Il pavimento antibatterico

Che cos’è il pavimento antibatterico? Quando si parla di superfici antibatteriche, ci si riferisce ai pavimenti che possono bloccare o eliminare oltre il 90% di agenti patogeni. Non soltanto batteri, ma anche virus, funghi e agenti microbici in generale. Quindi, anche se ci riferisce genericamente ai pavimenti antibatterici, possono rientrare in questa categoria tutti i tipi di superfici che, in seguito ad un trattamento o durante la produzione, contengono sostanze antibatteriche. L’utilità dei pavimenti antibatterici Soprattutto in seguito alla pandemia del COVID 19 e alla necessità di disinfettare con cura ogni tipo di superficie, i pavimenti antibatterici hanno assunto un’importanza notevole, sia per la sostituzione delle superfici esistenti che per la realizzazione ex novo, nelle abitazioni e negli ambienti lavorativi, così come nelle strutture pubbliche e in quelle sanitarie. Queste superfici vengono infatti a contatto con tantissimi tipi di contaminazione, che le rendono un terreno fertile per la trasmissione delle malattie infettive. Le superfici antibatteriche da sole, però, non sono sufficienti: è necessario un trattamento frequente di pulizia accurata per mantenerne l’igiene. Come sono fatti i pavimenti antibatterici? I pavimenti antibatterici sono realizzati con l’aggiunta di sostanze antibatteriche nella mescola durante la produzione, oppure durante la finitura. Le sostanze antibatteriche più utilizzate per questi pavimenti sono l’argento e il biossido di titanio. L’argento è antimicrobico, antivirale e antibatterico e inibisce inoltre la proliferazione di alcune tipologie di funghi e virus, mentre il biossido di titanio è un composto chimico che in seguito all’ossidazione può degradare i composti organici. Quanti tipi di pavimenti antibatterici esistono? È possibile rivestire qualsiasi superficie con un trattamento antibatterico basato su questi due tipi di elementi, ma esistono superfici antibatteriche per natura, come il linoleum, che si ricava dal lino, e alcune tipi di rivestimenti, come il gres porcellanato, a cui si applicano tecnologie dal potere antibatterico superiore al 99.9% in particolare per i quattro ceppi principali degli ambienti chiusi: l’Enterococcus faecalis, l’Escherichia coli, lo Staphylococcus aureus, e lo Pseudomonas aeruginosa. Infine, i pavimenti di resina posati senza giunture sono ideali per la sanificazione accurata e possono essere rivestiti con una tecnologia antibatterica sia in fase di produzione che in fase di finitura finale.
Veicoli smart e guida autonoma: a che punto siamo

Veicoli smart e guida autonoma: di che si tratta? Quando si parla di guida autonoma e veicoli smart, o veicoli connessi si fa riferimento al settore delle auto intelligenti, che grazie a tecnologie come il 5G e l’intelligenza artificiale, comunicano in tempo reale con le persone, con gli altri veicoli e con l’ambiente circostante. Il concetto di guida autonoma, anche definito self driving car, prevede invece la possibilità di una guida senza alcun intervento da parte del guidatore. Questo concetto è più recente e in una fase ancora sperimentale in Italia: al momento è stato testato a livello aziendale soltanto a Milano e a Modena, ma i principali protagonisti del settore high tech e automobilistico stanno contribuendo al suo sviluppo. Le tecnologie alla base dei veicoli smart Le smart car interagiscono con guidatore, passeggeri e con le infrastrutture circostanti tramite una serie di dispostivi tecnologici che beneficano dell’Internet of Things (IoT). La IoT prevede l’interconnessone di oggetti intelligenti, che possono scambiarsi informazioni, raccoglierle ed elaborarle. Nell’ambito delle smart car, la IoT permette ad esempio alle auto di prevenire incidenti grazie all’analisi del traffico o degli oggetti in movimento davanti all’auto, di parcheggiare in modo automatico oppure ancora di prenotare una cena in un ristorante grazie al comando vocale. Le tecnologie della IoT comprendono la RFId, l‘identificaiozne delle frequenze radio, la Personal Communication come il Bluetooth, le reti WiFi, le reti cellulari come la recente tecnologia 5G. Smart Car: i trend del 2020 Le fiere di settore e le tendenze presentano molte novità legate ai sensori, al riconoscimento vocale e ad un’esperienza in-car sempre più avanzata, grazie alla connettività mobile 5G. I sensori Nello specifico, le aziende leader di settore hanno sviluppato sensori in gradi di misurare le distanze sia da vicino che da lontano grazie al laser, e tecnologie 3D di percezione del movimento che permettono di classificare gli oggetti davanti all’auto in modo preciso e veloce, una caratteristica davvero essenziale per la prevenzione degli incidenti alla guida. L’assistenza in-car Gli sviluppi recenti dell’interazione tra guidatore e veicolo consentono di creare voci personalizzate grazie a tecnologie di sintesi vocale, e di gestire al meglio il ciclo di vita dell’auto, dall’acquisto alla manutenzione, grazie a sistemi che funzionano con i comandi vocali e il touchscreen.
