I comparti

Auto elettriche: in crescita grazie alla diffusione delle colonnine di ricarica La mobilità sostenibile è sempre più diffusa in Europa e in Italia grazie alla diffusione delle colonnine di ricarica, anche se con molte differenze tra una regione e l’altra. I consumatori risultano essere favorevoli alle auto elettriche, ma sussistono alcuni dubbi. Tra questi, il costo delle auto, troppo caro al momento rispetto alle auto tradizionali, e una diffusione non omogenea delle colonnine di ricarica. Infatti, uno dei principali motivi che frenano le persone verso l’acquisto di auto elettriche è la mancanza di sufficienti colonnine elettriche nelle vicinanze. Tuttavia, i dati sono incoraggianti. Dal report dello Smart Mobility condotto nel 2021, infatti, è emerso un aumento a livello europeo del numero delle colonnine di ricarica del 50% a fine 2020. Le diverse tipologie di colonnine di ricarica di auto elettriche Oltre alla diffusione delle colonnine di ricarica, è importante anche la loro accessibilità. Attualmente si distinguono tre tipologie di torrette per la ricarica: pubbliche, private ad uso pubblico, e private. Le colonnine di ricarica pubbliche sono accessibili a chiunque, e si trovano su suolo pubblico. Le colonnine private ad uso pubblico vengono installate in un luogo privato, come ad esempio all’esterno dei centri commerciali, ma restano accessibili a tutti. Infine, le colonnine di ricarica private sono accessibili soltanto dai privati e sono installate su suolo privato. La diffusione delle colonnine elettriche in Europa Alla fine del 2020, In Europa era presente il 27% di colonnine di ricarica per il normal charge, cioè per i veicoli fino a 2 KWh, e soltanto il 10% di colonnine di fast charge, dedicate ai veicoli elettrici con potenza superiore ai 2 KWh. Però, la diffusione delle colonnine di ricarica per le auto elettriche in Europa presenta dati disomogenei. Infatti, le statistiche indicano che ai primi posti si trovano l’Olanda e la Norvegia, con più di 300 colonnine per ogni 100.000 abitanti. Anche se nel 2020 è stato registrato un aumento che raggiunge quasi il 46% in più di colonnine presenti rispetto al 2019, l’Italia, con il Portogallo e la Spagna, ha una quantità inferiore di colonnine elettriche: basti pensare che ogni 100.000 abitanti ci sono in Italia soltanto 20 colonnine di ricarica. La diffusione delle colonnine elettriche in Italia: i dati regione per regione Il Trentino-Alto Adige è ai primi posti per la diffusione della mobilità elettrica, con oltre 150 torrette di ricarica per ogni 100.000 abitanti. Seguono le regioni settentrionali e centrali, come Piemonte, Lombardia, Toscana, Veneto e Lazio, che offrono un totale che supera i 1.500 punti per la ricarica. Agli ultimi posti si trovano Abruzzo, Sardegna, Sicilia e Puglia, in cui la diffusione dei punti di ricarica varia tra 500 e 1.000, e le altre regioni che hanno dei punti di ricarica che non superano le 500 unità.

