I comparti

Che cosa sono i device rugged? Con l’espressione “device rugged” si fa riferimento a tutti i dispositivi tecnologici come tablet e smartphone che vengono realizzati e pensati per lavorare in particolari condizioni e ambienti di lavoro. Come suggerisce il termine inglese “rugged” che significa “duro, forte”, questi dispositivi sono molto resistenti. Il loro utilizzo si rivela infatti essenziale in tutti gli ambienti polverosi poiché possono essere utilizzati anche indossando guanti da lavoro, sotto la luce diretta del sole, a temperature molto alte o viceversa molto basse. Inoltre, sono in grado di resistere a urti, cadute, schiacciamenti e vibrazioni elevate. I device rugged sono sicuramente più ingombranti ed esteticamente meno eleganti di molti altri strumenti tradizionali ma si rivelano indispensabili in molti ambienti e tra questi vi è il settore della logistica industriale. L’utilizzo dei device rugged nel settore della logistica e la loro evoluzione Nel settore della logistica, in particolare in seguito alle difficoltà presentate dalla pandemia e dal conseguente lockdown, i device rugged si sono dimostrati indispensabili in moltissime aziende che sono state costrette a trasformare radicalmente il proprio processo produttivo e ad accelerare in pochi mesi la propria evoluzione digitale. Le aziende italiane sono note per la loro flessibilità e la loro capacità di adattarsi velocemente alle circostanze, con grande inventiva e grande spirito di sacrificio. L’introduzione dei device rugged ha agevolato e rivoluzionato allo stesso tempo il modo di lavorare. Questi dispositivi hanno visto un grande sviluppo e una crescita importante poiché consentono di lavorare molto bene in mobilità, aumentare la produttività, e soprattutto possono essere personalizzati a seconda delle varie esigenze specifiche. Perché scegliere un device rugged? Inizialmente questi strumenti erano solamente appannaggio esclusivo del settore militare, oggi invece vengono utilizzati in maniera preponderante nelle aziende. Infatti, le statistiche hanno indicato che gli smartphone rugged nelle aziende sono passati da un totale di 30 milioni nel 2017 fino a oltre 59 milioni nel 2021. Questi dispositivi hanno un costo superiore a quelli normali proprio perché devono garantire un ciclo di vita più lungo ma i grandi player del settore hanno verificato che l’investimento iniziale in azienda, seppur più alto, consente un grande risparmio in termini di assistenza, riparazioni, e tempo di inattività dei dipendenti. Infatti, i device rugged sono progettati per lavorare 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, e sono resistenti non soltanto nei loro aspetti esterni ma anche per ciò che riguarda i componenti interni e gli accessori in dotazione. In particolare, per ciò che riguarda la logistica, i dispositivi rugged sono tra i trend più importanti perché permettono di lavorare in condizioni critiche, di non interrompere il processo di lavoro, e soprattutto garantiscono una sicurezza dei dati che prima era inimmaginabile. In sintesi, adottare smartphone e tablet rugged per i dipendenti che si occupano della logistica permette di ottenere maggiori vantaggi competitivi e produttivi.

