FLOORING

Il Parquet: perché è l’ideale per la pavimentazione sportiva Nonostante venga considerato un tipo di pavimentazione molto delicata, il parquet è una delle soluzioni più gettonate e funzionali per le pavimentazioni sportive: moltissime palestre ricorrono all’utilizzo del parquet per le superfici dei campi da gioco. La scelta del legno giusto unita a un trattamento di verniciatura protettivo assicura al parquet ottime performance durante il gioco, resistenza, durabilità nel tempo e facilità di manutenzione. Le caratteristiche fondamentali per un buon parquet da gioco L’assorbimento degli urti è un aspetto fondamentale da tenere in considerazione nell’installazione del parquet in una palestra: il legno deve essere in grado di attutire i colpi senza però rallentare il rimbalzo della palla, fondamentale nel gioco del basket o della pallavolo.  Per garantire queste performance, è necessario che il parquet per paestra soddisfi alcuni requisiti tecnici: Ricordiamo, inoltre, che il parquet è un ottimo insonorizzante acustico, qualità che lo rendono particolarmente adatto all’impiego nelle palestre dove salti, cadute e rimbalzi possono produrre rumori e rimbombi acuti. Le diverse tipologie di parquet: quale scegliere Tra le tipologie di legno più utilizzate per il parquet da palestra si distinguono il faggio, il rovere, l’acero e l’hevea. Scegliere il parquet in legno massello significa affrontare una spesa cospicua sia per la qualità dell’essenza che per i processi di posa e finitura. La messa in posa del parquet in legno massello impiega circa 40 giorni: i listoni di legno vengono applicati al pavimento tramite incollaggio, oppure fissati con dei chiodi su un fondo in travetti. Alla fine della posa è necessaria la finitura tramite verniciatura, indispensabile per l’impiego del parquet nelle palestre: attraverso resine artificiali o naturali si crea sul pavimento una pellicola protettiva solida. Un’alternativa meno dispendiosa è costituita dal parquet prefinito, costituito da un solo strato superficiale di legno nobile di circa  3-4 mm di spessore, che viene incollato su un supporto di legno povero o in multistrato. Il parquet in legno prefinito ha un costo inferiore e una maggiore resistenza ai graffi: viene infatti trattato industrialmente con una verniciatura a 6-7 mani. Anche la posa è più rapida: dopo aver applicato uno strato di poliuretano espanso e inserito un tappetino di plastica per impedire il formarsi dell’umidità, vengono posati i listoni di parquet. E’ possibile calpestare il parquet già dopo 1-2 giorni. Le alternative al parquet tradizionale: il parquet vinilico Il parquet in PVC ad effetto legno è un’ottima alternativa: garantisce elevate prestazioni di comfort grazie alla sua composizione multistrato, è antitrauma ma molto resistente. A differenza del legno non risente dell’umidità e dei cambiamenti climatici, non è soggetto a deformazioni ed è ecologico. Il Parquet in PVC ha ottime caratteristiche,di seguito ne elenchiamo solo alcune: Resistenza: il PVC è resistente agli urti, ai graffi e alle sostanze chimiche.

