Automazione industriale

Perché è scattata la corsa ai data center e cosa aspetta il futuro delle aziende I data center sono ormai diventati cruciali nella nostra società: ma che cosa ci aspetta per il futuro e quali sono le soluzioni per ridurre l’impatto ambientale di questi sistemi? Nella società e nell’economia moderna i dati giocano un ruolo centrale e fondamentale. In questo senso anche i data center, gli snodi che collegano e raggruppano tutti questi dati, hanno assunto una rilevanza predominante nella nostra realtà. I data center rappresentano dei sistemi complessi, formati da più elementi che si integrano e interagiscono fra di loro ma anche con l’ambiente esterno. In base a un’analisi di Cushman & Wakefield negli ultimi 10 anni questo settore ha visto investimenti di oltre 100 miliardi di dollari. La conseguenza è stata il passaggio da centri di calcolo da 10 Megawatt nel 2010 a data center da 30 Megawatt. Alcune tendenze future dei data center Il settore dei data center vede un ritmo di crescita a un tasso composto di oltre il 6,9%: nel 2025 si stima che raggiungerà un valore di 12 miliardi. L’era poi del 5G e dell’Internet of Things prospetta poi per i data center uno scenario ancora più roseo, in cui ci sarà una sempre maggiore richiesta di connessione, una latenza inesistente e la distribuzione geografica dei centri di calcolo che dovranno essere sempre più vicini e in sincronia con l’edge computing. Nell’immediato futuro si ritiene che i data center verranno costruiti sempre di più per ottimizzare le attività dell’Artificial Intelligence: ci sono già aziende pionieristiche che utilizzano l’Intelligenza Artificiale per gestire la struttura produttiva e il funzionamento dei data center. La situazione attuale ha poi aperto prospettive nuove per i data center. Il periodo attuale ha portato a sempre un maggior utilizzo di sistemi di videoconferenza nella vita quotidiana. Che cosa comporta tutto questo? Gli strumenti di collaborazione a distanza e gli uffici virtuali si appoggiano sul cloud e, di conseguenza, sui data center. Questa che attualmente è una necessità operativa, potrebbe non rappresentare solo una moda passeggera, bensì un sistema almeno in parte duraturo. Questo comporta che già nel prossimo futuro sarà necessario avere infrastrutture molto performanti, e con un impatto ambientale ridotto. I data center e l’impatto sull’ambiente La tematica del rispetto e dell’impatto sull’ambiente è diventata centrale. I data center continuano a moltiplicarsi ma silicio e transistor continuano a disperdere molto calore nell’ambiente quando spostano gli elettroni. Da ciò deriva il fatto che metà dell’energia di un data center vada impiegata nel suo raffreddamento. Si stima che nel 2040 il 14% delle emissioni di carbonio sul pianeta deriverà dai data center, mentre già oggi tali emissioni hanno superato quelle del trasporto aereo civile.