Cos’è l’Industria 5.0? Il termine Industria 5.0 fa riferimento all’industria che vede la collaborazione tra lavoratori umani, robot e macchine intelligenti con un occhio di riguardo in più circa la sostenibilità. Nell’Industria 5.0, infatti, i robot aiutano gli esseri umani a lavorare meglio e più velocemente sfruttando tecnologie avanzate (e sostenibili) come Internet of Things (IoT), l’automazione e i big data. Già da diversi anni i robot sono stati implementati nelle industrie, soprattutto per svolgere lavori pericolosi, monotoni o fisicamente impegnativi e per questo motivo usuranti. Spesso, infatti, sentiamo parlare di robot che si occupano di saldatura o verniciatura nelle fabbriche automobilistiche o, ancora più spesso, del carico e lo scarico di materiali pesanti nei magazzini. Man mano che i robot diventano più intelligenti e più connessi tra loro, l’Industria 5.0 mira a fondere queste capacità di calcolo cognitivo con l’intelligenza umana. Come? Scopriamolo insieme. Cosa cambia con l’Industria 5.0 I cambiamenti messi in moto dall’Industria 5.0 sono già a buon punto, e molti di questi sono irreversibili. Il progresso industriale che mira a implementare sempre di più l’automazione e la sostenibilità in tutti modelli di business offre alle aziende le capacità di ottenere macchinari sempre più potenti, oltre ad avere un personale con esperti più preparati per favorire una produzione efficace, sostenibile e sicura per ogni tipo di impresa. L’Industria 5.0 non è una moda passeggera, ma piuttosto un nuovo modo di fare business che ha conseguenze produttive, economiche e commerciali vantaggiose per tutti: produttori, consumatori e, naturalmente, il pianeta. Pertanto, le aziende che non adattano la loro produzione al modello 5.0 diventeranno presto obsolete, non potendo beneficiare dei vantaggi che il mercato avrà da offrire nel prossimo decennio. Non solo: il tasso di accelerazione tecnologica è sempre più veloce e mostra che l’emergere di nuovi paradigmi non si ferma mai. Per questo, adeguare i processi di ogni azienda e trasformarli, avvicinandoli sempre di più al concetto di industria digitale sarà fondamentale per garantire che un’organizzazione resti competitiva sul lungo periodo. Industria 5.0: i vantaggi Con l’Industria 5.0 la ricerca di nuovi modelli di business che utilizzino il minor numero di risorse per ottenere i maggiori profitti trovano il livello di perfezione più alto raggiunto fino a oggi, poiché uomo e macchina lavorano insieme per prendere le migliori decisioni finanziarie per un’azienda. Nessuna delle rivoluzioni industriali alle quali abbiamo assistito finora ha posto in primo piano la tutela dell’ambiente tanto quanto l’industria 4.0 e, ancora di più, l’Industria 5.0. Con questo nuovo modello vediamo le nuove tecnologie e strategie aziendali impegnate per cambiare questa tendenza. Tutto ciò ha portato a implementare politiche aziendali più sostenibili e attente alle esigenze dell’ambiente dove, ad esempio, una produzione minima di rifiuti e il loro smaltimento diventano tematiche principali che, allo stesso tempo, rendono anche più efficiente l’organizzazione di un’azienda. Inoltre, l’automazione ottenuta durante l’era dell’Industria 4.0 consente ai lavoratori di impegnarsi in compiti più creativi e liberarsi da altre mansioni più ripetitive, concentrandosi sulla creazione di strategie più efficaci per le aziende.

Come scegliere il tappeto Quando si deve acquistare un tappeto bisogna pensare al colore, alla fantasia, al materiale, alla grandezza e alla forma e la scelta tra le varie tipologie di tappeti dipenderà principalmente da dove utilizzerai il tappeto e, soprattutto, dal tuo budget. Questo articolo ti aiuterà a capire come scegliere il tappeto giusto e orientarti tra le varie tipologie esistenti in base al materiale, al colore e alla fantasia. Materiale dei tappeti: quale scegliere Per scegliere il materiale più adatto alle tue esigenze è importante capire l’uso che se ne dovrà fare e soprattutto in quale ambiente verrà posizionato. I principali materiali utilizzati per i tappeti sono i seguenti: Lana: molto pregiata e