I comparti

La moquette: il rivestimento ideale per molti ambienti La “moquette” è un termine francese che significa letteralmente “tappeto”. Questo tipo di rivestimento tessile ha origini molto antiche: non è possibile risalire a una data precisa, ma senza dubbio deriva dalla grande tradizione di tappeti realizzati a mano in Turchia, in Cina e in India. Oggi la moquette è diffusa in tutto il mondo ed è realizzata con grandi macchinari che tessono i filati su supporti variabili. La sua versatilità la rende apprezzata per ricoprire intere stanze, così come per decorare piccole porzioni di zone di passaggio e perfino scale, grazie alle sue caratteristiche antiscivolo. Quali sono i vantaggi peculiari della moquette? Tra le principali caratteristiche della moquette vi è la fonoassorbenza, cioè la capacità di attutire e ridurre suoni, questo è il motivo per cui viene spesso utilizzata anche negli ambienti ad alto calpestio. Inoltre, è molto semplice da posare e possiede isolamento termico che si traduce in risparmio energetico, poiché consente di minimizzare la dispersione del calore. Un altro aspetto positivo riguarda l’utilizzo delle moderne tecniche eco sostenibili che consentono di evitare l’uso di sostanze nocive o tossiche per l’uomo e per l’ambiente. Quanti formati ha la moquette? Aldilà delle caratteristiche generali, esistono moquette con formati e specifiche differenti in base all’utilizzo e alla zona da rivestire. La moquette si produce in teli arrotolati o in quadrotta, cioè dalla forma di mattonelle rettangolari, quadrate o in listelli, come il parquet. La moquette in rotolo ha in genere un’altezza di 4 o 5 metri, ed è la più utilizzata per rivestire ampie zone. Si posa con biadesivo o colle, oppure con il sistema tradizionale, che è il più resistente e duraturo: la posa in opera in tensione. Questo sistema prevede l’appoggio della moquette su listelli intorno al perimetro della stanza. È una messa in posa più elaborata ed è utilizzata per i rivestimenti di particolare pregio. Le moquette in forma di mattonelle sono molto pratiche per rivestire gli ambienti con colori e forme diverse, sono formati molto funzionali e utilizzati per scopi estetici poiché si possono creare effetti decorativi sui pavimenti e inoltre sono pratici, perché si può sostituire soltanto un singolo elemento in caso di necessità. Le moquette in formato mix tra i due formati: listone e mattonella. Questo tipo di moquette consente la posa a spina di pesce, una posa davvero insolita e innovativa. La moquette agugliata per uso fieristico. È una tipologia di pavimentazione temporanea, prevalentemente usata per allestire zone dove si svolgono particolari eventi o fiere. Gli agugliati per stand vengono stesi sul pavimento esistente grazie ad un apposito biadesivo e, una volta terminato l’evento, vengono rimossi. Come si pulisce e come si lava la moquette? Contrariamente a quanto si pensa, la moquette non è un pavimento che trattiene lo sporco. Può essere pulita, lavata e igienizzata come qualsiasi altro pavimento grazie a prodotti specifici, battitappeto, aspirapolvere. Per la manutenzione quotidiana è sufficiente, infatti, aspirare la polvere e lavarla con detergente neutro e poca acqua. Per la pulizia profonda, soprattutto in aziende e ambienti di lavoro, le ditte specializzate utilizzano dei macchinari ad iniezione estrazione almeno una volta all’anno. La moquette per l’allestimento di stand fieristici ed eventi Una moquette di buona qualità è sempre un’ottima scelta d’arredamento quando si tratta di conferire un tocco di eleganza ed esclusività, rendendo l’ambiente unico e accogliente. Per questa ragione, viene spesso utilizzata per allestire in modo temporaneo anche gli stand fieristici e gli eventi. Tuttavia, per poter rispettare gli standard richiesti deve presentare alcuni requisiti specifici: deve essere lavabile per garantire allo stand di preservare un aspetto nuovo e pulito, deve essere adattabile a tutte le superfici e facilmente rimovibile una volta terminato l’evento.

