Decarbonizzazione energetica: gli obiettivi da raggiungere entro il 2030

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Decarbonizzazione energetica: gli obiettivi da raggiungere entro il 2030 La lotta al cambiamento climatico è uno degli impegni principali dell’Unione Europea e dei suoi membri. Nel dicembre 2020, l’Unione Europea ha stilato diversi obiettivi per ridurre il Climate Exchange. Tra questi vi è, entro il 2030, la riduzione delle emissioni di gas serra del 55% in atmosfera, e la decarbonizzazione energetica. Scopriamo di che si tratta. Che cos’è la decarbonizzazione energetica? Con decarbonizzazione energetica si intende una riduzione del rapporto tra carbonio e idrogeno nelle fonti energetiche. La decarbonizzazione permette di ridurre l’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera. Per aumentare la decarbonizzazione quindi è necessario ridurre il più possibile l’energia prodotta dai combustibili fossili: ad esempio il petrolio, il gas e il carbone, e incentivare l’utilizzo di fonti rinnovabili: ad esempio, l’energia eolica, quella solare e quella delle biomasse. L’obiettivo della decarbonizzazione energetica è raggiungere le emissioni zero. Quali sono i sistemi che stanno adottando le aziende italiane per raggiungere questo obiettivo? Decarbonizzazione energetica: a che punto è l’Italia I dati indicano che l’Italia è a buon punto in relazione agli obiettivi europei per la decarbonizzazione. Infatti, gli studi rivelano che, nel 2020, il sistema energetico nazionale ha registrato emissioni di Co2 Inferiori del 12% rispetto al 2019, e i dati sono confortanti: infatti, rispetto al 2005, i consumi di petrolio e di carbone sono calati del 40%. In particolare, la riduzione ha coinvolto il settore dei trasporti e quello della generazione elettrica. Il piano di ripresa del Governo italiano ha stabilito un’allocazione di 80 miliardi di euro, da utilizzare in 5 anni, per favorire la decarbonizzazione. Entro il 2030, le stime prevedono una riduzione del 60% delle emissioni di anidride carbonica a livello nazionale. Il ruolo delle imprese italiane per la decarbonizzazione energetica Raggiungere l’obiettivo di emissioni zero è fondamentale per le aziende, ma come fare? In primo luogo, è importante rendere i sistemi più efficienti, riducendo il consumo di combustibili fossili. Inoltre, è fondamentale utilizzare fonti energetiche che abbiano un contenuto di carbonio nullo o molto basso, come il gas naturale, le energie rinnovabili, e il settore nucleare. Le aziende possono poi adottare processi di separazione dell’anidride carbonica prodotta nella trasformazione dei combustibili fossili, e infine adottare tecnologie che permettano all’ecosistema di assorbire una maggiore quantità di anidride carbonica. Esistono due tecnologie che permettono di dare un’importante contributo alla decarbonizzazione. Il sistema power-to-gas: questo sistema consente di utilizzare fonti rinnovabili per produrre idrogeno. È possibile convertire l’energia elettrica in combustibile, ad esempio metano o idrogeno. Il sistema Carbon Capture and Storage (Ccs): attraverso questa tecnologia, è possibile separare l’anidride carbonica dagli scarichi che vengono prodotti da impianti di combustione. Questa anidride carbonica può essere trasportata e conservata in un deposito, per evitare che venga dispersa nell’atmosfera. I vantaggi della decarbonizzazione energetica Le aziende che riescono a raggiungere la quota emissioni zero e aderire al processo di decarbonizzazione possono godere di numerosi benefici. In primo luogo, i dati indicano la possibilità di creare oltre 160.000 posti di lavoro, con un aumento di professioni nel settore energetico del 65%. Inoltre, i vantaggi economici comprendono la possibilità di finanziare la transizione energetica grazie al risparmio generato dalla mancata importazione dei combustibili fossili. Infine, la decarbonizzazione consente una riduzione complessiva del costo di energia elettrica. Gli studi indicano che, a parità del costo del gas, il costo dell’energia elettrica potrebbe ridursi entro il 2030 di oltre tre miliardi di euro.