Meccatronica. La scienza dell’automazione

Meccatronica: la disciplina dell’automazione Con il termine meccatronica si intende una disciplina relativamente recente nel campo dell’automazione e una scienza ingegneristica. È stata coniata negli anni ’70 in Giappone e si può definire come un sistema in cu c’è un’integrazione sinergica di sistemi di controllo intelligenti: elettronica ed ingegneria meccanica. Il nome ha origine infatti dalla fusione di elettronica, meccanica e informatica, e ha come obiettivo principale l’interazione di queste discipline per creare processi automatizzati che possano affiancare, semplificare ed eventualmente sostituire il lavoro dell’uomo. Come funzionano i sistemi meccatronici? Rispetto ai dispositivi elettro-meccanici, che si muovono grazie a fenomeni di natura elettrica, i dispositivi meccatronici hanno una base elettronica. Gli elementi meccatronici comprendono tre dispositivi: Attuatori – responsabili del movimento Sensori – analizzano le variabili di stato di un processo Dispositivi di controllo – elaborano le variabili e inviano i comandi agli attuatori Gli ambiti di applicazione della meccatronica La meccatronica è una disciplina essenziale per tutti i settori industriali perché consente di migliorare l’efficienza e la produttività del lavoro. I periti e gli ingegneri meccatronici progettano e realizzano centraline e software che integrano le componenti meccaniche e quelle elettroniche. Il risultato è la creazione di sistemi di controllo automatico applicati all’automazione industriale, alla robotica e alla biomeccanica. Nell’ambito dell’industria 4.0, meccatronica e robotica sono considerate una filiera unica e un settore in forte crescita. L’applicazione della meccatronica alla robotica consente di realizzare automazioni industriali e robot per svariati settori, tra cui in particolare l’industria automobilistica. I vantaggi della meccatronica per l’industria La meccatronica si occupa di progettare sistemi di controllo integrati e complessi: per questo motivo permette di controllare i movimenti di macchine, robot e dispostivi. Il risultato è il controllo, la diagnostica e la gestione più semplice di processi complessi, l’aumento della convenienza economica e il miglioramento delle prestazioni aziendali. In particolare, i sistemi meccatronici sono utili in varie aree industriali: Supply chain: gestione fornitori, pianificazione di scorte, venite e distribuzione, gestone integrata Lifecycle: sviluppo e ciclo di vita dei prodotti Factory: logistica esternata ed interna, produzione, qualità, manutenzione, sicurezza. La meccatronica nel panorama italiano Gli studi indicano un settore in grande sviluppo. in Italia, dal 2015 al 2017, le imprese che si occupano di meccatronica hanno avuto un aumento del 33%, con un aumento del fatturato del 42%. Il fatturato complessivo delle società di meccatronica italiane ammonta a 237 miliardi di euro, con oltre 30.000 imprese. I dati parlano inoltre di un aumento della produttività media per dipendente, che passa da 69.500 a 80.250 euro per dipendente. La meccatronica contribuisce all’export per oltre il 37% e gli investimenti principali sono al nord, con la Lombardia al primo posto.
