Logistica di magazzino: come scegliere la scaffalatura giusta

Logistica di magazzino: come scegliere la scaffalatura giusta Al di là delle merci, o delle dimensioni del magazzino, esistono delle caratteristiche generali che vanno prese in considerazione quando si sceglie la scaffalatura industriale. Le caratteristiche più importanti sono la sicurezza, la robustezza e il rispetto delle norme antisismiche, in particolare il decreto ministeriale del 2008. Le scaffalature industriali devono essere stabili, e sostenere in modo adeguato le merci. Inoltre, la scaffalatura perfetta è flessibile, perché si adatta alle necessità del magazzino, ed è affidabile, cioè garantisce la sicurezza non soltanto delle merci ma anche dei lavoratori. La scelta della scaffalatura industriale in base al tipo di merci Prima di comprare la scaffalatura o di chiedere un preventivo per la sua progettazione, bisogna studiare nel dettaglio le esigenze del magazzino e del tipo di merce in stoccaggio. Infatti, non tutte le scaffalature sono indicate. Ad esempio, se il magazzino aziendale conserva merci molto pesanti o ingombranti, la scaffalatura dovrà avere delle caratteristiche specifiche per questo tipo di merci. Nel caso, invece, di un hub che richiede una grande movimentazione di pallet, è consigliata una scaffalatura industriale adatta al peso delle merci che sappia supportare i carichi importanti. Infine, i pallet shuttle sono indicati quando si movimentano grandi volumi di bancali. Scaffali antisismici: che cosa dice la legge Con decine di terremoti in tutta la penisola soltanto negli ultimi anni, e danni economici di oltre 135 miliardi di euro soltanto negli ultimi quarant’anni, l’Italia è uno dei paesi del Mediterraneo a più elevato rischio sismico con una valutazione medio alta del pericolo, che purtroppo comprende anche un sistema produttivo, industriale e infrastrutturale fragile. Per questo motivo, nel 2008 è entrato in vigore il decreto legislativo 81, che prevede diverse caratteristiche per garantire la sicurezza dei lavoratori nelle industrie. Tra gli aspetti più importanti del decreto antisismico c’è l’obbligo, da parte del datore di lavoro, della valutazione dei rischi e della loro eliminazione sui luoghi di lavoro. Nello specifico, non ci sono norme dettagliate per tutte le scaffalature, ma i magazzini automatici autoportanti devono essere progettati con criteri antisismici. Il progetto di questi scaffali deve considerare caratteristiche come il terreno su cui poggiano gli scaffali, e il calcolo della massa della scaffalatura e della massa del portato. Una scaffalatura industriale che rispetti i criteri antisismici deve avere poi diverse caratteristiche: oltre alla conformità con gli standard nazionali e regionali, oltre che assicurativi, la scaffalatura industriale ideale resiste alle sollecitazioni statisticamente probabili almeno per il 70% della superficie nazionale. Oltre alla progettazione adeguata, è necessario anche porre attenzione nelle fasi di installazione, e di montaggio. Infine, è necessaria una supervisione di tutte le operazioni per assicurare che gli scaffali industriali rispettino i criteri antisismici.
