Come scegliere il tappeto Quando si deve acquistare un tappeto bisogna pensare al colore, alla fantasia, al materiale, alla grandezza e alla forma e la scelta tra le varie tipologie di tappeti dipenderà principalmente da dove utilizzerai il tappeto e, soprattutto, dal tuo budget. Questo articolo ti aiuterà a capire come scegliere il tappeto giusto e orientarti tra le varie tipologie esistenti in base al materiale, al colore e alla fantasia. Materiale dei tappeti: quale scegliere Per scegliere il materiale più adatto alle tue esigenze è importante capire l’uso che se ne dovrà fare e soprattutto in quale ambiente verrà posizionato. I principali materiali utilizzati per i tappeti sono i seguenti: Lana: molto pregiata e morbida, resistente al fuoco e all’umidità. Seta: è un materiale molto costoso, richiede massima attenzione nella cura per evitare un danneggiamento precoce. Fibra naturale: per questo materiale vengono impiegate fibre realizzate mediante la lavorazione di erbe, foglie o cellulosa come sisal, fibra di riso, juta, abaca, giunto e cocco. Poliestere: non è un materiale prestigioso ma la molteplicità dei modelli acquistabili differenti per forma, colori e trame geometriche lo rende facilmente accessibile ad un numero più elevato di persone. Fibre sintetiche: il tessuto perfetto per i tappeti Oggi le fibre sintetiche sono quelle che vengono predilette nella scelta dei tappeti. Perché? Perché si adattano a tutti gli ambienti, sono versatili e resistenti all’usura. Di seguito le principali fibre sintetiche: Il nylon si distingue da tutte le altre fibre per la sua durata, resistenza e facilità di manutenzione, è la scelta ideale se vuoi che il tuo tappeto duri nel tempo. Il poliestere, resistente alle macchie, molto morbido e disponibile in tantissimi colori e fantasie diverse. Tuttavia è più difficile da pulire e non è resistente come il nylon. Il triexta, invece, è una fibra di nuova generazione derivata in parte dallo zucchero di mais e, come il nylon, ha un’ottima resistenza alle macchie. Il polipropilene è una fibra economica, forte e resistente allo sbiadimento, ma non quanto il nylon. Ha una buona resistenza alle macchie, all’elettricità statica e alla muffa. Tipologie di tappeti Esistono varie tipologie di tappeti ma come si fa a distinguerli e riconoscerli? Ci sono alcune peculiarità che caratterizzano lo stile delle decorazioni e dei disegni, i materiali usati e il tipo di pigmento di un terminato tipo di tappeto. Tra le tipologie di tappeti più utilizzati, troviamo: Tappeti persiani I tappeti persiani sono caratterizzati dall’annodatura a mano e dall’elevata intensità di nodi. Da un punto di vista iconografico, l’elemento principale che distingue i tappeti persiani da tutti gli altri è la presenza di un medaglione centrale in varie fogge e, nel disegno, motivi floreali o geometrici. Tappeti afgani I tappeti afgani vengono realizzati con nodo asimmetrico e una densità che non supera i 230.000 nodi/mq. I motivi presenti solitamente sono a forma di zampa di elefante e/o motivi ottagonali spesso associati a fiori stilizzati di colore blu scuro, ocra e beige. I motivi vengono ripetuti più volte sulla superficie e i colori che vengono utilizzati più spesso sono tutte le varie tonalità del rosso scuro. Tappeti caucasici Uno degli aspetti più caratterizzanti i tappeti caucasici è sicuramente l’iconografia che caratterizza gli antichi manufatti: le decorazioni seguono tre assi principali: verticale, orizzontale ed obliquo e i motivi geometrici vengono abbinati a motivi floreali. Tappeti pakistani I tappeti pakistani sono caratterizzati da un’elevata intensità di nodi e vengono prodotti con filato di lana australiana e questo particolare li rende molto simili ai tappeti in seta. L’ordito e la trama sono in cotone e il colore dominante è il rosso. Tappeti cinesi I tappeti cinesi spesso riportano antichi simboli religiosi, di origine taoista e buddhista. Nei tappeti più recenti e di nuova produzione si ritrovano diversi motivi floreali e tipicamente persiani. Ciò che distingue e permette di riconoscere un tappeto cinese sono gli intagli che vengono effettuati intorno ai motivi floreali per dare un effetto tridimensionale al tappeto. Il colore giusto per il tuo tappeto La scelta del colore del tappeto è strettamente personale. Tuttavia, se il locale in cui verrà posizionato il tappeto presenta prevalentemente tonalità fredde o c’è una predominanza di bianco, grigio o nero, il consiglio è quello di spezzare questa catena di colori freddi con un tappeto dal colore caldo che può rendere l’atmosfera più briosa, ma anche più accogliente. In caso di un pavimento chiaro, il colore scuro sarà preferibile solo se l’ambiente è di per sé molto illuminato e non rendere buia la stanza. Al contrario, per risaltare una superficie scura, un tappeto chiaro è la scelta più idonea.
