massimo di 35.000 €+ IVA, per l’acquisto di auto nuove, ibride non ricaricabili, diesel, benzina, GPL e metano. Queste categorie di auto nuove hanno emissioni di CO2 comprese tra 61 e 135 g/km. Gli incentivi auto 2022 per i veicoli commerciali Oltre ai privati, gli incentivi auto 2022 possono essere richiesti anche dalle piccole e medie imprese. In questo caso, i fondi prevedono l’acquisto di veicoli commerciali nuovi, con alimentazione elettrica e rottamazione di veicoli con classe inferiore a quattro. Ecco il dettaglio: ● 4.000€ per i veicoli N1 fino a 1,5 tonnellate ● 6.000€ per i veicoli N1 superiori a 1,5 tonnellate e fino a 3,49 tonnellate ● 12.000€ per i veicoli N2 da 3,5 tonnellate fino a 7 tonnellate ● 14.000€ per i veicoli N2 superiori a 7 tonnellate e fino a 12 tonnellate Come si richiedono gli incentivi auto? Per richiedere questi incentivi, basta recarsi presso un concessionario per la rottamazione e l’acquisto, e sarà lui ad occuparsi della prenotazione sulla piattaforma del Ministero dello Sviluppo Economico. A meno che non vi siano delle proroghe, è possibile approfittare degli incentivi fino al 31 dicembre 2022.
Insonorizzazione del pavimento: i requisiti L’isolamento acustico è un requisito richiesto dalla normativa CEE ed è un aspetto fondamentale per valutare e determinare il valore di un immobile. Le caratteristiche che un pavimento deve avere per l’isolamento acustico sono: spessore adesione resistenza I materiali che consentono l’isolamento acustico sono principalmente di due tipi: MATERIALI FONOASSORBENTI: vengono scelti solitamente per migliorare la qualità acustica negli interni. Questo materiale, denominato anche fonoimpedente, si caratterizza per un peso atomico piuttosto elevato, si trova in commercio sotto forma di rotoli e assorbe totalmente l’energia sonora. MATERIALI FONOISOLANTI: vengono utilizzati per proteggere gli spazi abitati dai rumori provenienti dall’esterno e blocca la propagazione delle onde sonore. Quali sono le fonti di rumore che si possono attutire? Quando si tratta di insonorizzare un pavimento è importante distinguere due principali tipologie di rumore: rumore aereo e rumore strutturale. Il rumore aereo viene prodotto attraverso l’aria, quindi può comprendere ad esempio la voce, la televisione, la musica. Il rumore strutturale, invece, è quello prodotto dai passi, dagli urti, dalle porte che sbattono. Come si può insonorizzare un pavimento già esistente? Se il pavimento è già posizionato, può essere utile inserire sulla pavimentazione un tappetino fonoassorbente e poi ricoprirlo con un’altra pavimentazione sottile. Si tratta di una scelta adatta per tutti coloro che necessitano di continuare ad utilizzare e muovere le porte. Una soluzione alternativa molto utile è la moquette, ideale per insonorizzare sonoramente e anche termicamente la pavimentazione. I materiali per insonorizzare una pavimentazione in costruzione? I materiali più utilizzati per insonorizzare un pavimento in costruzione sono la gomma, il vinile, la resina e il sughero. · Il materassino di gomma fonoisolante si inserisce tra il massetto e il pavimento, ed è una soluzione molto popolare perché è compatibile con la maggior parte delle pavimentazioni, tra cui le piastrelle e il parquet. · Il vinile è un rivestimento molto sottile, ma davvero ideale per ridurre il rumore. · La resina è una soluzione ottima per avere un costo finale conveniente e perché lo spessore è davvero minimo. · Infine, il sughero, oltre ad assorbire in modo efficace i rumori, ha anche delle caratteristiche di isolamento termico, di ecosostenibilità, e di resistenza. Inquinamento acustico: che cosa dice la legge? Un pavimento insonorizzato permette di ridurre e di attutire i rumori, ma anche di aumentare il valore immobiliare nell’edificio, in relazione alla classe acustica prevista dal regolamento CEE del 1997. La legge, infatti, indica dei limiti per l’emissione dei rumori, e classifica l’acustica con una scala da uno a quattro, in cui il numero 1 è un edificio che ha la capacità di attutire il rumore in modo più elevato. Quando si tratta di ristrutturare un immobile o di costruirne uno nuovo, quindi, è importante utilizzare materiali che abbiano un’elevata capacità acustica.
