Automazione per tutti: la rivoluzione low-code arriva in fabbrica

Per decenni l’automazione industriale è rimasta nelle mani di pochi: ingegneri altamente specializzati, programmatori PLC, system integrator. Ma oggi, una nuova ondata tecnologica sta democratizzando il modo in cui si progetta e si gestisce un impianto: si chiama low-code/no-code ed è una vera e propria rivoluzione silenziosa che promette più agilità, più autonomia e meno dipendenza da competenze costose e difficili da rintracciare sul mercato. Cos’è il low-code/no-code nell’automazione? Nel mondo IT, il low-code e il no-code sono già realtà consolidate, si tratta sostanzialmente di piattaforme che permettono di sviluppare software e applicazioni trascinando blocchi grafici, senza scrivere (o quasi) una riga di codice. In ambito industriale, il principio è lo stesso: semplificare e accelerare la programmazione di impianti, interfacce HMI (uomo – macchina), logiche di processo e persino robot. Con questi strumenti, anche tecnici con background meccanico o elettrico possono configurare sequenze di automazione, creare dashboard o modificare flussi produttivi senza dover padroneggiare linguaggi complessi come ladder, ST o SCL. Dove si applica? Le piattaforme low-code e no-code stanno trovando applicazione in diversi ambiti dell’automazione industriale, semplificando attività che fino a poco tempo fa richiedevano l’intervento di programmatori esperti. Una delle aree in cui si stanno diffondendo maggiormente è la configurazione di PLC e controllori, dove strumenti visuali permettono di definire logiche di funzionamento anche complesse con pochi clic, senza scrivere codice. Un altro campo in forte evoluzione è la creazione di interfacce uomo-macchina (HMI): grazie a editor grafici intuitivi, è possibile progettare dashboard interattive, pannelli di controllo e visualizzazioni personalizzate anche da parte di tecnici non specializzati in sviluppo software. Queste piattaforme giocano un ruolo chiave anche nell’integrazione tra dispositivi OT (Operational Technology) – come sensori, attuatori, macchine – e sistemi IT e cloud, rendendo molto più agevole il passaggio di dati tra la fabbrica fisica e i livelli gestionali e analitici. Inoltre, il low-code si sta affermando nelle attività di test, calibrazione e controllo qualità, dove è possibile automatizzare sequenze di operazioni standard, ridurre errori e migliorare la ripetibilità dei processi. Anche la robotica collaborativa e la movimentazione automatizzata stanno beneficiando di questo approccio: programmare un cobot o configurare il percorso di un AGV può avvenire tramite interfacce semplificate, pensate per essere usate anche direttamente in linea di produzione. Esempi concreti L’applicazione del paradigma low-code/no-code in ambito industriale è già da qualche tempo una realtà tangibile in molte fabbriche e linee di produzione. In alcuni contesti produttivi, ad esempio, sono già operativi sistemi che consentono ai responsabili di linea di creare in autonomia dashboard personalizzate per il monitoraggio della produzione, oppure di impostare notifiche e avvisi in tempo reale legati al funzionamento degli impianti. Tutto questo senza passare dal reparto IT, grazie a interfacce visuali intuitive e accessibili anche da tablet o dispositivi edge. Un vantaggio dal punto di vista dei tempi, ma anche dei risultati dal momento che spesso si riesce a bypassare quella difficoltà di comunicazione che caratterizza il rapporto tra i reparti OT e IT. In altri casi, si stanno diffondendo strumenti che permettono di costruire interfacce uomo-macchina (HMI) completamente interattive e responsive attraverso semplici operazioni drag-and-drop, senza scrivere neanche una riga di codice HTML o JavaScript. Questo consente agli operatori di adattare rapidamente la visualizzazione dei parametri di processo o l’organizzazione delle schermate in funzione delle esigenze della linea. Non mancano poi le soluzioni che adottano un approccio modulare e app-based: qui, il tecnico può configurare assi elettrici, sensori o dispositivi di controllo semplicemente scaricando moduli software e collegandoli visivamente. Il processo è simile a quello che avviene quando si installano e combinano applicazioni su uno smartphone, con la differenza che qui si automatizza una linea di produzione. I vantaggi chiave L’adozione di queste tecnologie porta con sé una serie di benefici misurabili. Primo fra tutti, la riduzione significativa dei tempi di sviluppo e messa in servizio degli impianti, che in alcuni casi può arrivare fino al 50%. Ma non solo: l’approccio low-code/no-code apre le porte a team meno specializzati, rendendo possibile l’automazione anche per aziende di piccole o medie dimensioni che non dispongono di programmatori dedicati. Un altro vantaggio strategico riguarda la maggiore autonomia operativa: gli operatori o i manutentori possono modificare logiche, aggiornare processi o intervenire sui flussi direttamente, senza dover riscrivere codice. Questo si traduce in una maggiore flessibilità e capacità di adattamento ai cambiamenti di produzione. Infine, questi strumenti contribuiscono a una migliore integrazione tra il mondo IT e OT: le interfacce visuali