Digitalizzazione dell’industria del legno, novità e cambiamenti

La trasformazione digitale nell’industria del legno La digitalizzazione dell’industria del legno è al centro di un’indagine di DIGIT-FUR: ecco cosa è emerso e quali cambiamenti si prospettano La digitalizzazione e la digital transformation sono concetti ancora relativamente nuovi, che però stanno andando a interessare un numero sempre maggiore di settori, come quello dell’industria dei mobili. Un settore di stampo prettamente tradizionale si sta ora cominciando ad affacciare a questa significativa trasformazione, definendo nuove competenze professionali, nuove tendenze e nuove sfide. Questi e altri ambiti sono stati toccati dal progetto DIGIT-FUR – Impatto della trasformazione digitale nel settore del legno-arredo, che ha compiuto un’indagine proprio sui cambiamenti portati dalla digitalizzazione e sulle aspettative future del settore dei mobili dal 2017 al 2025. Digitalizzazione dell’industria dei mobili, l’indagine Il consorzio del progetto DIGIT-FUR con la collaborazione di esperti esterni ha compiuto un’analisi partendo dal 2017 e procedendo successivamente con un’indagine previsionale che ha coinvolto 56 esperti multidisciplinare di 15 Paesi europei. Da questa ricerca è emerso come la digitalizzazione del settore del legno avrà un impatto su alcune professionalità e sulle loro mansioni. In particolare saranno interessati ruoli come, ad esempio: Dirigenti nei servizi di vendita e commercializzazione. Responsabile della produzione industriale. Disegnatori di mobili. Modellatori e tracciatori meccanici di macchine utensili. Tappezzieri ed assimilati. Addetti al montaggio di mobili. L’indagine ha evidenziato poi come l’industria dei mobili sia un settore che ha sofferto negli ultimi decenni il fenomeno dell’invecchiamento della forza lavoro e della scarsa attrattività per i giovani. Proprio la digitalizzazione potrebbe invertire questa tendenza, facendo riscoprire anche alla fascia di popolazione più “junior” un settore come quello del legno. Fra le altre tendenze emerse vi sono: La personalizzazione dei prodotti. Lo sviluppo delle ICT all’interno delle aziende. Salute, sicurezza e nuove sfide al centro della digitalizzazione dell’industria del legno L’arrivo di nuove tecnologie e nuovi processi nel settore dei mobili comporta anche un aumento della salute e della sicurezza dei lavoratori, grazie a sistemi di lavoro human-friendly. I robot, ad esmepio, possono svolgere incarichi pesanti o monotoni in modo semplice ed efficiente. Sensori intelligenti sono invece in grado di riconoscere in automatico se è necessario un intervento di manutenzione su un macchinario, riducendo il rischio di incidenti umani. Il rovescio della medaglia è che l’interazione reiterata con la robotica potrebbe provocare solitudine e senso di isolamento nei lavoratori, con condizioni di elevato stress psicologico. La sfida principale che emerge da questa analisi sulla digitalizzazione dell’industria del legno riguarda infine la formazione: per affrontare al meglio i cambiamenti che questa rivoluzione porterà è necessario creare fin da ora le nuove competenze che saranno richieste domani. Secondo lo studio è quindi fondamentale e imprescindibile una cooperazione maggiore fra il settore dell’istruzione e quello del lavoro, sopratutto per i programmi tecnici.