Logistica di magazzino: come scegliere la scaffalatura giusta Al di là delle merci, o delle dimensioni del magazzino, esistono delle caratteristiche generali che vanno prese in considerazione quando si sceglie la scaffalatura industriale. Le caratteristiche più importanti sono la sicurezza, la robustezza e il rispetto delle norme antisismiche, in particolare il decreto ministeriale del 2008. Le scaffalature industriali devono essere stabili, e sostenere in modo adeguato le merci. Inoltre, la scaffalatura perfetta è flessibile, perché si adatta alle necessità del magazzino, ed è affidabile, cioè garantisce la sicurezza non soltanto delle merci ma anche dei lavoratori. La scelta della scaffalatura industriale in base al tipo di merci Prima di comprare la scaffalatura o di chiedere un preventivo per la sua progettazione, bisogna studiare nel dettaglio le esigenze del magazzino e del tipo di merce in stoccaggio. Infatti, non tutte le scaffalature sono indicate. Ad esempio, se il magazzino aziendale conserva merci molto pesanti o ingombranti, la scaffalatura dovrà avere delle caratteristiche specifiche per questo tipo di merci. Nel caso, invece, di un hub che richiede una grande movimentazione di pallet, è consigliata una scaffalatura industriale adatta al peso delle merci che sappia supportare i carichi importanti. Infine, i pallet shuttle sono indicati quando si movimentano grandi volumi di bancali. Scaffali antisismici: che cosa dice la legge Con decine di terremoti in tutta la penisola soltanto negli ultimi anni, e danni economici di oltre 135 miliardi di euro soltanto negli ultimi quarant’anni, l’Italia è uno dei paesi del Mediterraneo a più elevato rischio sismico con una valutazione medio alta del pericolo, che purtroppo comprende anche un sistema produttivo, industriale e infrastrutturale fragile. Per questo motivo, nel 2008 è entrato in vigore il decreto legislativo 81, che prevede diverse caratteristiche per garantire la sicurezza dei lavoratori nelle industrie. Tra gli aspetti più importanti del decreto antisismico c’è l’obbligo, da parte del datore di lavoro, della valutazione dei rischi e della loro eliminazione sui luoghi di lavoro. Nello specifico, non ci sono norme dettagliate per tutte le scaffalature, ma i magazzini automatici autoportanti devono essere progettati con criteri antisismici. Il progetto di questi scaffali deve considerare caratteristiche come il terreno su cui poggiano gli scaffali, e il calcolo della massa della scaffalatura e della massa del portato. Una scaffalatura industriale che rispetti i criteri antisismici deve avere poi diverse caratteristiche: oltre alla conformità con gli standard nazionali e regionali, oltre che assicurativi, la scaffalatura industriale ideale resiste alle sollecitazioni statisticamente probabili almeno per il 70% della superficie nazionale. Oltre alla progettazione adeguata, è necessario anche porre attenzione nelle fasi di installazione, e di montaggio. Infine, è necessaria una supervisione di tutte le operazioni per assicurare che gli scaffali industriali rispettino i criteri antisismici.
