Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile: la trasformazione digitale e green dei trasporti

Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile: cos’è Con la firma dell’atto costitutivo è diventato operativo in Italia il Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile. Con un finanziamento di 394 milioni di euro dal 2023 al 2025, si tratta del progetto più importante a livello nazionale per mettere in pratica il passaggio al green del settore dei trasporti italiano. I soggetti coinvolti nella nascita del centro sono 49 e abbracciano il settore pubblico, quello privato così come quello accademico. Infatti, oltre alle principali università italiane, il progetto vede la partecipazione di una serie di aziende private e di enti di ricerca. Gli obiettivi del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile Nei prossimi decenni, la sfida più importante da raggiungere riguarda la sostenibilità e il raggiungimento della neutralità di carbonio entro il 2050. La mission del centro secondo i fondatori è favorire il passaggio green e digitale. L’obiettivo è fare in modo che industrie di settore e istituzioni locali riescano a mettere in pratica delle soluzioni sostenibili e moderne in tutto il territorio italiano. Il centro nasce da un dato di fatto: gli studi indicano che nel 2030, il settore dei trasporti arriverà a un valore complessivo di 220 miliardi di euro, coinvolgendo il 12% della forza lavoro. Quali sono gli scopi del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile? La promozione della mobilità sostenibile è lo scopo principale del centro, anche attraverso processi e prodotti digitali, come la manutenzione predittiva, il monitoraggio e la gestione intelligente. Queste tecnologie, infatti, possono ridurre gli incidenti mortali e rendere più efficienti i sistemi di mobilità sia pubblici che privati. Infine, tra gli scopi del centro rientra la creazione di una mobilità accessibile, che possa rendere più forte tutta la filiera, e aumentare la competitività nazionale. I punti chiave del progetto Il progetto individua sei punti chiave su cui lavorare: ● decarbonizzazione; ● decongestione delle reti di trasporto; ● mobilità autonoma connessa e smart; ● sicurezza dei veicoli e delle infrastrutture; ● accessibilità; ● inserimento nel mercato di nuove professionalità e competenze. I settori su cui si applica l’intervento dei professionisti del centro sono: ● mobilità aerea; ● veicoli stradali sostenibili; ● trasporto per vie d’acqua; ● trasporto ferroviario; ● veicoli leggeri; ● mobilità attiva. Le sedi del centro e le nuove assunzioni Il centro avrà la sua sede principale a Milano, presso il Politecnico, che è l’ente proponente, e 14 punti strategici distribuiti in tutto il territorio, secondo le direttive di riequilibrio territoriale stabilite dal PNRR. Gli investimenti previsti consentono anche l’assunzione di quasi 700 ricercatori specializzati, e circa 570 neoassunti. La creazione del centro dedicato alla modalità sostenibile rientra, insieme con la creazione di altri 5 centri, tra gli obiettivi stabiliti dall’agenda della ricerca europea. Gli altri centri riguardano tematiche tecnologiche come la biodiversità, le tecnologie dell’agricoltura, lo sviluppo di farmaci con tecnologia a RNA, e il calcolo e l’analisi dei dati ad alte prestazioni.
Intelligenza artificiale: pericolo o opportunità?