Robot e sicurezza in azienda: un binomio possibile

Robot e sicurezza in azienda: un binomio possibile La collaborazione tra esseri umani e robot in azienda è sempre più diffusa, in Europa ma anche in Italia. La crescente presenza dell’Intelligenza Artificiale in azienda infatti, consente di aumentare la produttività, ridurre i tempi di produzione e automatizzare molti controlli ma al contempo aumentano le preoccupazioni relative alla sicurezza sul lavoro. Per questo motivo, l’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro ha elaborato un rapporto che analizza i dati che permettono di migliorare la collaborazione tra robot e umani, e di ottimizzare i sistemi automatizzati, non soltanto nelle aziende ma in tutti i luoghi di lavoro. La classificazioni dei vari tipi di robot in azienda In base a questo documento, la sicurezza sul lavoro prevede la classificazione dei robot in tre gruppi: Il primo gruppo comprende i robot che lavorano in azienda, svolgendo tutta una serie di mansioni che possono essere pericolose per l’uomo o causare danni. Ad esempio, robot che maneggiano materiale tossico o che sollevano pesi molto eccessivi. Dal punto di vista della sicurezza, questi robot necessitano di procedure precise e rigorose per evitare danni e imprecisioni durante il lavoro. Il secondo gruppo comprende invece i robot collaborativi, anche definiti cobot, dall’unione dei termini inglesi “collaborative” e “robot”. Si tratta di automi che lavorano in affiancamento agli esseri umani, in vari settori dell’azienda, ad esempio nell’assemblaggio di prodotti. Questi cobot devono essere programmati in modo da non danneggiare la salute dei lavoratori umani. Il terzo e ultimo gruppo comprende invece i robot che lavorano sugli esseri umani, ad esempio il robot impiegati nel sistema del settore sanitario per gli interventi chirurgici e gli esami medici. Per questa categoria, gli standard sono molto rigorosi, e il margine di imprecisione deve essere vicino allo zero. Robot e sicurezza in azienda: la formazione dei lavoratori La presenza dei robot in azienda rende necessaria una formazione precisa e costante del personale lavorativo, soprattutto per ciò che riguarda la sicurezza. Per poter lavorare insieme senza pericoli, è necessario che i lavoratori seguano dei corsi specifici sui robot, in particolare per ciò che riguarda la loro programmazione. La formazione dei lavoratori permette non soltanto di garantire la sicurezza sul lavoro, ma anche di prevenire tempestivamente eventuali errori e danni. Inoltre, è fondamentale assicurare una manutenzione costante che mantenga i robot sempre efficienti. Robot e sicurezza in azienda: le proposte dell’Agenzia Europea Infine, per rendere l’ambiente di lavoro di robot e umani sempre più sicuro, le linee guida del documento stilato dall’Agenzia Europea per la sicurezza e la salute sul lavoro riportano alcuni consigli. Tra questi, un miglioramento nella regolamentazione a livello europeo, l’importanza di indicare precisamente le buone pratiche, le norme di funzionamento e i requisiti minimi della sicurezza, l’elaborazione di linee guida per progettare una robotica economica, l’individuazione di metodi che migliorino la salute e la sicurezza nelle applicazioni, e lo sviluppo di innovazioni che permettano di ridurre o di eliminare i rischi possibili correlati alla robotica.
Decking in WPC: caratteristiche, vantaggi e svantaggi

Decking esterno: in legno o in WPC? Con l’arrivo di temperature più calde e l’aumento del tempo trascorso all’aperto, aumentano anche le richieste per la realizzazione dei decking esterni, ideali per rivestire spazi commerciali e privati. Anche se il legno è sempre stato il rivestimento d’eccellenza per gli spazi esterni, un’ottima alternativa si rivela il WPC, un materiale resistente e durevole, composto da legno e fibre di plastica. Scopri le caratteristiche, gli svantaggi e i vantaggi di un decking in legno o in WPC. I decking in legno: le caratteristiche I decking in legno sono al momento tra le soluzioni più adottate per rivestire gli spazi esterni. È ecologico, dura nel tempo e al tatto dona una piacevole sensazione di comfort e calore sia in inverno che in estate. Con il tempo, il legno subisce una naturale ossidazione che lo porta a cambiare di colore. Si tratta di un effetto che può piacere, in particolare per chi ama lo stile vintage, ma per far sì che mantenga il suo colore naturale è necessario trattarlo periodicamente con una serie di oli e prodotti specifici. Inoltre, il legno per esterno ha bisogno di essere sottoposto a un termotrattamento che lo renda impermeabile. I decking in legno: i pro e i contro Con il trattamento adeguato e una posa effettuata in modo corretto, indubbiamente il legno è un materiale ideale per il decking. Il legno infatti resiste bene agli agenti atmosferici e riveste con la sua personalità gli spazi esterni in modo ideale. D’altro canto, tra gli svantaggi di un decking in legno vi è sicuramente il prezzo, che è più elevato rispetto a materiali sostitutivi come il WPC, e la necessità di effettuare trattamenti corretti per renderlo adatto agli spazi esterni. I decking in WPC: i pro e i contro Il WPC è un materiale estremamente innovativo che grazie alla sua flessibilità e dinamicità è utilizzato per rivestimenti di grandi spazi e pavimenti esterni. Il pavimento in WPC ha numerosi vantaggi, è composto da fibra di legno e materiale termoplastico, è ecologico e riciclabile al 100% e non richiede trattamenti specifici, quindi rimane immutato nel tempo. Inoltre, la sua composizione in parte realizzata con polimeri lo rende maggiormente resistente ai funghi e ai batteri rispetto al legno. Infatti, le doghe in WPC sono anti-scivolo e anti scheggia, resistono all’acqua, al sale e risultano essere inattaccabili da termiti e insetti. Infine, è componibile ed è disponibile in vari colori, offrendo delle possibilità di personalizzazione in termini di colori e di forme più ampia rispetto al legno. Gli svantaggi di questo materiale riguardano un costo iniziale più alto, dal momento che i costi di acquisto del decking WPC sono superiori a quelli del legno, l’utilizzo di materiali artificiali e la pesantezza del materiale.