Guida ai pavimenti in resina: caratteristiche, tipologie, pro e contro Nel corso degli anni, i pavimenti in resina hanno acquisito sempre più notorietà, sia per il tocco contemporaneo che regalano agli ambienti, sia per la loro praticità e versatilità. Scopriamo insieme quali sono le caratteristiche principali dei pavimenti in resina, i loro vantaggi e le tipologie presenti oggi sul mercato. Quali sono le caratteristiche dei pavimenti in resina? I pavimenti in resina sono particolarmente apprezzati e risultano una soluzione ideale per tutte le persone che vogliono ristrutturare i propri locali o abitazioni in modo smart. La resina, infatti, è un materiale di facile manutenzione e pulizia, tanto che, originariamente, i pavimenti in resina erano usati all’interno di spazi pubblici, come esercizi commerciali, scuole, palestre, uffici o ospedali. Inoltre, i pavimenti in resina hanno un costo contenuto, di gran lunga inferiore rispetto a quello degli altri tipi di pavimentazione, offrendo una maggiore resistenza al calpestio delle persone. Si tratta, quindi, di uno dei pavimenti con il miglior rapporto qualità-prezzo. Inoltre, è possibile posizionare il pavimento in resina direttamente su quello già esistente. Questo comporta un abbattimento dei costi e dei tempi di ristrutturazione, in quanto non è strettamente necessario levare macerie o smontare, per esempio, gli infissi. I pavimenti in resina, infatti, sono estremamente sottili (3-4 mm), perciò non causano problemi di posa. Quante tipologie di pavimenti in resina esistono? I pavimenti in resina sono disponibili in più varianti, ciascuna con diverse peculiarità e caratteristiche tecniche. Scopriamo insieme quali sono i pavimenti in resina presenti sul mercato. I pavimenti in resina, a prescindere dalla tipologia scelta, possono avere colori diversi, sono estremamente malleabili e personalizzabili. Possiamo ottenere, perciò, diversi effetti, come quello spatolatoo quello lucido, al tatto più o meno rugoso, a seconda del metodo di posa. Tra i pavimenti in resina principalmente utilizzati troviamo quelli in resina epossidica, una resina di facile lavorazione e in grado di essere utilizzata sia per pavimenti, sia nella realizzazione di elementi di arredo e pareti. Abbiamo poi le resine metacriliche, che hanno invece una maggiore resistenza agli urti meccanici, il cui utilizzo è richiesto principalmente all’interno di spazi pubblici o in ambienti che necessitano di elevati standard igienici, in quanto più resistenti alla sanificazione. Qualora volessimo, invece, un pavimento resistente, adatto anche alla posa esterna, la scelta migliore è sicuramente quella delle resine cementizie, ovvero resine al cui interno sono state aggiunte polveri di cemento, che conferiscono estrema durezza al composto. È presente, infine, una resina più liquida, la resina acrilica: questa resina è più sottile rispetto alle precedenti ed è, perciò, indicata ad ambienti che necessitano di elevata traspirabilità o soggetti a repentini sbalzi termici. I vantaggi e gli svantaggi dei pavimenti in resina Tra i principali vantaggi offerti dai pavimenti in resina troviamo: La malleabilità e la personalizzazione, in quanto è possibile scegliere colore e finish. Estrema resistenza, poiché questo materiale è adatto a sollecitazioni meccaniche e chimiche. Igienicità, in quanto i pavimenti in resina sono facili da pulire, non presentano fughe e discontinuità, sono a prova di batteri, muffe o residui. Semplicità di posa, in quanto la resina è estremamente facile da lavorare. Ovviamente, sarà sempre necessario incaricare un esperto per realizzare un pavimento in resina ad opera d’arte! I lavori non impiegheranno troppo tempo e non sarà necessario modificare infissi o rimuovere la pavimentazione preesistente (purché essa sia sufficientemente regolare e integra). Resistenza al calpestio e all’umidità, la resina impermeabilizza il pavimento, permettendo