Sicurezza sul lavoro: i DPI più importanti La sicurezza sul lavoro comprende diverse misure protettive e preventive per tutelare la sicurezza, il benessere e soprattutto la salute dei lavoratori sul posto di lavoro. Tra gli strumenti che tutelano la sicurezza in azienda rientrano i DPI, dispositivi di protezione individuale, che grazie alle continue innovazioni tecnologiche rendono l’ambiente di lavoro sempre più sicuro. Ecco una panoramica sui dispositivi principali e le loro caratteristiche. Le scarpe antinfortunistiche Questo tipo di calzature speciali si divide principalmente in tre gruppi: le calzature da lavoro, che sono antiscivolo e impermeabili, le calzature di protezione e le calzature di sicurezza, progettate nello specifico per supportare e attutire i colpi causati dalla caduta di pesi. La tipologia di scarpa giusta dipende dal tipo di attività. Ad esempio, in caso di lavori che prevedono il contatto con carburanti e calore, bisogna scegliere una calzatura con suola antistatica e antiscivolo. Per gli ambienti di lavoro in cui sono previsti carichi pesanti, invece, è importante scegliere una suola che abbia un sistema di smorzamento, mentre per quanto riguarda la vestibilità la scarpa deve essere aderente ai piedi, ma senza creare problemi né irritazioni. I guanti da lavoro I guanti da lavoro sono indispensabili in molte situazioni perché sono fondamentali per ridurre ed evitare tutta una serie di rischi, da quelli batterici, biologici e chimici, fino ai rischi fisici che possono riguardare ad esempio graffi, vibrazioni tagli e perforazioni. Per scegliere il paio di guanti giusto è importante considerare la taglia e la loro durata. Questi guanti vanno cambiati periodicamente, anche quando non presentano dei difetti visibili. Gli occhiali di protezione Gli occhiali sono un dispositivo di protezione individuale molto spesso sottovalutato. Sono un’attrezzatura necessaria per tutti i lavori che comprendono rischi di esposizione ad agenti chimici, gas, agenti radioattivi, e per chi lavora in ambienti a rischio di ustione, come ad esempio nel caso di liquidi bollenti o metalli fusi. Inoltre, gli occhiali protettivi tutelano gli occhi dalle irritazioni ed altri traumi in caso di polvere o altro tipo di materiale, che possono danneggiare l’iride e la cornea. Questa tipologia di occhiali comprende non soltanto le lenti vere e proprie, ma anche visiere e maschere, in base al campo di applicazione. Le maschere per proteggere le vie respiratore Questo tipo di maschere protegge le vie aeree da gas, vapore, polveri e microrganismi nocivi. Le maschere per la protezione comprendono due categorie. Quella dotata di respiratore con filtro, e quella dotata di respiratori isolanti. Le maschere con respiratore a filtro prevedono l’utilizzo di un filtro apposito, che può essere ad esempio antigas o antipolvere, ma vanno utilizzate soltanto se la quantità di queste particelle ha un volume superiore al 17% di presenza nell’aria. La maschera con i respiratori isolanti, invece, è necessaria quando c’è una bassa presenza di ossigeno nell’aria, oppure una elevata quantità di gas e vapori inquinanti. Questo tipo di dispositivo però richiede una formazione specifica per essere utilizzato correttamente.

Il carrello elevatore è fondamentale per un magazzino efficiente La gestione del magazzino è un’attività cruciale al fine di migliorare le performance e la competitività aziendale. Per questa ragione è importante selezionare gli strumenti e i mezzi più adatti. Tra i più importanti si distingue il carrello elevatore, un mezzo di lavoro su due ruote usato principalmente per sollevare e spostare le merci all’interno dei magazzini di logistica e nei depositi. Scegliere il carrello aziendale giusto: le caratteristiche base Quando si valuta l’acquisto di un modello nuovo o usato, o il noleggio di un carrello aziendale, bisogna innanzitutto confrontare le varie tipologie esistenti e avere chiaro in mente il luogo di utilizzo. Infatti, in commercio esistono vari modelli, ciascuno con caratteristiche specifiche. Di seguito elencheremo i modelli principali. Carrello elevatore frontale Anche definito muletto, questo carrello è il più diffuso nelle aziende italiane. È un carrello elevatore molto versatile, perché può essere utilizzato per molte attività, e ha un’alimentazione che può essere a benzina, gasolio, gas o anche a batteria elettrica. Si chiama anche carrello frontale, perché le forche per prelevare il carico si trovano davanti al carrello. Carrello elevatore retrattile Questo tipo di carrello è utilizzato soprattutto nelle corsie dei magazzini per lo stoccaggio. Ha un’alimentazione principalmente elettrica ed è più stretto rispetto al classico muletto per consentire agli operatori di lavorare anche in spazi