I dispositivi di protezione dielettrici: che cosa sono? I dispositivi di protezione dielettrici sono dei DPI, quindi obbligatori per determinate categorie di lavoratori e previsti dalla legge, che non sono molto conosciuti. Si tratta di protezioni per il corpo, in particolare per la testa, per le mani e per i piedi, utilizzati dai lavoratori che lavorano a stretto contatto con l’elettricità, in particolare per interventi e attività di manutenzione degli impianti elettrici. Le caratteristiche dei dispositivi dielettrici La caratteristica principale dei dispositivi dielettrici è quella di proteggere in modo adeguato contro un eventuale shock elettrico. Nello specifico, i dispositivi dielettrici sono regolamentati, come gli altri DPI, dalla direttiva CEE 89/686. Questa direttiva, con le successive modifiche, stabilisce le categorie dei lavoratori che li devono utilizzare definendo le tipologie e le caratteristiche della loro protezione a seconda della tensione massima con cui il lavoratore potrebbe entrare a contatto. Le tipologie di dispositivi dielettrici Al di là della parte del corpo da proteggere, ciascuna categoria di dispositivo è certificata in base ai danni da cui protegge. La prima suddivisione, quindi, comprende i dispositivi che proteggono dai danni lievi, e i dispositivi che proteggono da lesioni gravi o rischio di morte. Quest’ultima categoria ha delle progettazioni specifiche che tutelano dagli shock dovuti alle tensioni elettriche, come nel caso degli impianti ad alta tensione. Quali sono i dispositivi dielettrici? In base alla direttiva della CEE, questi dispositivi comprendono guanti, scarpe, abbigliamento, elmetti protettivi. I guanti dielettrici devono essere utilizzati per evitare il contatto diretto delle mani con le parti sotto tensione. Le categorie di guanti da autorizzare dipendono dalla tensione. Ecco le principali tipologie di guanti: ● Classe 00 per tensione massima di 500V; ● Classe 0 per tensione massima di 1000V; ● Classe 1 per tensione massima di 7500V; ● Classe 2 per tensione massima di 17000V; ● Classe 3 per tensione massima di 26500V. Le calzature dielettriche comprendono scarpe antinfortunistiche, tronchetti, stivali, e sono isolate in modo specifico per effettuare lavori elettrici sotto tensione. In base alla certificazione europea, queste calzature offrono una resistenza elettrica che supera 1000MΩ. Gli elmetti dielettrici proteggono la testa dai contatti diretti con le parti che sono in tensione. La visiera di questi elmetti può essere fissa, a scomparsa o esterna. Le tipologie di dispositivi dielettrici comprendono inoltre gli occhiali protettivi e l’abbigliamento specifico, che è ignifugo e isolato in modo ottimale per proteggere dal contatto diretto o indiretto da arco elettrico. Bisogna infine ricordare che i dispositivi, anche se non sono realizzati specificamente per proteggere dalla tensione, sono necessari per chi si occupa di impianti elettrici. Tra questi rientrano i tappi auricolari, le mascherine antipolvere, e le imbracature anticaduta, indispensabili per prevenire i rischi di cadute.
