I comparti

La mobilità sostenibile ai tempi del Coronavirus   A gennaio 2020, poco prima che scoppiasse la pandemia di Coronavirus anche in Italia, il gruppo internazionale Repower ha tracciato l’andamento del mercato della mobilità sostenibile a livello globale. I dati sono stati resi pubblici da poco e le cifre parlano di un settore in piena crescita, in particolare per le auto elettriche e quelle ibride. Ma allo stesso tempo, come ha evidenziato l’analisi della società di consulenza Deloitte, l’impatto del Coronavirus è stato negativo soprattutto nel breve periodo a causa degli eventi di settore annullati e della crisi di liquidità. La crescita delle auto elettriche nel mondo Secondo i dati di Repower, in Italia la vendita di auto elettriche a gennaio 2020 è stata superiore del 586.6% rispetto al gennaio dell’anno precedente. La vendita di auto ibride, composte cioè da una parte elettrica e un motore a benzina, supera dell’82% le vendite di gennaio 2019 e le due categorie insieme si piazzano davanti al settore delle auto a benzina e di quelle diesel, che perdono rispettivamente il 3% e il 23% del volume di vendite. In Italia sono in aumento anche le colonnine per la ricarica e la presenza di altre forme di mobilità sostenibile, come la condivisone di auto, scooter e biciclette. Nel mondo, invece, le auto elettriche superano i 5 milioni di unità, con la Germania al primo posto in Europa. L’impatto del Coronavirus sulla produzione di auto elettriche D’altro canto, le analisi di Deloitte hanno evidenziato un arresto nel settore delle auto elettriche a causa dell’emergenza Coronavirus. La necessità di fa ripartire le industrie ha causato dei ritardi nelle normative per ridurre le emissioni di CO2, a beneficio del settore automotive di auto a benzina e diesel. Nonostante l’aumento delle vendite di auto elettriche poi, nel breve termine questo settore ha subito il blocco della produzione di componenti elettrici e batterie in Asia. Tutti i Paesi si stanno spostando verso una sempre maggiore presenza di auto elettriche, ma si tratta di piani a lungo termine, che hanno bisogno di investimento e di tecnologie che sono al momento incompatibili con le misure d’emergenza prese dai governi a livello mondiale per far ripartire le rispettive economie.

Pavimenti tessili: non solo moquette Fino a pochi anni fa, la definizione di pavimenti tessili comprendeva soltanto la moquette. Oggi invece le fibre tessili per il settore flooring comprendono svariate tipologie di pavimentazione e dopo un periodo di oblio sono tornate alla ribalta grazie alla praticità, alle possibilità di arredo e di personalizzazione e alle innovazioni tecnologiche. Per quali ambienti sono indicati i pavimenti tessili? I pavimenti tessili sono ideali per i luoghi di lavoro, le strutture ricettive, le abitazioni, le fiere e gli stand e in generale per tutti i luoghi in cui è necessario il comfort, la praticità e la semplicità di manutenzione. I pavimenti tessili comprendono sia le moquette che le piastrelle tessili e possono dare vita a infinite combinazioni di colori, tessuti e forme per offrire il massimo della versatilità e della personalizzazione in tutti gli ambienti. Grazie alla loro facilità di posa e di rimodulazione, sono ideali per delimitare gli spazi anche in vista di successive rinnovazioni dell’ambiente. Sono indicati inoltre per ricoprire pavimenti danneggiati o usurati. La manutenzione dei pavimenti tessili Le nuove tecnologie di produzione dei pavimenti tessili sfatano il luogo comune che vede le moquette come ricettacolo di polvere. Infatti, molte pavimentazioni tessili hanno speciali rivestimenti antipolvere e trattamenti antimacchia che ne rendono l’igiene simile a quella di altre superfici come la ceramica. Per la pulizia giornaliera è sufficiente un buon aspirapolvere e l’utilizzo dei detergenti specifici. I nuovi pavimenti tessili sono leggeri, mantengono il colore nel tempo e sono inoltre resistenti a urti e calpestii. I vantaggi delle pavimentazioni tessili I pavimenti tessili di ultima generazione offrono isolamento acustico e fonoassorbenza superiori: un buon pavimento tessile supera i 30dB di isolamento. Le fibre, poi, possono essere completamente vegetali, come le fibre di cocco, o sintetiche e riciclabili, come la poliammide, e per questo anche ecologiche. Sono termoisolanti e pertanto possono migliorare l’efficienza energetica di un edificio e sono in grado inoltre di trattenere una parte delle polveri sottili più fini, prevenendo quindi problemi respiratori e cardiovascolari. Sono anche sicure, poiché realizzate con tessuti ignifughi, e permettono di assorbire e di bloccare la maggior parte dello sporco nelle zone comuni di uffici, hotel e condomini.