Il flooring per il campo da Padel La popolarità del Padel è cresciuta molto negli ultimi 5 anni ed è uno degli sport più remunerativi per chi decide di costruire un campo dedicato all’interno della propria struttura, che sia una palestra, un circolo sportivo o una struttura alberghiera.  Nel padel vengono sfruttate sia le pareti (in plexiglas o vetro temperato) sulle quali viene fatta rimbalzare la pallina, che il campo: come nel tennis, la pallina può rimbalzare a terra una sola volta prima di essere colpita. Ma quali sono i segreti di un pavimento perfetto per il campo da Padel? Com’è composto il campo da Padel: il sottofondo Il campo da Padel richiede meno spazio del campo da tennis: misura 10 m x 20 m e richiede accorgimenti strutturali che rispettino gli standard di durezza, velocità e rugosità per far sì che che la pallina scorra e rimbalzi senza rallentamenti. La superficie è costituita dal sottofondo che viene poi rivestito dal manto: per i campi da padel scoperti, è importante che, se il sottofondo è costituito da materiali non drenanti, mantenga una pendenza massima per l’evacuazione dei liquidi dell’1%.  Per i pavimenti costituiti da materiali drenanti (come ad esempio il calcestruzzo drenante) la pendenza può attestarsi sullo 0%. Il calcestruzzo, unito a una rete di metallo elettrosaldata, deve riempire i primi 20 cm del sottofondo. Il pavimento del campo da Padel: le soluzioni in commercio Una volta realizzato il sottofondo, possiamo scegliere le diverse tipologie di manto che lo rivestono, valutando i pro e i contro di ogni soluzione. Esistono diverse pavimentazioni per il campo da Padel: La resina sintetica, utilizzata nel campo multisport, è una buona scelta ma richiede uno strato intermedio tra il sottofondo e il manto: un materassino ammortizzante che permetta l’assorbimento d’urto. L’erba sintetica è quella più utilizzata per le pavimentazioni del Padel: protegge i giocatori in caso di cadute o scivolate e offre una manutenzione e una pulizia semplice. Rispetto all’erba sintetica per i campi da calcio, quella dedicata al padel ha un’altezza del pelo massima di 15 mm. Erba sintetica: la più richiesta per il pavimento da Padel L’erba sintetica è il tipo di flooring che permette più scelte di installazione, ne esistono infatti di diversi tipi:

Laminato: che cos’è Il laminato, inventato nel 1977 da un’azienda italiana, è un tipo di pavimentazione composta da pannelli pressati in fibra di legno, che possono essere ad alta resistenza (HDF) o a bassa resistenza (MDF). Si tratta di un materiale composito, realizzato in doghe, e molto utilizzato in sostituzione al parquet per abitazioni private, uffici e aree commerciali. Il laminato è un pavimento composto da quattro elementi principali: ●      Il decoro Il decoro è la parte visibile del pavimento: viene realizzato con stampe laser di altissima qualità e permette di riprodurre l’aspetto della maggior parte dei pavimenti naturali; sarà quindi possibile avere un decoro che riproduce il legno nelle sue varie venature ed essenze, ma anche decori originali come stampe personalizzate, maiolicati e molto altro. ●      L’overlay Si tratta dello strato di finitura del laminato. L’overlay è fondamentale poiché rende il laminato resistente a graffi, abrasioni, calpestii e sollecitazioni. Esistono overlay specifici per rendere il pavimento impermeabile, ad esempio per essere posato in bagno o in cucina, oppure che prevedono specifici trattamenti antistatici per evitare l’accumulo di polvere e facilitare la pulizia. ●      Il controbilanciante Il laminato è un pavimento flottante: significa che viene posato ad incastro, senza l’utilizzo di colle, come può accadere con il parquet. Il controbilanciante è uno strato posto a contatto con il pavimento sottostante, che assicura stabilità al laminato. ●      Il tappetino fonoassorbente Anche se non è obbligatorio, il tappetino fonoassorbente è uno strato di materiale spugnoso che si posa sotto il laminato per assorbire i rumori: non soltanto quelli dovuti al calpestio, ma anche per ridurre i rumori verso le stanze sottostanti. Quali sono le caratteristiche del laminato? Questa pavimentazione è nota anche come finto parquet, ma è una definizione impropria. Il laminato, infatti, riproduce in molti casi l’aspetto del legno naturale, ma si tratta in realtà di un materiale completamente diverso. Si posa senza particolari tecniche, è semplice da pulire ed è duraturo, con la corretta manutenzione infatti può resistere fino a 40 anni. Il laminato è inoltre molto versatile e offre molteplici possibilità di personalizzazione. Quali sono i pregi del laminato? Il laminato è un materiale molto versatile, offre la possibilità di essere personalizzato ampiamente per tipologia di finitura e di colori e adattato a vari ambienti. è un materiale molto resistente e non danneggia il pavimento sottostante e pertanto potrebbe essere anche adottato come soluzione temporanea di rivestimento. Le sue doghe, infatti, si possono staccare e riposizionare in un altro ambiente. Quali sono gli svantaggi del laminato? Chi ama il calore e la naturalezza del legno potrebbe restare deluso dall’effetto prodotto dal laminato. Il laminato è infatti simile nell’aspetto al parquet, ma non offre la stessa consistenza né la stessa avvolgenza. Si tratta inoltre di un pavimento che non può essere levigato, e sul quale non si possono posare direttamente oggetti troppo caldi né getti d’acqua diretti, che potrebbero danneggiare i giunti tra una doga e l’altra e causare rigonfiamenti o la formazione di muffe.