allo stesso tempo lo scambio di calore in caso di riscaldamento a terra. Costi contenuti rispetto ai classici pavimenti, in quanto è possibile realizzare un pavimento in resina con meno manodopera. Per quanto riguarda i contro, invece annoveriamo: Insorgenza di graffi, soprattutto qualora venisse scelta una posa dal finish lucido. Scivolosità, sempre a seconda del tipo di posa e finish. I pavimenti in resina, quindi, risultano una soluzione estremamente versatile e dalle caratteristiche tecniche invidiabili, in quanto dotati di una grande resistenza alle sollecitazioni meccaniche e chimiche, risultando perfetti per gli spazi pubblici e privati usati quotidianamente.
La moquette: il rivestimento ideale per molti ambienti La “moquette” è un termine francese che significa letteralmente “tappeto”. Questo tipo di rivestimento tessile ha origini molto antiche: non è possibile risalire a una data precisa, ma senza dubbio deriva dalla grande tradizione di tappeti realizzati a mano in Turchia, in Cina e in India. Oggi la moquette è diffusa in tutto il mondo ed è realizzata con grandi macchinari che tessono i filati su supporti variabili. La sua versatilità la rende apprezzata per ricoprire intere stanze, così come per decorare piccole porzioni di zone di passaggio e perfino scale, grazie alle sue caratteristiche antiscivolo. Quali sono i vantaggi peculiari della moquette? Tra le principali caratteristiche della moquette vi è la fonoassorbenza, cioè la capacità di attutire e ridurre suoni, questo è il motivo per cui viene spesso utilizzata anche negli ambienti ad alto calpestio. Inoltre, è molto semplice da posare e possiede isolamento termico che si traduce in risparmio energetico, poiché consente di minimizzare la dispersione del calore. Un altro aspetto positivo riguarda l’utilizzo delle moderne tecniche eco sostenibili che consentono di evitare l’uso di sostanze nocive o tossiche per l’uomo e per l’ambiente. Quanti formati ha la moquette? Aldilà delle caratteristiche generali, esistono moquette con formati e specifiche differenti in base all’utilizzo e alla zona da rivestire. La moquette si produce in teli arrotolati o in quadrotta, cioè dalla forma di mattonelle rettangolari, quadrate o in listelli, come il parquet. La moquette in rotolo ha in genere un’altezza di 4 o 5 metri, ed è la più utilizzata per rivestire ampie zone. Si posa con biadesivo o colle, oppure con il sistema tradizionale, che è il più resistente e duraturo: la posa in opera in tensione. Questo sistema prevede l’appoggio della moquette su listelli intorno al perimetro della stanza. È una messa in posa più elaborata ed è utilizzata per i rivestimenti di particolare pregio. Le moquette in forma di mattonelle sono molto pratiche per rivestire gli ambienti con colori e forme diverse, sono formati molto funzionali e utilizzati per scopi estetici poiché si possono creare effetti decorativi sui pavimenti e inoltre sono pratici, perché si può sostituire soltanto un singolo elemento in caso di necessità. Le moquette in formato mix tra i due formati: listone e mattonella. Questo tipo di moquette consente la posa a spina di pesce, una posa davvero insolita e innovativa. La moquette agugliata per uso fieristico. È una tipologia di pavimentazione temporanea, prevalentemente usata per allestire zone dove si svolgono particolari eventi o fiere. Gli agugliati per stand vengono stesi sul pavimento esistente grazie ad un apposito biadesivo e, una volta terminato l’evento, vengono rimossi. Come si pulisce e come si lava la moquette? Contrariamente a quanto si pensa, la moquette non è un pavimento che trattiene lo sporco. Può essere pulita, lavata e igienizzata come qualsiasi altro pavimento grazie a prodotti specifici, battitappeto, aspirapolvere. Per la manutenzione quotidiana è sufficiente, infatti, aspirare la polvere e lavarla con detergente neutro e poca acqua. Per la pulizia profonda, soprattutto in aziende