[vc_row][vc_column][vc_column_text] Retailer, supply chain e automazione, una panoramica Come si integrano l’automazione e la robotica all’interno della supply chain? Quali sono i vantaggi che i retailer possono avere nella scelta di automatizzare i processi? L’innovazione tecnologica e l’utilizzo della robotica per automatizzare alcuni processi industriali, come la consegna di prodotti o la gestione del magazzino, ha giocato sicuramente un ruolo centrale in questo periodo, permettendo di tutelare e salvaguardare la salute di moltissimi lavoratori. Ma qual è il rapporto fra automazione, i retailer e la supply chain? Automazione e retailer, un connubio che funziona? La robotica e l’automazione applicata alla gestione dei magazzini e dei centri di distribuzione (DC) non è una cosa nuova. Da quanto l’industria automobilistica ha introdotto per la prima volta la robotica nei suoi processi l’impiego di questa tecnologica è aumentato sensibilmente anche in altri settori. La robotica presenta infatti diversi vantaggi se introdotta in modo armonico nella supply chain: aumento dell’efficienza; riduzione degli errori; rendere la supply chain fluida e senza interruzioni. In base a quanto affermato da Manhattan Associates i magazzini e i centri di distribuzione oggi devono essere in grado di garantire scalabilità, flessibilità e prevedere la riduzione dell’impiego di squadre di lavoratori temporanei o poco affidabili per riuscire a soddisfare le proprie esigenze lavorative. In questo senso la robotica e l’automazione sono due grandi e validi aiuti, a condizione che vi sia una perfetta integrazione fra innovazione tecnologica e personale umano, che rimane comunque una risorsa fondamentale per la gestione di alcuni compiti che i robot non riescono ancora a svolgere. Ma come l’automazione incontra le necessità dei retailer? Grazie all’impiego della robotica nella gestione dei magazzini e nei DC è possibile elaborare gli ordini dell’e-commerce in modo più rapido e sicuro: le supply chain possono infatti lavorare 24 ore su 24, evitando di creare ritardi nelle consegne e rispettando le aspettative dei clienti.  L’automazione per la gestione delle consegne Arrivando alla parte conclusiva della supply chain, ovvero quella della consegna al cliente finale, si è assistito a una profonda trasformazione negli ultimi cinque anni nell’ambito della consegna dell’ultimo miglio. Molti retailer hanno riconosciuto i vantaggi dati dall’adozione della robotica nella gestione del magazzino, e stanno quindi iniziando a valutare l’utilizzo dell’automazione anche all’interno dei punti vendita e non solo. Negli ultimi mesi i robot sono stati infatti ampiamente utilizzati come metodi di consegna contactless: in questo modo hanno garantito la consegna a domicilio anche in piccole comunità locali, nonché la tutela di soggetti a rischio come gli anziani. Per il momento, nel contesto attuale, la sostituzione delle persone fisiche con macchine e robot è sicuramente un ottimo modo per tenere al sicuro sia i consumatori che i dipendenti. Ma non solo: attraverso l’adozione dell’automazione i retailer hanno avuto modo di testare quello che sarà il futuro delle consegne. L’approccio umano all’interno delle supply chain rimarrà probabilmente sempre necessario. Le continue evoluzioni tecnologiche e i cambiamenti nelle abitudini dei consumatori e delle pratiche commerciali potrebbero però portare in futuro la robotica e l’automazione a diventare una parte imprescindibile all’interno della gestione del magazzino e delle consegne.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

In che fase è in Italia l’automazione industriale? Quali sono i dati sul mercato dell’automazione industriale in Italia? E quali le aspettative per il prossimo futuro? Il concetto di automazione industriale non è un termine nuovo introdotto nella società: già a partire dalla fine degli anni ’50, infatti, l’industria cominciò a rendere sempre più meccanici processi che in precedenza erano affidati esclusivamente all’uomo. Nonostante questo concetto sia esploso già di diverso tempo, l’universo dell’automazione industriale continua a essere in costante evoluzione. E la pandemia non ha fatto altro che velocizzare ancora di più il questo processo, inducendo le industria a una transizione dove la remotizzazione di processi produttivi e la gestione di attività delicate da parte delle macchine sono diventate un nuovo standard. Automazione industriale in Italia,  i numeri In base a quanto riportato nell’Osservatorio dell’industria italiana dell’automazione, un volume presentato da ANIE Automazione, nel 2019 il mercato dell’automazione industriale nel nostro Paese ha visto un calo dell’1,2% rispetto al 2018 nel fatturato totale, che è stato pari a 5,1 miliardi