Il policy brief dell’UE: qual è il compito dell’industria 5.0? Nel gennaio 2021 l’Unione Europea ha pubblicato un policy brief che traccia la strada e delinea le caratteristiche dell’industria 5.0, il nuovo paradigma che vede sempre più interconnesse le innovazioni industriali e il benessere dell’uomo. Il concetto di industria 5.0 non è nuovo: è stato introdotto già da diversi anni come naturale evoluzione della società 5.0. L’obiettivo principale è l’utilizzo attivo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana, con l’obiettivo di favorire la sostenibilità sociale e ambientale. Industria 5.0 e tecnologie: i sei punti principali Come si legge nel documento europeo, l’industria 5.0 parte dalla digitalizzazione avanzata, dai big data e dall’intelligenza artificiale, per rendere la produzione più flessibile e fare in modo che sia la tecnologia ad essere al servizio dei lavoratori e non viceversa, con il fine di aumentare la sostenibilità e l’economia circolare. Nello specifico, il documento delinea sei tecnologie abilitanti: Interazione personalizzata tra uomo e macchina Materiali intelligenti e tecnologie ispirate alla natura Simulazione e gemelli digitali Tecnologie per trasmettere, immagazzinare e analizzare i dati Intelligenza artificiale Tecnologie per energie rinnovabili ed efficienza energetica, stoccaggio dell’energia e autonomia. Le caratteristiche dell’industria 5.0 Umanocentrica, sostenibile, resiliente: queste le tre peculiarità della nascente industria 5.0.Umanocentrica perché, come in un nuovo Rinascimento, mette l’uomo al centro: l’intero processo di produzione punta agli interessi dell’uomo e ai suoi bisogni, e di conseguenza sviluppa e adatta le tecnologie. Inoltre, le nuove tecnologie offrono guida e formazione ai lavoratori, tutelandone diritti fondamentali come dignità, autonomia e riservatezza. L’industria 5.0 può essere definita sostenibile, dal momento che ha l’obiettivo primario di ridurre il consumo di energia e di gas serra attraverso processi circolari che puntino su riduzione dei rifiuti, ottimizzazione delle risorse e riutilizzo delle risorse naturali. Infine, l’industria 5.0 è resiliente: attraverso la flessibilità dei processi aziendali e la produzione adattabile, la catena di produzione è robusta e sa reagire alle crisi adattandosi rapidamente. Lavoratori, robot, AI: quali sono i rispettivi ruoli? In un concetto di industria che si sviluppa al servizio dell’uomo, il lavoratore diventa un investimento e non più un costo. Pertanto, è oggetto di formazione, trasferimento di competenze e di aumento delle capacità. Dal punto di vista delle tecnologie, invece, l’obiettivo è aumentare la sicurezza e la soddisfazione dei lavoratori. I robot, ad esempio, potrebbero essere utilizzati per compiti ripetitivi, mentre le tecnologie di AI, come la realtà aumentata e la realtà virtuale, potrebbero aiutare i lavoratori ad ottenere competenze specifiche e compiti sempre più specializzati, in un processo che include anche le donne e i diversamente abili. Infine, il nuovo concetto di industria orientata all’uomo punterà sullo sviluppo di capacità tipicamente umane, come la creatività, il pensiero imprenditoriale e la flessibilità.