Robot e sicurezza in azienda: un binomio possibile La collaborazione tra esseri umani e robot in azienda è sempre più diffusa, in Europa ma anche in Italia. La crescente presenza dell’Intelligenza Artificiale in azienda infatti, consente di aumentare la produttività, ridurre i tempi di produzione e automatizzare molti controlli ma al contempo aumentano le preoccupazioni relative alla sicurezza sul lavoro. Per questo motivo, l’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ha elaborato un rapporto che analizza i dati che permettono di migliorare la collaborazione tra robot e umani, e di ottimizzare i sistemi automatizzati, non soltanto nelle aziende ma in tutti i luoghi di lavoro. La classificazioni dei vari tipi di robot in azienda In base a questo documento, la sicurezza sul lavoro prevede la classificazione dei robot in tre gruppi: Il primo gruppo comprende i robot che lavorano in azienda, svolgendo tutta una serie di mansioni che possono essere pericolose per l’uomo o causare danni. Ad esempio, robot che maneggiano materiale tossico o che sollevano pesi molto eccessivi. Dal punto di vista della sicurezza, questi robot necessitano di procedure precise e rigorose per evitare danni e imprecisioni durante il lavoro. Il secondo gruppo comprende invece i robot collaborativi, anche definiti cobot, dall’unione dei termini inglesi “collaborative” e “robot”. Si tratta di automi che lavorano in affiancamento agli esseri umani, in vari settori dell’azienda, ad esempio nell’assemblaggio di prodotti. Questi cobot devono essere programmati in modo da non danneggiare la salute dei lavoratori umani. Il terzo e ultimo gruppo comprende invece i robot che lavorano sugli esseri umani, ad esempio il robot impiegati nel sistema del settore sanitario per gli interventi chirurgici e gli esami medici. Per questa categoria, gli standard sono molto rigorosi, e il margine di imprecisione deve essere vicino allo zero. Robot e sicurezza in azienda: la formazione dei lavoratori La presenza dei robot in azienda rende necessaria una formazione precisa e costante del personale lavorativo, soprattutto per ciò che riguarda la sicurezza. Per poter lavorare insieme senza pericoli, è necessario che i lavoratori seguano dei corsi specifici sui robot, in particolare per ciò che riguarda la loro programmazione. La formazione dei lavoratori permette non soltanto di garantire la sicurezza sul lavoro, ma anche di prevenire tempestivamente eventuali errori e danni. Inoltre, è fondamentale assicurare una manutenzione costante che mantenga i robot sempre efficienti. Robot e sicurezza in azienda: le proposte dell’Agenzia Europea Infine, per rendere l’ambiente di lavoro di robot e umani sempre più sicuro, le linee guida del documento stilato dall’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro riportano alcuni consigli. Tra questi, un miglioramento nella regolamentazione a livello europeo, l’importanza di indicare precisamente le buone pratiche, le norme di funzionamento e i requisiti minimi della sicurezza, l’elaborazione di linee guida per progettare una robotica economica, l’individuazione di metodi che migliorino la salute e la sicurezza nelle applicazioni, e lo sviluppo di innovazioni che permettano di ridurre o di eliminare i rischi possibili correlati alla robotica.
Decking esterno: in legno o in WPC? Con l’arrivo di temperature più calde e l’aumento del tempo trascorso all’aperto, aumentano anche le richieste per la realizzazione dei decking esterni, ideali per rivestire spazi commerciali e privati. Anche se il legno è sempre stato il rivestimento d’eccellenza per gli spazi esterni, un’ottima alternativa si rivela il WPC, un materiale resistente e durevole, composto da legno e fibre di plastica. Scopri le caratteristiche, gli svantaggi e i vantaggi di un decking in legno o in WPC. I decking in legno: le caratteristiche I decking in legno sono al momento tra le soluzioni più adottate per rivestire gli spazi esterni. È ecologico, dura nel tempo e al tatto dona una piacevole sensazione di comfort e calore sia in inverno che in estate. Con il tempo, il legno subisce una naturale ossidazione che lo porta a cambiare di colore. Si tratta di un effetto che può piacere, in particolare per chi ama lo stile vintage, ma per far sì che mantenga il suo colore naturale è necessario trattarlo periodicamente con una serie di oli e prodotti specifici. Inoltre, il legno per esterno ha bisogno di essere sottoposto a un termotrattamento che lo renda impermeabile. I decking in legno: i pro e i contro Con il trattamento adeguato e una posa effettuata in modo corretto, indubbiamente il legno è un materiale ideale per il decking. Il legno infatti resiste bene agli agenti atmosferici e riveste con la sua personalità gli spazi esterni in modo ideale. D’altro canto, tra gli svantaggi di un decking in legno vi è sicuramente il prezzo, che è più elevato rispetto a materiali sostitutivi come il WPC, e la necessità di effettuare trattamenti corretti per renderlo adatto agli spazi esterni. I decking in WPC: i pro e i contro Il WPC è un materiale estremamente innovativo che grazie alla sua flessibilità e dinamicità è utilizzato per rivestimenti di grandi spazi e pavimenti esterni. Il pavimento in WPC ha numerosi vantaggi, è composto da fibra di legno e materiale termoplastico, è ecologico e riciclabile al 100% e non richiede trattamenti specifici, quindi rimane immutato nel tempo. Inoltre, la sua composizione in parte realizzata con polimeri lo rende maggiormente resistente ai funghi e ai batteri rispetto al legno. Infatti, le doghe in WPC sono anti-scivolo e anti scheggia, resistono all’acqua, al sale e risultano essere inattaccabili da termiti e insetti. Infine, è componibile ed è disponibile in vari colori, offrendo delle possibilità di personalizzazione in termini di colori e di forme più ampia rispetto al legno. Gli svantaggi di questo materiale riguardano un costo iniziale più alto, dal momento che i costi di acquisto del decking WPC sono superiori a quelli del legno, l’utilizzo di materiali artificiali e la pesantezza del materiale.