angusti. Carrello commissionatore Questa tipologia permette di sollevare non soltanto il carico ma anche l’operatore, che potrà quindi svolgere varie attività in altezza, ad esempio riporre gli oggetti sulle forche. È un modello ideale per magazzini leggeri che hanno altezze importanti. Carrello con carico laterale Questo tipo di carrello permette di caricare materiali molto lunghi, come ad esempio travi. Si tratta di un modello più difficile da manovrare rispetto agli altri, perché prevede una presa di lato. Carrello stoccatore Il carrello stoccatore permette di conservare materiale nei magazzini, e perciò ha una struttura compatta e si manovra con facilità anche negli spazi più angusti. I criteri di scelta per il carrello ideale La tipologia del carrello da scegliere dipende da una serie di domande preliminari. In primo luogo, bisogna decidere in quale area di lavoro andrà posizionato il carrello. Ad esempio, se si deve lavorare in ambienti chiusi, bisogna valutare bene l’altezza dei carrelli, e considerare anche l’alimentazione. I carrelli alimentati con il diesel dovrebbero prevedere delle misure protettive in caso di atmosfera esplosiva, come delle cappe di aspirazione. Inoltre, è importante valutare le esigenze di stoccaggio aziendali. Ad esempio, se è necessario massimizzare l’organizzazione degli spazi in un magazzino chiuso, potrebbe essere utile un carrello elevatore retrattile che può essere manovrato in spazi ridotti. Un altro aspetto da considerare riguarda l’altezza di stoccaggio delle merci, che determina la scelta del carrello elevatore, così come le caratteristiche dei carichi aziendali e l’acquisto di eventuali accessori necessari per il magazzino aziendale, come ad esempio: pinze per movimentare fusti, o un ribaltatore per svuotare dei cassoni nei container. Infine, se si prevede che il carrello sollevi anche le persone è importante acquistare un carrello elevatore omologato per questo scopo, come i carrelli elevatori telescopici, che possono sollevare una cesta per gli operatori del magazzino.

Il parquet in bamboo: un’ottima alternativa al parquet classico Sempre più presente anche in Europa nelle scelte d’arredo di designer e architetti, il bamboo è una pianta dalle mille risorse, utilizzata da sempre in Estremo Oriente in edilizia grazie alle sue innumerevoli qualità. Ecologico, flessibile, durevole, a crescita veloce: il bambù si presta egregiamente anche a ricoprire la pavimentazione in ambito residenziale, negli uffici e nelle aziende. Rispetto ai parquet di legno tradizionale, come quelli in quercia, è più solido e resiste meglio all’umidità, presentando meno rigonfiamenti. Perché scegliere un parquet di bambù ecologico Il bambù (o bamboo) è una pianta, originaria della Cina, della Thailandia e dell’Indonesia, che presenta numerosi vantaggi tra cui la leggerezza, la resistenza e il basso impatto ambientale. Il bambù cresce molto rapidamente, con fusti che possono arrivare a 15 metri in un anno, ed è pronto per essere tagliato e utilizzato già dopo tre anni. Si tratta di un grande vantaggio rispetto a molte varietà di alberi, che necessitano di almeno vent’anni per poter essere tagliati. Un bosco di bambù inoltre è in grado di catturare in un anno una quantità di anidride carbonica di 40 volte superiore rispetto a un bosco di essenze di alberi: una scelta vantaggiosa quindi anche per l’ambiente e per l’equilibrio atmosferico tra ossigeno e CO2. Inoltre, è un prodotto naturale al 100%, le piante provengono da foreste controllate, ed è facile da coltivare perché non ha bisogno di concime o antiparassitari né di essere curato poiché cresce praticamente in autonomia. Quante tipologie di parquet di bambù esistono? Premesso che questo tipo di parquet è in vendita già verniciato, consentendo quindi un notevole risparmio economico e di trattamenti di finitura, il bambù si applica a parquet di varie tipologie, adatte sia per l’outdoor che per i rivestimenti interni, rendendo accoglienti e confortevoli sia le abitazioni private che gli uffici. Il parquet di bambù naturale ha un colore chiaro, quello tipico della pianta, ma è disponibile anche in versioni più scure oppure colorate. La sua versatilità lo rende ideale per essere posato su pavimenti con sistemi di riscaldamento. Come si applica il parquet in bambù? Esistono principalmente tre tipologie di posa del parquet in bambù: la posa flottante, la posa con chiodi e la posa con la colla. Quest’ultima è quella più utilizzata per le nuove costruzioni, mentre la posa flottante non necessita di colle in quanto le assi sono collegate tramite un sistema di fissaggio definitivo. Il sistema di posa con le viti e i chiodi è il più ecologico poiché non prevede l’utilizzo di altre sostanze né colle, ma è quello meno utilizzato.