Autorespiratore: cos’è, come si utilizza L’autorespiratore è un dispositivo di protezione individuale (DPI) per le vie respiratorie. Il suo utilizzo e le sue caratteristiche sono delineati nel decreto legislativo 81 del 2008, in cui compaiono gli obblighi e le responsabilità nell’utilizzo di una serie di protezioni per garantire sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Ma di che si tratta? Anche se vi sono diversi modelli in base allo spazio in cui si utilizza, in generale l’autorespiratore è un apparecchio che contiene una riserva d’aria, e si utilizza per proteggere le vie respiratorie in situazioni in cui l’ambiente è inquinato, oppure quando manca l’ossigeno. Ad esempio, fa parte dell’equipaggiamento antincendio dei vigili del fuoco, ma anche di chi lavora con calamità, emergenze, e in tutti i casi in cui vi sono pericoli di esposizione ad agenti chimici o comunque tossici. Le tipologie di auto respiratore Questa tipologia di dispositivo di protezione individuale si divide in due categorie: ● autorespiratore a ciclo aperto ● autorespiratore a ciclo chiuso L’autorespiratore a ciclo aperto prevede una bombola come riserva d’aria, e una valvola di scarico sulla maschera che permette di espirare l’aria nell’ambiente. L’autorespiratore a ciclo chiuso, invece, prevede il riciclo dell’aria espirata tramite un circuito apposito e la sua purificazione per entrare poi nelle vie respiratorie. La tipologia di autorespiratore utilizzata dai vigili del fuoco I vigili del fuoco utilizzano un autorespiratore a ciclo aperto. In genere le bombole che contengono l’aria hanno una capacità di circa 7 litri, e la bombola è inserita in uno schienale di plastica, poi collegata alla maschera facciale con un tubo regolabile. Questo tipo di autorespiratore prevede anche un manometro che permette di verificare la pressione della bombola e la possibilità di collegare un’altra maschera o un cappuccio per il soccorso. Quando l’aria sta per terminare, un segnalatore acustico emette un sibilo ad alto volume. L’autorespiratore per gli spazi confinati Gli spazi confinati in genere sono rappresentati da ambienti in cui ci sono pericoli gravi a causa della mancanza di ossigeno, o di sostanze pericolose nell’atmosfera. Possono essere spazi confinati gli ambienti poco ventilati di uffici, fabbriche, aziende, ma anche serbatoi, piscine, vasche, reti fognarie. In questo caso l’autorespiratore è necessario per ridurre i rischi e garantire la sicurezza dei lavoratori. Come indossare l’autorespiratore Anche se il suo utilizzo non è complicato, sono previsti corsi di addestramento specifici che comprendono l’uso dell’autorespiratore nel luogo previsto, una serie di esercizi, e le norme su come usarlo. È importante verificare ad esempio che la maschera sia ben posizionata sul viso, e che le strutture per tenerlo, come spallacci e cintura, siano legati in modo corretto sul corpo. Prima di indossarlo, inoltre, è necessario il controllo del medico del lavoro, che certifica le condizioni psicofisiche di chi lo indossa. Queste condizioni dipendono da molti fattori, tra cui l’età, il tipo di lavoro, e la corporatura.
Gli incendi: una piaga in tutto il pianeta Oltre 8 milioni di ettari di foreste distrutti in Europa dal 2000 al 2017; oltre 10 milioni di acri bruciati negli Stati Uniti soltanto nel 2020. Danni economici, ambientali e umani, aggravati dal Climate Change. I dati rilevati da Greenpeace e dal Servizio di Ricerca del Congresso USA confermano una situazione allarmante riguardo agli incendi. La necessità di prevenirli, o di intervenire quando l’incendio è ancora piccolo sono alla base di tre progetti di ricerca recenti che si basano sull’Internet of Things per comunicare i dati in tempo reale e permettere ai Vigili del Fuoco di intervenire rapidamente. Si tratta rispettivamente di sensori progettati in Arabia Saudita, del progetto BurnMonitor ideato in California e del progetto OFIDIA2, finanziato dal Programma Interreg V-A Grecia–Italia 2014-2020 e coordinato dalla Fondazione CMCC, Centro Euro-mediterraneo sul Cambiamento Climatico. Droni e Sensori IoT in Arabia Saudita I ricercatori dell’Università King Abdullah dell’Arabia Saudita hanno messo a punto un sistema composto da sensori IoT distribuiti nelle foreste e droni a pilotaggio remoto, che consente ai vigili del fuoco di rilevare i principi di incendio e intervenire in modo tempestivo. Il progetto prevede l’impiego di sensori IoT a basso costo, inseriti in zone a rischio delle foreste, che individuano e segnalano fumo e calore. I dati sono raccolti da droni che sorvolano la foresta e rientrano alla base comunicandoli per segnalare l’incendio. Sensori wireless in Europa Questo progetto prevede una rete composta da sensori wireless, videocamere e droni per monitorare in tempo reale le zone a rischio di Grecia e Puglia, difficili da raggiungere in altro modo. Un insieme di sensori installati sui tronchi degli alberi rileva parametri meteorologici ed eco fisiologici e riesce a individuare le fiamme fino a 200 metri di distanza, oltre a dati fondamentali come la direzione del vento e lo stato delle piante. Le videocamere installate nei boschi e i droni inviano immagini in tempo reale, consentendo alla Protezione Civile di tenere sotto controllo gli incendi. Una rete di sensori IoT in California BurnMonitor è un progetto ideato per il Moraga-Orinda Fire District in California dall’Università di Berkeley e dall’Istituto di ricerca nazionale francese per la scienza e la tecnologia digitale (INRIA). In questo caso il progetto prevede l’integrazione tra sistemi IoT e piattaforme cloud e l’installazione di una rete di sensori di rilevamento del fuoco nelle aree più a rischio, progettati per resistere a temperature fino a 125 gradi. I sensori formano una rete wireless collegata a un modem 3G: in presenza di un incendio, i dati sono inviati in tempo reale sul cloud di BurnMonitor consentendo un intervento tempestivo.