di euro. Nei sei anni precedenti tale settore non aveva mai subito una battuta d’arresto, segnando un costante trend  di crescita. Secondo le statistiche di ANIE Automazione sul venduto in Italia, nel 2019 si è registrato un calo del 2,3% in confronto allo scorso anno: fra i risultati negativi vi sono gli azionamenti (-5,2%), gli encoder rotativi (-4,6%), il wireless industriale (-4,2%) e HMI (-4%). Al tempo stesso però crescono i fatturati di Scada (+9,7%), Networking industriale (+9%), IPC (+3,6%) e di RFID del +2%. La pandemia di Covid-19 ha provocato uno shock a livello globale, provocando stime al ribasso sull’evoluzione dell’economia di larga scala. Purtroppo nell’ambito dello sviluppo del manifatturiero italiano si prevede, secondo un’indagine fra i soci di ANIE, un calo di fatturato superiore all’8% per questo 2020. Nel 2021 le prospettive sono invece più rosee: l’86% di coloro che hanno risposto al sondaggio ritengono infatti che vi sarà un’inversione di tendenza e un aumento di ricavi. Automazione industriale, lo sviluppo dell’Edge Computing L’Osservatorio dell’industria italiana dell’automazione ha avuto inoltre come focus l’Edge Computing per l’industria. Si tratta di un’architettura IT che possiede una potenza di elaborazione dei dati distribuita e adatta per tecnologie mobile computing e di IoT. Questo rappresenta un mercato potenziale e in espansione. Si stima che entro il 2022 circa metà delle grandi organizzazioni faranno propri i principi dell’Edge Computing nei propri progetti. Ciò si verificherà in parte sicuramente perché entro tale anno saranno spesi 2,5 milioni di dollari ogni minuto in IoT e un milione di nuovi dispositivi IoT verrà venduto ogni minuto. Grazie a queste soluzioni le aziende e le industrie italiane hanno la possibilità di velocizzare il flusso di dati, senza avere tempi “morti” per l’elaborazione degli stessi e consentire quindi ai dispositivi intelligenti di reagire in modo istantaneo agli stimoli circostanti.

Stampa 3D e aziende: binomio vincente contro la crisi La stampa 3D come risorsa interna alle aziende è un settore in forte crescita, che secondo una ricerca svolta da Reichelt Elektronik a luglio 2020 con un istituto di ricerca britannico può aiutare anche a superare i disagi dovuto alla pandemia del Covid -19. In particolare, investire in risorse per la stampa 3D permette di risparmiare sui costi e di rendere la produzione più efficiente, anche perché l’emergenza Covid-19 ha determinato ritardi nelle consegne e nella logistica. La ricerca ha coinvolto una serie di aziende del settore manifatturiero, dell’industria farmaceutica, della logistica e quelle che si occupano di sviluppo e IT, coinvolgendo nel sondaggio i manager e i dipendenti impiegati in progettazione, sviluppo e tecnologia. La stampa 3D è sempre più diffusa all’interno delle aziende La ricerca ha evidenziato che, in Europa, le aziende considerano la stampa 3D come uno standard tecnico e il 68% degli intervistati ha dichiarato di avere un reparto interno dedicato alla stampa 3D, in particolare per lo sviluppo dei prototipi. Buone notizie anche per il rendimento: il 73%, infatti, ha dichiarato di essere soddisfatto dalla stampa 3D. I vantaggi di questo tipo di stampa sono innegabili: circa il 50% degli intervistati riporta un aumento della produttività, un risparmio dei costi e lo sviluppo di nuove aree di business. Tra i filamenti per la stampa 3D la plastica resta ai primi posti I filamenti di plastica, nello specifico PETG, PLA e ABS, sono i più utilizzati, con una percentuale del 77%. Seguono i materiali compositi e i metalli, che però comportano un processo più costoso e per questo motivo sono utilizzati dal 31% del campione intervistato. Agli ultimi posti ci sono cera, ceramica, resina sintetica, e il cemento. Ma quali sono i filamenti che le aziende desidererebbero utilizzare in futuro? Il sondaggio ha rilevato che i materiali più richiesti sono silicone, legno, vetro e tessuti. I dati dimostrano che il settore della stampa 3D è in continuo sviluppo e che vi sono molte aree a migliorare, oltre alla possibilità che le aziende potrebbero stampare in proprio i loro prodotti, personalizzandoli in base alle esigenze dei clienti. Stampa 3D: gli aspetti da migliorare Tra i fattori da migliorare vi sono la lunghezza dei tempi di stampa, come dichiara il 31% degli intervistati, e la qualità dei prodotti (24%). Inoltre, i materiali per la stampa risultano ancora troppo costosi e vi sono delle difficoltà nella creazione di forme particolari. In sintesi, la ricerca suggerisce che questo settore promette bene, ma è necessario investire sul miglioramento della tecnologia informatica della stampa 3D, nelle applicazioni dei dispositivi di stampa e nella formazione del personale.