Computer Vision: l’intelligenza artificiale al servizio delle aziende Tra le tecnologie più promettenti dell’industria 5.0 e dell’automazione industriale rientra la Computer Vision, una vera e propria tecnologia interdisciplinare utilizzata anche in ambito accademico, scientifico, educativo e industriale. Ma di che si tratta? La Computer Vision, anche definita visione artificiale computer-based, è un sistema che comprende programmi e dispositivi che elaborano, analizzano e riconoscono persone e oggetti. Gli elementi della Computer Vision comprendono telecamere, lenti, PC specifici, display e software appositi per elaborare e archiviare le immagini. Lo scopo principale della Computer Vision è un’elaborazione attiva delle immagini catturate, e la loro interpretazione per estrarre informazioni rilevanti. Per questo motivo, queste tecnologie sono sempre più presenti in ambito aziendale e industriale, in particolare nel campo dei controlli di qualità. Quali sono i vantaggi della Computer Vision applicata alle aziende? Oltre ai vantaggi in termini di aumento dell’efficienza, riduzione dell’errore umano e della competitività aziendale, l’applicazione della Computer Vision nei processi aziendali porta anche dei vantaggi specifici. Tra questi è possibile aumentare la precisione dei controlli e ottimizzare i processi. Inoltre, un sistema di visione artificiale può lavorare anche in condizioni ostili agli esseri umani, ad esempio in caso di temperature molto caldo o molto fredde, in ambienti molto rumorosi, in spazi ristretti, o ancora in presenza di agenti chimici inquinanti per l’essere umano. In quali settori aziendali si può applicare nello specifico alla Computer Vision? Gli ambiti di applicazione della Computer Vision in azienda I sistemi basati sulla Computer Vision sono in grado di catturare le immagini, di elaborarle e di analizzarle, trasformandole in dati che si possono utilizzare. Questa caratteristica li rende molto utilizzati in azienda, in particolare per quattro settori: Sicurezza nei luoghi di lavoro Analisi e controllo della difettosità Manutenzione predittiva Scansione e lettura di codici a barre La Computer Vision aumenta la sicurezza sul lavoro I sistemi di visione artificiale offrono una lettura oggettiva delle immagini acquisite, eliminando completamente l’errore umano. Per questo motivo possono essere impiegati per acquisire immagini dei lavoratori e delle loro azioni, e dell’impianto, segnalando in tempo reale gli elementi di pericolo e i rischi. La Computer Vision migliora i controlli qualità in azienda La possibilità di catturare le immagini di merci e prodotti lungo la linea di produzione, garantita dai sistemi di visione artificiale, permette di aumentare la soddisfazione dei clienti, eliminare il più possibile i problemi del post-vendita, migliorare le ispezioni sui prodotti e i controlli di qualità poiché vengono automatizzati. La Computer Vision per la manutenzione predittiva La visione artificiale permette ai robot, installati sulle linee di produzione, di catturare le immagini, e di inviarle in tempo reale segnalando quindi eventuali guasti e interventi correttivi. Il vantaggio di questo utilizzo risiede nel fatto che c’è un grosso risparmio di tempo, perché non sono necessari monitoraggio e ispezione manuali, e gli errori si riducono drasticamente. I vantaggi della Computer Vision per la lettura dei codici a barre L’utilizzo della computer visione si rivela vantaggiosa anche per quanto riguarda la lettura dei codici a barre. Sostituendo gli scanner manuali con dei sistemi di visione artificiale e altre tecnologie che permettono di riconoscere i caratteri ottici, è possibile rendere il processo di lettura dei codici completamente automatizzato, aumentando l’efficienza e l’affidabilità.