L’automazione industriale in Italia

In che fase è in Italia l’automazione industriale? Quali sono i dati sul mercato dell’automazione industriale in Italia? E quali le aspettative per il prossimo futuro? Il concetto di automazione industriale non è un termine nuovo introdotto nella società: già a partire dalla fine degli anni ’50, infatti, l’industria cominciò a rendere sempre più meccanici processi che in precedenza erano affidati esclusivamente all’uomo. Nonostante questo concetto sia esploso già di diverso tempo, l’universo dell’automazione industriale continua a essere in costante evoluzione. E la pandemia non ha fatto altro che velocizzare ancora di più il questo processo, inducendo le industria a una transizione dove la remotizzazione di processi produttivi e la gestione di attività delicate da parte delle macchine sono diventate un nuovo standard. Automazione industriale in Italia, i numeri In base a quanto riportato nell’Osservatorio dell’industria italiana dell’automazione, un volume presentato da ANIE Automazione, nel 2019 il mercato dell’automazione industriale nel nostro Paese ha visto un calo dell’1,2% rispetto al 2018 nel fatturato totale, che è stato pari a 5,1 miliardi di euro. Nei sei anni precedenti tale settore non aveva mai subito una battuta d’arresto, segnando un costante trend di crescita. Secondo le statistiche di ANIE Automazione sul venduto in Italia, nel 2019 si è registrato un calo del 2,3% in confronto allo scorso anno: fra i risultati negativi vi sono gli azionamenti (-5,2%), gli encoder rotativi (-4,6%), il wireless industriale (-4,2%) e HMI (-4%). Al tempo stesso però crescono i fatturati di Scada (+9,7%), Networking industriale (+9%), IPC (+3,6%) e di RFID del +2%. La pandemia di Covid-19 ha provocato uno shock a livello globale, provocando stime al ribasso sull’evoluzione dell’economia di larga scala. Purtroppo nell’ambito dello sviluppo del manifatturiero italiano si prevede, secondo un’indagine fra i soci di ANIE, un calo di fatturato superiore all’8% per questo 2020. Nel 2021 le prospettive sono invece più rosee: l’86% di coloro che hanno risposto al sondaggio ritengono infatti che vi sarà un’inversione di tendenza e un aumento di ricavi. Automazione industriale, lo sviluppo dell’Edge Computing L’Osservatorio dell’industria italiana dell’automazione ha avuto inoltre come focus l’Edge Computing per l’industria. Si tratta di un’architettura IT che possiede una potenza di elaborazione dei dati distribuita e adatta per tecnologie mobile computing e di IoT. Questo rappresenta un mercato potenziale e in espansione. Si stima che entro il 2022 circa metà delle grandi organizzazioni faranno propri i principi dell’Edge Computing nei propri progetti. Ciò si verificherà in parte sicuramente perché entro tale anno saranno spesi 2,5 milioni di dollari ogni minuto in IoT e un milione di nuovi dispositivi IoT verrà venduto ogni minuto. Grazie a queste soluzioni le aziende e le industrie italiane hanno la possibilità di velocizzare il flusso di dati, senza avere tempi “morti” per l’elaborazione degli stessi e consentire quindi ai dispositivi intelligenti di reagire in modo istantaneo agli stimoli circostanti.
Pavimenti resilienti, cosa sono e quali i vantaggi

I pavimenti resilienti: cosa sono e come si trattano? Che cosa si indica con il termine pavimenti resilienti? Che caratteristiche hanno queste superfici e quali vantaggi porta la loro scelta? I pavimenti per interni tradizionali non si addicono a quegli ambienti dove viene richiesto un determinato livello di isolamento acustico oppure di coibenza termica. In questi luoghi, infatti, sono per esempio più idonei dei pavimenti resilienti. Ma che cosa sono i pavimenti resilienti e che caratteristiche hanno? Quali vantaggi comporta la scelta di questa tipologia di pavimentazione? Pavimenti resilienti, definizione e caratteristiche Il termine “resilienza” si associa a quei materiali che sono in grado di resistere alla rottura e che, dopo essere stati sottoposti a una sollecitazione, riescono a riprendere la forma originale. Come è noto questo vocabolo è entrato a far parte di un uso più comune anche in ambiti differenti fra loro, come la psicologia o l’economia. Nel mondo dei rivestimenti i pavimenti resilienti rappresentano quelle superfici che possiedono uno strato di rivestimento di materiale resiliente e hanno di conseguenza una struttura flessibile. Questi pavimenti si distinguono quindi dai pavimenti duri, come le ceramiche, il grès o i marmi. I pavimenti resilienti sono in grado di trasformare la maggior parte dell’energia meccanica prodotta dal calpestio o dall’urto in energia termica. I pavimenti resilienti si suddividono in tre grandi famiglie, ovvero: pavimenti in PVC (cloruro di Polivinile); pavimenti in Linoleum; pavimenti in Gomma. I pavimenti in PVC possono essere semiflessibili, omogenei, eterogenei, su schiuma e multistrato. La caratteristica di questi pavimenti resilienti è che il PVC come materiale è piuttosto resistente, anche se soffre se ci sono elevate fonti di