morbida, resistente al fuoco e all’umidità. Seta: è un materiale molto costoso, richiede massima attenzione nella cura per evitare un danneggiamento precoce. Fibra naturale: per questo materiale vengono impiegate fibre realizzate mediante la lavorazione di erbe, foglie o cellulosa come sisal, fibra di riso, juta, abaca, giunto e cocco. Poliestere: non è un materiale prestigioso ma la molteplicità dei modelli acquistabili differenti per forma, colori e trame geometriche lo rende facilmente accessibile ad un numero più elevato di persone. Fibre sintetiche: il tessuto perfetto per i tappeti Oggi le fibre sintetiche sono quelle che vengono predilette nella scelta dei tappeti. Perché? Perché si adattano a tutti gli ambienti, sono versatili e resistenti all’usura. Di seguito le principali fibre sintetiche: Il nylon si distingue da tutte le altre fibre per la sua durata, resistenza e facilità di manutenzione, è la scelta ideale se vuoi che il tuo tappeto duri nel tempo. Il poliestere, resistente alle macchie, molto morbido e disponibile in tantissimi colori e fantasie diverse. Tuttavia è più difficile da pulire e non è resistente come il nylon. Il triexta, invece, è una fibra di nuova generazione derivata in parte dallo zucchero di mais e, come il nylon, ha un’ottima resistenza alle macchie. Il polipropilene è una fibra economica, forte e resistente allo sbiadimento, ma non quanto il nylon. Ha una buona resistenza alle macchie, all’elettricità statica e alla muffa. Tipologie di tappeti Esistono varie tipologie di tappeti ma come si fa a distinguerli e riconoscerli? Ci sono alcune peculiarità che caratterizzano lo stile delle decorazioni e dei disegni, i materiali usati e il tipo di pigmento di un terminato tipo di tappeto. Tra le tipologie di tappeti più utilizzati, troviamo: Tappeti persiani I tappeti persiani sono caratterizzati dall’annodatura a mano e dall’elevata intensità di nodi. Da un punto di vista iconografico, l’elemento principale che distingue i tappeti persiani da tutti gli altri è la presenza di un medaglione centrale in varie fogge e, nel disegno, motivi floreali o geometrici. Tappeti afgani I tappeti afgani vengono realizzati con nodo asimmetrico e una densità che non supera i 230.000 nodi/mq. I motivi presenti solitamente sono a forma di zampa di elefante e/o motivi ottagonali spesso associati a fiori stilizzati di colore blu scuro, ocra e beige. I motivi vengono ripetuti più volte sulla superficie e i colori che vengono utilizzati più spesso sono tutte le varie tonalità del rosso scuro. Tappeti caucasici Uno degli aspetti più caratterizzanti i tappeti caucasici è sicuramente l’iconografia che caratterizza gli antichi manufatti: le decorazioni seguono tre assi principali: verticale, orizzontale ed obliquo e i motivi geometrici vengono abbinati a motivi floreali. Tappeti pakistani I tappeti pakistani sono caratterizzati da un’elevata intensità di nodi e vengono prodotti con filato di lana australiana e questo particolare li rende molto simili ai tappeti in seta. L’ordito e la trama sono in cotone e il colore dominante è il rosso. Tappeti cinesi I tappeti cinesi spesso riportano antichi simboli religiosi, di origine taoista e buddhista. Nei tappeti più recenti e di nuova produzione si ritrovano diversi motivi floreali e tipicamente persiani. Ciò che distingue e permette di riconoscere un tappeto cinese sono gli intagli che vengono effettuati intorno ai motivi floreali per dare un effetto tridimensionale al tappeto. Il colore giusto per il tuo tappeto La scelta del colore del tappeto è strettamente personale. Tuttavia, se il locale in cui verrà posizionato il tappeto presenta prevalentemente tonalità fredde o c’è una predominanza di bianco, grigio o nero, il consiglio è quello di spezzare questa catena di colori freddi con un tappeto dal colore caldo che può rendere l’atmosfera più briosa, ma anche più accogliente. In caso di un pavimento chiaro, il colore scuro sarà preferibile solo se l’ambiente è di per sé molto illuminato e non rendere buia la stanza. Al contrario, per risaltare una superficie scura, un tappeto chiaro è la scelta più idonea.

