Mobilità sostenibile: 41 miliardi di euro per potenziarla

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Mobilità sostenibile: il rapporto di Kyoto Club e Transport&Environment A 5 anni dall’Accordo di Parigi per limitare il riscaldamento globale, il Kyoto Club e Transport&Environment ha stilato un Piano di Ripresa e Resilienza per la mobilità sostenibile in Italia. Il rapporto propone un investimento di oltre 41 miliardi di euro da destinare a mobilità urbana e regionale, elettrificazione dei trasporti e transizione ecologica dell’industria automotive. L’investimento è circa il 20% dei fondi stanziati a livello europeo per il Recovery Plan italiano da NGEU, Next Generation EU. Questo strumento prevede, tra prestiti e sovvenzioni, fondi di 209 miliardi di euro volti a contrastare la grave crisi economica generata dalla pandemia da Covid-19.   PNNR: le critiche del Kyoto Club e Transport&Environment Tra le critiche mosse alle Linee Guida del Recovery Plan vi è il fatto che sono state previste soprattutto le grandi opere, come la costruzione di nuove autostrade e investimenti nelle ferrovie, e che non sono stati presi in considerazione i cambiamenti climatici, le politiche di mobilità urbana, le linee locali regionali, il potenziamento delle reti verso il Sud Italia.   Le proposte di Kyoto Club e Transport&Environment In base al rapporto presentato l’11 dicembre scorso, il Kyoto Club e Transport&Environment propone di destinare 41.5 miliardi di euro con le seguenti proporzioni: €29,7 mld per mobilità urbana e regionale €7,95 mld per elettrificazione €3,5 mld per messa in sicurezza delle infrastrutture stradali   In particolare, il rapporto consiglia politiche mirate per favorire la mobilità elettrica in Italia: gli studi indicano infatti che il settore mobilità e infrastrutture nel nostro paese ancora oggi produce, come nel 1990, il 26% delle emissioni di anidride carbonica, per un totale di 108 milioni di tonnellate. L’obiettivo è di ridurle fino al 90% nei prossimi tre anni.   Priorità: trasporti locali e città vivibili L’obiettivo del rapporto presentato da Kyoto Club e Transport&Environment è rendere le città più vivibili, e avviare in Italia la green and just transition prevista dagli accordi di Parigi del settore trasporti. È importante inoltre aumentare la sicurezza negli spostamenti dei cittadini e puntare sulla mobilità regionale e urbana con la realizzazione di infrastrutture per il trasporto collettivo e il miglioramento degli spazi urbani per ciclisti, pedoni e auto. Il rapporto propone il potenziamento di autobus elettrici e la condivisione di auto elettriche e la consegna di merci a emissioni zero. Tra gli obiettivi del rapporto vi è inoltre la destinazione di una parte delle risorse del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) alla sicurezza stradale e al raggiungimento dell’obiettivo di zero morti sulle strade.