Autobus elettrici e a idrogeno: Italia in coda a livello europeo Con una quota del 5% sul totale del trasporto urbano, gli autobus elettrici e a idrogeno in Italia stentano a diffondersi. Il nostro Paese si trova infatti al nono posto a livello europeo, in base a una classifica stilata da Legambiente, con 170 autobus immatricolati tra il 2012 e il 2020. Ai primi posti si trovano i Paesi Bassi, con più di 1.000 autobus sostenibili, e la Germania, con 550 autobus a emissioni zero in circolazione nel 2020. Seguono la Francia, con oltre 430 autobus elettrici, e la Polonia con oltre 300 veicoli sostenibili. Tra i motivi del ritardo italiano rientrano la crisi economica causata dalla Pandemia, che ha causato una perdita di oltre 1,5 miliardi di euro nel settore del trasporto pubblico locale, e la previsione d’acquisto, con l’approvazione della bozza del Recovery Plan da parte del Governo italiano, di oltre 2.500 autobus alimentati a gasolio. Autobus green: la situazione nelle principali città italiane Milano si conferma tra le città più sostenibili per il trasporto urbano: il primo autobus elettrico risale infatti al 2018 e i numeri sono in crescita: al momento vi sono 130 autobus elettrici in città, con una previsione, entro il 2030, del 100% di autobus elettrici in circolazione e un investimento per infrastrutture e veicoli di circa 1,5 miliardi di euro. Anche la GTT, l’azienda del trasporto pubblico di Torino, si conferma green, con i primi acquisti di autobus elettrici nel 2018, e una previsione di acquisto di altri 170 autobus elettrici nei prossimi due anni. Il Comune di Genova, invece, ha previsto l’acquisto di 30 autobus elettrici entro il 2022, con veicoli più stretti per facilitare la circolazione nel centro di Genova, e un innovativo sistema di filtro interno dell’aria per l’eliminazione di batteri e virus. A Bologna, invece, il trasporto sostenibile è una realtà dal 1990, con l’inaugurazione della prima filovia, e una rete in crescita di filobus elettrici, che ha portato la città ad avere la rete filoviaria più estesa a livello italiano. Per quanto riguarda Roma, gli autobus elettrici comprendono soltanto 25 minibus, mentre in circolazione vi sono sei autobus ibridi. Grazie ai fondi del PNRR è previsto l’acquisto di 200 autobus elettrici, ma al momento la maggior parte dei veicoli urbani del trasporto pubblico è datata: basti pensare che nel 2020 circolano oltre 3600 autobus con alimentazione diesel, euro quattro. Autobus sostenibili: le previsioni entro il 2030 Gli studi di Legambiente ed e-Motus prevedono un trasporto pubblico sempre più green, non soltanto in Italia ma a livello europeo. Le direttive europee in materia, infatti, prevedono almeno il 22,5% di autobus a emissioni zero per il 2021, con il raggiungimento del 32,5% del totale entro il 2030. Il 2030 è anche l’anno in cui, secondo gli studi dell’Associazione Internazionale del Trasporto (Uitp), gli autobus elettrici e a idrogeno raggiungeranno quota 50% di tutti gli autobus in Europa. Le stime indicano un primo periodo, con piccole flotte di autobus green, dal 2022 in poi, con il passaggio graduale a flotte sempre maggiori di autobus a emissioni zero.