Sicurezza sul lavoro: i DPI più importanti La sicurezza sul lavoro comprende diverse misure protettive e preventive per tutelare la sicurezza, il benessere e soprattutto la salute dei lavoratori sul posto di lavoro. Tra gli strumenti che tutelano la sicurezza in azienda rientrano i DPI, dispositivi di protezione individuale, che grazie alle continue innovazioni tecnologiche rendono l’ambiente di lavoro sempre più sicuro. Ecco una panoramica sui dispositivi principali e le loro caratteristiche. Le scarpe antinfortunistiche Questo tipo di calzature speciali si divide principalmente in tre gruppi: le calzature da lavoro, che sono antiscivolo e impermeabili, le calzature di protezione e le calzature di sicurezza, progettate nello specifico per supportare e attutire i colpi causati dalla caduta di pesi. La tipologia di scarpa giusta dipende dal tipo di attività. Ad esempio, in caso di lavori che prevedono il contatto con carburanti e calore, bisogna scegliere una calzatura con suola antistatica e antiscivolo. Per gli ambienti di lavoro in cui sono previsti carichi pesanti, invece, è importante scegliere una suola che abbia un sistema di smorzamento, mentre per quanto riguarda la vestibilità la scarpa deve essere aderente ai piedi, ma senza creare problemi né irritazioni. I guanti da lavoro I guanti da lavoro sono indispensabili in molte situazioni perché sono fondamentali per ridurre ed evitare tutta una serie di rischi, da quelli batterici, biologici e chimici, fino ai rischi fisici che possono riguardare ad esempio graffi, vibrazioni tagli e perforazioni. Per scegliere il paio di guanti giusto è importante considerare la taglia e la loro durata. Questi guanti vanno cambiati periodicamente, anche quando non presentano dei difetti visibili. Gli occhiali di protezione Gli occhiali sono un dispositivo di protezione individuale molto spesso sottovalutato. Sono un’attrezzatura necessaria per tutti i lavori che comprendono rischi di esposizione ad agenti chimici, gas, agenti radioattivi, e per chi lavora in ambienti a rischio di ustione, come ad esempio nel caso di liquidi bollenti o metalli fusi. Inoltre, gli occhiali protettivi tutelano gli occhi dalle irritazioni ed altri traumi in caso di polvere o altro tipo di materiale, che possono danneggiare l’iride e la cornea. Questa tipologia di occhiali comprende non soltanto le lenti vere e proprie, ma anche visiere e maschere, in base al campo di applicazione. Le maschere per proteggere le vie respiratore Questo tipo di maschere protegge le vie aeree da gas, vapore, polveri e microrganismi nocivi. Le maschere per la protezione comprendono due categorie. Quella dotata di respiratore con filtro, e quella dotata di respiratori isolanti. Le maschere con respiratore a filtro prevedono l’utilizzo di un filtro apposito, che può essere ad esempio antigas o antipolvere, ma vanno utilizzate soltanto se la quantità di queste particelle ha un volume superiore al 17% di presenza nell’aria. La maschera con i respiratori isolanti, invece, è necessaria quando c’è una bassa presenza di ossigeno nell’aria, oppure una elevata quantità di gas e vapori inquinanti. Questo tipo di dispositivo però richiede una formazione specifica per essere utilizzato correttamente.