Carburanti ecologici e sharing mobility: la mobilità degli italiani è sempre più green La svolta green e l’inizio della nuova mobilità sostenibile: a che punto si trova l’Italia, tra ritardi infrastrutturali e prospettive di crescita, rispetto agli altri paesi europei? I numeri delle recenti pubblicazioni parlano chiaro: il nostro paese ha un cuore verde, proteso verso la mobilità di domani, attento al cambiamento climatico e desideroso di giocare un ruolo attivo nella sfida globale. Pandemia e infrastrutture: gli unici freni del cambio di passo Per l’89% degli italiani intervistati per un’autorevole ricerca europea è auspicabile l’uso di carburanti carbon free e le percentuali tra i giovani indicano un forte desiderio di più piste ciclabili e più bike sharing. Non solo colonnine per la ricarica, sempre più indispensabili per rifornire i nuovi mezzi green, ma anche riprogettazione urbana con più verde e una rete di trasporti sia pubblici che privati in grado di ottimizzare la smart mobility come piste ciclabili e oasi urbane che sono finalmente in fase di approvazione nella maggior parte delle città metropolitane italiane. La spinta del PNRR e le nuove misure previste dal Recovery Plan dovrebbero essere l’acceleratore e il volano della nuova mobilità green. Un altro tema comune al trend europeo riguarda la recente emergenza pandemica che ha impedito la crescita della sharing mobility. In Italia solo tre italiani su dieci si sono detti disponibili ad usufruirne nello stato attuale, mentre il 62% si è dichiarato pronto allo sharing nei prossimi dieci anni. Il futuro è green, sharing e smart: la tecnologia verde piace agli italiani Il nostro Paese sembra essere pronto al cambiamento culturale necessario per invertire la rotta. Se l’automobile è stata per anni uno status symbol e una “seconda casa” di cui conservare gelosamente il possesso e l’uso esclusivo, oggi sempre più persone sono pronte ad un uso più responsabile e condiviso. Specialmente se si tratta di grandi centri urbani. Per il 10% dei residenti in centri con oltre centomila abitanti, infatti, il possesso di un’auto non è indispensabile. Per non parlare della questione parcheggi: gli abitanti delle metropoli li vorrebbero invisibili, sotterranei, non impattanti. Il tema parcheggi, inoltre, introduce un’altra questione molto interessante e ad alto tasso tecnologico: le auto self-driving, quelle cioè capaci di circolare senza la necessità di un conducente umano. Immaginare la possibilità di essere accompagnati fin davanti all’ufficio o al supermercato e guardare la propria auto che si parcheggia da sola fuori città o in aree dedicate extra urbane, magari ricaricandosi o trasferendo energia in eccesso alla rete pubblica, non è solo una scena da film fantasy. E questo scenario piace a ben il 62% dei soggetti intervistati. Infine, l’intermodalità dei trasporti, ovvero la possibilità di utilizzare più di un mezzo per i propri spostamenti, alternando l’auto per i lunghi tratti di collegamento tra una città e l’altra, e mezzi piccoli e condivisi per le aree metropolitane, come le bici elettriche e i monopattini, ad esempio. Insomma, anche in Italia la rivoluzione verde è iniziata.

Guida ai pavimenti in resina: caratteristiche, tipologie, pro e contro Nel corso degli anni, i pavimenti in resina hanno acquisito sempre più notorietà, sia per il tocco contemporaneo che regalano agli ambienti, sia per la loro praticità e versatilità. Scopriamo insieme quali sono le caratteristiche principali dei pavimenti in resina, i loro vantaggi e le tipologie presenti oggi sul mercato. Quali sono le caratteristiche dei pavimenti in resina? I pavimenti in resina sono particolarmente apprezzati e risultano una soluzione ideale per tutte le persone che vogliono ristrutturare i propri locali o abitazioni in modo smart. La resina, infatti, è un materiale di facile manutenzione e pulizia, tanto