Parquet spazzolato: perché sceglierlo Realizzato con essenze di rovere, di ulivo o di wengé, il parquet spazzolato è un particolare tipo di pavimentazione in legno che subisce un processo di spazzolatura, da cui prende il nome. Molto apprezzato grazie alla sua naturalezza e versatilità, il parquet spazzolato riveste gli ambienti rustici conferendo calore, versatilità e una grande resistenza. Che cos’è la spazzolatura? La spazzolatura è un processo, eseguito con spazzole rotanti, che elimina dalle doghe di legno la fibra superficiale, che è più tenera. Il risultato è un parquet ricco di venature naturali, dall’aspetto accogliente, bello da vedere e piacevole al tatto. Il parquet spazzolato presenta rilievi e ruvidità che lo rendono adatto a grandi superfici, anche di passaggio, e riveste con personalità uffici e ambienti domestici. Perché scegliere un parquet spazzolato? Questo tipo di parquet presenta caratteristiche che lo rendono ideale per chi cerca un pavimento naturale, resistente alla polvere e ai graffi, e che necessita di una manutenzione minima. È consigliato in particolare per saloni, camere, e uffici, ed è meno indicato per le stanze in cui è presente acqua o umidità, come i bagni e le cucine. La sua caratteristica principale è un aspetto “vissuto”, perfetto per durare nel tempo: resiste ai graffi e alla polvere, così come al calpestio, anche in ambienti di lavoro, e la possibilità di scegliere varie essenze e varie finiture lo rende versatile. Come scegliere il parquet spazzolato perfetto per le proprie esigenze Gli ambienti più rustici, come le case di campagna o di montagna, si arricchiscono di bellezza e stile con una pavimentazione in parquet spazzolato di tavole di wengé. Si tratta di un legno bruno che proviene dalle foreste tropicali africane, molto resistente grazie alla sua durezza e alla capacità di sopportare l’umidità. Anche il legno d’ulivo, dalle bellissime venature che vanno dal giallo al marrone scuro, è ideale per rivestire camere e soggiorni di ambienti meno moderni. Il parquet spazzolato più indicato per gli ambienti moderni e contemporanei è invece quello realizzato con essenze di rovere. Il rovere europeo, in particolare, si presta a molte finiture e colorazioni: dalle colorazioni naturali fino al grigio e al bianco, tonalità perfette per uno stile minimal o shabby chic. Come si pulisce il parquet spazzolato? Il nemico principale di questo tipo di parquet è la polvere, che va rimossa in modo regolare con una scopa elettrica o un aspirapolvere. Si pulisce poi con un semplice panno umido e ben strizzato e utilizzando detergenti diversi in base alla finitura. Infatti, i parquet spazzolati con finitura ad olio, rustici e dall’aspetto naturale, si puliscono con detergenti non schiumosi. Quelli con la finitura verniciata, invece, hanno una superficie lucida e si possono pulire con saponi neutri e acqua. Qualunque sia la scelta dell’essenza o della finitura, il parquet spazzolato è una soluzione più economica rispetto a molti altri tipi di pavimentazioni. Per ottenere un prodotto di pregio, calpestabile subito dopo la posa, si consiglia di scegliere un parquet prefinito.