e gli ambienti semplificati favoriscono una collaborazione più fluida tra chi gestisce i sistemi informativi e chi opera sulle macchine. Limiti (ma in evoluzione) Nonostante le promesse, è bene non cadere nell’errore di pensare che il low-code/no-code possa sostituire del tutto la programmazione tradizionale. In impianti molto complessi, con logiche articolate o elevate esigenze di personalizzazione, l’intervento di esperti programmatori resta essenziale. Come tutti i grandi supermercati anche quelli del coding offrono prodotti standardizzati, più economici e facili da utilizzare, ma probabilmente meno precisi e taylor made, caratteristiche solitamente molto apprezzate per esempio nella meccanica di precisione e in tutti quei settori dove la differenza la fanno i piccoli dettagli. Proprio per questo sta emergendo un modello ibrido, in cui le attività più standardizzate o visive vengono gestite con strumenti semplificati, lasciando agli specialisti lo sviluppo di codice avanzato solo dove realmente necessario. Per finire Il low-code/no-code non è una semplice moda passeggera, ma una trasformazione culturale e tecnologica profonda. Sposta l’automazione fuori dalla cerchia ristretta degli sviluppatori e la mette a disposizione di chi vive quotidianamente il processo produttivo. In un mondo industriale che richiede sempre più flessibilità, rapidità di risposta e resilienza, questa democratizzazione degli strumenti di automazione rappresenta un passo decisivo verso la fabbrica intelligente, in cui ogni attore può contribuire attivamente all’innovazione.
Le camere bianche, fondamentali per la produzione attuale, garantiscono aria purissima e contaminazione sotto controllo

Le camere bianche, anche chiamate cleanroom, sono ambienti chiusi a contaminazione controllata in cui l’aria risulta estremamente pura e dove la presenza di particelle è limitata. All’interno di una camera bianca è attivo un controllo costante su temperatura, umidità e pressione per la stabilità delle condizioni ambientali e sono in vigore procedure rigorose: tutto è finalizzato a evitare l’introduzione di particelle estranee e quindi escludere i problemi di pulizia che potrebbero insorgere in diversi processi e lavorazioni. Insieme alle innovazioni tecnologiche e alle tendenze del momento, le camere bianche risultano tra le principali tematiche di Parts2clean, la principale fiera internazionale per la pulizia di componenti e superfici industriali, in programma dal 7 al 9 ottobre 2025 a Stoccarda. L’importanza di questi locali, con elevatissimi standard di controllo e pulizia, è racchiusa nella fase produttiva dei settori elettronico, alimentare, farmaceutico, automobilistico, ottico, etc. A cosa servono le camere bianche? Qual è la loro funzione? Le camere bianche sono luoghi ipercontrollati in cui l’aria, rispetto a quella normale che viene respirata, risulta più pulita in un ordine compreso tra 10.000 e 50.000 volte. È un luogo dove avvengono operazioni di dettaglio cruciali. Si pensi ad esempio ai microchip. Questi ultimi sono costituiti da componenti migliaia di volte più piccoli di una particella di polvere, che può andare a coprirli, danneggiarli e creare cortocircuiti nel sistema. O ancora alla produzione di farmaci e alla purezza e alla qualità che le case farmaceutiche devono garantire verso l’utente finale, evitando qualsiasi tipo di contaminazione durante l’intero processo. Le cleanroom si prestano a molteplici usi per produrre o realizzare: Camere bianche: i sistemi di gestione e le architetture La progettazione di una camera bianca non è standardizzata, si plasma in base al campo di applicazione, al prodotto da realizzare e ad alcune linee guida. Ognuna può variare per dimensioni, configurazioni varie e per permanenza (stabile o temporanea). Cardine dell’intero apparato è il sistema di filtrazione e ventilazione che, oltre a vantare dei filtri in grado di intercettare particelle minuscole, gestisce il flusso d’aria, immesso in maniera uniforme e unidirezionale. Inoltre, nel locale la pressione dell’aria è sempre positiva, un’accortezza che blocca l’accesso di particelle presenti negli ambienti adiacenti. Non è finita. Ogni singola parte della struttura deve rispettare requisiti specifici: Operatrici e operatori in camera bianca Per garantire gli standard di igiene e sicurezza ed evitare di introdurre agenti contaminanti, gli operatori indossano un particolare equipaggiamento, costituito da tute speciali (sterilizzate o monouso), copricapi, maschere e guanti. Il personale della camera bianca, una volta preparato e vestito, deve prima passare da una doccia d’aria ad alta pressione che rimuove polvere e fibre presenti sui capi. Ovviamente, ciascuna operatrice e ciascun operatore gode di un elevato livello di formazione. La camera bianca al Parts2clean La diffusione della camera bianca è in crescita, poiché la domanda del mercato richiede processi industriali sempre più precisi e tecnologicamente avanzati. Il tema non è affatto marginale. Non a caso, sarà trattato alla prossima edizione del Parts2clean, durante il quale avrà luogo anche un apposito evento dal titolo “High Purity cleaning systems as a quality gate for the cleanroom”, in data 8 ottobre 2025.