che, originariamente, i pavimenti in resina erano usati all’interno di spazi pubblici, come esercizi commerciali, scuole, palestre, uffici o ospedali. Inoltre, i pavimenti in resina hanno un costo contenuto, di gran lunga inferiore rispetto a quello degli altri tipi di pavimentazione, offrendo una maggiore resistenza al calpestio delle persone. Si tratta, quindi, di uno dei pavimenti con il miglior rapporto qualità-prezzo. Inoltre, è possibile posizionare il pavimento in resina direttamente su quello già esistente. Questo comporta un abbattimento dei costi e dei tempi di ristrutturazione, in quanto non è strettamente necessario levare macerie o smontare, per esempio, gli infissi. I pavimenti in resina, infatti, sono estremamente sottili (3-4 mm), perciò non causano problemi di posa. Quante tipologie di pavimenti in resina esistono? I pavimenti in resina sono disponibili in più varianti, ciascuna con diverse peculiarità e caratteristiche tecniche. Scopriamo insieme quali sono i pavimenti in resina presenti sul mercato. I pavimenti in resina, a prescindere dalla tipologia scelta, possono avere colori diversi, sono estremamente malleabili e personalizzabili. Possiamo ottenere, perciò, diversi effetti, come quello spatolatoo quello lucido, al tatto più o meno rugoso, a seconda del metodo di posa. Tra i pavimenti in resina principalmente utilizzati troviamo quelli in resina epossidica, una resina di facile lavorazione e in grado di essere utilizzata sia per pavimenti, sia nella realizzazione di elementi di arredo e pareti. Abbiamo poi le resine metacriliche, che hanno invece una maggiore resistenza agli urti meccanici, il cui utilizzo è richiesto principalmente all’interno di spazi pubblici o in ambienti che necessitano di elevati standard igienici, in quanto più resistenti alla sanificazione. Qualora volessimo, invece, un pavimento resistente, adatto anche alla posa esterna, la scelta migliore è sicuramente quella delle resine cementizie, ovvero resine al cui interno sono state aggiunte polveri di cemento, che conferiscono estrema durezza al composto. È presente, infine, una resina più liquida, la resina acrilica: questa resina è più sottile rispetto alle precedenti ed è, perciò, indicata ad ambienti che necessitano di elevata traspirabilità o soggetti a repentini sbalzi termici. I vantaggi e gli svantaggi dei pavimenti in resina Tra i principali vantaggi offerti dai pavimenti in resina troviamo: La malleabilità e la personalizzazione, in quanto è possibile scegliere colore e finish. Estrema resistenza, poiché questo materiale è adatto a sollecitazioni meccaniche e chimiche. Igienicità, in quanto i pavimenti in resina sono facili da pulire, non presentano fughe e discontinuità, sono a prova di batteri, muffe o residui. Semplicità di posa, in quanto la resina è estremamente facile da lavorare. Ovviamente, sarà sempre necessario incaricare un esperto per realizzare un pavimento in resina ad opera d’arte! I lavori non impiegheranno troppo tempo e non sarà necessario modificare infissi o rimuovere la pavimentazione preesistente (purché essa sia sufficientemente regolare e integra). Resistenza al calpestio e all’umidità, la resina impermeabilizza il pavimento, permettendo allo stesso tempo lo scambio di calore in caso di riscaldamento a terra. Costi contenuti rispetto ai classici pavimenti, in quanto è possibile realizzare un pavimento in resina con meno manodopera.   Per quanto riguarda i contro, invece annoveriamo: Insorgenza di graffi, soprattutto qualora venisse scelta una posa dal finish lucido. Scivolosità, sempre a seconda del tipo di posa e finish. I pavimenti in resina, quindi, risultano una soluzione estremamente versatile e dalle caratteristiche tecniche invidiabili, in quanto dotati di una grande resistenza alle sollecitazioni meccaniche e chimiche, risultando perfetti per gli spazi pubblici e privati usati quotidianamente.