calore. Il linoleum è invece un materiale di origine naturale, formato da polveri di sugero, pietra e legno uniti a resina, olio di lino e pigmenti e un supporto in juta. I pavimenti in linoleum sono molto resistenti e anche igienici. I pavimenti resilienti in gomma si contraddistinguono infine per la loro capacità di assorbire gli urti, oltre che per il fatto di essere gli unici pavimenti di questo tipo a poter essere utilizzati anche in ambienti esterni. Quali sono i vantaggi dei pavimenti resilienti? Il vantaggio principale dei pavimenti resilienti è dato dall’ottimo rapporto qualità-prezzo: questa tipologia di superfici richiede infatti una spesa media inferiore in confronto alla qualità, versatilità e adattabilità che offre. Anche il comfort acustico ed ergonomico dato da questi pavimenti rappresenta un beneficio da considerare. I pavimenti resilienti non richiedono poi un incollaggio permanente, sono facili da mettere a terra e da riposizionare. Il loro ridotto spessore, che generalmente va dai 2,5 ai 6,5 mm, costituisce un ulteriore vantaggio. Non solo: i pavimenti resilienti formati da composti plastici o plastico-minerali sono impermeabili, adatti quindi a essere usati in luoghi con un alto carico di umidità come bagni, piscine, celle frigorifere. Le superfici resilienti sono poi facili da pulire e da lavare, oltre a essere durature nel tempo e non richiedere una manutenzione periodica.
Incentivi per la mobilità sostenibile, gli aiuti delle banche

Gli aiuti delle banche per incentivare la mobilità sostenibile Uno stile di vita green e una mobilità più sostenibile sono temi cari agli italiani: ecco come le banche intervengono con finanziamenti mirati a una svolta ecosostenibile. Secondo una recente indagine di Coldiretti/Ixè le abitudini degli italiani durante la pandemia di Covid-19 sono cambiate. La popolazione della penisola si è infatti avvicinata a uno stile di vita più green e sostenibile: il 72% degli intervistati ha dichiarato di essere pronto a ridurre spostamenti in auto, scooter e motocicletta, mentre il 59% degli italiani è convinto che siano necessari quanto prima interventi radicali sullo stile di vita. Questa nuova attenzione dei cittadini del Bel Paese verso una mobilità sostenibile ha avuto ovviamente una ripercussione sull’offerta di finanziamenti ad hoc da parte delle banche. Vediamo insieme quali sono gli interventi non solo per i nuovi mezzi di trasporto ma anche per un’abitazione sempre più green. Mobilità sostenibile, i nuovi finanziamenti degli istituti di credito Oltre ai mutui green, le banche ultimamente hanno sviluppato anche una serie di soluzioni di prestiti personali per i clienti più attenti all’ambiente. Gruppo Bnp Paribas, ad esempio, ha dato vita al Prestito Green di Findomestic, un aiuto volto a sostenere interventi che vanno dall’acquisto di un veicoli ibridi o elettrici all’installazione di impianti fotovoltaici o a operazioni di domotica. Grazie a questo prestito si può finanziare un progetto o un bene materiale sostenibile fino a un massimo di 60.000 euro. Intesa San Paolo ha invece pensato a un’offerta green composta da PerTe Prestito Facile e PerTe Prestito Giovani. Si tratta di interventi che hanno lo scopo di aiutare i cittadini nel passaggio a nuova abitudini di mobilità, oltre a favorire la trasformazione della casa in un’abitazione a basso impatto ambientale. L’importo massimo del finanziamento è di 75.000 euro, con una durata del piano di rimborso fino a 10 anni. Gli under 35 poi possono godere dell’assenza di spese di incasso della rata e di oneri fiscali. Con queste offerte green di Intesa San Paolo si avranno anche a disposizione dei servizi aggiuntivi realizzati in collaborazione con società che impiegano specialisti in tematiche ambientali, che sapranno indicare, ad esempio, quali elettrodomestici green acquistare oppure i benefici energetici e fiscali derivanti dagli interventi di riqualificazione energetica. Per ogni prestito poi Intesa Sanpaolo verserà 10 euro al progetto “Diamo una casa alle api” del WWF. A tutto green, altri aiuti delle banche per la svolta sostenibile CreditExpress Green di Unicredit è invece un particolare finanziamento pensato per la casa, in particolare per aiutare i clienti negli interventi di riqualificazione energetica. L’importo è variabile in un range che va da 5 a 10.000 euro e una durata da 36 a 120 mesi. Il prestito green di Banca Sella si chiama invece Prestidea e riguarda ambiti come: riqualificazione energetica; acquisto di elettrodomestici green; interventi di sistemazione di giardini e terrazzi; spese per la mobilità sostenibile. L’importo è pari a 75.000 euro e la durata massima è di 10 anni. Bper Banca, infine, cavalca l’onda del cambiamento ecologico degli italiani con Prestito Green, un finanziamento pensato per gli acquisti che vanno dalle auto elettriche agli elettrodomestici di ultima generazione passando per gli impianti di isolamento termico. Si può chiedere un finanziamento da 1.000 a 75.000 euro, rimborsabile da un minimo di 12 a un massimo di 120 mesi.