Decarbonizzazione energetica: gli obiettivi da raggiungere entro il 2030 La lotta al cambiamento climatico è uno degli impegni principali dell’Unione Europea e dei suoi membri. Nel dicembre 2020, l’Unione Europea ha stilato diversi obiettivi per ridurre il Climate Exchange. Tra questi vi è, entro il 2030, la riduzione delle emissioni di gas serra del 55% in atmosfera, e la decarbonizzazione energetica. Scopriamo di che si tratta. Che cos’è la decarbonizzazione energetica? Con decarbonizzazione energetica si intende una riduzione del rapporto tra carbonio e idrogeno nelle fonti energetiche. La decarbonizzazione permette di ridurre l’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera. Per aumentare la decarbonizzazione quindi è necessario ridurre il più possibile l’energia prodotta dai combustibili fossili: ad esempio il petrolio, il gas e il carbone, e incentivare l’utilizzo di fonti rinnovabili: ad esempio, l’energia eolica, quella solare e quella delle biomasse. L’obiettivo della decarbonizzazione energetica è raggiungere le emissioni zero. Quali sono i sistemi che stanno adottando le aziende italiane per raggiungere questo obiettivo? Decarbonizzazione energetica: a che punto è l’Italia I dati indicano che l’Italia è a buon punto in relazione agli obiettivi europei per la decarbonizzazione. Infatti, gli studi rivelano che, nel 2020, il sistema energetico nazionale ha registrato emissioni di Co2 Inferiori del 12% rispetto al 2019, e i dati sono confortanti: infatti, rispetto al 2005, i consumi di petrolio e di carbone sono calati del 40%. In particolare, la riduzione ha coinvolto il settore dei trasporti e quello della generazione elettrica. Il piano di ripresa del Governo italiano ha stabilito un’allocazione di 80 miliardi di euro, da utilizzare in 5 anni, per favorire la decarbonizzazione. Entro il 2030, le stime prevedono una riduzione del 60% delle emissioni di anidride carbonica a livello nazionale. Il ruolo delle imprese italiane per la decarbonizzazione energetica Raggiungere l’obiettivo di emissioni zero è fondamentale per le aziende, ma come fare? In primo luogo, è importante rendere i sistemi più efficienti, riducendo il consumo di combustibili fossili. Inoltre, è fondamentale utilizzare fonti energetiche che abbiano un contenuto di carbonio nullo o molto basso, come il gas naturale, le energie rinnovabili, e il settore nucleare. Le aziende possono poi adottare processi di separazione dell’anidride carbonica prodotta nella trasformazione dei combustibili fossili, e infine adottare tecnologie che permettano all’ecosistema di assorbire una maggiore quantità di anidride carbonica. Esistono due tecnologie che permettono di dare un’importante contributo alla decarbonizzazione. Il sistema power-to-gas: questo sistema consente di utilizzare fonti rinnovabili per produrre idrogeno. È possibile convertire l’energia elettrica in combustibile, ad esempio metano o idrogeno. Il sistema Carbon Capture and Storage (Ccs): attraverso questa tecnologia, è possibile separare l’anidride carbonica dagli scarichi che vengono prodotti da impianti di combustione. Questa anidride carbonica può essere trasportata e conservata in un deposito, per evitare che venga dispersa nell’atmosfera. I vantaggi della decarbonizzazione energetica Le aziende che riescono a raggiungere la quota emissioni zero e aderire al processo di decarbonizzazione possono godere di numerosi benefici. In primo luogo, i dati indicano la possibilità di creare oltre 160.000 posti di lavoro, con un aumento di professioni nel settore energetico del 65%. Inoltre, i vantaggi economici comprendono la possibilità di finanziare la transizione energetica grazie al risparmio generato dalla mancata importazione dei combustibili fossili. Infine, la decarbonizzazione consente una riduzione complessiva del costo di energia elettrica. Gli studi indicano che, a parità del costo del gas, il costo dell’energia elettrica potrebbe ridursi entro il 2030 di oltre tre miliardi di euro.