Intelligenza Artificiale: il governo pubblica il documento sulla strategia Governare la tecnologia digitale, migliorare la vita delle persone, rilanciare le imprese e proteggere il territorio: questi tra gli obiettivi principali della proposta di strategia italiana per l’intelligenza artificiale, il documento presentato dal Ministero per lo sviluppo economico pubblicato il 2 luglio 2020, dopo quasi due anni di lavori interrotti dall’emergenza COVID 19. Un documento complesso, articolato e completo, in cui un team di trenta esperti tra studiosi, docenti e professionisti, indica 82 proposte per rendere la tecnologia digitale sempre più presente per garantire sostenibilità ed efficienza al sistema Italia. La strategia italiana per l’intelligenza artificiale: i punti salienti Il documento comprende vari capitoli che analizzano tra l’altro le opportunità e i rischi dell’Intelligenza Artificiale, il suo rapporto con l’essere umano, con l’ecosistema e con lo sviluppo sostenibile, e la governance della strategia. In particolare, poi, la strategia del governo è suddivisa in tre elementi principali: L’analisi dell’intelligenza artificiale in Italia, in Europa e nel mondo; Gli elementi fondamentali della strategia di governo; La governance proposta per l’intelligenza artificiale italiana. Intelligenza artificiale: le analisi del documento del MISE A livello mondiale, sostengono gli esperti nel documento, i trend globali parlano dei principi etici da seguire nello sviluppo delle tecnologie di intelligenza artificiale e della competitività industriale. Il panorama mondiale in questo campo è dominato da Cina e Stati Uniti, seguiti da Giappone, Corea del Sud, India. In Europa, il 7 dicembre 2018 il Consiglio Europeo ha adottato il “Piano coordinato sull’intelligenza artificiale”, con l’obiettivo di investire almeno 20 miliardi di euro tra fondi pubblici e privati per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale entro la fine del 2020. In Italia il settore è in crescita, ma al momento soltanto il 20% delle imprese utilizza in modo stabile l’intelligenza artificiale. Intelligenza artificiale: gli elementi fondamentali della strategia italiana Tra i punti principiali affrontati dal team di esperti del governo vi sono le relazioni tra intelligenza artificiale ed essere umano, l’importanza di un ecosistema competitività e lo sviluppo sostenibile. Il rapporto tra uomo e AI analizza istruzione, protezione dei consumatori, il lavoro e propone una politica attiva contro la disinformazione. La sezione dedicata all’ecosistema affronta il settore pubblico, l’economia dei dati e come incentivarla, e l’embedded AI, cioè un modello di intelligenza artificiale disponibile in modo locale e sui dispositivi periferici, e non più sul cloud, come protezione delle competenze industriali italiane. Lo sviluppo sostenibile applicato all’intelligenza artificiale analizza le potenzialità e gli utilizzi di quest’ultima in ambito di sostenibilità energetica e ambientale e nel campo dell’inclusione sociale e dell’accessibilità. Intelligenza artificiale: la governance della strategia In questa sezione del documento si propone, tra l’altro, la necessità per l’Italia di creare una struttura centralizzata per la generazione di politiche basate sui dati, e il rilancio e rafforzamento ella Strategia Nazionale sullo Sviluppo Sostenibile, che tenga conto anche dello sviluppo economico e sociale oltre a quello ambientale.