Pick and Place: alleati dell’uomo nella logistica I pick and place sono sistemi automatizzati, utilizzati in molti settori della produzione industriale. Il termine deriva dall’inglese e letteralmente significa “preleva e posiziona”: si tratta quindi di robot progettati per eseguire dei movimenti specifici in modo automatico, veloce e preciso, secondo un ciclo ripetuto. La diffusione dei sistemi di pick and place è in crescita in molti settori industriali italiani, tra cui il settore cosmetico e farmaceutico, dove è molto richiesta la movimentazione di componenti leggeri, e in quello elettronico, meccanico e food. Come funzionano i sistemi di pick and place? In genere, questi macchinari hanno una struttura fissa che si colloca su due nastri trasportatori che avanzano in parallelo. Da un lato ci sono gli elementi da raccogliere, dall’altro l’elemento su cui vanno posizionati. L’intervento del robot è coadiuvato da sensori e da telecamere che rilevano in ogni momento la posizione, la velocità di scorrimento e la direzione degli elementi su entrambi i nastri, individuandone inoltre molte altre caratteristiche come ad esempio la forma, il colore e la disposizione. Questi dati vengono elaborati e combinati in tempo reale per consentire operazioni precise e rapide. In base al sistema produttivo in cui è utilizzato il macchinario, i terminali hanno diverse forme e diverse funzioni. Nel settore logistico, ad esempio, permettono di prelevare e di posizionare i prodotti nei cartoni di imballaggio. I vantaggi dei sistemi pick and place per la catena di distribuzione italiana La supply chain, in italiano catena di distribuzione, è l’insieme di persone e di processi aziendali che permette il funzionamento di un’azienda. È composta da vari passaggi che portano al servizio o al prodotto finito. In molte fasi di questa catena, i sistemi di pick and place si rivelano indispensabili per ottenere tempi di lavoro più rapidi e per abbassare i costi del lavoro. Questo perché i macchinari premettono di svolgere funzioni ripetute in modo molto più uniforme, veloce e preciso rispetto al lavoro umano, sia per quanto riguarda lavori in cui è necessaria la massima attenzione, come ad esempio il confezionamento di prodotti delicati, sia per lavori pesanti, come lo spostamento e l’imballaggio di elementi ingombranti. Il risultato è un flusso di lavoro costante, che è indipendente dai turni di lavoro, con un conseguente aumento sia della produzione che dei profitti aziendali.