L’automazione cambia le professioni del prossimo futuro

AI e automazione industriale

Automazione e AI: come cambia il mondo del lavoro? L’automazione industriale e l’Intelligenza Artificiale stanno modificando il mondo del recruitment e  le competenze richieste per entrare nel mondo del lavoro. Gli studi confermano che da un lato vi sarà una richiesta di nuove professioni, e dall’altro molte occupazioni non saranno più richieste. In particolare, aumenteranno le richieste di competenze specifiche e verticali: da oggi fino al 2022 saranno necessari in Italia 2.5 milioni di nuovi occupati, sia nel settore dei dipendenti che in quello dei liberi professionisti. Le competenze richieste ai professionisti del futuro comprendono sia quelle tecniche, in particolare legate al digitale, che quelle umane, legate alla personalità e all’intelligenza emotiva.   L’importanza delle soft skills In un mercato sempre più dominato dalle tecnologie digitali, la formazione continua è fondamentale, ma diventano molto importanti anche le cosiddette “Soft Skills”: competenze trasversali come l’empatia, il personal  branding, la curiosità , la capacità di ascoltare, la capacità di creare reti, e di interagire con gli altri in modo efficace. Le soft skills sono ancora più necessarie nel mercato del lavoro futuro dominato dalla trasformazione digitale, perché è necessaria una trasformazione culturale in azienda per poter accogliere quella digitale. Per questo motivo saranno molto richieste, e inserite nel processo di recruitment, capacità di negoziare, di relazionarsi, e di guidare i cambiamenti all’interno delle aziende.   Le Tech disruptive skills La vera novità per le professioni del futuro riguarda però le tech disruptive skills, competenze digitali molto avanzate, e molto richieste per chi si occupa di Intelligenza Artificiale e Automazione. Queste competenze permettono di creare e utilizzare tecnologie che cambiano i modelli di business e il mercato in modo duraturo. Tra i settori principali: robotica, automazione, cybersecurity, Data Science.   Quali sono i settori trainanti per le professioni più richieste? La pandemia da Coronavirus e la conseguente crisi economica che ne è derivata hanno determinato un cambiamento nelle competenze richieste. Gli studi indicano che circa il 30% delle nuove professioni è legato alla rivoluzione digitale e all’economia circolare. Saranno quindi sempre più richiesti esperti di Intelligenza Artificiale e di sicurezza informatica, sia in settori nuovi come il cloud computing, sia in settori tradizionali che si sono dovuti trasformare, come banche e assicurazioni: tra le professioni più richieste vi saranno infatti il private banker e il Data Protection Officer. Il settore sanitario, già in crescita nel 2019, ha creato la necessità di professionisti per la cura della persona a domicilio, ma anche di professionisti della Care Economy in generale: istruttori di fitness e di yoga, fisioterapisti e professionisti che trascrivono i referti medici registrati.

PMI e digitalizzazione: ancora lontani da una diffusione soddisfacente

digitalizzazione

Imprese e ICT: l’indagine dell’ISTAT tra giugno e agosto 2020 I risultati dell’indagine ISTAT cha ha analizzato il rapporto tra le imprese italiane con almeno 10 dipendenti e l’ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) rileva ottime performance per le grandi imprese, più basse per le PMI. L’indagine ha misurato il livello di digitalizzazione di 20.034 aziende italiane tramite il Digital intensità index, che raggruppa 12 indicatori tecnologici. Tra gli indicatori: velocità di download della connessione almeno pari a 30 Mbit/s, internet per almeno il 50% dei dipendenti, utilizzo di software ERP, utilizzo di software CRM. I quesiti online comprendono la fatturazione elettronica, le vendite online, l’assunzione di specialisti ICT e l’analisi di big data.   Digitalizzazione: le tecnologie variano in base alle dimensioni aziendali I dati dell’ISTAT indicano che l’82% delle aziende che hanno almeno 10 addetti hanno un livello basso o molto basso di adozione dell’ICT. In particolare, queste aziende hanno adottato 6 strumenti sui 12 considerati. Le PMI sono carenti dal punto di vista dell’adozione di specialisti in ICT , nell’utilizzo di servizi cloud e nella robotica. Le aziende che contano fino a 99 addetti utilizzano maggiori tecnologie, e in particolare hanno una velocità di connessione di almeno 30 Mbit/s, utilizzano sistemi di fatturazione elettronica e dispongono di un sito web con servizi specifici. Le grandi aziende invece, quelle che hanno almeno 100 addetti, hanno un livello medio alto di cloud, un’elevata presenza di dispositivi mobili e di computer e vedono la presenza di specialisti in ICT tra i propri addetti.   Le PMI e l’Intelligenza Artificiale in Italia: la usano 8 imprese su 100 Big Data, robotica, chatbot: tecnologie ancora poco diffuse in Italia nelle aziende con almeno 10 addetti. L’indagine ha rivelato che nel 2020, meno del 9% di queste imprese ha utilizzato grandi quantità di informazioni ottenute tramite software specifici. I settori che ne hanno fatto l‘utilizzo principale sono quelli del trasporto e magazzinaggio, poste corrieri, e costruzioni. Dati simili per l’utilizzo di robot industriali: sono presenti in circa l’8% delle imprese, e diffusi soprattutto nella metallurgia, nelle aziende che si occupano di mezzi di trasporto e di apparecchiature elettriche. I chatbot, che automatizzano e semplificano i rapporti tra l’azienda e i clienti via internet, sono utilizzati dal 7,9% delle imprese italiane con almeno 10 addetti.   Impennata delle piattaforme digitali per la ristorazione Nel 2019 è aumentata la percentuale di imprese della ristorazione e dei servizi ricettivi che hanno venduto i loro servizi tramite le piattaforme digitali. Nel 2019, infatti, il numero è salito a 99.4%& contro il 62,9 del 2018. I dati indicano inoltre che l’84,4% delle vendite via web è avvenuto su piattaforme proprie, e il 15.6% su piattaforme digitali di intermediari.