Meccatronica: la disciplina dell’automazione Con il termine meccatronica si intende una disciplina relativamente recente nel campo dell’automazione e una scienza ingegneristica. È stata coniata negli anni ’70 in Giappone e si può definire come un sistema in cu c’è un’integrazione sinergica di sistemi di controllo intelligenti: elettronica ed ingegneria meccanica. Il nome ha origine infatti dalla fusione di elettronica, meccanica e informatica, e ha come obiettivo principale l’interazione di queste discipline per creare processi automatizzati che possano affiancare, semplificare ed eventualmente sostituire il lavoro dell’uomo. Come funzionano i sistemi meccatronici? Rispetto ai dispositivi elettro-meccanici, che si muovono grazie a fenomeni di natura elettrica, i dispositivi meccatronici hanno una base elettronica. Gli elementi meccatronici comprendono tre dispositivi: Attuatori – responsabili del movimento Sensori – analizzano le variabili di stato di un processo Dispositivi di controllo – elaborano le variabili e inviano i comandi agli attuatori Gli ambiti di applicazione della meccatronica La meccatronica è una disciplina essenziale per tutti i settori industriali perché consente di migliorare l’efficienza e la produttività del lavoro. I periti e gli ingegneri meccatronici progettano e realizzano centraline e software che integrano le componenti meccaniche e quelle elettroniche. Il risultato è la creazione di sistemi di controllo automatico applicati all’automazione industriale, alla robotica e alla biomeccanica. Nell’ambito dell’industria 4.0, meccatronica e robotica sono considerate una filiera unica e un settore in forte crescita. L’applicazione della meccatronica alla robotica consente di realizzare automazioni industriali e robot per svariati settori, tra cui in particolare l’industria automobilistica. I vantaggi della meccatronica per l’industria La meccatronica si occupa di progettare sistemi di controllo integrati e complessi: per questo motivo permette di controllare i movimenti di macchine, robot e dispostivi. Il risultato è il controllo, la diagnostica e la gestione più semplice di processi complessi, l’aumento della convenienza economica e il miglioramento delle prestazioni aziendali. In particolare, i sistemi meccatronici sono utili in varie aree industriali: Supply chain: gestione fornitori, pianificazione di scorte, venite e distribuzione, gestone integrata Lifecycle: sviluppo e ciclo di vita dei prodotti Factory: logistica esternata ed interna, produzione, qualità, manutenzione, sicurezza. La meccatronica nel panorama italiano Gli studi indicano un settore in grande sviluppo. in Italia, dal 2015 al 2017, le imprese che si occupano di meccatronica hanno avuto un aumento del 33%, con un aumento del fatturato del 42%. Il fatturato complessivo delle società di meccatronica italiane ammonta a 237 miliardi di euro, con oltre 30.000 imprese. I dati parlano inoltre di un aumento della produttività media per dipendente, che passa da 69.500 a 80.250 euro per dipendente. La meccatronica contribuisce all’export per oltre il 37% e gli investimenti principali sono al nord, con la Lombardia al primo posto.

L’Italia lancia il Piano Nazionale per la Robotica Dalla collaborazione tra l’Istituto italiano di Robotica e Macchine Intelligenti (I-Rim) e la Società internazionale di robotica e automazione (I-Ras) nasce il Piano Nazionale per la Robotica. Il progetto sarà presentato in autunno e rientra nel Piano Nazionale per la Ricerca allo studio del ministero per l’Università e la Ricerca. Arrivano i nostri… ROBOT: domande e risposte sulla robotica al servizio della comunità Si è discusso di questo progetto in un incontro a distanza organizzato dal braccio italiano della IEEE Robotics and Automation Society, che ha la sua sede principale negli Stati Uniti e che raggruppa membri in tutto il mondo. Gli obiettivi principali della IEEE Robotics and Automation Society prevedono la diffusione e lo scambio delle conoscenze scientifiche e tecnologiche in robotica e automazione a beneficio dei membri, della professione e dell’umanità. L’incontro ha visto l’intervento dei principali protagonisti del mondo universitario e aziendale collegato alla robotica, con una serie di interventi mirati legati al ruolo della robotica e al suo servizio per la comunità a contrasto dell’emergenza COVID-19. I settori del Piano Nazionale per la Robotica Il progetto comprende cinque sezioni: industria 4.0, ispezione e manutenzione infrastrutture, ambiente ostile, settore agroalimentare e salute. L’incontro ha affrontato alcuni settori in particolare. Industria 4.0 Nell’ambito del piano industria 4.0 del Ministero dello Sviluppo Economico, la robotica è protagonista delle innovazioni e degli ammodernamenti nei processi industriali. Il sostegno del governo, tramite incentivi e