Pavimenti interni e sostenibilità: le soluzioni migliori Il riscaldamento climatico e la crisi energetica hanno reso indispensabile il concetto di sostenibilità negli arredi, e in particolare per le pavimentazioni interne. Arredare in modo sostenibile significa scegliere i materiali che hanno un minore impatto sull’ambiente, sia in termini di produzione che di smaltimento. Inoltre, è fondamentale considerare anche il benessere delle persone che abitano gli spazi e la prevenzione dell’inquinamento interno. I pavimenti vanno scelti con cura, perché durano per molti anni, e perciò scegliere un pavimento interno a impatto zero è una scelta prioritaria per le abitazioni private come per gli ambienti di lavoro. Come scegliere? Vi sono delle indicazioni di massima indipendentemente dai materiali scelti. Ecco quali sono. Le linee guida per scegliere un pavimento sostenibile Che si tratti di un accogliente parquet in legno, di un pavimento in ceramica o di una superficie in linoleum, è importante privilegiare materie prime naturali, cioè realizzate senza materiali sintetici, e senza sostanze chimiche. Inoltre, si consiglia di privilegiare sempre i materiali locali, in modo da incidere il meno possibile sui costi di trasporto e di lavorazione, e di privilegiare pavimentazioni che siano riciclate o riciclabili: in questo modo la produzione di rifiuti e lo spreco di risorse naturali è ridotto al minimo. Infine, è importante considerare anche il ciclo completo di vita del prodotto, oltre alle emissioni dell’energia che è stata consumata per il processo di realizzazione. Ma quali sono i materiali per i pavimenti interni più sostenibili? Il legno: il materiale ecologico per eccellenza Il legno, materiale ecologico per eccellenza, è la scelta ideale per arredi e rivestimenti, purché sia lavorato con criteri di sostenibilità. Il legno è rinnovabile, resistente al fuoco, isolante ed ha un’altissima efficienza energetica. I costi di lavorazione e il dispendio energetico sono inferiori fino a 11 volte rispetto alla produzione di acciaio e alluminio. Il legno è vivo e con il tempo acquista pregio. Scegliere le giuste essenze e la giusta lavorazione vuol dire assicurarsi un materiale che non ha bisogno di manutenzione e che regala calore, personalità e un tocco di natura alla casa. Prima di scegliere l’essenza, è importante assicurarsi che il legno e i suoi derivati siano certificati FSC. La pietra: sassi, graniti, marmi Le pietre sono materiali naturali e senza tempo, che arricchiscono le nostre case. Si tratta però di una risorsa limitata: marmi e graniti si estraggono da montagne che poi non esisteranno più, sassi e ciottoli provengono dagli argini dei fiumi. Per quanto riguarda le caratteristiche, il granito è più pregiato del marmo perché è più duro, mentre le pietre si lavorano più facilmente. Il linoleum: naturale al 100% Tradizionalmente usato per rivestire grandi pavimentazioni come nel caso di scuole e ospedali, il linoleum è un materiale completamente naturale perché è composto da resina naturale, olio di lino, juta e coloranti a base di pigmenti naturali. il linoleum ha molti pregi, poiché si pulisce e si igienizza in modo rapido, è biodegradabile, durevole, e inoltre la sua versatilità lo rende adatto da personalizzare, sia nei colori che negli ambienti da rivestire.

Prevenzione incendi: il primo passo è conoscere i rischi Spesso, quando si parla di incendi e di come prevenirli, si pensa alle aree aperte, ai boschi e alle foreste. In realtà, come indicano le statistiche, oltre il 32% degli interventi del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco riguarda le abitazioni private. Per prevenire gli incendi ed evitare i rischi, è fondamentale conoscere non soltanto le indicazioni previste dalla legge, ma anche i comportamenti di buon senso da mettere in atto e le azioni da compiere in caso di incendio. Che cosa dice la legge sulla prevenzione degli incendi? In Italia, le norme tecniche per prevenire gli incendi sono contenute nel DM del 3 agosto 2015, il Codice di Prevenzione Incendi. In base a questo codice, la prevenzione degli incendi ha l’obiettivo di tutelare i beni e le persone sul territorio attraverso una serie di misure e di azioni che hanno lo scopo di evitare l’insorgenza di un incendio. Vediamo le principali. L’importanza dei rilevatori di fumo e la prevenzione in casa Anche se non sono obbligatori in molti contesti come le abitazioni private, i rilevatori di fumo sono molto utili per prevenire gli incendi, poiché, in caso di fumo, si attivano con un allarme che permette un rapido intervento. Ma è importante anche prevenire gli incendi con una serie di comportamenti da tenere in casa: tra questi, spegnere gli elettrodomestici quando si va a dormire, verificare che gli impianti a gas siano a norma. La prevenzione in ambiente di lavoro: la formazioni e i sistemi di esodo Per gli ambienti di lavoro, la legge prevede la formazione obbligatoria di figure specifiche in materia di primo soccorso e norme antincendio. Oltre a questo, i Vigili del Fuoco organizzano periodicamente giornate di prevenzione degli incendi, a cui chiunque può partecipare. Per quanto riguarda i sistemi di esodo, ovvero piani di evacuazione in caso di incendio nelle comunità, nelle strutture ricettive, e in altri contesti lavorativi come fabbriche, ospedali e scuole, questi piani devono indicare chiaramente quali sono le uscite di emergenza e dove si trovano, segnalando la posizione degli estintori, degli idranti e le vie di fuga. Che cosa fare invece quando l’incendio è già in atto? La conoscenza delle norme antincendio deve prevedere anche i comportamenti da tenere quando l’incendio è già in corso. In particolare, è necessario evitare di respirare il fumo e il gas, proteggendosi naso e bocca, e contattare i numeri d’emergenza: il numero dei vigili del fuoco è 115. Inoltre, è necessario lasciare la casa o lo stabilimento secondo il piano di esodo, e, se possibile, spegnere l’impianto elettrico e quello del gas.