Intelligenza artificiale: pericolo o opportunità? Nelle aziende, così come in molti altri settori, le tecnologie di intelligenza artificiale sono sempre più presenti, e vengono utilizzate tutti i giorni. Il machine learning, i big data, la blockchain: si tratta di tecnologie che pongono diverse sfide, e che portano la comunità scientifica a chiedersi se davvero in futuro potranno sostituire il lavoro umano. In realtà, nonostante le perplessità, le caratteristiche di queste tecnologie e quelle dell’essere umano suggeriscono che ci sono almeno quattro buoni motivi per cui è sbagliato pensare che “i robot” ci ruberanno il lavoro. Ecco quali sono. Le attività più a rischio sono quelle manuali Le tecnologie di intelligenza artificiale rendono molte attività automatizzate, più veloci, e meno rischiose, ma ciò vale in particolare per ciò che riguarda le attività manuali, i lavori semplici, ad esempio in settori come la logistica e la catena di approvvigionamento. Ma l’insieme di competenze che hanno i professionisti umani non potrà mai essere sostituito. Basti pensare alle capacità di negoziazione, alle trattative, al rapporto umano che si instaura tra clienti, dipendenti e fornitori. La formazione permanente è un buon investimento Come dimostra la presenza crescente in molte aziende dei cobot, le professioni meno qualificate potrebbero essere a rischio, perché sostituite dall’intelligenza artificiale. È importante, quindi, continuare a formarsi, seguire corsi di aggiornamento, e aggiornare le competenze sia professionali che personali, perché le professioni che hanno un alto potere decisionale, con competenze qualificate, non potranno essere sostituite da un robot. La complessità dei lavori di approvvigionamento In azienda esistono professioni che raggruppano conoscenze e competenze complesse. Prendendo ad esempio il lavoro di approvvigionamento, le tecnologie di intelligenza artificiale si rivelano fondamentali per ciò che riguarda la possibilità di elaborare enormi quantità di dati in brevissimo tempo, ma esiste una serie di competenze che non potranno mai essere sostituite. I professionisti dell’approvvigionamento riescono infatti a gestire e a mantenere relazioni con i portatori di interesse nelle aziende, con i consumatori, con i fornitori, creando vantaggi competitivi e valore aggiunto per l’azienda. Si tratta di competenze umane inaccessibili ai robot. L’intelligenza artificiale affianca ma non sostituisce l’uomo In conclusione, l’intelligenza artificiale sarà sempre più indispensabile nell’azienda, ma per coadiuvare e affiancare le attività tipiche dell’essere umano. Vi sono infatti competenze che l’intelligenza artificiale svolge meglio, come la raccolta e l’analisi dei dati, i controlli automatici, e tutta una serie di attività manuali. In questo senso, i robot potranno essere un valido aiuto per l’uomo, che potrà quindi continuare a lavorare in azienda concentrandosi sul valore strategico delle proprie professionalità.
La logistica in Italia: il ruolo dell’operatore logistico nel magazzino

La logistica in Italia: il ruolo dell’operatore logistico nel magazzino Nonostante il breve arresto a cui si è assistito a seguito della pandemia, il settore della logistica in Italia è ancora in buona salute. Infatti, i dati parlano di una ripartenza, con un riavvicinamento del fatturato della logistica conto terzi ai livelli pre-pandemia, che nel 2019 arrivava a 87 miliardi. Il settore è trainato nello specifico verso la logistica sostenibile, in particolare per ciò che riguarda la riduzione dell’impatto ambientale dei trasporti. Ma chi è l’operatore logistico? Quali sono le sue funzioni principali e perché è conveniente avvalersene? Chi è l’operatore logistico e quali sono le sue funzioni L’operatore logistico è colui che si occupa, per conto di un’altra azienda in base ad accordi commerciali, di tutte le attività legate alla filiera, come ad esempio la fornitura, il trasporto, lo stoccaggio, la distribuzione dei prodotti e dei servizi aziendali. L’obiettivo principale di un operatore logistico è quello di garantire l’efficienza all’azienda per cui lavora riguardo all’acquisizione, alla movimentazione e alla distribuzione dei prodotti. Compito dell’operatore logistico è pertanto possedere le tecnologie e le infrastrutture fisiche per sviluppare al meglio il lavoro. Le fasi di lavoro dell’operatore logistico Le funzioni dell’operatore logistico comprendono vari aspetti: 1. Elaborazione degli ordini: in questa fase il compito dell’operatore logistico è quello di raccogliere le informazioni per l’ordine, verificarlo e trasmetterlo. 2. Movimentare il materiale: questa funzione comprende tutto ciò che riguarda lo spazio che occupa la merce, la quantità della merce stessa, e i tempi e luoghi per movimentarla. 3. Imballaggio: questa fase comprende il sistema e la protezione che devono avere le merci. 4. Trasporto: probabilmente uno dei compiti più importanti dell’operatore logistico: comprende la scelta del mezzo di trasporto più adeguato e delle rotte in base ai prodotti e i servizi da movimentare. 5. Conservazione: questa fase riguarda il modo migliore per conservare prodotti e servizi, in relazione alle caratteristiche. 6. Controllo delle scorte: questa fase comprende l’inventario e la sua gestione, oltre che la registrazione degli articoli, del luogo in cui sono posti e della quantità. Perché affidarsi a un operatore logistico? Scegliere un operatore logistico per movimentare le proprie merci porta diversi vantaggi a livello aziendale. Tra i principali, la possibilità di ridurre i costi di conservazione, di distribuzione e di trasporto dei servizi e dei prodotti aziendali, grazie al fatto che gli operatori lavorano in sinergia, e che si possono attuare economie di scala. In secondo luogo, affidando la logistica a un operatore esterno, il personale può concentrarsi sulle attività prettamente aziendali, e infine, è possibile accedere a tecnologie aggiornate ed efficienti.