Biodeterioramento del Legno. Cos’è e come prevenirlo

Biodeterioramento del legno: che cos’è? Il biodeterioramento del legno è un processo di degradamento del legno causato da organismi viventi, nello specifico funghi, insetti e organismi marini perforatori. In particolari condizioni di temperatura e di umidità, questi organismi attaccano il legno nutrendosi delle cellule legnose e degli amidi e degli zuccheri delle cellule parenchimatiche. In base al tipo di organismo e alla durabilità del legno, gli effetti vanno dal semplice cambio di colore fino alla distruzione completa della sua resistenza meccanica. Il legno e le sue classi di utilizzo: le norme di riferimento La norma UNI EN 350 classifica la durabilità naturale del legno massiccio, intesa come la resistenza intrinseca all’attacco di insetti e funghi, e nello specifico la norma UNI EN 335:2013 lo suddivide in 5 classi di utilizzo, dagli interni (ad esempio arredi e rivestimenti) fino all’esposizione permanente all’acqua di mare (ad esempio banchine e moli). Ciascuna tipologia di legno ha una sua resistenza naturale all’attacco di funghi, insetti e organismi marini, e pertanto è fondamentale scegliere il legno giusto in base all’utilizzo previsto. Le tipologie di danni e i trattamenti al legno in caso di attacco di funghi I danni provocati dai funghi sono di due tipi: Modifiche del colore Le modifiche del colore nel legno sono causate da funghi cromogeni, che in condizioni di umidità permanente possono causare un difetto estetico in superficie, ad esempio con zone di colore diverso, oppure vere e proprie muffe. I funghi che causano muffe o un cambio di colore in superficie non creano danni interni e si possono rimuovere con carteggiatura e detergenti specifici. Il fungo dell’azzurramento, invece, oltre a dare una colorazione azzurra al legno penetra anche all’interno. In questo caso è necessaria una prevenzione con interventi per limitare l’umidità e per proteggere il legno. Distruzione del legno I funghi lignivori aggrediscono la struttura del legno inserendo all’interno le proprie radici, e spesso i danni sono evidenti quando è troppo tardi. In questo caso è necessario un intervento qualificato, che prevede, oltre alla carteggiatura e alla rimozione meccanica della zona attaccata, anche la sostituzione con elementi nuovi. Le tipologie di danni e i trattamenti al legno in caso di attacco di insetti xilofagi Gli insetti xilofagi comprendono tarli, formiche, vespe: tra i più diffusi vi sono i tarli, che proliferano con umidità superiore al 15%. I danni causati da queste tipologie di insetti vanno da quelli superficiali, come i fori visibili all’alterno, fino al danneggiamento dell’integrità fisica del legno a causa delle gallerie scavate all’interno del legno. In base all’entità del danno, i trattamenti possono essre soltanto esterni oppure rivolti alla struttura interna, anche in questo caso con rimozione meccanica e sostituzione dei pezzi danneggiati.
L’Italia lancia il Piano Nazionale per la Robotica

L’Italia lancia il Piano Nazionale per la Robotica Dalla collaborazione tra l’Istituto italiano di Robotica e Macchine Intelligenti (I-Rim) e la Società internazionale di robotica e automazione (I-Ras) nasce il Piano Nazionale per la Robotica. Il progetto sarà presentato in autunno e rientra nel Piano Nazionale per la Ricerca allo studio del ministero per l’Università e la Ricerca. Arrivano i nostri… ROBOT: domande e risposte sulla robotica al servizio della comunità Si è discusso di questo progetto in un incontro a distanza organizzato dal braccio italiano della IEEE Robotics and Automation Society, che ha la sua sede principale negli Stati Uniti e che raggruppa membri in tutto il mondo. Gli obiettivi principali della IEEE Robotics and Automation Society prevedono la diffusione e lo scambio delle conoscenze scientifiche e tecnologiche in robotica e automazione a beneficio dei membri, della professione e dell’umanità. L’incontro ha visto l’intervento dei principali protagonisti del mondo universitario e aziendale collegato alla robotica, con una serie di interventi mirati legati al ruolo della robotica e al suo servizio per la comunità a contrasto dell’emergenza COVID-19. I settori del Piano Nazionale per la Robotica Il progetto comprende cinque sezioni: industria 4.0, ispezione e manutenzione infrastrutture, ambiente ostile, settore agroalimentare e salute. L’incontro ha affrontato alcuni settori in particolare. Industria 4.0 Nell’ambito del piano industria 4.0 del Ministero dello Sviluppo Economico, la robotica è protagonista delle innovazioni e degli ammodernamenti nei processi industriali. Il sostegno del governo, tramite incentivi e defiscalizzazioni, ha l’obiettivo di migliorare le attività aziendali rendendole più flessibili e veloci grazie alla produzione industriale digitalizzata, automatizzata e interconnessa. Agroalimentare In questo settore si affronta la robotica applicata al settore agricolo: ad esempio la fattoria digitale con l’ausilio di droni e robot, possibilità di analizzare e raccogliere i big data, e la possibilità di effettuare un’agricoltura predittiva grazie all’analisi di situazioni in serra o in campo in modo remoto, prevedendo le patologie che possono colpire i terreni in seguito a determinate condizioni meteo. Salute La robotica applicata alla salute e in genere al settore sanitario è di primaria importanza a causa dell’emergenza COVID -19. Dalla sorveglianza della quarantena e il monitoraggio dei flussi di persone nella sanità pubblica fino alla cure domiciliari, tutti i Paesi hanno adottato soluzioni automatizzate per gestire questa emergenza. Ma i campi di applicazione della robotica alla salute permangono anche dopo l’emergenza, e oltre alla sanità pubblica hanno interessanti prospettive di sviluppo nei settori clinici e nelle infrastrutture, ad esempio con la telepresenza del personale sanitario e l’e-commerce, e nei laboratori e nel settore delle cure domiciliari, ad esempio con l’automazione e la socializzazione dei pazienti allettati.