Esoscheletri: i robot che sostengono l’uomo   Il primo prototipo di esoscheletro che funzionava con aria compressa fu progettato e realizzato alla fine del 1800 da Nichola Yagn, un inventore russo. Ma bisognerà aspettare il 1960 per vedere i primi modelli più leggeri e soprattutto più piccoli: il progresso tecnologico ne ha permesso lo sviluppo in campo militare e soltanto di recente gli esoscheletri sono diventati un valido aiuto anche per il lavoro. Oggi gli esoscheletri rappresentano un valido supporto per coadiuvare l’uomo, assisterne i movimenti e specialmente potenziare le capacità fisiche umane in vari settori: militare, riabilitativo, lavorativo. Come sono fatti gli esoscheletri? Gli esoscheletri sono robot ideati e progettati grazie all’ingegneria cibernetica e alla robotica biomedica. Sono strutture robotiche di vario tipo, che si applicano sul corpo, ad esempio sulle gambe, sulle spalle o sulle braccia, con effetti in base all’obiettivo da ottenere. Gli esoscheletri realizzati in campo riabilitativo, ad esempio, permettono ai paraplegici o a tetraplegici di camminare autonomamente o con l’ausilio di stampelle. Quelli applicati in campo lavorativo permettono invece di svolgere con meno fatica lavori ripetitivi o di sollevare carichi pesanti con minore sforzo, rendendo il lavoro più efficiente e proteggendo la struttura muscolare e le ossa dai danni che possono derivare da azioni faticose e ripetute. Gli esoscheletri potenziano le capacità fisiche, possono funzionare in modo passivo, seguendo i movimenti degli arti e adattandosi per alleggerire il carico, oppure in modo attivo, con motori o batterie. Tecnologie in crescita Con l’aumento dell’età media dei lavoratori attivi e la necessità di rendere i processi produttivi sempre più efficienti, gli esoscheletri stanno avendo una grande crescita, con una vendita di almeno 7.000 pezzi soltanto nel settore manifatturiero. I tassi di crescita previsti per il 2024 superano il 50% e le previsioni per il 2020 stimano la produzione di almeno 10.000 unità, divisi tra il settore industriale e quello militare. L’esoscheletro negli ambienti di lavoro Anche se molti compiti, in particolare quelli ripetitivi, sono stati affidati ai robot e ai cobot, vi sono mansioni che possono essere svolte soltanto dagli esseri umani: è per queste attività che gli esoscheletri sono molto validi. Permettono infatti di effettuare operazioni ripetute, di sollevare pesi con sforzi e sollecitazioni minori, di distribuire carichi in modo più equilibrato, sostenendo tutta la struttura muscolare e ossea e soprattutto prevenendo infortuni ed eventuali patologie degenerative: si tratta pertanto di strumenti che in grado di apportare un beneficio sociale. Gli studi e le sperimentazioni sugli esoscheletri negli ambienti di lavoro si stanno concentrando particolare sul settore dell’automotive e sulle catene di montaggio in generale. Quali sono i vantaggi degli esoscheletri per i lavoratori? In questo campo sono notevoli i progressi, sia da parte di start- up che di aziende leader. Vi sono molti benefici nell’utilizzo degli esoscheletri per il lavoro. Come abbiamo scritto, tra questi, vi è la riduzione dell’affaticamento, il miglioramento della qualità del lavoro e la possibilità di svolgere lavori di precisone in modo più veloce. I settori in cui gli esoscheletri sono più utilizzati comprendono, oltre al già citato automotive, anche una crescita interessante nei comparti agricoltura ed edilizia.

