La visione artificiale nell’industria 4.0

La visione artificiale nell’industria 4.0 I sistemi di visione artificiale in azienda sono sempre più presenti, e tramite una serie di applicativi dedicati consentono di ottimizzare i processi, velocizzare il lavoro e di fornire valore aggiunto. I dispositivi con visione artificiale più recenti offrono potenzialità tecnologiche molto importanti. Sono semplici da utilizzare, e possono sostituire o affiancare il lavoro dell’uomo nell’industria e sono utilizzate con successo in tutti i settori aziendali, da quello farmaceutico a quello alimentare. Che cos’è la visione artificiale? La visione artificiale, anche definita Machine Vision, è una tecnologia che consente di acquisire immagini tramite una telecamera e di analizzarle per fornire una serie di informazioni. Si tratta di una delle tecnologie più importanti dell’industria 4.0, le cui basi sono state poste all’inizio degli anni ‘70, con i primi computer che erano in grado di elaborare delle immagini riconoscendone le caratteristiche di base. I principali applicativi di visione artificiale Oggi nelle aziende sono utilizzati dispositivi con visione artificiale classica e dispositivi che invece utilizzano anche l’intelligenza artificiale. La visione artificiale classica è ideale per operazioni semplici, come ad esempio interpretare dei codici a barre, individuare dei difetti ed eventuali anomalie. L’integrazione tra visione artificiale e AI in industria invece consente di migliorare drasticamente le prestazioni dei dispositivi, grazie al fatto che i robot possono vedere anche in tre dimensioni e compiere operazioni più complesse, come ad esempio individuare forme, calcolare dei volumi o riempire in modo ottimale delle scatole riducendo gli sprechi. Tra i dispositivi di ultima generazione vi sono degli scanner industriali collegati a potenti software, che permettono non soltanto di rilevare i prodotti, leggendo ad esempio il codice a barre in modo automatico, ma anche di analizzarli in dettaglio, verificando conformità e caratteristiche. Questi scanner sono posizionati soprattutto sulle linee di spedizione, di confezionamento o di produzione, e permettono di catturare migliaia di immagini al secondo, verificandone la conformità rispetto ad una serie di parametri inseriti in precedenza sul software. Quali sono i campi di applicazione dei sistemi di visione artificiale? La visione artificiale è molto utilizzata nel settore della logistica, in particolare sui nastri trasportatori, con compiti di ispezione e di controllo qualità. Ad esempio, questa tecnologia è in grado di rilevare dimensioni e specifiche degli oggetti presenti sul nastro, di verificare che il numero di pezzi in transito sia quello corretto e che siano stati confezionati correttamente, il tutto in modo molto più rapido e sicuro rispetto all’occhio umano. Possono inoltre lavorare in condizioni difficili, o impossibili per gli umani, rilevando difetti microscopici, anomalie termiche, oppure contenuti visibili soltanto con i raggi X. Tutto questo a beneficio dell’attività umana, con cui i dispositivi di bisogno artificiale collaborano o a cui si sostituiscono. In questo modo si possono automatizzare tutta una serie di attività, migliorando l’innovazione industriale, e consentendo ai lavoratori umani di dedicarsi a compiti più importanti e più creativi. I vantaggi della visione artificiale per l’industria 4.0 I vantaggi della Machine Vision per l’industria sono molteplici. Tra i principali vi è il miglioramento del controllo qualità, un aumento dell’efficienza nelle linee di produzione e la possibilità di monitorare costantemente i processi. Dal punto di vista economico, è possibile ridurre il costo del lavoro e della manodopera, e anche diminuire i costi di manutenzione, soprattutto nel caso di utilizzo della visione artificiale per rilevare guasti e malfunzionamenti in tempo reale.