defiscalizzazioni, ha l’obiettivo di migliorare le attività aziendali rendendole più flessibili e veloci grazie alla produzione industriale digitalizzata, automatizzata e interconnessa. Agroalimentare In questo settore si affronta la robotica applicata al settore agricolo: ad esempio la fattoria digitale con l’ausilio di droni e robot, possibilità di analizzare e raccogliere i big data, e la possibilità di effettuare un’agricoltura predittiva grazie all’analisi di situazioni in serra o in campo in modo remoto, prevedendo le patologie che possono colpire i terreni in seguito a determinate condizioni meteo. Salute La robotica applicata alla salute e in genere al settore sanitario è di primaria importanza a causa dell’emergenza COVID -19. Dalla sorveglianza della quarantena e il monitoraggio dei flussi di persone nella sanità pubblica fino alla cure domiciliari, tutti i Paesi hanno adottato soluzioni automatizzate per gestire questa emergenza. Ma i campi di applicazione della robotica alla salute permangono anche dopo l’emergenza, e oltre alla sanità pubblica hanno interessanti prospettive di sviluppo nei settori clinici e nelle infrastrutture, ad esempio con la telepresenza del personale sanitario e l’e-commerce, e nei laboratori e nel settore delle cure domiciliari, ad esempio con l’automazione e la socializzazione dei pazienti allettati.

Esoscheletri: i robot che sostengono l’uomo   Il primo prototipo di esoscheletro che funzionava con aria compressa fu progettato e realizzato alla fine del 1800 da Nichola Yagn, un inventore russo. Ma bisognerà aspettare il 1960 per vedere i primi modelli più leggeri e soprattutto più piccoli: il progresso tecnologico ne ha permesso lo sviluppo in campo militare e soltanto di recente gli esoscheletri sono diventati un valido aiuto anche per il lavoro. Oggi gli esoscheletri rappresentano un valido supporto per coadiuvare l’uomo, assisterne i movimenti e specialmente potenziare le capacità fisiche umane in vari settori: militare, riabilitativo, lavorativo. Come sono fatti gli esoscheletri? Gli esoscheletri sono robot ideati e progettati grazie all’ingegneria cibernetica e alla robotica biomedica. Sono strutture robotiche di vario tipo, che si applicano sul corpo, ad esempio sulle gambe, sulle spalle o sulle braccia, con effetti in base all’obiettivo da ottenere. Gli esoscheletri realizzati in campo riabilitativo, ad esempio, permettono ai paraplegici o a tetraplegici di camminare autonomamente o con l’ausilio di stampelle. Quelli applicati in campo lavorativo permettono invece di svolgere con meno fatica lavori ripetitivi o di sollevare carichi pesanti con minore sforzo, rendendo il lavoro più efficiente e proteggendo la struttura muscolare e le ossa dai danni che possono derivare da azioni faticose e ripetute. Gli esoscheletri potenziano le capacità fisiche, possono funzionare in modo passivo, seguendo i movimenti degli arti e adattandosi per alleggerire il carico, oppure in modo attivo, con motori o batterie. Tecnologie in crescita Con l’aumento dell’età media dei lavoratori attivi e la necessità di rendere i processi produttivi sempre più efficienti, gli esoscheletri stanno avendo una grande crescita, con una vendita di almeno 7.000 pezzi soltanto nel settore manifatturiero. I tassi di crescita previsti per il 2024 superano il 50% e le previsioni per il 2020 stimano la produzione di almeno 10.000 unità, divisi tra il settore industriale e quello militare. L’esoscheletro negli ambienti di lavoro Anche se molti compiti, in particolare quelli ripetitivi, sono stati affidati ai robot e ai cobot, vi sono mansioni che possono essere svolte soltanto dagli esseri umani: è per queste attività che gli esoscheletri sono molto validi. Permettono infatti di effettuare operazioni ripetute, di sollevare pesi con sforzi e sollecitazioni minori, di distribuire carichi in modo più equilibrato, sostenendo tutta la struttura muscolare e ossea e soprattutto prevenendo infortuni ed eventuali patologie degenerative: si tratta pertanto di strumenti che in grado di apportare un beneficio sociale. Gli studi e le sperimentazioni sugli esoscheletri negli ambienti di lavoro si stanno concentrando particolare sul settore dell’automotive e sulle catene di montaggio in generale. Quali sono i vantaggi degli esoscheletri per i lavoratori? In questo campo sono notevoli i progressi, sia da parte di start- up che di aziende leader. Vi sono molti benefici nell’utilizzo degli esoscheletri per il lavoro. Come abbiamo scritto, tra questi, vi è la riduzione dell’affaticamento, il miglioramento della qualità del lavoro e la possibilità di svolgere lavori di precisone in modo più veloce. I settori in cui gli esoscheletri sono più utilizzati comprendono, oltre al già citato automotive, anche una crescita interessante nei comparti agricoltura ed edilizia.

