Cobot: i robot che lavorano con l’uomo

Cobot. Collega dell'uomo

Cobot: i robot che lavorano con l’uomo

I cobot furono inventati nel 1996 da due professori della Northwestern University, in Illinois; il primo cobot, UR5, è stato prodotto nel 2008 dalla multinazionale Universal Robots. Oggi i cobot stanno diventando sempre più presenti nelle filiere produttive di tutto il mondo, affiancando il lavoro degli esseri umani nei settori più vari, dalle industrie agroalimentari al metallurgico fino alle aziende di elettronica.

Che cosa è un cobot?

Ma che cosa vuol dire “cobot” e da dove nasce? Il termine è una contrazione dell’inglese collaborative robot, robot collaborativi, appunto.
I cobot, da non confondere con i robot umanoidi, sono robot ideati per lavorare a contatto e in sinergia con l’uomo, interagendo in uno spazio di lavoro comune. In seguito a questa definizione è evidente la differenza con i robot tradizionali, che per lavorare hanno bisogno di una separazione fisica e di spazi propri, in genere protetti da gabbie e barriere e creati per agire autonomamente. Ma non sono queste le uniche differenze.

Come sono fatti i cobot?

I cobot più diffusi sono bracci meccanici leggeri e compatti, con vari assi di rotazione, che ne permettono la massima flessibilità. Per le operazioni specifiche da compiere, il braccio ha un modulo terminale che permette ad esempio di avvitare, imballare, posizionare e saldare. I cobot funzionano tramite un software di programmazione.

Le caratteristiche dei cobot

  • I cobot sono progettati per interagire con operatori umani, con cui condividono mansioni e spazi di lavoro: per questo motivo hanno sensori e telecamere che ne consentono il rallentamento o l’arresto in caso di contatto, inoltre, sono progettati per imparare dall’esperienza durante il lavoro al fine di migliorare l’efficienza produttiva.
  • Possono essere riprogrammati in modo molto rapido da un operatore per passare da un compito all’altro e per spostarsi secondo un percorso predefinito; cambiando il modulo terminale alla fine del braccio è possibile svolgere vari tipo di attività senza interruzioni.
  • Hanno peso e dimensioni contenute e spesso sono usati in affiancamento anche ai robot tradizionali, che svolgono invece lavori ripetitivi e automatizzati.

I vantaggi dei Cobot

Gli studi in questo campo hanno indicato che l’utilizzo dei cobot in azienda presenta diversi vantaggi.
In particolare, a fronte di un investimento variabile, è possibile aumentare la produttività fino all’85% rispetto alla produzione manuale. Inoltre, grazie al fatto che possono essere programmati da un operare interno all’azienda dopo un semplice training, si risparmiano anche i costi dedicati a consulenze e interventi esterni. La loro flessibilità permette poi di svolgere varie attività diverse senza interrompere il processo produttivo e anche dal punto di vista della sicurezza ci sono buone notizie: i cobot delle aziende leader infatti, hanno dei sensori nativi che ne permettono l’utilizzo senza barriere di protezione nell’80% dei casi.

Cobot e sicurezza: che cosa dice la legge?

La norma EN ISO 10218 e la specifica ISO/TS 15066 stabiliscono i parametri di sicurezza per i cobot, stabilendo anche i parametri di rischio da valutare.
In Italia i cobot superano le 9.700 unità e il governo ha previsto degli incentivi per il loro utilizzo, tra cui un iperammortamento e agevolazioni fiscali.

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