Sostenibilità ambientale, dall’Agenda 2030 al Green Deal La sostenibilità ambientale è un concetto che esiste da almeno 300 anni, ed oggi è un argomento sempre più sentito a seguito dei problemi causati dallo sfruttamento eccessivo delle risorse e al riscaldamento climatico. Da circa 50 anni tutti i principali Paesi hanno adottato linee guida e proposto conferenze. Ma com’è la situazione a livello europeo? Tra gli strumenti più recenti della Comunità Europea vi sono l’Agenda 2030 e il Green Deal, mentre per valutare la sostenibilità ambientale dal 1999 l’Ocse, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, pubblica una serie di indicatori che misurano il progresso in termini di sostenibilità ed efficacia delle politiche ambientali. Agenda 2030: gli obiettivi Agenda 2030 è un documento pubblicato nel 2015 e approvato dall’Assemblea Generale dell’ONU, con cui i membri delle Nazioni Unite stilano una serie di obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030. Questi obiettivi affrontano la dimensione ambientale, sociale ed economica e comprendono vari aspetti, dal consumo e la produzione responsabile fino alla lotta contro il cambiamento climatico. Il Green Deal europeo: obiettivo impatto zero Il 14 luglio del 2021 l’Unione Europea ha integrato e ampliato i propri obiettivi in termini di sostenibilità ambientale con l’adozione del Green Deal, una politica ambientale che ha l’obiettivo di rendere l’Europa il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050. In tema di mobilità sostenibile, diventa cruciale tra gli strumenti la riduzione del target delle emissioni che l’Europa punta a ridurre del 55%, rispetto al 1990, entro il 2030. Il ruolo fondamentale del settore trasporti Nell’ambito delle iniziative da adottare, i trasporti sostenibili giocano un ruolo fondamentale. Gli obiettivi europei prevedono diverse iniziative, tra cui: La creazione di città a impatto zero Il modello 15 minutes city L’aumento dello Sharing Mobility  100 città a impatto zero entro il 2030 Il programma Horizon Europe 2021 prevede, entro il 2030, che tutte le città medie e grandi in Europa dovranno avere il proprio piano di mobilità sostenibile: le stime indicano che, al momento le città sono responsabili al 70% delle emissioni di gas serra nel mondo. Pertanto, l’obiettivo finale è creare entro questa data 100 città a impatto zero. Il modello 15-minutes city Dietro questa espressione inglese si cela un modello urbanistico con cui ogni cittadino può raggiungere i servizi essenziali entro una distanza massima di 15 minuti in bicicletta o a piedi. Applicato con successo in via sperimentale già a Milano, Roma, Napoli e Venezia, questo modello valorizza il territorio e rinforza il tessuto cittadino. La Sharing Mobility La sostenibilità ambientale passa soprattutto attraverso la riduzione delle emissioni: in questo senso in tutte le città italiane sono aumentati servizi di bike e car sharing, nonostante la pandemia che ha causato una contrazione delle interazioni sociali. Inoltre, è aumentata anche la richiesta di monopattini elettrici per spostarsi in centro. Gli indicatori di sostenibilità ambientale Gli indicatori di sostenibilità ambientale definiti dall’Ocse comprendono cinque categorie: Core Environmental Indicators (CEI) Key Environmental Indicators (KEI) Sectoral Environmental Indicators (SEI) Indicators derived from environmental accounting Decoupling Environmental Indicators Di questi, i più importanti in tema di consapevolezza nella popolazione sono i Key Environmental Indicators, gli indicatori ambientali chiave. Si tratta ad esempio di misurazione relative alla qualità dell’aria, al cambiamento climatico, alle emissioni di gas serra e alla decarbonizzazione.

Codici a barre: i vantaggi per la logistica di magazzino Nel settore della logistica, i codici a barre hanno un ruolo fondamentale in quanto permettono di identificare, acquisire e inserire con facilità i dati legati a ogni attività all’interno di un magazzino. Infatti, sono uno dei sistemi più affidabili per la gestione della logistica aziendale, non solo per le aziende stesse ma anche per i clienti. Inoltre, l’utilizzo dei codici a barre è conveniente anche dal punto di vista economicodal momento che l’investimento richiesto per poterli utilizzare è piuttosto basso sia in termini di software che di hardware. A cosa servono i codici a barre e quali sono i vantaggi Sono innumerevoli i vantaggi che i codici a barre portano nel campo della logistica. In primo luogo, grazie ai codici a barre è possibile migliorare notevolmente l’efficienza del magazzino. Individuare gli articoli diventa un’operazione istantanea poiché attraverso un singolo barcode è possibile risalire a numerose informazioni e monitorare i loro spostamenti, la loro vendita e spedizione e analizzare le tendenze di mercato in base a ciò che i consumatori acquistano più frequentemente. Capita spesso, inoltre, che nei magazzini i prodotti possano smarrirsi, e i codici a barre aiutano a localizzarli con precisione. Da ciò ne deriva una migliore gestione dell’inventario. Infatti, non solo il codice a barre permette di localizzare facilmente i prodotti grazie al tracking, ma i clienti possono ricevere aggiornamenti in tempo reale sullo stato di avanzamento del loro ordine, il che si traduce in una migliore esperienza di acquisto e una maggiore fidelizzazione. E, a questo proposito, anche i costi relativi ai lavori di gestione dell’inventario possono essere ammortizzati grazie alla riduzione della manodopera e al risparmio sulle spese generali della struttura. In più, i codici a barre si rivelano uno strumento utile anche nella sicurezza dei prodotti di un’azienda. Infatti, i prodotti smarriti o rubati tendono a costare molto di più del valore del prodotto in sé proprio per il tempo impiegato nel cercare di ritrovare l’oggetto smarrito con un servizio di tracking scadente e con conseguente insoddisfazione del cliente. I codici a barre nelle strategie di business: che ruolo hanno? Non tutte le aziende sono al corrente del fatto che i codici a barre, oltre a risultare particolarmente funzionali nella gestione e nel monitoraggio della logistica di magazzino, sono anche degli alleati essenziali nell’ottimizzazione delle strategie di business di un’azienda. In che modo? Principalmente perché un codice a barre è in grado di recuperare rapidamente dei dati, ma soprattutto può raccogliere e confrontare informazioni che sarebbero difficili da ottenere in altri modi, aiutando i manager a focalizzarsi maggiormente su quali siano, ad esempio, i prodotti di punta di un’azienda e come sviluppare la prossima strategia di business. Inoltre, l’immissione di dati da tastiera può creare facilmente errori ma i codici a barre, essendo univoci, hanno un margine di errore pressoché inesistente. Infine, con un sistema ben gestito, ogni problema può facilmente essere identificato e risolto, dunque l’utilizzo di codici a barre consente di migliorare la produttività aziendale.