Legno PEFC: cos’è e perché è importante

Legno PEFC: una scelta sostenibile PEFC, Programme for the Endorsement of Forest Certification, è un programma di valutazione degli schemi di certificazione forestale presente in tutta Europa. Si tratta di un’associazione internazionale, di cui fa parte anche l’Italia, con cui si attestano i livelli di sostenibilità di una foresta. Il legno PEFC è quindi un legno proveniente da una foresta sostenibile. Questa organizzazione è stata creata nel 1999, con l’obiettivo preciso di tutelare i proprietari di piccole foreste tropicali che non erano riusciti ad ottenere una certificazione. Anche in Italia vi sono delle zone tutelate dalla PEFC. Il PEFC Italia tutela foreste, uliveti, il verde urbano, i pioppeti, e gli alberi di molte zone del nostro territorio. I rischi e pericoli del legno non sostenibile Una gestione delle foreste non sostenibile comporta una serie di rischi, che coinvolgono gli animali, le piante, le persone, l’ambiente. Infatti, l’utilizzo massiccio di carta e legname, senza il successivo rimboschimento, porta al disboscamento. Il taglio degli alberi con un ritmo superiore a quello della crescita delle nuove piante porta alla perdita della biodiversità, all’estinzione di molte specie di animali, e al peggioramento del surriscaldamento globale, perché le foreste contengono le acque, producono ossigeno e assorbono anidride carbonica. Inoltre, vengono calpestati i diritti dei lavoratori, e dei proprietari di questi terreni. Quali sono le caratteristiche di una foresta PEFC? Secondo le linee guida di questa organizzazione quindi, la foresta PEFC si basa sulle seguenti caratteristiche: ● tutela delle specie vegetali e animali presenti nella foresta nel rispetto della biodiversità; ● rispetto dei ritmi di crescita del legno; ● rimboschimento delle zone disboscate; ● rispetto delle popolazioni indigene, dei lavoratori, e dei proprietari dei terreni. Le certificazioni del PEFC Italia I costruttori e i proprietari di foreste, tramite un iter molto severo, possono richiedere e conseguire certificazioni del PEFC Italia. Nel nostro paese esistono due tipologie di certificazioni. ● Certificazione PEFC per la Gestione Forestale Sostenibile (GFS): questa certificazione garantisce che le foreste siano gestite secondo gli standard previsti dall’associazione. È rivolta quindi ai proprietari. ● Certificazione PEFC per la Catena di Custodia (CoC): Questa certificazione certifica che i prodotti sono realizzati con legno che proviene da foreste sostenibili, e lavorato, trasformato e distribuito rispettando la sostenibilità. È rivolta quindi alle aziende nel settore. Perché scegliere il legno PEFC? Scegliere un legno proveniente da foreste PEFC per scopi residenziali, o industriali, significa contribuire alla riduzione dell’anidride carbonica, tutelare l’ambiente, la biodiversità, e soprattutto ottenere un legno certificato. Questo tipo di legno, infatti ha una completa tracciabilità: dalla zona di produzione, fino alla produzione, e alla vendita, il legno PEFC rispetta tutti i principi della gestione sostenibile. Una scelta etica, che oltre a tutelarci, assesta un duro colpo alle attività illegali con cui si disboscano intere zone senza criterio.