Satelliti ecosostenibili, il Giappone guarda al legno

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Dal Giappone il primo satellite di legno L’università di Kyoto, in collaborazione con la Sumitomo Forestry, ha dato il via ad un progetto sperimentale volto alla realizzazione di satelliti per lo spazio in legno. Il progetto è ancora in una fase iniziale, ma il team di ricerca ha previsto il primo lancio di questo tipo di satelliti nel 2023. I progetto è nato per tentare di porre un freno alla cosiddetta spazzatura spaziale, cioè il cumulo di detriti artificiali che gravitano nell’orbita spaziale. Oltre al Giappone, anche l’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, ha lanciato un progetto in collaborazione con ClearSpace, start up tedesca, per creare un robot in grado di recuperare i detriti spaziali e portarli alla distruzione grazie al contatto con l’atmosfera terrestre. I rischi della spazzatura spaziale Le stime indicano che in orbita vi sono circa seimila satelliti, di cui il 60% non più utilizzato, e che saranno lanciati almeno altri mille nei prossimi dieci anni. il problema di questi satelliti è che quando rientrano nell’atmosfera terrestre, bruciando rilasciano quantità di minuscole di allumina, che restano sospese nell’atmosfera e a lungo termine posso avere impatti negativi anche sull’inquinamento terrestre. Inoltre, i frammenti dei satelliti viaggiano a una velocità di circa 22.30000 mph e possono danneggiare gli oggetti che incontrano. Quali sono i pregi dei satelliti realizzati in legno? Anche se al momento si tratta soltanto di un prototipo, esiste già un nome: il primo satellite artificiale in legno si chiamerà LignoSat e sarà sviluppato con materiali di legno altamente resistenti alle condizioni atmosferiche a cui vanno incontro i satelliti spaziali, in particolare il lancio e l’orbita. Le immagini del design concettuale di LignoSat mostrano un involucro in legno dalle linee essenziali. Il legno è stato scelto perché è un materiale che non blocca e onde elettromagnetiche, per questo motivo un satellite in legno può ospitare dispositivo di controllo e antenne al proprio interno. Inoltre, il legno non lascia detriti nell’atmosfera perché quando entra in contatto con l’atmosfera terrestre si brucia completamente. Rispetto all’alluminio poi, il legno pesa fino a 7 volte di meno e isola dalle radiazioni cosmiche, che possono essere letali per i microcircuiti contenuti nei satelliti. Sumitomo Forestry, l’azienda giapponese che esiste dal 1691 Sumitomo Forestry fa parte di un gruppo giapponese fondato nel 1691 da un monaco buddista. Oggi l’azienda gestisce 1650 ettari di forte in Giappone e per il prototipo del primo satellite in legno sta lavorando a dei materiali di legno che resistano alle alte temperature e alla luce del sole.

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