AMR: il ruolo dei robot mobili autonomi L’automazione, in particolare la robotica, è un fenomeno in crescita nelle aziende di tutti i settori. Tra i dispositivi automatizzati di sviluppo più recente vi sono gli AMR, dall’inglese Autonomous Mobile Robot. Si tratta di robot autonomi utilizzati nelle supply chain. In collaborazione con operatori umani, trovano impiego nei magazzini aziendali e consentono di aumentare l’efficienza logistica. Come indicano le statistiche, entro il 2025 il mercato mondiale della robotica supererà i 4 miliardi di dollari: la presenza di questi cobot nella logistica segue pertanto le tendenze di crescita della robotica in azienda, ma di recente ha subito un grande impulso a causa della pandemia da COVID-19. Le caratteristiche dei Robot mobili autonomi I robot autonomi sono dei dispositivi automatizzati che si muovono autonomamente all’interno di spazi predefiniti. Hanno il compito di portare a termine determinate attività e, grazie a specifici software dotati di intelligenza artificiale, sono in grado di prendere decisioni in tempo reale reagendo all’ambiente in cui sono posizionati. Nello specifico, i Robot mobili autonomi sono dotati di mappatura e sensori interni, che consentono di rilevare gli ostacoli sul loro percorso, cambiando direzione. Per questo motivo, sono dispositivi fondamentali per rendere più sicuro, veloce ed efficiente il lavoro umano. Quante tipologie di Robot autonomi esistono? In base alle necessità del magazzino aziendale, esistono diverse tipologie di Robot mobili autonomi. Alcuni robot sono in grado di sollevare gli scaffali, posizionarli davanti al magazziniere e rimetterli in ordine al termine della preparazione dell’ordine. Altri robot invece riescono a spostare i prodotti da un reparto all’altro al posto dei magazzinieri, aumentando l’efficienza e la produttività. Infine, esistono AMR in grado di leggere il codice a barre di un prodotto depositato su di un vassoio, elaborandone le informazioni e spostandolo in autonomia nel reparto assegnato. L’importanza dei Robot mobili autonomi per la sicurezza aziendale I Robot mobili autonomi sono progettati specificamente per collaborare con operatori umani. Si muovono all’interno di spazi predefiniti senza cavi né sensori esterni. Il software di mappatura integrato consente loro di seguire un tragitto predefinito all’interno del magazzino, ed in tempo reale fornisce indicazioni sui punti in cui rallentare riconoscendo anche i punti di carico e scarico dei prodotti. I robot mobili autonomi possono essere definiti sistemi sicuri dal momento che se incontrano un ostacolo sul loro tragitto, come un carrello o una persona, i robot mobili autonomi si fermano oppure modificano il proprio percorso. Nello specifico, nei Paesi europei questi dispositivi devono rispondere alle norme di sicurezza dei carrelli industriali UNI EN 1525-1999 e devono essere conformi alle linee guida sulla sicurezza dei prodotti destinati a robot avanzati e sistemi autonomi. I vantaggi dei Robot mobili autonomi nella supply chain Insieme alle già citate caratteristiche di sicurezza, autonomia ed efficienza logistica, i Robot autonomi aziendali sono macchinari flessibili e idonei ad essere utilizzati anche per le linee di produzione oltre che per il magazzino, e in generale in tutti gli ambiti aziendali in cui c’è bisogno di modificare e/o spostare rapidamente i prodotti.

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