Gli effetti della digitalizzazione nell’intralogistica La pandemia ha fatto crescere esponenzialmente il numero di e-commerce e, con l’affermarsi di questa nuova modalità di acquistare prodotti e servizi online, l’esigenza di erogare risposte più rapide gestendo al contempo un elevato numero di operazioni e limitando al minimo gli errori è cresciuta esponenzialmente. L’intralogistica, infatti, è diventata una delle principali protagoniste degli effetti della digitalizzazione nelle aziende. Con l’automatizzazione dei processi, la gestione intelligente della supply chain e dell’inventario e decine di altre applicazioni che vedono l’implementazione di AI (Intelligenza Artificiale), IoT (Internet of Things) e altre tecnologie aziendali, l’aumento della preferenza per la digitalizzazione in ambito aziendale porterà cambiamenti fondamentali anche per l’intralogistica, al fine di soddisfare gli standard di un magazzino intelligente, efficiente e automatizzato. Digitalizzazione nell’intralogistica: come cambia il magazzino L’intralogistica ha spostato l’attenzione dall’hardware al software, consentendo non solo di trovare macchinari più performanti per le aziende, ma soprattutto di ottimizzare la gestione del flusso di operazioni e l’interconnessione tra tutti gli hardware e i software, garantendo costantemente il monitoraggio in tempo reale dei dati. Grazie a questi software smart è possibile gestire più efficacemente l’inventario e le operazioni aziendali eliminando gli errori umani grazie all’automazione, assicurando una maggiore efficienza dei processi e riducendo al minimo i single point of failure e bottleneck, con notevoli miglioramenti anche per la sicurezza. Inoltre, grazie alla digitalizzazione e alle tecnologie blockchain, l’intralogistica 4.0 garantirà una modalità di trasmissione delle informazioni più trasparente, fornendo le informazioni in modo rapido e sicuro sia per i clienti e sia per i dipendenti, rendendo efficiente ogni scambio di dati in tempo reale all’interno dei magazzini. Automazione e IoT nell’intralogistica 4.0 La blockchain sarebbe incompleta in assenza di una delle tecnologie chiave che ha rivoluzionato il modo di gestire i processi aziendali, ovvero l’Internet of Things (IoT), alleato fondamentale della logistica 4.0. L’IoT è un ecosistema di dispositivi interconnessi che utilizzano sensori programmati in base alle specifiche esigenze dell’azienda e degli utenti che li utilizzano, ottimi per raccogliere e trasmettere dati in tempo reale senza l’intervento umano e senza margine di errore. Abbinato all’automazione, l’IoT è in grado di dare risultati incredibili in termini di performance, sicurezza ed efficienza aziendale, riducendo i tempi d’azione e i margini d’errore aziendali. Tutte queste tecnologie sono parte dell’offerta di INTRALOGISTICA ITALIA, l’unica manifestazione fieristica in Italia che si terrà dal 3 al 6 maggio 2022 a Fiera Milano Rho, interamente dedicata ai sistemi completi per la movimentazione dei materiali, lo stoccaggio, il sorting, il picking e il loading, magazzini automatici, accessori per magazzino, AGV, carrelli industriali, batterie e cariche batterie, RFID, Asset Tracking e software applicativi industriali.

La rivoluzione ecologica del monopattino elettrico Oggi le persone sono sempre più attente al tema della sostenibilità ambientale, e anche la mobilità si sta muovendo sempre di più verso iniziative green atte a limitare l’inquinamento e le emissioni di carbonio. I dati confermano questa tendenza: oggi c’è una maggiore attenzione verso l’ecologia anche nelle scelte quotidiane delle persone e il trasporto pubblico non fa eccezione. I servizi di sharing mobility, infatti, hanno acquisito un ruolo chiave nel processo di riconversione ecologica dell’economia e viene riservata particolare attenzione soprattutto per i monopattini elettrici. Il monopattino elettrico: la mobilità green a portata di tutti I monopattini elettrici rappresentano il simbolo del trasporto urbano moderno e portano numerosi vantaggi economici, ambientali e sociali. Considerati mezzi di trasporto green per eccellenza, i monopattini elettrici impiegano soltanto l’energia elettrica per funzionare e non emettono emissioni, aiutando a migliorare la qualità dell‘aria e contribuendo a ridurre lo smog in città. Sono affidabili, economici ed ecologici e si confermano essere il mezzo di trasporto d’elezione per chi deve compiere piccoli spostamenti quotidiani senza rinunciare all’efficienza e alla rapidità. Inoltre, sono essenziali per la riduzione dell’inquinamento acustico. Auto, moto, ma anche treni, tram e autobus sono incredibilmente rumorosi. Il monopattino elettrico, invece, è l’alleato perfetto per la riduzione dell’inquinamento acustico e ambientale, è silenzioso, leggero e maneggevole. Non solo ecologia: i vantaggi dell’utilizzo dei monopattini elettrici Il ricorso all’utilizzo di monopattini elettrici consente inoltre di migliorare la qualità della vita dei cittadini stimolando nuove forme di integrazione ed aggregazione sociale e incrementando l’attività fisica giornaliera. E per quanto riguarda la