Cobot: i robot che lavorano con l’uomo I cobot furono inventati nel 1996 da due professori della Northwestern University, in Illinois; il primo cobot, UR5, è stato prodotto nel 2008 dalla multinazionale Universal Robots. Oggi i cobot stanno diventando sempre più presenti nelle filiere produttive di tutto il mondo, affiancando il lavoro degli esseri umani nei settori più vari, dalle industrie agroalimentari al metallurgico fino alle aziende di elettronica. Che cosa è un cobot? Ma che cosa vuol dire “cobot” e da dove nasce? Il termine è una contrazione dell’inglese collaborative robot, robot collaborativi, appunto. I cobot, da non confondere con i robot umanoidi, sono robot ideati per lavorare a contatto e in sinergia con l’uomo, interagendo in uno spazio di lavoro comune. In seguito a questa definizione è evidente la differenza con i robot tradizionali, che per lavorare hanno bisogno di una separazione fisica e di spazi propri, in genere protetti da gabbie e barriere e creati per agire autonomamente. Ma non sono queste le uniche differenze. Come sono fatti i cobot? I cobot più diffusi sono bracci meccanici leggeri e compatti, con vari assi di rotazione, che ne permettono la massima flessibilità. Per le operazioni specifiche da compiere, il braccio ha un modulo terminale che permette ad esempio di avvitare, imballare, posizionare e saldare. I cobot funzionano tramite un software di programmazione. Le caratteristiche dei cobot I cobot sono progettati per interagire con operatori umani, con cui condividono mansioni e spazi di lavoro: per questo motivo hanno sensori e telecamere che ne consentono il rallentamento o l’arresto in caso di contatto, inoltre, sono progettati per imparare dall’esperienza durante il lavoro al fine di migliorare l’efficienza produttiva. Possono essere riprogrammati in modo molto rapido da un operatore per passare da un compito all’altro e per spostarsi secondo un percorso predefinito; cambiando il modulo terminale alla fine del braccio è possibile svolgere vari tipo di attività senza interruzioni. Hanno peso e dimensioni contenute e spesso sono usati in affiancamento anche ai robot tradizionali, che svolgono invece lavori ripetitivi e automatizzati. I vantaggi dei Cobot Gli studi in questo campo hanno indicato che l’utilizzo dei cobot in azienda presenta diversi vantaggi. In particolare, a fronte di un investimento variabile, è possibile aumentare la produttività fino all’85% rispetto alla produzione manuale. Inoltre, grazie al fatto che possono essere programmati da un operare interno all’azienda dopo un semplice training, si risparmiano anche i costi dedicati a consulenze e interventi esterni. La loro flessibilità permette poi di svolgere varie attività diverse senza interrompere il processo produttivo e anche dal punto di vista della sicurezza ci sono buone notizie: i cobot delle aziende leader infatti, hanno dei sensori nativi che ne permettono l’utilizzo senza barriere di protezione nell’80% dei casi. Cobot e sicurezza: che cosa dice la legge? La norma EN ISO 10218 e la specifica ISO/TS 15066 stabiliscono i parametri di sicurezza per i cobot, stabilendo anche i parametri di rischio da valutare. In Italia i cobot superano le 9.700 unità e il governo ha previsto degli incentivi per il loro utilizzo, tra cui un iperammortamento e agevolazioni fiscali.

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