Metallo riciclato: una scelta amica dell’ambiente

Metallo riciclato: una scelta amica dell’ambiente Versatile, funzionale, riciclabile in eterno: il metallo, risorsa essenziale per moltissimi oggetti di uso quotidiano così come per scopi industriali, è uno dei materiali che si può riciclare per moltissimi scopi. Anche se lontano dai numeri ideali, il riciclo dei metalli è molto diffuso. Le statistiche indicano che nel 2019, quasi 500 milioni di tonnellate di acciaio grezzo sono state prodotte grazie ai materiali riciclati. I metalli più riciclati sono l’acciaio e l’alluminio: in particolare, la lattina di alluminio è al momento il contenitore più riciclato del mondo. Perché è importante riciclare i metalli? Il riciclo dei metalli permette di creare più posti di lavoro: ricerche americane indicano che si impiegano 36 volte più lavoratori rispetto a quelli previsti per lo smaltimento dei metalli. Il riciclo permette poi di ridurre le emissioni inquinanti nell’ambiente, perché riciclare il metallo consuma un quantitativo molto minore di gas serra rispetto alla produzione di metallo nuovo. Il metallo riciclato preserva inoltre le risorse naturali, immettendo una quantità minore di rifiuti nelle discariche, e tutelando di conseguenza il terreno e le falde acquifere. Riciclare i metalli ha anche dei vantaggi economici, perché è più economico in termini di energia riciclarli che produrne di nuovi. Come si riciclano i metalli? Il processo per riciclare i metalli prevede varie fasi, e in generale quello più efficace comprende l’uso di magneti che permettono di separare rapidamente i metalli dagli altri rifiuti. Il riciclo dei metalli comprende poi una serie di fasi che vanno dalla sua raccolta fino al trasporto, in cui i metalli vengono utilizzati per produzioni nuove. Quali sono i passaggi per riciclare i metalli? La raccolta e l’ordinamento Il metallo da riciclare viene raccolto da grandi strutture, come navi e binari, così come dal riciclo della spazzatura. In seguito, il metallo viene separato, tramite sensori e magneti, oppure in modo manuale, dagli altri rifiuti, notando ad esempio i vari colori: l’alluminio è argenteo, il giallo indica il rame, e il rosso l’ottone. L’elaborazione e la fusione Dopo essere stati separati, i metalli sono tritati e pronti per la fusione. Esiste un forno specifico per ogni tipo di metallo, e in base alla grandezza del forno e al volume del metallo, il processo può impiegare da qualche minuto fino a qualche ora. La purificazione, la solidificazione, il trasporto I metalli sono solidificati tramite dei procedimenti che li rendono puri, cioè senza elementi contaminanti. Tra le modalità di purificazione più comuni c’è l’elettrolisi. In secondo luogo, il metallo fuso prende la forma adatta al trasporto: in generale, il metallo viene solidificato sotto forma di barre, comode da trasportare. La fase finale prevede il trasporto negli stabilimenti, in cui il metallo darà vita a nuove produzioni. È possibile migliorare il riciclo dei metalli? Il riciclo di un materiale tanto importante presenta diverse criticità da superare. Ad esempio, il tasso di riciclo non è ai livelli ottimali, e poi le tecnologie attuali sono complesse, con molti prodotti che hanno un mix di materiali che li rende sempre più difficili da riciclare: basti pensare agli smartphone, in cui la compresenza di tantissimi alimenti diversi ne rende sempre più difficile l’estrazione di materiale da riutilizzare.
Parquet spazzolato: perché sceglierlo

Parquet spazzolato: perché sceglierlo Realizzato con essenze di rovere, di ulivo o di wengé, il parquet spazzolato è un particolare tipo di pavimentazione in legno che subisce un processo di spazzolatura, da cui prende il nome. Molto apprezzato grazie alla sua naturalezza e versatilità, il parquet spazzolato riveste gli ambienti rustici conferendo calore, versatilità e una grande resistenza. Che cos’è la spazzolatura? La spazzolatura è un processo, eseguito con spazzole rotanti, che elimina dalle doghe di legno la fibra superficiale, che è più tenera. Il risultato è un parquet ricco di venature naturali, dall’aspetto accogliente, bello da vedere e piacevole al tatto. Il parquet spazzolato presenta rilievi e ruvidità che lo rendono adatto a grandi superfici, anche di passaggio, e riveste con personalità uffici e ambienti domestici. Perché scegliere un parquet spazzolato? Questo tipo di parquet presenta caratteristiche che lo rendono ideale per chi cerca un pavimento naturale, resistente alla polvere e ai graffi, e che necessita di una manutenzione minima. È consigliato in particolare per saloni, camere, e uffici, ed è meno indicato per le stanze in cui è presente acqua o umidità, come i bagni e le cucine. La sua caratteristica principale è un aspetto “vissuto”, perfetto per durare nel tempo: resiste ai graffi e alla polvere, così come al calpestio, anche in ambienti di lavoro, e la possibilità di scegliere varie essenze e varie finiture lo rende versatile. Come scegliere il parquet spazzolato perfetto per le proprie esigenze Gli ambienti più rustici, come le case di campagna o di montagna, si arricchiscono di bellezza e stile con una pavimentazione in parquet spazzolato di tavole di wengé. Si tratta di un legno bruno che proviene dalle foreste tropicali africane, molto resistente grazie alla sua durezza e alla capacità di sopportare l’umidità. Anche il legno d’ulivo, dalle bellissime venature che vanno dal giallo al marrone scuro, è ideale per rivestire camere e soggiorni di ambienti meno moderni. Il parquet spazzolato più indicato per gli ambienti moderni e contemporanei è invece quello realizzato con essenze di rovere. Il rovere europeo, in particolare, si presta a molte finiture e colorazioni: dalle colorazioni naturali fino al grigio e al bianco, tonalità perfette per uno stile minimal o shabby chic. Come si pulisce il parquet spazzolato? Il nemico principale di questo tipo di parquet è la polvere, che va rimossa in modo regolare con una scopa elettrica o un aspirapolvere. Si pulisce poi con un semplice panno umido e ben strizzato e utilizzando detergenti diversi in base alla finitura. Infatti, i parquet spazzolati con finitura ad olio, rustici e dall’aspetto naturale, si puliscono con detergenti non schiumosi. Quelli con la finitura verniciata, invece, hanno una superficie lucida e si possono pulire con saponi neutri e acqua. Qualunque sia la scelta dell’essenza o della finitura, il parquet spazzolato è una soluzione più economica rispetto a molti altri tipi di pavimentazioni. Per ottenere un prodotto di pregio, calpestabile subito dopo la posa, si consiglia di scegliere un parquet prefinito.