Automazione in magazzino. L’interazione uomo macchina

Automazione e magazzino: robot in crescita in tutto il mondo La presenza sempre maggiore di automazione in magazzino, in particolare con l’utilizzo dei robot e dei cobot, è un argomento di discussione di molte aziende, soprattutto in seguito alla crisi economica del 2008 che ha visto un incremento delle macchine automatizzate nei processi aziendali, che si sono sostituite al lavoro umano. Questo fenomeno ha avuto una crescita costante: le ricerche hanno indicato che nel 2018 i robot in azienda a livello mondiale sono aumentati del 6%, con la presenza 420.000 nuovi robot, per un totale di 2 milioni e mezzo di robot. Droni e robot nei magazzini logistici Una buona gestione del magazzino aziendale prevede l’organizzazione ottimale dell’inventario e degli approvvigionamenti. La presenza di robot e di processi di automatizzazione nei magazzini aziendali è fondamentale per eseguire le operazioni in modo più rapido ed efficiente: in questo settore le innovazioni sono molto promettenti. Tra queste vi sono robot e droni che permettono di fare l’inventario completo dei prodotti in modo moto più veloce rispetto all’intervento umano. Queste speciali tecnologie, infatti, sono costituite da un drone che percorre il magazzino secondo precise traiettorie memorizzate da un robot, fotografando il codice a barre dei prodotti e rilevando in tempo reale eventuali anomalie. Il tutto in modo preciso, veloce e senza l’intervento di operatori umani. Le macchine sostituiranno l’uomo nei processi logistici dei magazzini? Come testimoniano gli esempi delle aziende di Corea del Sud e Germania, in cui l’automazione e l’intervento umano sono entrambi presenti e complementari, il futuro parla di una collaborazione sempre maggiore tra uomo e macchina. Nonostante l’aumento delle tecnologie automatizzate, gli scenari prevedono la collaborazione e la compresenza degli operatori umani e delle macchine, in particolare per le aziende e le imprese di grandi dimensioni. I magazzini logistici vedono ad esempio la presenza indispensabile degli operatori umani, mentre l’e-commerce è sempre più automatizzato.
Le fiere ai tempi del Covid. Intervista ad Andreas Zuege

Gli spunti di discussione non mancano di certo. Viviamo, per così dire, “tempi interessanti”, e un’opinione autorevole è quantomai necessaria per orientarsi all’interno di una quotidianità stravolta e spesso straniante. Abbiamo chiesto ad Andreas Zuege, Direttore Generale di Hannover Fairs International GmbH, di darci la sua visione rispetto alla recessione economia in atto ma anche alle opportunità che la fase post Covid presenterà. Sig. Zuege, forse per la prima volta nella storia, quantomeno recente, quasi tutti i comparti in tutto il mondo vivono un periodo di forte stagnazione. Come ci si orienta? In che modo si dovrebbe agire e cosa pensa che succederà dopo? La pandemia proveniente da Wuhan ha scatenato una paralisi dell’economia mondiale con conseguenze non completamente prevedibili. Nei diversi paesi dove Hannover Fairs è attiva i governi hanno bloccato le fiere per il primo semestre del 2020 ed ora sono già stati cancellati anche i primi eventi in Germania per il mese di settembre. Fortunatamente, essere costantemente in crescita e poter vantare un management agile riguardo la gestione dei costi ci permette di superare questo momento di crisi. Abbiamo investito tanto nella digitalizzazione della nostra sede italiana a Milano e dunque lo smart working, attivo da fine febbraio, non ci ha causato problemi. Anzi, al contrario. I numerosi contatti con i nostri clienti, partner, media e con la squadra italiana e i colleghi internazionali funzionano bene anche in videoconferenze, WhatsApp e via telefono. Abbiamo un “paperless office” che lavora attraverso un sistema cloud che garantisce accesso ai nostri documenti, grafiche, immagini e video da qualsiasi parte del mondo. Quindi la nostra operatività e reperibilità è sempre garantita indipendentemente dal luogo fisico in cui ci troviamo. Inoltre, fattura elettronica, firma digitale e legalmail ci danno completa flessibilità