Il legno composito: un’alternativa sostenibile al classico parquet Il legno è utilizzato da millenni come materiale da costruzione per mobili, pavimentazioni e molto altro, grazie alla sua forza e al suo aspetto, in grado di rendere caldo e accogliente qualsiasi luogo. Tuttavia, con l’impatto climatico e con il continuo abbattimento delle foreste in tutto il mondo, per soddisfare i bisogni dell’uomo è arrivato il momento di cercare una soluzione alternativa e più sostenibile per l’ambiente, e il legno composito potrebbe essere la soluzione giusta. Cos’è il legno composito? Il legno composito è costituito da legni di diversa durezza derivanti da conifere, solitamente utilizzate per il legname, e viene creato mescolando particelle di legno macinate con resina e materiali termoplastici riciclati. Alcune aziende manifatturiere si occupano di miscelare e mescolare i diversi materiali che compongono il legno composito in pellet, che viene successivamente fuso nel prodotto finale, mentre altre industrie optano per un unico passaggio, creando il prodotto finale mediante il singolo processo di miscelazione del legno e delle resine termoplastiche. Per questo tipo di legno possono essere utilizzati sia materiali termoplastici riciclati e sia vergini. In base alle esigenze del prodotto, vengono poi utilizzati coloranti, stabilizzanti e filtri UV, oltre a lubrificanti che devono essere aggiunti per creare un prodotto resistente e durevole. Il legno composito è spesso utilizzato nella costruzione di mobili e pavimentazioni. Il suo vantaggio fondamentale è che, diversamente dal legno classico, è molto più economico, pur essendo resistente al caldo, al freddo e agli agenti atmosferici quando viene opportunamente trattato. Il suo impiego principale è nelle pavimentazioni esterne, in quanto sia il sole che l’umidità contribuiscono alla sua resistenza. Proprietà e vantaggi del legno composito Il legno composito è un materiale che porta con sé innumerevoli vantaggi non solo perché è economico ma anche perché risulta essere una scelta sostenibile per l’ambiente. Infatti, uno dei principali vantaggi del legno composito legato alla questione dell’impatto ambientale è il fatto che può essere prodotto da alberi più piccoli rispetto al legname massiccio e non richiede l’abbattimento delle foreste. Ma non solo: il legno può essere ricavato anche da legname impiegato in altri settori industriali che presenta dei difetti e che altrimenti verrebbe scartato, riciclandolo. Inoltre, è facilmente malleabile e può essere utilizzato sia per l’arredamento, che per la fabbricazione di piccoli oggetti domestici e sia in ambito industriale. Rispetto al legno naturale, il legno composito ha anche meno probabilità di deformarsi o opacizzarsi nel tempo, e grazie ai materiali termoplastici utilizzati è molto più resistente alla decomposizione e putrefazione, oltre al fatto che rende l’infiltrazione dei tarli molto più difficile. A rendere il legno composito così conveniente è anche la possibilità di trovarlo in diverse colorazioni, eliminando la necessità di doverlo verniciare e con un aspetto finale che non ha nulla da invidiare al legno ordinario.