e ambienti di lavoro, le ditte specializzate utilizzano dei macchinari ad iniezione estrazione almeno una volta all’anno. La moquette per l’allestimento di stand fieristici ed eventi Una moquette di buona qualità è sempre un’ottima scelta d’arredamento quando si tratta di conferire un tocco di eleganza ed esclusività, rendendo l’ambiente unico e accogliente. Per questa ragione, viene spesso utilizzata per allestire in modo temporaneo anche gli stand fieristici e gli eventi. Tuttavia, per poter rispettare gli standard richiesti deve presentare alcuni requisiti specifici: deve essere lavabile per garantire allo stand di preservare un aspetto nuovo e pulito, deve essere adattabile a tutte le superfici e facilmente rimovibile una volta terminato l’evento.
Il legno composito: un’alternativa sostenibile al classico parquet Il legno è utilizzato da millenni come materiale da costruzione per mobili, pavimentazioni e molto altro, grazie alla sua forza e al suo aspetto, in grado di rendere caldo e accogliente qualsiasi luogo. Tuttavia, con l’impatto climatico e con il continuo abbattimento delle foreste in tutto il mondo, per soddisfare i bisogni dell’uomo è arrivato il momento di cercare una soluzione alternativa e più sostenibile per l’ambiente, e il legno composito potrebbe essere la soluzione giusta. Cos’è il legno composito? Il legno composito è costituito da legni di diversa durezza derivanti da conifere, solitamente utilizzate per il legname, e viene creato mescolando particelle di legno macinate con resina e materiali termoplastici riciclati. Alcune aziende manifatturiere si occupano di miscelare e mescolare i diversi materiali che compongono il legno composito in pellet, che viene successivamente fuso nel prodotto finale, mentre altre industrie optano per un unico passaggio, creando il prodotto finale mediante il singolo processo di miscelazione del legno e delle resine termoplastiche. Per questo tipo di legno possono essere utilizzati sia materiali termoplastici riciclati e sia vergini. In base alle esigenze del prodotto, vengono poi utilizzati coloranti, stabilizzanti e filtri UV, oltre a lubrificanti che devono essere aggiunti per creare un prodotto resistente e durevole. Il legno composito è spesso utilizzato nella costruzione di mobili e pavimentazioni. Il suo vantaggio fondamentale è che, diversamente dal legno classico, è molto più economico, pur essendo resistente al caldo, al freddo e agli agenti atmosferici quando viene opportunamente trattato. Il suo impiego principale è nelle pavimentazioni esterne, in quanto sia il sole che l’umidità contribuiscono alla sua resistenza. Proprietà e vantaggi del legno composito Il legno composito è un materiale che porta con sé innumerevoli vantaggi non solo perché è economico ma anche perché risulta essere una scelta sostenibile per l’ambiente. Infatti, uno dei principali vantaggi del legno composito legato alla questione dell’impatto ambientale è il fatto che può essere prodotto da alberi più piccoli rispetto al legname massiccio e non richiede l’abbattimento delle foreste. Ma non solo: il legno può essere ricavato anche da legname impiegato in altri settori industriali che presenta dei difetti e che altrimenti verrebbe scartato, riciclandolo. Inoltre, è facilmente malleabile e può essere utilizzato sia per l’arredamento, che per la fabbricazione di piccoli oggetti domestici e sia in ambito industriale. Rispetto al legno naturale, il legno composito ha anche meno probabilità di deformarsi o opacizzarsi nel tempo, e grazie ai materiali termoplastici utilizzati è molto più resistente alla decomposizione e putrefazione, oltre al fatto che rende l’infiltrazione dei tarli molto più difficile. A rendere il legno composito così conveniente è anche la possibilità di trovarlo in diverse colorazioni, eliminando la necessità di doverlo verniciare e con un aspetto finale che non ha nulla da invidiare al legno ordinario.