sotto gli aspetti giuridici e burocratici. Ma nonostante questi mezzi digitali rimane la necessità di incontrarsi dal vivo. È importante restare in contatto con il mondo in questo momento preparandosi al prossimo scenario. Per i nostri responsabili commerciali significa lavorare sulle fiere cancellate o spostate in sinergia con il customer care e con un pipeline management intelligente. Dopo lo shutdown ritorna anche la voglia di partecipare alle fiere. La maggioranza dei nostri clienti lavora già con noi nel realizzare i prossimi appuntamenti fieristici, soprattutto le fiere che hanno subito uno spostamento. Quindi, in realtà, siamo già pienamente nella fase di preparazione “post crisi”. Quali sono secondo lei gli “oceani blu” che inevitabilmente ogni crisi porta con sé? Dove saranno le opportunità? Per me gli oceani blu sono caratterizzati soprattutto dall’innovazione. Le fiere e gli eventi tradizionali manterranno ancora la loro centralità ma saranno arricchiti e modificati dal digitale durante le fasi di preparazione, esecuzione e valorizzazione dei contatti. Le strutture di management evolveranno in un AEM, Agile Event Management, che prevederà l’integrazione del cliente fin dall’inizio del progetto. Le squadre, poi, saranno chiamate ad agire in maniera più agile e con maggiori responsabilità garantendo così una massima flessibilità anche in un ambiente dirompente. La nostra filosofia, ovvero che la fiera è un appuntamento dove il cliente resta la componente più importante, rimarrà invariata. I mezzi digitali ci danno però le opportunità di creare un nuovo mondo del lavoro, prevedendo contestualmente nuovi servizi. Abbiamo in progetto di lanciare nuovi strumenti, come un’app intelligente che permetterà di entrare in fiera senza biglietto, grazie alla tecnologia di rete. Questa tecnologia darà anche l’opportunità di trovare informazioni senza trasmettere dati sensibili, di prenotare la propria partecipazione agli eventi collaterali garantendo il distanziamento sociale e predisporrà anche le fasce orarie per le entrate scaglionate. Abbiamo un’opportunità, in mesi incerti come questi: stupire con concetti e servizi innovativi che funzionino anche in momenti di crisi. Siamo creativi e ben piazzati! Infine, come immagina le fiere post Covid? Credo che gli eventi diventeranno maggiormente ibridi. Dobbiamo renderci conto che per un certo periodo i viaggi, soprattutto oltreoceano, saranno limitati. Il mondo digitale diventerà dunque una grande opportunità per superare queste restrizioni e per integrare con i player internazionali durante gli eventi del gruppo. Nel mondo “consumer market” questi eventi ibridi sono già realtà. A mio parere possono funzionare anche in altri settori. Come Fiera di Hannover abbiamo fondato una task-force all’interno della quale ci confrontiamo sulle misure da adottare per organizzare una fiera di successo durante la pandemia. Parliamo con i nostri colleghi in tutto il mondo, facciamo tesoro dei loro suggerimenti su come affrontare virtuosamente il lockdown e intendiamo utilizzare queste conoscenze ed esperienze per lo scambio di idee con i nostri partner in Italia, con le associazioni di categoria e anche con le autorità. Siamo ovviamente già pronti per soddisfare le misure richieste come il distanziamento sociale e i sistemi protettivi della persona: mascherine, guanti e disinfettante, oltre alla predisposizione di diverse fasce d’orario di entrata durante gli appuntamenti fieristici. Abbiamo inoltre creato nuovi format grazie al sostegno delle piattaforme digitali. Per esempio abbiamo integrato strumenti media per gestire le conferenze, nuovi sistemi di matching, applicazioni mobile, streaming in tempo reale, integrazione e combinazione di eventi nei diversi luoghi anche internazionali e infine istituito le giornate delle fiere digitali. Tuttavia la necessità di interagire con diversi soggetti del comparto, in uno stesso luogo e nel medesimo tempo, rimarrà la forza trainante del nostro business, che intendiamo sviluppare con il sostegno digitale. Benvenuti nella fiera del futuro!
Automazione e logistica: quale futuro?