Autobus elettrici e a idrogeno: Italia in coda a livello europeo

Autobus elettrici e a idrogeno: Italia in coda a livello europeo Con una quota del 5% sul totale del trasporto urbano, gli autobus elettrici e a idrogeno in Italia stentano a diffondersi. Il nostro Paese si trova infatti al nono posto a livello europeo, in base a una classifica stilata da Legambiente, con 170 autobus immatricolati tra il 2012 e il 2020. Ai primi posti si trovano i Paesi Bassi, con più di 1.000 autobus sostenibili, e la Germania, con 550 autobus a emissioni zero in circolazione nel 2020. Seguono la Francia, con oltre 430 autobus elettrici, e la Polonia con oltre 300 veicoli sostenibili. Tra i motivi del ritardo italiano rientrano la crisi economica causata dalla Pandemia, che ha causato una perdita di oltre 1,5 miliardi di euro nel settore del trasporto pubblico locale, e la previsione d’acquisto, con l’approvazione della bozza del Recovery Plan da parte del Governo italiano, di oltre 2.500 autobus alimentati a gasolio. Autobus green: la situazione nelle principali città italiane Milano si conferma tra le città più sostenibili per il trasporto urbano: il primo autobus elettrico risale infatti al 2018 e i numeri sono in crescita: al momento vi sono 130 autobus elettrici in città, con una previsione, entro il 2030, del 100% di autobus elettrici in circolazione e un investimento per infrastrutture e veicoli di circa 1,5 miliardi di euro. Anche la GTT, l’azienda del trasporto pubblico di Torino, si conferma green, con i primi acquisti di autobus elettrici nel 2018, e una previsione di acquisto di altri 170 autobus elettrici nei prossimi due anni. Il Comune di Genova, invece, ha previsto l’acquisto di 30 autobus elettrici entro il 2022, con veicoli più stretti per facilitare la circolazione nel centro di Genova, e un innovativo sistema di filtro interno dell’aria per l’eliminazione di batteri e virus. A Bologna, invece, il trasporto sostenibile è una realtà dal 1990, con l’inaugurazione della prima filovia, e una rete in crescita di filobus elettrici, che ha portato la città ad avere la rete filoviaria più estesa a livello italiano. Per quanto riguarda Roma, gli autobus elettrici comprendono soltanto 25 minibus, mentre in circolazione vi sono sei autobus ibridi. Grazie ai fondi del PNRR è previsto l’acquisto di 200 autobus elettrici, ma al momento la maggior parte dei veicoli urbani del trasporto pubblico è datata: basti pensare che nel 2020 circolano oltre 3600 autobus con alimentazione diesel, euro quattro. Autobus sostenibili: le previsioni entro il 2030 Gli studi di Legambiente ed e-Motus prevedono un trasporto pubblico sempre più green, non soltanto in Italia ma a livello europeo. Le direttive europee in materia, infatti, prevedono almeno il 22,5% di autobus a emissioni zero per il 2021, con il raggiungimento del 32,5% del totale entro il 2030. Il 2030 è anche l’anno in cui, secondo gli studi dell’Associazione Internazionale del Trasporto (Uitp), gli autobus elettrici e a idrogeno raggiungeranno quota 50% di tutti gli autobus in Europa. Le stime indicano un primo periodo, con piccole flotte di autobus green, dal 2022 in poi, con il passaggio graduale a flotte sempre maggiori di autobus a emissioni zero.