Insonorizzazione del pavimento: i requisiti L’isolamento acustico è un requisito richiesto dalla normativa CEE ed è un aspetto fondamentale per valutare e determinare il valore di un immobile. Le caratteristiche che un pavimento deve avere per l’isolamento acustico sono: spessore adesione resistenza I materiali che consentono l’isolamento acustico sono principalmente di due tipi: MATERIALI FONOASSORBENTI: vengono scelti solitamente per migliorare la qualità acustica negli interni. Questo materiale, denominato anche fonoimpedente, si caratterizza per un peso atomico piuttosto elevato, si trova in commercio sotto forma di rotoli e assorbe totalmente l’energia sonora. MATERIALI FONOISOLANTI: vengono utilizzati per proteggere gli spazi abitati dai rumori provenienti dall’esterno e blocca la propagazione delle onde sonore. Quali sono le fonti di rumore che si possono attutire? Quando si tratta di insonorizzare un pavimento è importante distinguere due principali tipologie di rumore: rumore aereo e rumore strutturale. Il rumore aereo viene prodotto attraverso l’aria, quindi può comprendere ad esempio la voce, la televisione, la musica. Il rumore strutturale, invece, è quello prodotto dai passi, dagli urti, dalle porte che sbattono. Come si può insonorizzare un pavimento già esistente? Se il pavimento è già posizionato, può essere utile inserire sulla pavimentazione un tappetino fonoassorbente e poi ricoprirlo con un’altra pavimentazione sottile. Si tratta di una scelta adatta per tutti coloro che necessitano di continuare ad utilizzare e muovere le porte. Una soluzione alternativa molto utile è la moquette, ideale per insonorizzare sonoramente e anche termicamente la pavimentazione. I materiali per insonorizzare una pavimentazione in costruzione? I materiali più utilizzati per insonorizzare un pavimento in costruzione sono la gomma, il vinile, la resina e il sughero. ·        Il materassino di gomma fonoisolante si inserisce tra il massetto e il pavimento, ed è una soluzione molto popolare perché è compatibile con la maggior parte delle pavimentazioni, tra cui le piastrelle e il parquet. ·        Il vinile è un rivestimento molto sottile, ma davvero ideale per ridurre il rumore. ·        La resina è una soluzione ottima per avere un costo finale conveniente e perché lo spessore è davvero minimo. ·        Infine, il sughero, oltre ad assorbire in modo efficace i rumori, ha anche delle caratteristiche di isolamento termico, di ecosostenibilità, e di resistenza. Inquinamento acustico: che cosa dice la legge? Un pavimento insonorizzato permette di ridurre e di attutire i rumori, ma anche di aumentare il valore immobiliare nell’edificio, in relazione alla classe acustica prevista dal regolamento CEE del 1997. La legge, infatti, indica dei limiti per l’emissione dei rumori, e classifica l’acustica con una scala da uno a quattro, in cui il numero 1 è un edificio che ha la capacità di attutire il rumore in modo più elevato. Quando si tratta di ristrutturare un immobile o di costruirne uno nuovo, quindi, è importante utilizzare materiali che abbiano un’elevata capacità acustica.