Prevenzione incendi: il primo passo è conoscere i rischi Spesso, quando si parla di incendi e di come prevenirli, si pensa alle aree aperte, ai boschi e alle foreste. In realtà, come indicano le statistiche, oltre il 32% degli interventi del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco riguarda le abitazioni private. Per prevenire gli incendi ed evitare i rischi, è fondamentale conoscere non soltanto le indicazioni previste dalla legge, ma anche i comportamenti di buon senso da mettere in atto e le azioni da compiere in caso di incendio. Che cosa dice la legge sulla prevenzione degli incendi? In Italia, le norme tecniche per prevenire gli incendi sono contenute nel DM del 3 agosto 2015, il Codice di Prevenzione Incendi. In base a questo codice, la prevenzione degli incendi ha l’obiettivo di tutelare i beni e le persone sul territorio attraverso una serie di misure e di azioni che hanno lo scopo di evitare l’insorgenza di un incendio. Vediamo le principali. L’importanza dei rilevatori di fumo e la prevenzione in casa Anche se non sono obbligatori in molti contesti come le abitazioni private, i rilevatori di fumo sono molto utili per prevenire gli incendi, poiché, in caso di fumo, si attivano con un allarme che permette un rapido intervento. Ma è importante anche prevenire gli incendi con una serie di comportamenti da tenere in casa: tra questi, spegnere gli elettrodomestici quando si va a dormire, verificare che gli impianti a gas siano a norma. La prevenzione in ambiente di lavoro: la formazioni e i sistemi di esodo Per gli ambienti di lavoro, la legge prevede la formazione obbligatoria di figure specifiche in materia di primo soccorso e norme antincendio. Oltre a questo, i Vigili del Fuoco organizzano periodicamente giornate di prevenzione degli incendi, a cui chiunque può partecipare. Per quanto riguarda i sistemi di esodo, ovvero piani di evacuazione in caso di incendio nelle comunità, nelle strutture ricettive, e in altri contesti lavorativi come fabbriche, ospedali e scuole, questi piani devono indicare chiaramente quali sono le uscite di emergenza e dove si trovano, segnalando la posizione degli estintori, degli idranti e le vie di fuga. Che cosa fare invece quando l’incendio è già in atto? La conoscenza delle norme antincendio deve prevedere anche i comportamenti da tenere quando l’incendio è già in corso. In particolare, è necessario evitare di respirare il fumo e il gas, proteggendosi naso e bocca, e contattare i numeri d’emergenza: il numero dei vigili del fuoco è 115. Inoltre, è necessario lasciare la casa o lo stabilimento secondo il piano di esodo, e, se possibile, spegnere l’impianto elettrico e quello del gas.
I vari tipi di ambulanze In base al loro impiego, si possono distinguere tre tipi di ambulanze: da soccorso, da soccorso avanzato e da trasporto. Ciascuna tipologia deve rispettare dei requisiti di sicurezza ben precisi, dettati da regole e normative europee, nazionali e regionali, che vengono regolarmente aggiornate per migliorare e garantire il trasporto ottimale del paziente e la massima efficienza dell’equipaggiamento. Obbligatoriamente, ogni ambulanza deve avere, indipendentemente dal suo utilizzo: barelle; torce; estintori; DPI (dispositivi di protezione individuale: mascherine, occhiali, guanti ecc.) ossigeno; presidi per la gestione del paziente infortunato (barella cucchiaio, cinghie per l’immobilizzazione, tavola spinale) e per le vie aeree (pallone autoespansibile e maschere); Ma analizziamo adesso quali sono le differenze principali tra i vari tipi di ambulanza. Ambulanza da trasporto L’ambulanza da trasporto è equipaggiata con le attrezzature idonee ad assistere soggetti che non si trovano in condizioni critiche durante il tragitto e presenta solo i dispositivi di base elencati precedentemente. Può adattarsi alle esigenze del paziente e al personale di bordo, capita spesso infatti che le ambulanze siano equipaggiate con termoculle e con dispositivi di trasporto per bambini. Ambulanza di soccorso L’ambulanza di soccorso serve a fornire il sostegno di base alle funzioni vitali di pazienti in condizioni critiche, e include dispositivi come defibrillatori e tutti i macchinari che servono al personale per monitorare efficacemente i parametri vitali del paziente e per la somministrazione di fluidi e uno zaino con il materiale utilizzabile al di fuori dell’ambulanza per rendere più comodo e sicuro l’intervento sul paziente. Inoltre, è possibile trovare maschere per l’ossigenoterapia, cannule nasofaringee e kit per interventi di emergenza per la gestione delle ustioni, parto extraospedalieri e amputazioni. Ambulanza di soccorso avanzato L’ambulanza di soccorso avanzato presenta le attrezzature necessarie per l’intervento e il