Il ruolo dei cobot nelle industrie Ormai da diversi anni, l’impiego di intelligenza artificiale (AI), machine learning e IoT è entrato a far parte delle industrie migliorandone produttività ed efficienza. Non solo, grazie a queste nuove tecnologie, anche le condizioni di lavoro mostrano evidenti margini di miglioramento. I “cobot” industriali o robot collaborativi sono progettati per collaborare con gli esseri umani in modo sicuro e intelligentee sono destinati a diventare alleati fondamentali per l’industria 4.0. Ma cosa sono i cobot e cosa li distingue da un semplice robot industriale? Tutto ciò che c’è da sapere sui cobot Il termine cobot nasce dalla fusione di due termini inglesi, ovvero collaborative robots. Si tratta di robot che affiancano i lavoratori nelle industrie, rendendo il loro lavoro più produttivo. Ciò che distingue i cobot dai robot industriali sono la velocità e la forza. I robot industriali, infatti, lavorano a velocità altissime e possono sollevare senza sforzo anche carichi superiori a una tonnellata. Se gli umani collaborassero direttamente con questo tipo di robot, i rischi sarebbero altissimi. Per questa ragione, risultano più adatti a sostituirsi al lavoro degli esseri umani e a non interagire direttamente con loro. I cobot invece, sono strutturati in modo totalmente diverso e hanno delle funzionalità in grado di ottimizzare e massimizzare la produttività aziendale senza sostituirsi ai lavoratori umani. Infatti, la velocità di esecuzione dei compiti appare più ridotta e i carichi dei pesi sono più ridotti. Canonicamente, i cobot possono trasportare carichi intorno ai 20 kg e hanno un tempo di esecuzione più lento, pari a circa 4 m/s. In più, i cobot sono programmati con dei sensori speciali che consentono loro di fermarsi in caso di contatto o collisione con un essere umano, il che li rende ancora più sicuri da utilizzare all’interno delle aziende. Ma come sta evolvendo l’utilizzo dei cobot? Lo sviluppo di questi robot sta prendendo piede in diversi campi e sono innumerevoli le ottimizzazioni che li rendono sempre più efficaci nelle industrie. Gli ultimi modelli di cobot hanno movimenti più precisi e tempi di reazione più rapidi, capacità di orientamento, capacità di imitare e accompagnare sempre più compiti affidati agli umani. Inoltre, i cobot sono in grado di riconoscere sempre meglio le intenzioni umane e di comprenderne i comandi, rendendo gli ambienti di lavoro sempre più sicuri ed efficienti. Collaborare con loro non è mai stato così semplice. Come operano i cobot I cobot aumentano e migliorano le capacità umane svolgendo al loro posto i compiti più ripetitivi e/o pericolosi, o dando ai lavoratori umani una forza maggiore rispetto a quella di un essere umano e una migliore capacità di analisi dei dati. I cobot sono pensati per operare a stretto contatto con gli umani in uno spazio di lavoro condiviso. Un cobot che si muove in un ambiente senza umani, ovviamente, non necessita della stessa attenzione di un modello che lavora nelle immediate vicinanze di un umano. Ciò porta questo tipo di cobot a dover avere una serie di funzionalità in più, come la necessità di rilevare un’elevata quantità di segnali, una connessione veloce e la capacità di prendere decisioni rapidamente grazie a un’elaborazione efficiente dei dati. Ciò è essenziale per consentire ai cobot e ai lavoratori umani di lavorare in sinergia anche negli ambienti più critici per la sicurezza. Di conseguenza, affinché il sistema di controllo di un cobot sia in grado di prendere decisioni tempestive e reagire in base agli impulsi esterni, ad esempio con l’arresto di un movimento nel caso si imbatta in un ostacolo, è importante sviluppare un sistema di rilevazione e comunicazione efficace, veloce e affidabile.