Cobot: i robot che lavorano con l’uomo I cobot furono inventati nel 1996 da due professori della Northwestern University, in Illinois; il primo cobot, UR5, è stato prodotto nel 2008 dalla multinazionale Universal Robots. Oggi i cobot stanno diventando sempre più presenti nelle filiere produttive di tutto il mondo, affiancando il lavoro degli esseri umani nei settori più vari, dalle industrie agroalimentari al metallurgico fino alle aziende di elettronica. Che cosa è un cobot? Ma che cosa vuol dire “cobot” e da dove nasce? Il termine è una contrazione dell’inglese collaborative robot, robot collaborativi, appunto. I cobot, da non confondere con i robot umanoidi, sono robot ideati per lavorare a contatto e in sinergia con l’uomo, interagendo in uno spazio di lavoro comune. In seguito a questa definizione è evidente la differenza con i robot tradizionali, che per lavorare hanno bisogno di una separazione fisica e di spazi propri, in genere protetti da gabbie e barriere e creati per agire autonomamente. Ma non sono queste le uniche differenze. Come sono fatti i cobot? I cobot più diffusi sono bracci meccanici leggeri e compatti, con vari assi di rotazione, che ne permettono la massima flessibilità. Per le operazioni specifiche da compiere, il braccio ha un modulo terminale che permette ad esempio di avvitare, imballare, posizionare e saldare. I cobot funzionano tramite un software di programmazione. Le caratteristiche dei cobot I cobot sono progettati per interagire con operatori umani, con cui condividono mansioni e spazi di lavoro: per questo motivo hanno sensori e telecamere che ne consentono il rallentamento o l’arresto in caso di contatto, inoltre, sono progettati per imparare dall’esperienza durante il lavoro al fine di migliorare l’efficienza produttiva. Possono essere riprogrammati in modo molto rapido da un operatore per passare da un compito all’altro e per spostarsi secondo un percorso predefinito; cambiando il modulo terminale alla fine del braccio è possibile svolgere vari tipo di attività senza interruzioni. Hanno peso e dimensioni contenute e spesso sono usati in affiancamento anche ai robot tradizionali, che svolgono invece lavori ripetitivi e automatizzati. I vantaggi dei Cobot Gli studi in questo campo hanno indicato che l’utilizzo dei cobot in azienda presenta diversi vantaggi. In particolare, a fronte di un investimento variabile, è possibile aumentare la produttività fino all’85% rispetto alla produzione manuale. Inoltre, grazie al fatto che possono essere programmati da un operare interno all’azienda dopo un semplice training, si risparmiano anche i costi dedicati a consulenze e interventi esterni. La loro flessibilità permette poi di svolgere varie attività diverse senza interrompere il processo produttivo e anche dal punto di vista della sicurezza ci sono buone notizie: i cobot delle aziende leader infatti, hanno dei sensori nativi che ne permettono l’utilizzo senza barriere di protezione nell’80% dei casi. Cobot e sicurezza: che cosa dice la legge? La norma EN ISO 10218 e la specifica ISO/TS 15066 stabiliscono i parametri di sicurezza per i cobot, stabilendo anche i parametri di rischio da valutare. In Italia i cobot superano le 9.700 unità e il governo ha previsto degli incentivi per il loro utilizzo, tra cui un iperammortamento e agevolazioni fiscali.

AI, 3D, Medical IOT: la tecnologia al servizio della sanità Lo sviluppo crescente delle tecnologie informatiche sta diventando sempre più importante per l’assistenza sanitaria in termini di rapidità di diagnosi, velocità nell’analisi dei dati e possibilità di avere informazioni a distanza. L’Intelligenza artificiale, la stampa 3D e l’IOT, l’Internet of Things applicata al settore medico, stanno diventando realtà sempre più concrete e secondo gli esperti diventeranno presto tecnologie al servizio del settore sanitario. I vantaggi dell’Intelligenza Artificiale per i flussi di lavoro e le diagnosi mediche L’accuratezza dei programmi di intelligenza artificiale applicati ai sistemi di diagnosi si rivela spesso maggiormente precisa rispetto all’analisi dei medici, oltre che più veloce. Alcune ricerche sperimentali hanno dimostrato ad esempio un’affidabilità del 99% nelle diagnosi delle mammografie da parte di un programma di AI: basti pensare che l’errore umano in queste diagnosi è del 50%. L’analisi è anche più veloce: fino a 30 volte in più, grazie al fatto che gli algoritmi di AI elaborano una grande quantità di dati in modo molto più rapido. Questa velocità di calcolo e la possibilità di immagazzinare database estesi permette inoltre ai programmi di intelligenza artificiale di offrire ai dottori una grande quantità di informazioni in poco tempo e di