monitoraggio delle funzioni vitali di pazienti in condizioni critiche. In aggiunta a tutti i presidi presenti nell’ambulanza di soccorso, questa ambulanza presenta anche monitor multiparametrico, macchinario per la defibrillazione manuale ed elettronica e macchinario per trasmettere l’Ecg a 12 derivazioni. Sono inoltre presenti tutti i dispositivi per la gestione delle vie aeree, anche sovraglottici e avanzati oltre a flebo e farmaci di emergenza, respiratori polmonari per la ventilazione e l’ossigenazione del paziente. Le normative per le ambulanze di soccorso e di trasporto La normativa nazionale di riferimento per la definizione e gestione delle ambulanze è il D.M. n°553 del 17 dicembre 1997, meglio conosciuto come “Normativa tecnica e amministrativa relativa alle autoambulanze” che sancisce l’impiego di due categorie principali di ambulanze: ambulanza di tipo A, adibita al soccorso e attrezzata per il trasporto di infortunati o infermi, dotata dell’equipaggiamento essenziale di assistenza per i malati e i principali dispositivi salvavita; ambulanza di tipo B, adibita al trasporto di malati e infermi con dotazione eventuale dell’equipaggiamento per l’assistenza. Vi è poi un ulteriore decreto ministeriale, il D.M. n°487 del 20 novembre 1997, inerente alla “Normativa tecnica ed amministrativa alle autoambulanze di soccorso per le emergenze speciali”. Le ambulanze per le emergenze speciali sono denominate di tipo A1 e sono adibite al trattamento avanzato e al monitoraggio dei pazienti in condizioni critiche e devono rispettare dei requisiti più rigidi per il primo soccorso dei pazienti.
Attrezzature equipaggiamento dei Vigili del Fuoco: la divisa La composizione delle divise dei Vigili del Fuoco è regolamentata dal Ministero dell’Interno. Le divise sono composte da elmo protettivo, sottocaschi, berretti, maglie ignifughe, giubbe, pantaloni e accessori come i guanti, le calze, le calzature da intervento e da completi specifici, come il completo da pioggia e il completo da intervento antifiamma e, in base alla qualifica VVF, si distinguono vari fregi. Il tessuto della divisa dei Vigili del Fuoco In base alle normative di sicurezza, le divise sono realizzate con tessuto di viscosa e fibra aramidica. La fibra aramidica permette a chi la indossa di proteggersi dal calore, ed è un tessuto naturalmente ignifugo, per questo motivo non deve essere trattato con agenti ignifughi esterni, che potrebbero diventare tossici in caso di calore intenso. Questo tipo di fibra non si attacca alla pelle, non si fonde, e non gocciola. L’elmo protettivo e il sotto casco dei Vigili del Fuoco L’elmo è costituito da cinque elementi fondamentali: una calotta esterna, una contro calotta, una semi calotta, una visiera trasparente, e uno schermo riflettente. La calotta esterna è convessa e realizzata in kevlar. La contro calotta interna è realizzata in EPS, e la semi calotta è in ABS. Inoltre, l’elmo è completato da una bardatura di protezione. La visiera trasparente permette di proteggere gli occhi mentre lo schermo riflettente, a scomparsa, permette di avvicinarsi a fonti di calore intense. Infine, ogni elmo è dotato di un sistema di radiocomunicazione, di illuminazione, e di una serie di protezioni per le spalle e il collo. Il sotto casco, come la maglia, è realizzato con fibra aramidica, e protetto da una fibra antistatica, che ricopre la testa completamente. La maglia e la giubba protettiva dei Vigili del Fuoco In base alle normative di sicurezza, la maglia ignifuga è verde scuro e aperta davanti con una cerniera, ed è composta al 50% di fibra aramidica, al 25% in viscosa, il restante 25% in lana. Anche la giubba è realizzata in fibra aramidica ed è antistatica. La giubba riporta i fregi da braccio. Gli accessori: i guanti e le calzature da intervento I guanti arrivano fino alla metà dell’avambraccio, sono elasticizzati sul dorso e sono realizzati con tessuti ignifughi. Hanno tre strati funzionali. Le calzature da intervento sono invece realizzate in pelle nera, hanno una cerniera al centro e si possono regolare grazie a ferma corde e lacci, hanno il puntale di protezione per le dita, la suola in gomma antiscivolo e una lamina in acciaio per evitare le perforazioni. I fregi da braccio I fregi sono presenti sulla giubba e sono di colore diverso in base alla qualifica. Ecco i principali: Fregio Unicef: questo fregio ha uno sfondo azzurro, e il simbolo dell’Unicef affiancato dal simbolo dell’Unione Europea. È apposto sulla giubba sul lato sinistro. Fregio identificativo del nome: sul lato destro della giubba sul pettorale si trova invece il nome del vigile del fuoco. Fregio identificativo del Comando: questo fregio, che identifica il comando, si trova sul pettorale sul lato sinistro della giubba.