Logistica 4.0 e zero-touch: una sicurezza in più per i dipendenti Negli ultimi anni, il settore industriale ha investito molto in nuove tecnologie e soluzioni smart per ottimizzare il lavoro e ridurre i tempi di attività di un’azienda grazie all’utilizzo di macchinari e altri device interconnessi tra loro. E nonostante la rivoluzione dell’industria 4.0 stia avendo un grande successo, le nuove tecnologie sono state implementate anche nel mondo della logistica e stanno cambiando il modo in cui i prodotti vengono confezionati, spediti e consegnati ai clienti. E sempre parlando di Industria 4.0, non sono pochi quelli che hanno iniziato a riferirsi a questo nuovo fenomeno come Logistica 4.0. Ma cosa significa esattamente questo termine e quali sono i suoi obiettivi? Obiettivo zero-touch e sicurezza in azienda Se l’industria 4.0 è definita dall’utilizzo di tecnologie come l’intelligenza artificiale, il machine learning, la comunicazione M2M (da macchina a macchina) e l’impiego della sempre più celebre Internet-of-Things (IoT) per dar vita a delle fabbriche che funzionano come case intelligenti, anche la logistica 4.0 opera secondo questi stessi principi. Nelle smart home, gli elettrodomestici e i device come computer, televisori e smartphone sono in costante comunicazione tra loro, con obiettivi ben precisi: ridurre al minimo l’intervento manuale dell’uomo e rendere gli ambienti più sicuri ed efficienti. Questo è esattamente ciò che accade anche nell’industria e nella Logistica 4.0. Quest’ultima, in particolare, sta implementando sempre di più l’utilizzo di sistemi di montaggio e stoccaggio intelligenti, grazie all’utilizzo di container, veicoli e altri sistemi di trasporto smart che consentono allo staff dell’industria e ai clienti di poter supervisionare ogni step della spedizione e della consegna di beni di ogni tipo. Si tratta di innovazioni che hanno un grande impatto all’interno delle industrie perché, adottando tecnologie di questo tipo, è possibile aumentare ancora di più l’efficienza e la sicurezza nelle aziende. Grazie all’automazione, inoltre, i macchinari automatizzati e i robot industriali stanno sostituendo i dipendenti nei lavori più ripetitivi e usuranti (nonché pericolosi per la salute dell’uomo), generando così nuove forme di lavoro dove ogni lavoratore può sfruttare al massimo il suo potenziale. Nel settore della logistica, le grandi industrie hanno deciso di investire nell’obiettivo “zero-touch”. Di cosa si tratta? L’obiettivo zero-touch è quello di ridurre a zero l’intervento umano nei processi aziendali. In questo caso, si cercherà di implementare soluzioni di robotica in diverse operazioni, come ad esempio la classificazione delle merci e il relativo smistamento e tutte le altre attività ripetitive tipiche del lavoro industriale, fino a quando i lavoratori umani non saranno totalmente scardinati da queste mansioni. Anche all’interno dei magazzini stessi, tutti i compiti più pericolosi per gli esseri umani potranno essere svolti attraverso soluzioni sempre più automatizzate, come il sollevamento e lo spostamento di carichi pesanti, il rifornimento, ma anche mansioni più leggere, sebbene più ripetitive, che renderanno lo spazio di lavoro più efficiente e sicuro per tutti i dipendenti.

Tutte le caratteristiche del legno di rovere Il parquet è una delle pavimentazioni da interni più eleganti e raffinate e il legno di rovere è uno dei più resistenti e durevoli da utilizzare per il parquet. Il nome scientifico del Rovere è Quercus petraea ed è una una quercia caducifoglie della famiglia delle Fagacee. Anche conosciuto con altri nomi come quercia rossa, il Rovere può essere trovato nelle foreste asiatiche ed europee (in particolar modo in Francia e nel sud-est europeo) e cresce con climi temperati. Tuttavia, è molto presente anche sul territorio italiano, specialmente nelle zone alpine e boschive. Il legno di Rovere ha una buona resistenza alle intemperie e un’ottima durezza, anche se a causa del cambiamento climatico e dell’alternarsi delle stagioni può variare leggermente nelle dimensioni nel corso degli anni. Di conseguenza, appare più adatto alle pavimentazioni da interno che da esterno. Il colore del rovere non è uniforme ma stratificato, con colori che vanno dal durame bruno e le specchiature dello stesso colore dell’alburno alle tonalità calde e giallastre delle venature. Il parquet in rovere: pro e contro Da più di ottocento anni, il Rovere viene impiegato nella costruzione di mobili e pavimenti di gran pregio, destinati a durare negli anni. E