Automazione e logistica: binomio vincente I processi di automazione applicati alla supply chain possono avere molti benefici per le imprese. Quando l’automazione è personalizzata e adeguata alle esigenze specifiche di ciascuna impresa, è possibile rendere l’azienda più innovativa, più efficace e più efficiente, abbassare i costi operativi e migliorare il livello del servizio, cioè la capacità di soddisfare le richieste dei clienti al momento giusto e grazie ai prodotti giusti. Gli elementi della logistica 4.0 a supporto delle industrie Quando si parla di logistica 4.0 si fa riferimento a una serie di tecnologie e di modelli che comprendono non soltanto l’automazione dei processi, favorita ad esempio dai robot antropomorfi, ma anche i big data e la loro gestione, i nuovi software che supportano i processi come quelli basati sull’intelligenza artificiale e le tecnologie digitali come l’Internet of Things e la stampa 3D. Si tratta di elementi fondamentali per migliorare le prestazioni aziendali. L’importanza di scegliere gli elementi e i modelli adeguati alla propria azienda L’utilizzo di queste nuove tecnologie sta facendo passi da gigante soprattutto nella logistica di produzione e in quella distributiva: da un lato quella che coinvolge la produzione, dall’altro quella che riguarda la distribuzione presso i clienti. Lo sviluppo dell’automazione però, e di tutti i benefici che può portare all’azienda, vanno pianificati con cura, scegliendo il livello di automazione ideale, analizzando con cura ricarichi e costi e integrando le competenze del personale e dei dirigenti con l’adizione delle nuove tecnologie. Sembra che l’importanza risieda non tanto negli elementi in sé ma nel modo in cui questi si personalizzano e si integrano con gli obiettivi del servizio aziendale. Automazione su misura Non è detto che ogni azienda sia obbligata ad adottare i sistemi di automazione. Le analisi e gli studi di fattibilità possono essere utili per stabilire in quali zone del magazzino può servire l’automazione e in quali magari conviene lasciare l’organizzazione attuale. Si tratta di valutare attentamente i costi e i benefici per ottenere un livello di automazione su misura e adeguato in base al settore di appartenenza dell’azienda.
Mobilità sostenibile prima e dopo Covid 19

La mobilità sostenibile ai tempi del Coronavirus A gennaio 2020, poco prima che scoppiasse la pandemia di Coronavirus anche in Italia, il gruppo internazionale Repower ha tracciato l’andamento del mercato della mobilità sostenibile a livello globale. I dati sono stati resi pubblici da poco e le cifre parlano di un settore in piena crescita, in particolare per le auto elettriche e quelle ibride. Ma allo stesso tempo, come ha evidenziato l’analisi della società di consulenza Deloitte, l’impatto del Coronavirus è stato negativo soprattutto nel breve periodo a causa degli eventi di settore annullati e della crisi di liquidità. La crescita delle auto elettriche nel mondo Secondo i dati di Repower, in Italia la vendita di auto elettriche a gennaio 2020 è stata superiore del 586.6% rispetto al gennaio dell’anno precedente. La vendita di auto ibride, composte cioè da una parte elettrica e un motore a benzina, supera dell’82% le vendite di gennaio 2019 e le due categorie insieme si piazzano davanti al settore delle auto a benzina e di quelle diesel, che perdono rispettivamente il 3% e il 23% del volume di vendite. In Italia sono in aumento anche le colonnine per la ricarica e la presenza di altre forme di mobilità sostenibile, come la condivisone di auto, scooter e biciclette. Nel mondo, invece, le auto elettriche superano i 5 milioni di unità, con la Germania al primo posto in Europa. L’impatto del Coronavirus sulla produzione di auto elettriche D’altro canto, le analisi di Deloitte hanno evidenziato un arresto nel settore delle auto elettriche a causa dell’emergenza Coronavirus. La necessità di fa ripartire le industrie ha causato dei ritardi nelle normative per ridurre le emissioni di CO2, a beneficio del settore automotive di auto a benzina e diesel. Nonostante l’aumento delle vendite di auto elettriche poi, nel breve termine questo settore ha subito il blocco della produzione di componenti elettrici e batterie in Asia. Tutti i Paesi si stanno spostando verso una sempre maggiore presenza di auto elettriche, ma si tratta di piani a lungo termine, che hanno bisogno di investimento e di tecnologie che sono al momento incompatibili con le misure d’emergenza prese dai governi a livello mondiale per far ripartire le rispettive economie.