Metalli: le tecniche di lavorazione La lavorazione del metallo è un settore industriale in continua espansione, comprende varie tipologie di tecniche e richiede il costante aggiornamento sia per quanto riguarda la conoscenza delle innovazioni tecnologiche che i metodi innovativi. L’obiettivo principale della lavorazione dei metalli è la modifica delle forme e delle proprietà fisiche o chimiche di materiali metallici per mezzo di macchine utensili. Le tipologie di lavorazione dei metalli La lavorazione dei metalli può avvenire a caldo o a freddo, secondo due tipologie di trasformazione: la deformazione meccanica e la trasformazione plastica. La deformazione meccanica prevede il taglio della forma del metallo, mentre la trasformazione plastica riguarda il trattamento termico e la deformazione degli elementi. Tra le principali tecniche di lavorazione dei metalli tramite deformazione meccanica vi sono la piegatura, la fresatura, la saldatura e il taglio laser. Di queste tecniche, una delle più impiegate è la piegatura, che prevede una pressa meccanica che permette di deformare il metallo in modo permanente in tempi rapidi e in sicurezza. La differenza tra lavorazione a caldo e lavorazione a freddo Quando si parla di lavorazione a caldo o a freddo, non ci si riferisce alla temperatura assoluta dei metalli, ma al punto di fusione del metallo che si sta lavorando. Nello specifico, la lavorazione a caldo prevede una lavorazione del metallo ad una temperatura che è vicina al punto di fusione, mentre la lavorazione a freddo prevede che il metallo venga lavorato a temperatura ambiente. In base a questa distinzione, esistono diversi tipi di lavorazione, a freddo e a caldo. Vediamo le principali. Le tipologie di lavorazione a caldo Le lavorazioni a caldo comprendono tre tipologie: la forgiatura, la fusione e lo stampaggio. La forgiatura prevede la lavorazione dei metalli tramite una pressa, o dei colpi di maglio, per cambiare in modo permanente la forma del pezzo, senza romperlo. La lavorazione tramite fusione, invece, prevede che il metallo sia versato in uno stampo, fuso, e lasciato indurire. Il passaggio successivo prevede una finitura, ad esempio lucidatura, levigatura, o molatura. Lo stampaggio, infine, prevede l’utilizzo di una forma permanente. Le tipologie di lavorazione a freddo Le tecniche di lavorazione a freddo sono quelle più diffuse nei processi industriali di lavorazione dei metalli. Le principali sono la tornitura, la alesatura e la fresatura. La tornitura prevede una lavorazione meccanica del metallo, con l’asportazione dei trucioli dall’interno o dall’esterno del semilavorato, e un movimento rotatorio del componente stesso. Anche la fresatura prevede una lavorazione con un movimento rotatorio, ma è l’utensile ad avere il movimento e non il componente. Infine, la alesatura prevede la creazione di vuoti e fori all’interno del componente metallico, per far passare altri elementi mobili, ad esempio alberi motore. Questo tipo di tecnica meccanica richiede competenze specifiche ed è importante che venga svolta da esperti.
Il legno: le tendenze del 2022 Duraturo, pregiato e vivo, il legno si conferma tra i materiali più utilizzati anche per il 2022. Che si tratti di rivestimenti, di arredi o di pavimentazioni, il legno è un materiale che non passa mai di moda grazie alla sua eco sostenibilità e versatilità e alle nuove tecnologie. Inoltre, è un materiale molto isolante, semplice da utilizzare, e resistente all’umidità e al tempo. Quali sono le tendenze 2022 nel design per il tema legno? I trend illustrano una forte attenzione alla sostenibilità, all’attenzione alla provenienza del legno, agli standard di lavorazione, e ad un ritorno del legno scuro. L’importanza di un legno sostenibile Un aspetto a cui le persone prestano sempre più attenzione è la provenienza del legno. La crisi climatica e l’importanza della sostenibilità hanno accentuato questa tendenza. Un nuovo trend sarà dunque l’utilizzo di legni riciclati, oppure legni che presentano la certificazione FSC. Nello specifico, il marchio FSC assicura che il legno provenga da foreste gestite consapevolmente, e che rispondono a standard economici, sociali, e ambientali molto rigorosi. La certificazione FSC della catena di custodia, inoltre, assicura la rintracciabilità del legno in tutte le fasi, dai tronchi fino alla produzione di semilavorati, anche per quanto riguarda i materiali di riciclo. La bellezza del legno scuro e degli intarsi con altri materiali I legni chiari e gli arredi minimal hanno dominato a lungo la scena, ma il 2022 vede il ritorno del legno scuro, in particolare quello europeo. Questo tipo di legno, come il rovere, acquista eleganza e bellezza anche grazie a verniciature specifiche, all’utilizzo di legno massiccio, e alle venature in vista, esaltate dalla maestria degli artigiani italiani. Inoltre, le essenze scure si arricchiscono con materiali insoliti e lavorazioni ad intarsio. Ad esempio, il marmo, il metallo, oppure altre essenze legnose. Le lavorazioni 3D e a pressa membrana Lo sviluppo e la diffusione delle tecnologie digitali e dei macchinari di ultima generazione si riflette anche nelle tendenze relative al legno. Nel 2022, infatti il legno è accompagnato da una superficie sempre più lavorata, decorata, e arricchita, anche grazie alle lavorazioni in CNC. È possibile rivestire ad esempio pareti e divisori con pannelli di legno dai decori ondulati, punteggiati, rigati. Infine, la lavorazione a pressa membrana permette di dare l’effetto del legno massiccio anche ai derivati del legno, come i laminati e gli impiallacciati. La pressa membrana, infatti, è in grado di nobilitare tutti i tipi di legno, nello specifico anche i pannelli sagomati. Nel 2022 il legno quindi cambia forma, spessore e aspetto, ma mantiene la propria personalità e il risultato estetico è decisamente innovativo.