Antincendio boschivo: come scegliere i DPI più idonei I dispositivi di protezione individuale (DPI) sono un acquisto importante nell’equipaggiamento di protezione e spesso si fa l’errore di comprare DPI non adatti o inutili per una squadra antincendio boschivo. Con una buona conoscenza tecnica dei DPI e delle normative che riguardano il loro utilizzo, però, è possibile scegliere i migliori dispositivi di protezione individuale. In questo articolo abbiamo raccolto le informazioni più utili che possano servire nell’acquisto di questi mezzi di protezione. I rischi di una squadra antincendio boschivo Le squadre antincendio boschive vengono quotidianamente esposte a diversi pericoli, e i rischi del mestiere non sono pochi. Gli operatori infatti vanno spesso incontro a traumi, ustioni di diversa entità, ferite, escoriazioni e malori di ogni genere, oltre a severi danni all’apparato respiratorio, dovuti spesso all’intossicazione dovuta ai fumi esalati dagli incendi. Non solo: spesso le squadre antincendio boschivo si trovano anche a dover fronteggiare animali, ritrovandosi con morsi e ferite sanguinanti. In questi casi, allora, è necessario scegliere accuratamente i DPI per potersi proteggere durante lo svolgimento di questo lavoro. Che requisiti devono avere i DPI per antincendio boschivo? I DPI devono proteggere il personale da contatti con fiamme o corpi e oggetti in combustione. Tramite questi dispositivi, il personale deve assicurarsi che il calore emanato dalle diverse fonti non raggiunga la superficie del corpo, ma devono anche consentire di sprigionare il calore corporeo prodotto dall’attività fisica svolta durante il servizio. Infatti, i dispositivi di protezione personale per antincendio boschivo devono consentire lo svolgimento dell’attività da parte degli operatori, devono garantire piena percezione sensoriale, libertà di movimento e non devono essere ingombranti o affaticare l’operatore. Per legge, il personale AIB è tenuto ad avere una serie di DPI adeguati a proteggere dai rischi del mestiere che si verificano spesso durante le operazioni antincendio. Quali sono i DPI per le squadre antincendio boschivo I dispositivi di protezione individuale previsti per le squadre di antincendio boschivo sono: tuta intera o completo giacca e pantalone; casco e sottocasco; scarponcini; I dispositivi in questione, secondo le normative previste dal D.L. 475/1992, devono presentare una certificazione di III categoria, ovvero destinati a tutelare da rischi di lesioni gravi a carattere permanente o morte. In più, devono presentare le seguenti certificazioni: certificazione CE; attestato di conformità dalla casa madre che ha fabbricato il prodotto; marchio CE su ogni DPI che possa essere visibile e indelebile; attestato di sorveglianza annuale per tutti i DPI di III^ categoria; codice del prodotto; anno di produzione e numero di commessa. Inoltre, i vari DPI di III^ Categoria devono avere, insieme alla marcatura CE e ai DPI cat.3, un codice numerico dell’Ente Certificatore che rilascia l’attestato. Il casco: il primo DPI da ottenere Il casco per personale antincendio boschivo deve rispettare diverse caratteristiche, ovvero: un sistema di areazione che possa essere chiuso per interventi ravvicinati con il fuoco; un peso complessivo che non superi gli 800 gr; deve essere fabbricato con materiali di altissima qualità, resistenti agli urti e alle fiamme, dunque con materiale ignifugo; deve essere previsto un piccolo scomparto per poter poggiare una torcia frontale o laterale in caso di operazioni in luoghi con scarsa visibilità; deve essere equipaggiato con bande rifrangenti; deve essere equipaggiato con una cremagliera da 52 a 66 cm; tutte le componenti accessorie del casco devono essere ignifughe; deve essere dotato di visiera trasparente che copra completamente il volto. Tuta, guanti e scarponcini Per la tuta o il completo giacca e pantaloni, è essenziale che i tessuti siano ignifughi e soprattutto non soggetti a deterioramento di questa caratteristica a seguito di lavaggi. Generalmente si preferiscono tessuti aramidici, dunque ignifughi per natura, ma ciò non significa che i capi fabbricati con tessuti diversi non siano idonei. Tuttavia, la loro efficienza ignifuga potrebbe diminuire nel tempo dunque devono essere sostituiti spesso. Invece i guanti idonei al servizio antincendio boschivo devono avere una buona resistenza al calore, un’ottima resistenza meccanica (ossia non devono potersi lacerare facilmente), devono consentire una buona manualità per l’operatore e devono avere una resistenza discreta al calore per contatto. Un altro dispositivo di vitale importanza per le squadre antincendio sono le calzature. Gli scarponcini devono proteggere gli operatori, infatti sono il dispositivo che indossano più spesso durante qualsiasi attività. Essendo il DPI più usato e per questo motivo più soggetto a usura, deve essere realizzato secondo la certificazione UNI EN ISO 15090 per le calzature per personale antincendio boschivo.