Tutte le caratteristiche del legno di rovere Il parquet è una delle pavimentazioni da interni più eleganti e raffinate e il legno di rovere è uno dei più resistenti e durevoli da utilizzare per il parquet. Il nome scientifico del Rovere è Quercus petraea ed è una una quercia caducifoglie della famiglia delle Fagacee. Anche conosciuto con altri nomi come quercia rossa, il Rovere può essere trovato nelle foreste asiatiche ed europee (in particolar modo in Francia e nel sud-est europeo) e cresce con climi temperati. Tuttavia, è molto presente anche sul territorio italiano, specialmente nelle zone alpine e boschive. Il legno di Rovere ha una buona resistenza alle intemperie e un’ottima durezza, anche se a causa del cambiamento climatico e dell’alternarsi delle stagioni può variare leggermente nelle dimensioni nel corso degli anni. Di conseguenza, appare più adatto alle pavimentazioni da interno che da esterno. Il colore del rovere non è uniforme ma stratificato, con colori che vanno dal durame bruno e le specchiature dello stesso colore dell’alburno alle tonalità calde e giallastre delle venature. Il parquet in rovere: pro e contro Da più di ottocento anni, il Rovere viene impiegato nella costruzione di mobili e pavimenti di gran pregio, destinati a durare negli anni. E il rovere non viene utilizzato solo ed esclusivamente nel campo dell’edilizia: la sua durezza mista alla sua ottima flessibilità lo rendono uno dei tipi di legno più utilizzato anche nella fabbricazioni delle botti per la conservazione del vino. Con ciò è facile intuire che optare per il legno di rovere per un parquet è garanzia di durevolezza e resistenza nel tempo. Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi legati all’acquisto del parquet di rovere? Per la realizzazione di questo tipo di pavimentazione si devono considerare tutte le caratteristiche del materiale. Il legno di rovere può avere diversi pregi che però, in alcuni ambienti, possono rivelarsi poco utili: vediamo ad esempio la sua capacità di assorbire l’acqua e l’umidità. Tra i principali vantaggi, vi sono sicuramente la versatilità e la robustezza. Il rovere si presenta in una vasta gamma di colori e sfumature e si adatta a qualsiasi stile d’arredamento, appare dunque perfetto per dare un tocco di eleganza e sofisticatezza. I principali svantaggi del parquet in legno di rovere invece riguardano la sua manutenzione. Infatti, nonostante sia molto durevole, questo tipo di parquet è spesso soggetto ad ammaccature e graffi. Allo stesso modo, è soggetto all’ossidazione se viene esposto per troppo tempo alla luce solare. Infine, è particolarmente costoso, anche se la sua resa giustifica il prezzo. Per rimanere costantemente aggiornati e garantire i migliori prodotti sul mercato, appare evidente quanto sia importante partecipare ad eventi e fiere che consentono di rendere visibile la propria attività, far conoscere i propri prodotti, accrescere il proprio business e, al contempo, entrare in contatto con le eccellenze della fornitura di macchinari e strumenti di qualità per la lavorazione del legno.