collegarle alle cartelle cliniche dei pazienti. La Medical Internet of Things e la realtà aumentata La connessione tra gli oggetti di uso quotidiano, come elettrodomestici, abiti e dispositivi elettronici, è già realtà, ma ora sta diventando cruciale anche per il settore sanitario. Ad esempio, è possibile applicarla ai dispositivi sanitari come i pacemaker, o può essere utile per la terapia farmacologica degli anziani e per la telemedicina, permettendo accurate visite a distanza oppure vere e proprie analisi, così come fare checkup a organi, muscoli e ossa in modo dettagliato senza interventi chirurgici grazie alla realtà aumentata. I rischi connessi alla sicurezza e alla pirateria informatica Lo sviluppo crescente delle tecnologie informatiche al servizio medico va di pari passo con i rischi legati alla pirateria e alla sicurezza digitale. I dispositivi, infatti, sebbene sempre più efficienti, devono essere costantemente aggiornati per non essere esposti ad attacchi di pirateria informatica. Tra le tecnologie per codificare i dati dei dispositivi medici IOT di casa e proteggerli ricordiamo la VPN, una rete privata virtuale che permette di rendere le comunicazioni private e quindi di non accedere ai dati da parte di terzi. Gli studi statistici indicano che entro il 2040 l’aspettativa di vita in tutto il mondo aumenterà di oltre 4 anni, e perciò è fondamentale già da ora affiancare lo sviluppo della tecnologia informatica nel settore sanitario con i sistemi di sicurezza.

Pulire e disinfettare durante l’emergenza COVID Pulire e disinfettare gli oggetti e gli ambienti è una necessità in tutte le situazioni, ma in tempi di emergenza COVID è ancora più necessario, se non obbligatorio, procedere alla sanificazione delle superfici, sia negli ambienti pubblici che in quelli privati. Si parla molto dell’obbligo di pulizia, di igiene, del lavaggio, ma è bene distinguere tra pulizia, disinfezione e sanificazione, e capire quali sono le specifiche della circolare ministeriale del Ministero della Salute. La raccomandazione del Ministero della Salute per la pulizia La Circolare Ministeriale 0005443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute, riprendendo le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha stilato una serie di raccomandazioni per la pulizia in ambienti sanitari e non sanitari. Per quanto riguarda l’ambiente non sanitario, quindi ad esempio ospedali e studi medici, alcuni studi hanno indicato che il virus del COVID 19 permane sulle superfici anche fino a 9 ore, e anche se non sono state dimostrate contaminazioni di questo tipo, è necessario procedere alla loro inattivazione tramite la disinfezione. Questa avviene utilizzando in particolare i disinfettanti a base di perossido di idrogeno (0.5%), ipoclorito di sodio, etanolo (62-71%) (0,1% – 0,5%). Per ciò che riguarda gli ambienti non sanitari, come teatri, scuole, mezzi di trasporto, le linee della circolare consigliano di pulire tutti gli ambienti con detergente e acqua e poi di utilizzare detergenti a base di ipoclorito di sodio dopo la fase di pulizia. Pulizia, disinfezione, sanificazione: quali sono le differenze? La pulizia di una superficie, di un oggetto o di un ambiente riguarda la rimozione di polvere e sporcizia. La disinfezione degli ambienti è un insieme di attività che ha lo scopo di rendere inattivi o di distruggere i microrganismi patogeni. La sanificazione è un insieme di processi e attività che riguardano la pulizia, la disifensazne e la disinfezione degli ambienti, e può comprender anche il miglioramento in termini di temperatura, umidità, rumore, illuminazione. Come si esegue una corretta pulizia delle superfici? La pulizia è la fase primaria della disinfezione e della sanificazione di superfici, ambienti e oggetti. Consiste nel rimuovere tutta la sporcizia visibile dalle superfici, con acqua e se serve anche con il detergente. Come si esegue la disinfezione delle superfici? Dopo la pulizia si può eseguire la disinfezione di oggetti e superfici con prodotti specifici classificati come “Presidio-Medico-Chirurgico”. Questi detergenti, autorizzati dal Ministero della Salute, garantiscono l’eliminazione fino al 99.9% dei microrganismi, cioè virus, batteri e funghi. In base alle istruzioni di utilizzo, il detergente si può diluire in acqua o utilizzato puro, e poi risciacquato. Dopo l’utilizzo, si asciuga con un panno diverso da quello usato per la pulizia e si lascia arieggiare la superficie. Come si esegue la sanificazione delle superfici? La sanificazione comprende, se previsto, anche la disinfestazione, o la derattizzazione. Anche in questo caso è necessario utilizzare i prodotti specifici e previsti per l’uso e attenersi alle istruzioni.