Piastrelle in ceramica: quante tipologie esistono La ceramica è un materiale realizzato grazie alla miscela a base di argilla, che può presentare caratteristiche molto variabili in base ai materiali aggiunti come la quantità di acqua, di quarzo o di caolino. In tutti i casi, la ceramica si ottiene con una cottura in forno ad una temperatura molto superiore ai 900 °. Le tipologie di ceramica dipendono dall’argilla che viene utilizzata per la sua produzione. Quella bianca, ad esempio, è più pregiata e quindi più costosa, mentre l’argilla rossa è meno pregiata e più conveniente dal punto di vista economico. Le piastrelle in ceramica sono tra i tipi di pavimentazione più utilizzati grazie alla loro versatilità, resistenza, durata e facilità di pulizia. Vediamo quali sono le principali tipologie di piastrelle e i loro casi d’utilizzo. Le tipologie di piastrelle di ceramica La prima distinzione per la tipologia delle piastrelle è il metodo di lavorazione. Principalmente le piastrelle di ceramica si dividono in base al loro impasto, che può avvenire tramite pressatura, o tramite estrusione. L’impasto di ceramica che si ottiene tramite pressatura è tipico delle piastrelle in monocottura, in bicottura e in grès porcellanato. L’impasto tramite estrusione invece permette di realizzare il clinker e il cotto. Le piastrelle più utilizzate e più diffuse sono quelle che si ottengono con la pressatura. Le piastrelle monocottura Questo tipo di piastrelle prende il nome dal fatto che vengono inserite nel forno una sola volta. Sono molto porose e meno resistenti rispetto a quelle con bicottura e perciò sono utilizzate per le pareti interne. Le piastrelle bicottura Questo tipo di piastrelle prevede due cotture diverse nel forno, in cui nella prima fase si cuoce soltanto il supporto, mentre nella seconda fase il livello di base riceve una rifinitura, ad esempio la smaltatura. Sono piastrelle delicate, ideali per i rivestimenti. Il gres porcellanato Le piastrelle in gres ricevono un processo di vetrificazione, che le rende molto resistenti, ideali per ambienti con calpestio elevato e impermeabili. Sono ideali per l’esterno e per l’interno, e in particolare in cucina e in bagno: le piastrelle in grès porcellanato costituiscono l’80% di quelle prodotte in Italia. Come si effettua la posa delle piastrelle? Una volta scelto il tipo di piastrella per la pavimentazione, è importante decidere anche la posa. Si tratta di un processo delicato, che va effettuato da esperti, e che necessita di una valutazione di alcuni fattori, tra cui il tipo di fuga, la composizione, il fondo su cui vanno posate le piastrelle, e la geometria di posa. Nello specifico, la geometria di posa è il modo in cui le piastrelle vengono posate sul fondo, e permette di creare disegni e figure specifiche. Ad esempio, le piastrelle si possono posare in maniera lineare, in diagonale, a lisca di pesce. Come si scelgono le piastrelle giuste? Le piastrelle in generale dovrebbero rispettare tre caratteristiche: resistenza ad urti e sfregamenti, porosità e durevolezza. Le piastrelle a monocottura sono ideali per ambienti umidi, poiché sono impermeabili. Le piastrelle a bicottura invece, come quelle in maiolica, assorbono l’acqua. Infine, quando si scelgono le piastrelle, è importante non considerare l’arredamento, ma scegliere piastrelle neutre, versatili, che sappiano adattarsi nel tempo ai cambiamenti negli arredi e nelle strutture abitative.
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