Decking: tutto quello che c’è da sapere Il decking è il termine anglosassone utilizzato per far riferimento a pavimenti per esterni a listoni in legno oppure in materiale composito, conosciuto anche come parquet per gli ambienti esterni. È una pavimentazione outdoor sofisticata ed elegante in grado di fornire maggiore protezione e resistenza dagli agenti atmosferici, è facile da montare e implementare in qualsiasi ambiente e superficie: sul terreno, sul cemento, su altre pavimentazioni esistenti, su guaine bituminose, sabbia e molto altro. Il suo trend di crescita infatti è molto alto anche grazie alla vasta scelta di materiali con cui è possibile installarlo e per la sua qualità intrinseca. Caratteristiche del decking Il principale materiale di fabbricazione del decking è il legno ma ciò che lo distingue dal parquet tradizionale è la sua possibilità di essere sottoposto a intemperie di ogni genere. Per questo motivo deve rispettare dei requisiti particolari, ad esempio il suo spessore deve essere pari almeno a 2 cm. I listoni che lo compongono possono essere zigrinati o lisci e generalmente viene consigliato il trattamento antiscivolo per assicurare a tutti di non scivolare anche quando è bagnato. Molto importante è anche la levigatura del decking che consente un allineamento adeguato tra i listoni ed evita la formazione di schegge. Tipologie di decking Il decking è disponibile in due formati: mattonelle e listoni. I listoni servono a rivestire superfici piuttosto ampie e si usano per i giardini, le piscine e altre superfici più ampie e sono perfetti per le forme irregolari. Le mattonelle invece, sono adatte per aree più ridotte ma è comunque consigliato applicarle in superfici più ampie, unendole ai listoni o utilizzandole per soluzioni sofisticate e decorative che mimino i motivi dei mosaici. Come pulire il decking È opportuno scegliere un decking che sia fabbricato con essenze derivanti dalle conifere, già ricche di olii essenziali che inibiscono la creazione di funghi e muffe e che tengono lontani gli insetti. Per la pulizia del decking non sono previsti accorgimenti particolari se non quello di cospargere con oli naturali i listoni prima della posa, per evitare che il sole possa far danni e rovinare il colore e la brillantezza del parquet. Per il resto, il decking può essere pulito con una spazzola per pavimenti o acqua. Decking e fiere Il decking risulta una tipologia di pavimentazione a rapida installazione anche per gli allestimenti degli stand nelle fiere e sono molte le motivazioni che potrebbero far propendere per questa tipologia di pavimento. Tuttavia, è importante riuscire a garantire un’efficienza strutturale e funzionale tenendo presente allo stesso tempo le finalità e le destinazioni d’uso del pavimento. Per questa ragione, risulta imprescindibile partecipare alle fiere e agli eventi del settore per restare sempre aggiornati sulle varie tipologie di pavimentazioni, sull’evoluzione della produzione, delle tecniche e dei materiali utilizzati e riuscire a soddisfare anche le esigenze estetiche più ambiziose.
Il pavimento in resina: le caratteristiche La resina è diventata un materiale molto utilizzato sia per gli ambienti interni che quelli esterni. Si distinguono due tipi di resina: vegetale e sintetica. La resina vegetale, prodotta da alberi e piante, è nota per le sue proprietà impermeabilizzanti e protettive. La resina sintetica, o artificiale, composta da polimeri e materiali di natura diversa, presenta le stesse caratteristiche della resina naturale e rappresenta la pavimentazione ideale per superfici ad alto calpestio o che necessitano di particolari standard igienici. Le caratteristiche del pavimento in resina Il pavimento in resina è atossico e igienico. La sua posa non prevede l’utilizzo di colle e non presenta fughe né fessure che potrebbero accumulare sporco e batteri come capita ad esempio con le piastrelle. Si posa direttamente sul pavimento esistente e perciò non sono richiesti lavori di ristrutturazione e i tempi di posa sono abbastanza rapidi: si va da poche ore a circa una settimana in base alla tipologia di resina scelta. Inoltre, ha una buona resistenza sia al calpestio che ad urti e abrasioni. Le tipologie di resina per i pavimenti Esistono varie tipologie di resina per le pavimentazioni che si differenziano per la loro composizione chimica. Di seguito le principali tipologie di resina: Resine bicomponenti: a queste resine si aggiunge un indurente che renda la resina solida. È una resina malleabile e semplice da lavorare. Resina metacrilica: si tratta di resine sintetiche ideali per uffici e grandi spazi perché una volta posate si asciugano molto in fretta (anche in poche ore). Sono atossiche e grazie alla loro forte aderenza possono essere posate anche sul cemento. Resine cementizie: a questa resina viene aggiunto il cemento in fase di miscelazione. Il risultato è una pavimentazione molto resistente e impermeabile, ideale anche da personalizzare grazie al fatto che si può lavorare con la spatola. I vantaggi e gli svantaggi di un pavimento in resina Il pavimento in resina coniuga ricercatezza nel design e alte prestazioni dal punto di vista tecnico e funzionale: è facilmente adattabile a tutti gli ambienti interni ed esterni, non richiede interventi invasivi poiché si applica sulla pavimentazione esistente, è impermeabile, duttile e idrorepellente. Tra gli svantaggi della pavimentazione in resina invece, vi possono essere: un ingiallimento dovuto all’esposizione alla luce e la possibilità che si graffi o si crepi con l’usura, soprattutto se non si presta abbastanza attenzione. Inoltre, è di fondamentale importanza verificare che non ci sia umidità sul supporto preesistente, ciò limita molto l’uso delle superfici di resina nel caso di umidità.