sicurezza? Naturalmente, ogni mezzo di trasporto ha una certa soglia di rischio. Nonostante ciò, rispetto ad altri mezzi di trasporto personali, come la bicicletta, l’hoverboard, lo skateboard o i semplici motorini, i monopattini elettrici, se utilizzati con la giusta attenzione, sono la scelta più sicura. In caso di collisione imminente, l’accesso ai freni è immediato ed è possibile anche scendere rapidamente permettendo all’utente di aggirare con facilità situazioni di pericolo. Le informazioni da conoscere prima di utilizzare un monopattino elettrico Prima di acquistare o utilizzare un monopattino elettrico è bene conoscere alcune informazioni essenziali: La velocità del monopattino può raggiungere una velocità massima che oscilla tra i venticinque e i quaranta chilometri orari. Questo parametro potrebbe variare in base al modello di riferimento ma comunque non dovrebbe essere superata questa soglia. Non è necessario essere in possesso di una patente di guida. La maggior parte dei mezzi può sostenere un peso pari e non superiore a centoventi chilogrammi. I monopattini elettrici sono diventati il simbolo di una rivoluzione sostenibile che sta cambiando il volto delle nostre città e il nostro modo di muoverci. Ci sono tutti i presupposti per ipotizzare che, in un futuro non troppo lontano, non circoleranno solo monopattini e bici elettriche ma anche moto e auto, fino ad estendere l’elettrico anche ad altri mezzi di trasporto.

I vari tipi di ambulanze In base al loro impiego, si possono distinguere tre tipi di ambulanze: da soccorso, da soccorso avanzato e da trasporto. Ciascuna tipologia deve rispettare dei requisiti di sicurezza ben precisi, dettati da regole e normative europee, nazionali e regionali, che vengono regolarmente aggiornate per migliorare e garantire il trasporto ottimale del paziente e la massima efficienza dell’equipaggiamento. Obbligatoriamente, ogni ambulanza deve avere, indipendentemente dal suo utilizzo: barelle; torce; estintori; DPI (dispositivi di protezione individuale: mascherine, occhiali, guanti ecc.) ossigeno; presidi per la gestione del paziente infortunato (barella cucchiaio, cinghie per l’immobilizzazione, tavola spinale) e per le vie aeree (pallone autoespansibile e maschere); Ma analizziamo adesso quali sono le differenze principali tra i vari tipi di ambulanza. Ambulanza da trasporto L’ambulanza da trasporto è equipaggiata con le attrezzature idonee ad assistere soggetti che non si trovano in condizioni critiche durante il tragitto e presenta solo i dispositivi di base elencati precedentemente. Può adattarsi alle esigenze del paziente e al personale di bordo, capita spesso infatti che le ambulanze siano equipaggiate con termoculle e con dispositivi di trasporto per bambini. Ambulanza di soccorso L’ambulanza di soccorso serve a fornire il sostegno di base alle funzioni vitali di pazienti in condizioni critiche, e include dispositivi come defibrillatori e tutti i macchinari che servono al personale per monitorare efficacemente i parametri vitali del paziente e per la somministrazione di fluidi e uno zaino con il materiale utilizzabile al di fuori dell’ambulanza per rendere più comodo e sicuro l’intervento sul paziente. Inoltre, è possibile trovare maschere per l’ossigenoterapia, cannule nasofaringee e kit per interventi di emergenza per la gestione delle ustioni, parto extraospedalieri e amputazioni. Ambulanza di soccorso avanzato L’ambulanza di soccorso avanzato presenta le attrezzature necessarie per l’intervento e il monitoraggio delle funzioni vitali di pazienti in condizioni critiche. In aggiunta a tutti i presidi presenti nell’ambulanza di soccorso, questa ambulanza presenta anche monitor multiparametrico, macchinario per la defibrillazione manuale ed elettronica e macchinario per trasmettere l’Ecg a 12 derivazioni. Sono inoltre presenti tutti i dispositivi per la gestione delle vie aeree, anche sovraglottici e avanzati oltre a flebo e farmaci di emergenza, respiratori polmonari per la ventilazione e l’ossigenazione del paziente. Le normative per le ambulanze di soccorso e di trasporto La normativa nazionale di riferimento per la definizione e gestione delle ambulanze è il D.M. n°553 del 17 dicembre 1997, meglio conosciuto come “Normativa tecnica e amministrativa relativa alle autoambulanze” che sancisce l’impiego di due categorie principali di ambulanze: ambulanza di tipo A, adibita al soccorso e attrezzata per il trasporto di infortunati o infermi, dotata dell’equipaggiamento essenziale di assistenza per i malati e i principali dispositivi salvavita; ambulanza di tipo B, adibita al trasporto di malati e infermi con dotazione eventuale dell’equipaggiamento per l’assistenza. Vi è poi un ulteriore decreto ministeriale, il D.M. n°487 del 20 novembre 1997, inerente alla “Normativa tecnica ed amministrativa alle autoambulanze di soccorso per le emergenze speciali”. Le ambulanze per le emergenze speciali sono denominate di tipo A1 e sono adibite al trattamento avanzato e al monitoraggio dei pazienti in condizioni critiche e devono rispettare dei requisiti più rigidi per il primo soccorso dei pazienti.