Decking esterno: in legno o in WPC? Con l’arrivo di temperature più calde e l’aumento del tempo trascorso all’aperto, aumentano anche le richieste per la realizzazione dei decking esterni, ideali per rivestire spazi commerciali e privati. Anche se il legno è sempre stato il rivestimento d’eccellenza per gli spazi esterni, un’ottima alternativa si rivela il WPC, un materiale resistente e durevole, composto da legno e fibre di plastica. Scopri le caratteristiche, gli svantaggi e i vantaggi di un decking in legno o in WPC. I decking in legno: le caratteristiche I decking in legno sono al momento tra le soluzioni più adottate per rivestire gli spazi esterni. È ecologico, dura nel tempo e al tatto dona una piacevole sensazione di comfort e calore sia in inverno che in estate. Con il tempo, il legno subisce una naturale ossidazione che lo porta a cambiare di colore. Si tratta di un effetto che può piacere, in particolare per chi ama lo stile vintage, ma per far sì che mantenga il suo colore naturale è necessario trattarlo periodicamente con una serie di oli e prodotti specifici. Inoltre, il legno per esterno ha bisogno di essere sottoposto a un termotrattamento che lo renda impermeabile. I decking in legno: i pro e i contro Con il trattamento adeguato e una posa effettuata in modo corretto, indubbiamente il legno è un materiale ideale per il decking. Il legno infatti resiste bene agli agenti atmosferici e riveste con la sua personalità gli spazi esterni in modo ideale. D’altro canto, tra gli svantaggi di un decking in legno vi è sicuramente il prezzo, che è più elevato rispetto a materiali sostitutivi come il WPC, e la necessità di effettuare trattamenti corretti per renderlo adatto agli spazi esterni. I decking in WPC: i pro e i contro Il WPC è un materiale estremamente innovativo che grazie alla sua flessibilità e dinamicità è utilizzato per rivestimenti di grandi spazi e pavimenti esterni. Il pavimento in WPC ha numerosi vantaggi, è composto da fibra di legno e materiale termoplastico, è ecologico e riciclabile al 100% e non richiede trattamenti specifici, quindi rimane immutato nel tempo. Inoltre, la sua composizione in parte realizzata con polimeri lo rende maggiormente resistente ai funghi e ai batteri rispetto al legno. Infatti, le doghe in WPC sono anti-scivolo e anti scheggia, resistono all’acqua, al sale e risultano essere inattaccabili da termiti e insetti. Infine, è componibile ed è disponibile in vari colori, offrendo delle possibilità di personalizzazione in termini di colori e di forme più ampia rispetto al legno. Gli svantaggi di questo materiale riguardano un costo iniziale più alto, dal momento che i costi di acquisto del decking WPC sono superiori a quelli del legno, l’utilizzo di materiali artificiali e la pesantezza del materiale.

Piastrelle in ceramica: quante tipologie esistono La ceramica è un materiale realizzato grazie alla miscela a base di argilla, che può presentare caratteristiche molto variabili in base ai materiali aggiunti come la quantità di acqua, di quarzo o di caolino. In tutti i casi, la ceramica si ottiene con una cottura in forno ad una temperatura molto superiore ai 900 °. Le tipologie di ceramica dipendono dall’argilla che viene utilizzata per la sua produzione. Quella bianca, ad esempio, è più pregiata e quindi più costosa, mentre l’argilla rossa è meno pregiata e più conveniente dal punto di vista economico. Le piastrelle in ceramica sono tra i tipi di pavimentazione più utilizzati grazie alla loro versatilità, resistenza, durata e facilità di pulizia. Vediamo quali sono le principali tipologie di piastrelle e i loro casi d’utilizzo. Le tipologie di piastrelle di ceramica La prima distinzione per la tipologia delle piastrelle è il metodo di lavorazione. Principalmente le piastrelle di ceramica si dividono in base al loro impasto, che può avvenire tramite pressatura, o tramite estrusione. L’impasto di ceramica che si ottiene tramite pressatura è tipico delle piastrelle in monocottura, in bicottura e in grès porcellanato. L’impasto tramite estrusione invece permette di realizzare il clinker e il cotto. Le piastrelle più utilizzate e più diffuse sono quelle che si ottengono con la pressatura. Le piastrelle monocottura Questo tipo di piastrelle prende il nome dal fatto che vengono inserite nel forno una sola volta. Sono molto porose e meno resistenti rispetto a quelle con bicottura e perciò sono utilizzate per le pareti interne. Le piastrelle bicottura Questo tipo