Il parquet: la pavimentazione accogliente e versatile Il parquet è da sempre una delle soluzioni di flooring più scelte per arredare sia gli ambienti di casa che quelli di lavoro, grazie al fatto che crea un’atmosfera elegante e senza tempo e all’ampia scelta di finiture ed essenze disponibili in commercio. Il legno di cui è composto il parquet lo rende una pavimentazione delicata, e per questo motivo necessita di cure e attenzioni speciali, soprattutto quando si tratta di pulirlo e di disinfettarlo. In generale, dato che è realizzato con materiali naturali, il parquet non si pulisce come le normali pavimentazioni in ceramica, pertanto non si possono usare i comuni detersivi a base di ammoniaca, candeggina o altri prodotti chimici. La pulizia e la disinfezione del parquet prevedono l’utilizzo di prodotti appositi, con accorgimenti specifici nel caso in cui il parquet sia verniciato, oliato o cerato. In tutti i casi, è sempre meglio utilizzare detergenti neutri. Lavaggio e pulizia del parquet Prima di lavare il parquet è necessario rimuovere la polvere. Per farlo, è bene utilizzare dei panni in microfibra o elettrostatici, oppure un aspirapolvere o una scopa elettrica che abbia le apposite spazzole con setole morbide e antigraffio. Si può poi lavare il parquet utilizzando un panno imbevuto in poca acqua con sapone neutro, e poi strizzato, oppure le apposite lavasciuga. Per preservare la qualità del legno ed evitare di rovinarlo, è consigliabile passare il panno seguendo la direzione di posa del parquet e le venature del legno, ed evitare che si accumuli umidità lasciando arieggiare la stanza. Se si desidera utilizzare detergenti naturali, si può optare per una miscela composta da un litro di olio di oliva e mezzo limone spremuto, oppure una miscela composta da acqua e aceto, da spruzzare sul legno e poi asciugare. Come si disinfetta il parquet? La soluzione ideale per eliminare germi e batteri dal parquet consiste in un composto di acqua e alcol da applicare su un panno e non direttamente sulla superficie, per evitare di rovinarla. In alternativa, si possono utilizzare degli oli essenziali dalle proprietà antibatteriche come il tea tree, sono molto indicati quelli alla menta, al cedro, al bergamotto e alla lavanda. In questo caso, sarà sufficiente diluire poche gocce nell’acqua e il parquet apparirà disinfettato e profumato allo stesso tempo. Come si puliscono i parquet oliati e cerati? Se il parquet è oliato o cerato è meglio non usare l’aspirapolvere per non rischiare di rimuovere lo strato protettivo. Per rimuovere la polvere e pulirlo è raccomandabile utilizzare un prodotto specifico e un panno di microfibra che conservi la oliatura e che non danneggi il legno. In particolare, nel caso del parquet rivestito con cera, è necessario rinnovare la ceratura almeno una volta al mese. In questo caso, si possono usare le apposite monospazzole e il disco con la rete sottile per rimuovere delicatamente lo strato di cera. Prima di rinnovare l’applicazione della cera è utile spolverare. In alternativa alla cera, che potrebbe lasciare uno strato appiccicoso soprattutto se applicato troppo frequentemente, si può ricorrere all’uso di oli essenziali che, diluiti con l’acqua, profumano e nutrono il legno. Come togliere i segni dal parquet nelle fiere? In situazioni di estremo calpestio come un congresso o una fiera di settore, se doveste scegliere di optare per il parquet, dovreste assicurarvi di acquistare un prefinito poiché risulta facile e veloce da posare e smontare. Ancora meglio se waterproof, in modo che se dovesse sporcarsi o graffiarsi sarebbe più facile da pulire. Infatti, nel caso in cui si volesse riparare un danno si potrebbe utilizzare della carta vetrata con diverse sgranature unita a olio di gomito, carteggiare delicatamente il pavimento seguendo le venature del legno e andare a togliere la parte superficiale. Infine, passando un panno inumidito con l’acquaragia sulla zona trattata, il graffio sparirà. Se invece i graffi fossero più distesi, è consigliabile passare una levigatrice per levigare tutta la parte interessata. Questa operazione renderà opaco il vostro parquet e lo priverà della sua lucidezza togliendo così tutti i graffi in superficie. Alla fine di questo passaggio, sarà possibile stendere della cera liquida sul pavimento, lasciarla agire e infine lucidare per ottenere il massimo risultato. Nell’eventualità di dover far ricorso ad altri lavori di cantieristica nei locali con rivestimenti in legno, è consigliabile proteggere il parquet coprendolo con materiale traspirante di spessore morbido, non appiccicoso, affinché i lavori non causino graffi, sporco e contusioni sulla superficie prefinita del pavimento.