Autorespiratore: cos’è, come si utilizza

Autorespiratore: cos’è, come si utilizza L’autorespiratore è un dispositivo di protezione individuale (DPI) per le vie respiratorie. Il suo utilizzo e le sue caratteristiche sono delineati nel decreto legislativo 81 del 2008, in cui compaiono gli obblighi e le responsabilità nell’utilizzo di una serie di protezioni per garantire sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Ma di che si tratta? Anche se vi sono diversi modelli in base allo spazio in cui si utilizza, in generale l’autorespiratore è un apparecchio che contiene una riserva d’aria, e si utilizza per proteggere le vie respiratorie in situazioni in cui l’ambiente è inquinato, oppure quando manca l’ossigeno. Ad esempio, fa parte dell’equipaggiamento antincendio dei vigili del fuoco, ma anche di chi lavora con calamità, emergenze, e in tutti i casi in cui vi sono pericoli di esposizione ad agenti chimici o comunque tossici. Le tipologie di auto respiratore Questa tipologia di dispositivo di protezione individuale si divide in due categorie: ● autorespiratore a ciclo aperto ● autorespiratore a ciclo chiuso L’autorespiratore a ciclo aperto prevede una bombola come riserva d’aria, e una valvola di scarico sulla maschera che permette di espirare l’aria nell’ambiente. L’autorespiratore a ciclo chiuso, invece, prevede il riciclo dell’aria espirata tramite un circuito apposito e la sua purificazione per entrare poi nelle vie respiratorie. La tipologia di autorespiratore utilizzata dai vigili del fuoco I vigili del fuoco utilizzano un autorespiratore a ciclo aperto. In genere le bombole che contengono l’aria hanno una capacità di circa 7 litri, e la bombola è inserita in uno schienale di plastica, poi collegata alla maschera facciale con un tubo regolabile. Questo tipo di autorespiratore prevede anche un manometro che permette di verificare la pressione della bombola e la possibilità di collegare un’altra maschera o un cappuccio per il soccorso. Quando l’aria sta per terminare, un segnalatore acustico emette un sibilo ad alto volume. L’autorespiratore per gli spazi confinati Gli spazi confinati in genere sono rappresentati da ambienti in cui ci sono pericoli gravi a causa della mancanza di ossigeno, o di sostanze pericolose nell’atmosfera. Possono essere spazi confinati gli ambienti poco ventilati di uffici, fabbriche, aziende, ma anche serbatoi, piscine, vasche, reti fognarie. In questo caso l’autorespiratore è necessario per ridurre i rischi e garantire la sicurezza dei lavoratori. Come indossare l’autorespiratore Anche se il suo utilizzo non è complicato, sono previsti corsi di addestramento specifici che comprendono l’uso dell’autorespiratore nel luogo previsto, una serie di esercizi, e le norme su come usarlo. È importante verificare ad esempio che la maschera sia ben posizionata sul viso, e che le strutture per tenerlo, come spallacci e cintura, siano legati in modo corretto sul corpo. Prima di indossarlo, inoltre, è necessario il controllo del medico del lavoro, che certifica le condizioni psicofisiche di chi lo indossa. Queste condizioni dipendono da molti fattori, tra cui l’età, il tipo di lavoro, e la corporatura.