il rovere non viene utilizzato solo ed esclusivamente nel campo dell’edilizia: la sua durezza mista alla sua ottima flessibilità lo rendono uno dei tipi di legno più utilizzato anche nella fabbricazioni delle botti per la conservazione del vino. Con ciò è facile intuire che optare per il legno di rovere per un parquet è garanzia di durevolezza e resistenza nel tempo. Ma quali sono i vantaggi e gli svantaggi legati all’acquisto del parquet di rovere? Per la realizzazione di questo tipo di pavimentazione si devono considerare tutte le caratteristiche del materiale. Il legno di rovere può avere diversi pregi che però, in alcuni ambienti, possono rivelarsi poco utili: vediamo ad esempio la sua capacità di assorbire l’acqua e l’umidità. Tra i principali vantaggi, vi sono sicuramente la versatilità e la robustezza. Il rovere si presenta in una vasta gamma di colori e sfumature e si adatta a qualsiasi stile d’arredamento, appare dunque perfetto per dare un tocco di eleganza e sofisticatezza. I principali svantaggi del parquet in legno di rovere invece riguardano la sua manutenzione. Infatti, nonostante sia molto durevole, questo tipo di parquet è spesso soggetto ad ammaccature e graffi. Allo stesso modo, è soggetto all’ossidazione se viene esposto per troppo tempo alla luce solare. Infine, è particolarmente costoso, anche se la sua resa giustifica il prezzo. Per rimanere costantemente aggiornati e garantire i migliori prodotti sul mercato, appare evidente quanto sia importante partecipare ad eventi e fiere che consentono di rendere visibile la propria attività, far conoscere i propri prodotti, accrescere il proprio business e, al contempo, entrare in contatto con le eccellenze della fornitura di macchinari e strumenti di qualità per la lavorazione del legno.

L’intelligenza artificiale nel settore manifatturiero Secondo i dati raccolti dalle ultime statistiche di settore, l’intelligenza artificiale e il settore manifatturiero sono un binomio sempre più vincente. I numeri indicano che, nel mondo, oltre il 75% delle aziende del settore manifatturiero utilizza tecnologie innovative di intelligenza artificiale. In particolare, in Italia, oltre l’80% delle aziende utilizza macchine e sistemi basati sull’IA e gli stessi produttori confermano un aumento di questa tendenza. Perché le aziende del manifatturiero utilizzano l’IA? I motivi principali che spingono le imprese manifatturiere a adottare tecnologie di intelligenza artificiale sono molteplici. In generale, l’intelligenza artificiale è indispensabile per modernizzare le aziende, per migliorare la competitività e offrire soluzioni e tecnologie sempre più innovative. In particolar modo, l’IA consente di massimizzare l’efficienza produttiva dei dipendenti, ridurre i costi e i tempi di produzione, limitare gli errori e migliorare la qualità dei prodotti offerti.  Le aree di utilizzo dell’intelligenza artificiale nella manifattura I settori in cui l’intelligenza artificiale è più presente riguardano il controllo qualità, sia del prodotto che della linea di produzione, e l’ottimizzazione della supply chain, in particolare per ciò che riguarda l’inventario, la gestione del rischio, e l’approvvigionamento. Nello specifico, le statistiche indicano che l’Italia si trova al primo posto nella classifica delle aziende di manifattura che utilizza l’intelligenza artificiale nelle operazioni quotidiane. Ma l’intelligenza artificiale permette anche di migliorare l’alimentazione energetica grazie alla manutenzione predittiva e diminuire gli errori e le inefficienze con conseguente miglioramento dell’attività di pianificazione e di logistica. I vantaggi dell’utilizzo delle tecnologie basate sul cloud I settori che maggiormente si affidano al Cloud sono cinque: Macchinari pesanti Automotive e OEM Produzione e assemblaggio industriale Fornitori automobilistici Prodotti chimici Tra i vantaggi più evidenti riportati dalle aziende manifatturiere che utilizzano il cloud in tutto il mondo vi sono la possibilità di anticipare e di soddisfare le richieste dei clienti e la possibilità di gestire in modo ottimale le forniture, i materiali e le scorte. Le aziende di manifattura italiane che utilizzano il cloud riportano inoltre la possibilità di misurare in tempo reale la qualità delle loro decisioni grazie alla possibilità di analizzare in breve tempo grandi quantità di dati. Il risultato è una riduzione di costi sia per quanto riguarda il time to market dei prodotti che per le infrastrutture.

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