Pavimenti interni e sostenibilità: le soluzioni migliori

Pavimenti interni e sostenibilità: le soluzioni migliori Il riscaldamento climatico e la crisi energetica hanno reso indispensabile il concetto di sostenibilità negli arredi, e in particolare per le pavimentazioni interne. Arredare in modo sostenibile significa scegliere i materiali che hanno un minore impatto sull’ambiente, sia in termini di produzione che di smaltimento. Inoltre, è fondamentale considerare anche il benessere delle persone che abitano gli spazi e la prevenzione dell’inquinamento interno. I pavimenti vanno scelti con cura, perché durano per molti anni, e perciò scegliere un pavimento interno a impatto zero è una scelta prioritaria per le abitazioni private come per gli ambienti di lavoro. Come scegliere? Vi sono delle indicazioni di massima indipendentemente dai materiali scelti. Ecco quali sono. Le linee guida per scegliere un pavimento sostenibile Che si tratti di un accogliente parquet in legno, di un pavimento in ceramica o di una superficie in linoleum, è importante privilegiare materie prime naturali, cioè realizzate senza materiali sintetici, e senza sostanze chimiche. Inoltre, si consiglia di privilegiare sempre i materiali locali, in modo da incidere il meno possibile sui costi di trasporto e di lavorazione, e di privilegiare pavimentazioni che siano riciclate o riciclabili: in questo modo la produzione di rifiuti e lo spreco di risorse naturali è ridotto al minimo. Infine, è importante considerare anche il ciclo completo di vita del prodotto, oltre alle emissioni dell’energia che è stata consumata per il processo di realizzazione. Ma quali sono i materiali per i pavimenti interni più sostenibili? Il legno: il materiale ecologico per eccellenza Il legno, materiale ecologico per eccellenza, è la scelta ideale per arredi e rivestimenti, purché sia lavorato con criteri di sostenibilità. Il legno è rinnovabile, resistente al fuoco, isolante ed ha un’altissima efficienza energetica. I costi di lavorazione e il dispendio energetico sono inferiori fino a 11 volte rispetto alla produzione di acciaio e alluminio. Il legno è vivo e con il tempo acquista pregio. Scegliere le giuste essenze e la giusta lavorazione vuol dire assicurarsi un materiale che non ha bisogno di manutenzione e che regala calore, personalità e un tocco di natura alla casa. Prima di scegliere l’essenza, è importante assicurarsi che il legno e i suoi derivati siano certificati FSC. La pietra: sassi, graniti, marmi Le pietre sono materiali naturali e senza tempo, che arricchiscono le nostre case. Si tratta però di una risorsa limitata: marmi e graniti si estraggono da montagne che poi non esisteranno più, sassi e ciottoli provengono dagli argini dei fiumi. Per quanto riguarda le caratteristiche, il granito è più pregiato del marmo perché è più duro, mentre le pietre si lavorano più facilmente. Il linoleum: naturale al 100% Tradizionalmente usato per rivestire grandi pavimentazioni come nel caso di scuole e ospedali, il linoleum è un materiale completamente naturale perché è composto da resina naturale, olio di lino, juta e coloranti a base di pigmenti naturali. il linoleum ha molti pregi, poiché si pulisce e si igienizza in modo rapido, è biodegradabile, durevole, e inoltre la sua versatilità lo rende adatto da personalizzare, sia nei colori che negli ambienti da rivestire.

Prevenzione incendi: il primo passo è conoscere i rischi

Prevenzione incendi: il primo passo è conoscere i rischi Spesso, quando si parla di incendi e di come prevenirli, si pensa alle aree aperte, ai boschi e alle foreste. In realtà, come indicano le statistiche, oltre il 32% degli interventi del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco riguarda le abitazioni private. Per prevenire gli incendi ed evitare i rischi, è fondamentale conoscere non soltanto le indicazioni previste dalla legge, ma anche i comportamenti di buon senso da mettere in atto e le azioni da compiere in caso di incendio. Che cosa dice la legge sulla prevenzione degli incendi? In Italia, le norme tecniche per prevenire gli incendi sono contenute nel DM del 3 agosto 2015, il Codice di Prevenzione Incendi. In base a questo codice, la prevenzione degli incendi ha l’obiettivo di tutelare i beni e le persone sul territorio attraverso una serie di misure e di azioni che hanno lo scopo di evitare l’insorgenza di un incendio. Vediamo le principali. L’importanza dei rilevatori di fumo e la prevenzione in casa Anche se non sono obbligatori in molti contesti come le abitazioni private, i rilevatori di fumo sono molto utili per prevenire gli incendi, poiché, in caso di fumo, si attivano con un allarme che permette un rapido intervento. Ma è importante anche prevenire gli incendi con una serie di comportamenti da tenere in casa: tra questi, spegnere gli elettrodomestici quando si va a dormire, verificare che gli impianti a gas siano a norma. La prevenzione in ambiente di lavoro: la formazioni e i sistemi di esodo Per gli ambienti di lavoro, la legge prevede la formazione obbligatoria di figure specifiche in materia di primo soccorso e norme antincendio. Oltre a questo, i Vigili del Fuoco organizzano periodicamente giornate di prevenzione degli incendi, a cui chiunque può partecipare. Per quanto riguarda i sistemi di esodo, ovvero piani di evacuazione in caso di incendio nelle comunità, nelle strutture ricettive, e in altri contesti lavorativi come fabbriche, ospedali e scuole, questi piani devono indicare chiaramente quali sono le uscite di emergenza e dove si trovano, segnalando la posizione degli estintori, degli idranti e le vie di fuga. Che cosa fare invece quando l’incendio è già in atto? La conoscenza delle norme antincendio deve prevedere anche i comportamenti da tenere quando l’incendio è già in corso. In particolare, è necessario evitare di respirare il fumo e il gas, proteggendosi naso e bocca, e contattare i numeri d’emergenza: il numero dei vigili del fuoco è 115. Inoltre, è necessario lasciare la casa o lo stabilimento secondo il piano di esodo, e, se possibile, spegnere l’impianto elettrico e quello del gas.