di piastrelle prevede due cotture diverse nel forno, in cui nella prima fase si cuoce soltanto il supporto, mentre nella seconda fase il livello di base riceve una rifinitura, ad esempio la smaltatura. Sono piastrelle delicate, ideali per i rivestimenti. Il gres porcellanato Le piastrelle in gres ricevono un processo di vetrificazione, che le rende molto resistenti, ideali per ambienti con calpestio elevato e impermeabili. Sono ideali per l’esterno e per l’interno, e in particolare in cucina e in bagno: le piastrelle in grès porcellanato costituiscono l’80% di quelle prodotte in Italia. Come si effettua la posa delle piastrelle? Una volta scelto il tipo di piastrella per la pavimentazione, è importante decidere anche la posa. Si tratta di un processo delicato, che va effettuato da esperti, e che necessita di una valutazione di alcuni fattori, tra cui il tipo di fuga, la composizione, il fondo su cui vanno posate le piastrelle, e la geometria di posa. Nello specifico, la geometria di posa è il modo in cui le piastrelle vengono posate sul fondo, e permette di creare disegni e figure specifiche. Ad esempio, le piastrelle si possono posare in maniera lineare, in diagonale, a lisca di pesce. Come si scelgono le piastrelle giuste? Le piastrelle in generale dovrebbero rispettare tre caratteristiche: resistenza ad urti e sfregamenti, porosità e durevolezza. Le piastrelle a monocottura sono ideali per ambienti umidi, poiché sono impermeabili. Le piastrelle a bicottura invece, come quelle in maiolica, assorbono l’acqua. Infine, quando si scelgono le piastrelle, è importante non considerare l’arredamento, ma scegliere piastrelle neutre, versatili, che sappiano adattarsi nel tempo ai cambiamenti negli arredi e nelle strutture abitative.

Il parquet in bamboo: un’ottima alternativa al parquet classico Sempre più presente anche in Europa nelle scelte d’arredo di designer e architetti, il bamboo è una pianta dalle mille risorse, utilizzata da sempre in Estremo Oriente in edilizia grazie alle sue innumerevoli qualità. Ecologico, flessibile, durevole, a crescita veloce: il bambù si presta egregiamente anche a ricoprire la pavimentazione in ambito residenziale, negli uffici e nelle aziende. Rispetto ai parquet di legno tradizionale, come quelli in quercia, è più solido e resiste meglio all’umidità, presentando meno rigonfiamenti. Perché scegliere un parquet di bambù ecologico Il bambù (o bamboo) è una pianta, originaria della Cina, della Thailandia e dell’Indonesia, che presenta numerosi vantaggi tra cui la leggerezza, la resistenza e il basso impatto ambientale. Il bambù cresce molto rapidamente, con fusti che possono arrivare a 15 metri in un anno, ed è pronto per essere tagliato e utilizzato già dopo tre anni. Si tratta di un grande vantaggio rispetto a molte varietà di alberi, che necessitano di almeno vent’anni per poter essere tagliati. Un bosco di bambù inoltre è in grado di catturare in un anno una quantità di anidride carbonica di 40 volte superiore rispetto a un bosco di essenze di alberi: una scelta vantaggiosa quindi anche per l’ambiente e per l’equilibrio atmosferico tra ossigeno e CO2. Inoltre, è un prodotto naturale al 100%, le piante provengono da foreste controllate, ed è facile da coltivare perché non ha bisogno di concime o antiparassitari né di essere curato poiché cresce praticamente in autonomia. Quante tipologie di parquet di bambù esistono? Premesso che questo tipo di parquet è in vendita già verniciato, consentendo quindi un notevole risparmio economico e di trattamenti di finitura, il bambù si applica a parquet di varie tipologie, adatte sia per l’outdoor che per i rivestimenti interni, rendendo accoglienti e confortevoli sia le abitazioni private che gli uffici. Il parquet di bambù naturale ha un colore chiaro, quello tipico della pianta, ma è disponibile anche in versioni più scure oppure colorate. La sua versatilità lo rende ideale per essere posato su pavimenti con sistemi di riscaldamento. Come si applica il parquet in bambù? Esistono principalmente tre tipologie di posa del parquet in bambù: la posa flottante, la posa con chiodi e la posa con la colla. Quest’ultima è quella più utilizzata per le nuove costruzioni, mentre la posa flottante non necessita di colle in quanto le assi sono collegate tramite un sistema di fissaggio definitivo. Il sistema di posa con le viti e i chiodi è il più ecologico poiché non prevede l’utilizzo di altre sostanze né colle, ma è quello meno utilizzato.