AI e automazione: tecnologie in crescita per la sicurezza delle aziende Gli esperti di cybersecurity concordano sull’importanza crescente dell’intelligenza artificiale per la sicurezza informatica. Gli studi confermano in effetti un aumento degli investimenti in questo settore e in quello dell’automazione da parte delle aziende: il 41% delle aziende utilizza infatti l’automazione e l’A.I. in progetti pilota e il 42% se ne sta occupando in modo attivo. Quali sono i principali vantaggi dell’applicazione di queste due tecnologie per contrastare i rischi informatici? Gli addetti ai lavori, dai CEO di aziende per la sicurezza ai responsabili in azienda per questi settori, hanno concordato sul fatto che automazione e A.I., e in particolare il machine learning, sono preziosi per alleggerire la mole di dati da controllare, sgravando così il lavoro umano e permettendo agli specialisti di dedicarsi a compiti di analisi e strategici. Intelligenza Artificiale e automazione: i campi di applicazione nella sfida alla sicurezza Furti di identità e attacchi malware sono le principali minacce in cui queste tecnologie possono portare benefici. In particolare, è possibile analizzare in tempi rapidi grandi quantità di dati, ad esempio il numero di accessi, chi li ha effettuati, le specifiche dei download: tutti dati che possono essere ottenuti in automatico, minimizzando i falsi allarmi e alleggerendo il lavoro degli esperti e delle risorse umane. L’intelligenza artificiale permette di ridurre il cosiddetto time-to-discovery, cioè il tempo in cui si individua una violazione, grazie al fatto che si evidenziano più velocemente i comportamenti insoliti da parte degli utenti. IA e automazione: e gli umani? I reparti di IT interni alle aziende e i consulenti esterni possono avere grandi benefici dalla velocità di processazione dei dati offerta da queste tecnologie, ma perché funzionino al meglio è necessario l’intervento umano. In particolare, il machine learning ha bisogno di essere interpretato da un essere umano, che sa attribuire il giusto significato ai risultati offerti dalle macchine. Gli esperti concordano nell’affermare che queste tecnologie sono sempre più indispensabili per proteggere in modo più efficiente i sistemi informatici, ma resteranno fondamentali attività prettamente umane come il pensiero creativo e quello logico per utilizzare queste tecnologie, per migliorarle e per contrastare di conseguenza le minacce degli hacker. Anche gli hacker utilizzano l’intelligenza artificiale Così come per la protezione informatica queste tecnologie saranno sempre più utilizzate anche dagli hacker per rendere i loro attacchi più pericolosi. Gli esperti confermano infatti che queste tecnologie permettono di analizzare più rapidamente i modelli comportamentali e le difese informatiche. Anche in questo caso, però, il machine learning ha bisogno di un lungo periodo di apprendimento per diventare davvero efficace. Si tratta di una sfida che obbliga gli esperti di sicurezza a lavorare a soluzioni più strategiche e a rendere più veloci i tempi di risposta degli incidenti legati alla sicurezza informatica.

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