AMR: il ruolo dei robot mobili autonomi

AMR: il ruolo dei robot mobili autonomi L’automazione, in particolare la robotica, è un fenomeno in crescita nelle aziende di tutti i settori. Tra i dispositivi automatizzati di sviluppo più recente vi sono gli AMR, dall’inglese Autonomous Mobile Robot. Si tratta di robot autonomi utilizzati nelle supply chain. In collaborazione con operatori umani, trovano impiego nei magazzini aziendali e consentono di aumentare l’efficienza logistica. Come indicano le statistiche, entro il 2025 il mercato mondiale della robotica supererà i 4 miliardi di dollari: la presenza di questi cobot nella logistica segue pertanto le tendenze di crescita della robotica in azienda, ma di recente ha subito un grande impulso a causa della pandemia da COVID-19. Le caratteristiche dei Robot mobili autonomi I robot autonomi sono dei dispositivi automatizzati che si muovono autonomamente all’interno di spazi predefiniti. Hanno il compito di portare a termine determinate attività e, grazie a specifici software dotati di intelligenza artificiale, sono in grado di prendere decisioni in tempo reale reagendo all’ambiente in cui sono posizionati. Nello specifico, i Robot mobili autonomi sono dotati di mappatura e sensori interni, che consentono di rilevare gli ostacoli sul loro percorso, cambiando direzione. Per questo motivo, sono dispositivi fondamentali per rendere più sicuro, veloce ed efficiente il lavoro umano. Quante tipologie di Robot autonomi esistono? In base alle necessità del magazzino aziendale, esistono diverse tipologie di Robot mobili autonomi. Alcuni robot sono in grado di sollevare gli scaffali, posizionarli davanti al magazziniere e rimetterli in ordine al termine della preparazione dell’ordine. Altri robot invece riescono a spostare i prodotti da un reparto all’altro al posto dei magazzinieri, aumentando l’efficienza e la produttività. Infine, esistono AMR in grado di leggere il codice a barre di un prodotto depositato su di un vassoio, elaborandone le informazioni e spostandolo in autonomia nel reparto assegnato. L’importanza dei Robot mobili autonomi per la sicurezza aziendale I Robot mobili autonomi sono progettati specificamente per collaborare con operatori umani. Si muovono all’interno di spazi predefiniti senza cavi né sensori esterni. Il software di mappatura integrato consente loro di seguire un tragitto predefinito all’interno del magazzino, ed in tempo reale fornisce indicazioni sui punti in cui rallentare riconoscendo anche i punti di carico e scarico dei prodotti. I robot mobili autonomi possono essere definiti sistemi sicuri dal momento che se incontrano un ostacolo sul loro tragitto, come un carrello o una persona, i robot mobili autonomi si fermano oppure modificano il proprio percorso. Nello specifico, nei Paesi europei questi dispositivi devono rispondere alle norme di sicurezza dei carrelli industriali UNI EN 1525-1999 e devono essere conformi alle linee guida sulla sicurezza dei prodotti destinati a robot avanzati e sistemi autonomi. I vantaggi dei Robot mobili autonomi nella supply chain Insieme alle già citate caratteristiche di sicurezza, autonomia ed efficienza logistica, i Robot autonomi aziendali sono macchinari flessibili e idonei ad essere utilizzati anche per le linee di produzione oltre che per il magazzino, e in generale in tutti gli ambiti aziendali in cui c’è bisogno di modificare e/o spostare rapidamente i prodotti.

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