Pavimenti interni e sostenibilità: le soluzioni migliori Il riscaldamento climatico e la crisi energetica hanno reso indispensabile il concetto di sostenibilità negli arredi, e in particolare per le pavimentazioni interne. Arredare in modo sostenibile significa scegliere i materiali che hanno un minore impatto sull’ambiente, sia in termini di produzione che di smaltimento. Inoltre, è fondamentale considerare anche il benessere delle persone che abitano gli spazi e la prevenzione dell’inquinamento interno. I pavimenti vanno scelti con cura, perché durano per molti anni, e perciò scegliere un pavimento interno a impatto zero è una scelta prioritaria per le abitazioni private come per gli ambienti di lavoro. Come scegliere? Vi sono delle indicazioni di massima indipendentemente dai materiali scelti. Ecco quali sono. Le linee guida per scegliere un pavimento sostenibile Che si tratti di un accogliente parquet in legno, di un pavimento in ceramica o di una superficie in linoleum, è importante privilegiare materie prime naturali, cioè realizzate senza materiali sintetici, e senza sostanze chimiche. Inoltre, si consiglia di privilegiare sempre i materiali locali, in modo da incidere il meno possibile sui costi di trasporto e di lavorazione, e di privilegiare pavimentazioni che siano riciclate o riciclabili: in questo modo la produzione di rifiuti e lo spreco di risorse naturali è ridotto al minimo. Infine, è importante considerare anche il ciclo completo di vita del prodotto, oltre alle emissioni dell’energia che è stata consumata per il processo di realizzazione. Ma quali sono i materiali per i pavimenti interni più sostenibili? Il legno: il materiale ecologico per eccellenza Il legno, materiale ecologico per eccellenza, è la scelta ideale per arredi e rivestimenti, purché sia lavorato con criteri di sostenibilità. Il legno è rinnovabile, resistente al fuoco, isolante ed ha un’altissima efficienza energetica. I costi di lavorazione e il dispendio energetico sono inferiori fino a 11 volte rispetto alla produzione di acciaio e alluminio. Il legno è vivo e con il tempo acquista pregio. Scegliere le giuste essenze e la giusta lavorazione vuol dire assicurarsi un materiale che non ha bisogno di manutenzione e che regala calore, personalità e un tocco di natura alla casa. Prima di scegliere l’essenza, è importante assicurarsi che il legno e i suoi derivati siano certificati FSC. La pietra: sassi, graniti, marmi Le pietre sono materiali naturali e senza tempo, che arricchiscono le nostre case. Si tratta però di una risorsa limitata: marmi e graniti si estraggono da montagne che poi non esisteranno più, sassi e ciottoli provengono dagli argini dei fiumi. Per quanto riguarda le caratteristiche, il granito è più pregiato del marmo perché è più duro, mentre le pietre si lavorano più facilmente. Il linoleum: naturale al 100% Tradizionalmente usato per rivestire grandi pavimentazioni come nel caso di scuole e ospedali, il linoleum è un materiale completamente naturale perché è composto da resina naturale, olio di lino, juta e coloranti a base di pigmenti naturali. il linoleum ha molti pregi, poiché si pulisce e si igienizza in modo rapido, è biodegradabile, durevole, e inoltre la sua versatilità lo rende adatto da personalizzare, sia nei colori che negli ambienti da rivestire.

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