L’autopompa dei Vigili del Fuoco è uno dei mezzi più usati per interventi di soccorso: ecco quali dotazioni ha a bordo e qual è la sua storia. L’utilizzo di particolari mezzi, oltre che di attrezzature speciali, permette ai Vigili del Fuoco di agire tempestivamente e in sicurezza in caso di bisogno. Fra i mezzi più utilizzati per gli interventi di soccorso c’è sicuramente l’autopompa serbatoio o A.P.S. Che cos’è e quali dotazioni ha l’autopompa dei Vigili del Fuoco? L’autopompa rappresenta un camion particolare utilizzato per il trasporto di molte attrezzature necessarie per le operazioni antincendio e di soccorso. Le dotazioni di un’autopompa a serbatoio dei Vigili del Fuoco sono rappresentate generalmente da: un serbatoio di acqua e una pompa per gli incendi; respiratori per andare nei corridoi pieni di fumo; scale per raggiungere finestre e balconi; arpioni, asce e utensili da taglio; proiettori luminosi e apparecchi di ventilazione. I veicoli sono inoltre dotati di avvisatori ottici e acustici come le sirene e le luci lampeggianti blu, gialle o rosse a seconda delle legislazioni, oltre che di attrezzature per comunicare tramite radio. A seconda poi della zona in cui ci si trovi può variare anche il modello di autopompa. Se, ad esempio, i Vigili del Fuoco delle aree metropolitane utilizzano veicoli speciali dotati di attrezzature per affrontare incidenti in presenza di materiali pericolosi o con la possibilità di erogare della schiuma, nelle zone rurali si possono usare anche veicoli fuoristrada. In base alla competenza locale poi, generalmente le autopompe dei Vigili del Fuoco vengono accompagnate anche da altri mezzi antincendio, come treni, battelli o aerei, o da unità di soccorso ausiliarie, per trasportare attrezzature di salvataggio e ulteriore personale. La cabina dell’autopompa ospita poi una squadra al completo, composta da un autista, un caposquadra, e tre vigili. Breve storia dell’autopompa dei Vigili del Fuoco L’invenzione della pompa antincendio la si deve a Ctesibius di Alessandria nel II secolo A.C.; fu però solo nel XVI secolo che questo strumento entrò a far parte della quotidianità. A Philadelphia invece fu sviluppato nel 1719 il primo vero veicolo dei pompieri, un carro dotato di pompe a mano. Nel 1730 Richard Newsham realizzò a Londra alcuni veicoli simili che ebbero un buon successo commerciale; lo stesso produttore esportò l’anno successivo questi mezzi anche a New York. La prima pompa americana venne prodotta nel 1743 da Thomas Lote. Questi primi veicoli erano conosciuti come “hand tubs”, ovvero cisterne, perché forniti manualmente di acqua in cisterne dotate di pompa. Nel 1822 fu inventato invece un motore con cui era possibile prelevare l’acqua “automaticamente” da una sorgente. Le prime motopompe di questo genere dovevano essere portate da quattro uomini oppure montate su slitte. La prima autopompa americana a vapore fu inventata da John Ericsson. Nel 1905 fu la Knox Automobile Company a immettere sul mercato quella che è ritenuta da alcuni come la prima autopompa al mondo.
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