Smart sensor: efficienza e risparmio Tra le innovazioni tecnologiche dell’Industria 4.0, i sensori smart sono la chiave per gestire meglio la supply chain, per ridurre i costi e per rendere le procedure più efficienti. La sensoristica intelligente ha avuto particolare rilievo durante la pandemia da Covid-19, poiché ha consentito di rendere più veloci le operazioni connesse alla logistica in tutte le aziende. Tra queste, la tracciabilità dei prodotti, la localizzazione delle movimentazioni interne, l’approvvigionamento delle materie prime e la spedizione dei prodotti ai clienti. Gli smart sensor, sensori intelligenti, si basano sull’Internet of Things (Iot) per ottimizzare le procedure: ma di che si tratta? Che cosa sono i sensori smart? I sensori smart sono dei dispositivi tecnologici che elaborano i dati provenienti dall’ambiente circostante e in base a questi dati eseguono delle funzioni predefinite, rielaborando i dati e trasmettendoli in formato digitale. I sensori smart si basano sull’Iot, Internet of Things, e si utilizzano nei comparti logistici e produttivi delle aziende per rendere molte operazioni automatizzate. Il risultato finale è un aumento dell’efficienza e della produttività. Quali sono i vantaggi dei sensori smart nella supply chain? Applicati alla supply chain, i sensori smart sono utilizzati con successo in collegamento con gli altri sistemi automatizzati, come i cobot e i software di gestione del magazzino. Grazie all’interconnessione di tutti questi sistemi, gli smart sensor sono in grado di monitorare tutti i dati e di trasmettere informazioni aggiornate in tempo reale sullo spazio disponibile in magazzino e sullo stato di impiego degli impianti. Inoltre, possono effettuare operazioni di manutenzione predittiva e di diagnostica avanzata. Infine, grazie agli smart sensor, le procedure diventano più efficienti poiché è possibile, ad esempio, conoscere la disponibilità delle materie prime in ogni momento, evitando rallentamenti e blocchi della produzione, oppure di controllare le scorte in magazzino per evadere gli ordini senza ritardi. Smart sensor e supply chain: la chiave è l’interconnessione Per garantire l’efficacia del funzionamento degli smart sensor è fondamentale che i processi di intralogistica siano connessi tra di loro. Per questo motivo sono state realizzate delle centraline che permettono di collegare più sensori: si tratta delle SIM, Sensor Integration Machine. Queste centraline si possono programmare e consentono di raccogliere, archiviare e di trasferire i dati raccolti da sensori e telecamere tramite una connessione Wi-Fi. La raccolta di questi dati e la loro elaborazione costruisce un prezioso corpus di informazioni concrete, sulle quali il management può lavorare. È possibile ad esempio individuare eventuali sprechi, ritardi e inefficienze, e adottare tempestivamente delle soluzioni. Infine, tecnologie come l’Intelligenza Artificiale possono elaborare dei modelli predittivi basati su algoritmi per rendere più efficienti molti processi. Tra questi, la gestione tempestiva delle carenze di prodotti in magazzino, l’anticipazione della domanda in periodi determinati dell’anno, l’evasione puntuale di un improvviso aumento di ordini di prodotti e servizi.

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