[vc_row][vc_column][vc_column_text] Il parquet nella zona del camino? Perché no! Parquet e camino possono essere accostati? Quali sono gli accorgimenti da adottare per creare questo binomio perfetto, senza avere dei rischi? Sicuramente il parquet e il camino sono due elementi di un’abitazione che richiamano molto l’inverno e le giornate fredde, in cui rimanere a casa è un piacere. Ma parquet e camino possono convivere sotto lo stesso tetto? E se sì, come? Ecco alcuni utili consigli. Camino e parquet, è possibile abbinarli? L’accoppiata camino e parquet non soltanto risulta essere esteticamente piacevole ed elegante, ma è anche possibile da realizzare. Un ambiente in cui sono presenti questi due elementi è molto accogliente e signorile. L’accostamento fra camino e parquet non presenta poi grandi problemi di sicurezza a patto che si presti attenzione nella fase di costruzione. Il legno rappresenta infatti un materiale che mal sopporta i cambiamenti climatici repentini e le temperature elevate. Per questo motivo, quando si parla di camino e parquet, è bene tenere in considerazione due precauzioni fondamentali: il tipo di camino (se a filo pavimento o meno); le misure cautelative da adottare per una corretta posa del parquet. I tipi di camino e le precauzioni per il parquet Quando si parla di parquet in abbinamento al camino bisogna considerare essenzialmente due tipologie di camino, ovvero quella a filo di parquet e quella non. Il camino non a filo di parquet è rialzato, e quindi meno pericoloso di quello a filo. L’accortezza però è comunque quella di cercare di installarlo ad almeno 10 centimetri di distanza dal pavimento. Si potrà quindi realizzare un basamento con messetto autolivellante discostato di un centimetro: una volta fatto si stenderà il parquet tralasciando un altro centimetro. Questi disboscamenti assorbono infatti eventuali movimenti del pavimento: il parquet avrà infatti maggiore spazio per dilatarsi a seguito di cambiamenti di temperatura e di umidità dell’ambiente. Al tempo stesso il camino sarà sicuro. Venendo al camino a filo di parquet bisogna considerare che potrebbe essere più pericoloso in quanto qualche scintilla potrebbe cadere sul pavimento in legno. Una buona regola è quella di non arrivare con il parquet sotto la struttura del focolare, ma in generale è comunque essenziale prevedere un salvapavimento in pietra dura, che eviti lo sviluppo di incendi o il danneggiamento del materiale. Tra le pietre dure più consigliate per realizzare questo rivestimento salvapavimento ci sono: la pietra lavica, perfetta per convivere con il fuoco perché prende origine proprio da esso; la pietra di Sicilia, conosciuta come Pietra Modica, che rappresenta un’ottima roccia calcarea resistente molto simile al marmo. Adottando e seguendo questi semplici accorgimenti è possibile accostare senza alcun problema parquet e camino, per creare un perfetto ambiente al tempo stesso rustico ed essenziale. [/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]
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