Cos’è e come si calcola l’indice di rotazione del magazzino

Indice di rotazione del magazzino, cos’è e come si calcola L’indice di rotazione del magazzino è un parametro fondamentale per le aziende. Cosa rappresenta, come si calcola e come considerare questo dato? Per un’azienda avere sotto controllo le scorte del magazzino è fondamentale. Conoscere che cosa rappresenta e come si calcola l’indice di rotazione è quindi essenziale per riuscire a elaborare strategie di gestione dello stock e sapere qual è il reale valore delle merci impilate in magazzino. Cos’è l’indice di rotazione del magazzino? L’indice di rotazione del magazzino, insieme al reciproco indice di copertura, rappresenta un indicatore essenziale per la vita di un’azienda. Questo dato restituisce infatti una visione dell’andamento delle risorse del magazzino: serve, in poche parole per tenere sotto controllo le giacenze e per permettere al management di valutare se si stanno sostenendo costi di magazzino adeguati a fronte del servizio erogato ai clienti. Sia l’indice di rotazione che quello di copertura servono all’azienda per avere informazioni sulla dimensione economica del magazzino, quindi sui suoi costi. Mentre l’indice di copertura rappresenta il periodo di copertura medio garantito dalla giacenza presente mediamente in magazzino, l’indice di rotazione o “inventory turnover” rappresenta il numero di volte in cui la scorta media di un prodotto si è rinnovata completamente in un arco di tempo definito (un anno, un mese, ecc.). Grazie all’indice di rotazione è possibile quindi stabilire quanto tempo serva affinché i mezzi finanziari che sono stati investiti nei prodotti possano essere recuperati. Indice di rotazione del magazzino, come si calcola? Per calcolare l’indice di rotazione del magazzino è necessario fare il rapporto fra il costo dei beni venduti o COGS (“Cost of goods sold”) e il valore medio aggregato delle scorte o AAIV (“Average aggregate inventory value”): Indice di rotazione = COGS / AAIV Con costo di beni venduti si indica il costo annuale che un’azienda ha per la consegna della merce venduta a un cliente, senza considerare le spese amministrative o di vendita. Il valore medio aggregato rappresenta invece il valore di tutte quelle merci che l’azienda detiene in magazzino, valutate in base al costo. Come devono gestire le aziende l’indice di rotazione? Se un’azienda ha un indice di rotazione alto non è necessariamente un male: questo dato viaggia infatti in parallelo con le vendite, quindi quanta più rotazione di merci in magazzino c’è tante più vendite sono state fatte. Questo però porta ad avere dei costi di gestione elevati. In questo caso quindi, per far sì che tutto continui ad andare per il meglio, le aziende dovranno: avere una visione totale e aggiornata delle merci in magazzino avere delle scorte di sicurezza avere una preparazione degli ordini molto efficiente Al contrario, nel caso in cui l’indice di rotazione del magazzino fosse troppo basso (e quindi potrebbero esserci quantità elevate di stock in magazzino) le aziende possono adottare strategie di marketing e commerciali ad hoc, mettendo a punto sconti, svendite o offerte lampo.