ARIA PULITA E COMFORT CHE COS’È LA VMC E A COSA SERVE

Immagina un sistema che, silenziosamente e instancabilmente, sostituisce l’aria di casa tua in modo intelligente. Questo è il cuore della Ventilazione Meccanica Controllata (VMC): un impianto in grado di aspirare l’aria viziata dai locali e immettere quella fresca, filtrata e calibrata, senza disperdere calore. Il tutto è orchestrato da sensori che rilevano i livelli di CO₂, umidità o altri parametri, regolando automaticamente la ventilazione per garantire ambienti sempre salubri e confortevoli. Un alleato per salute, benessere ed efficienza energetica Trascorriamo quasi il 90 % del nostro tempo in spazi chiusi, in ambienti spesso sigillati e privi di ventilazione naturale. Qui l’aria può contenere fino a cinque volte più inquinanti rispetto all’esterno: VOC, polveri sottili, muffe, agenti chimici invisibili che possono influire su malattie respiratorie e benessere generale. Residenze, uffici o scuole dotati di VMC riducono drasticamente questi rischi, aumentando al contempo rendimento, concentrazione e comfort psicofisico. Il ricambio meccanico – specie nei sistemi di recupero di calore – permette di mantenere la casa calda d’inverno e fresca d’estate, evitando sprechi energetici legati all’apertura manuale delle finestre. Le bollette si abbassano, lo stress termico si attenua e l’impronta ambientale diminuisce . Come funziona davvero un impianto VMC? In un cuore VMC ci sono estrattori, ventilatori, condotti e filtri ad alta efficienza (spesso HEPA o a carboni attivi), che rimuovono polveri fini, pollini e agenti inquinanti. I sistemi più sofisticati includono scambiatori di calore o entalpici che trasferiscono energia tra l’aria in uscita e quella fresca in entrata, riducendo l’impatto sul riscaldamento o raffreddamento . Molte soluzioni moderne adottano la “ventilazione controllata su domanda” (DCV), che regola il flusso d’aria in base all’effettivo numero di occupanti o alla qualità rilevata – ad esempio dai sensori CO₂ – ottimizzando i consumi senza sacrificare la salubrità dell’aria. Per chi progetta un impianto VMC, la scelta tra una soluzione centralizzata (con un’unità unica e canalizzazioni capillari) o decentralizzata (con piccole unità indipendenti in ogni stanza) è fondamentale. Il sistema centralizzato offre controllo integrale, ottima efficienza e meno impatto visivo, ma richiede spazio e lavori strutturali. La versione decentralizzata, invece, è perfetta per edifici esistenti: si installa rapidamente, con minimo impatto estetico, e permette gestione individuale delle stanze e consumi più contenuti. In entrambi i casi, optando per un flusso d’aria doppio (immissione ed estrazione meccanica), si valorizza la resa energetica grazie al recupero termico, garantendo efficienza e salubrità. Oltre la ventilazione: verso ambienti più sani, intelligenti e sostenibili In molte abitazioni, infatti, sia di vecchia costruzione sia realizzate secondo i più recenti standard energetici, il problema dell’umidità in eccesso resta un fattore critico. Quando l’aria interna non viene ricambiata in modo regolare, si creano le condizioni ideali per la formazione di condensa, che con il tempo si traduce in macchie di muffa sulle pareti, sui soffitti o dietro gli arredi. Questo non è solo un problema estetico: la presenza di muffe può avere ripercussioni dirette sulla salute, in particolare sull’apparato respiratorio, ed è spesso collegata a sintomi allergici o a un peggioramento di condizioni preesistenti. Uno dei motivi per cui la muffa si sviluppa anche negli edifici di nuova generazione è proprio l’elevato isolamento dell’involucro edilizio. Le tecniche costruttive più avanzate puntano giustamente a ridurre le dispersioni termiche, ma di conseguenza rendono gli ambienti sempre più ermetici. Questo impedisce il naturale ricambio d’aria e favorisce l’accumulo di umidità. Aprire le finestre, soprattutto nei mesi freddi, non è sufficiente: l’aerazione è temporanea e spesso comporta dispersione di calore, con costi energetici più elevati. La Ventilazione Meccanica Controllata offre una soluzione definitiva a questo problema. Non si tratta soltanto di una tecnologia per il comfort, ma di un sistema che agisce in modo strutturale sulla salubrità degli ambienti. Grazie a un flusso continuo e regolato, la VMC espelle l’aria interna carica di umidità e immette aria fresca filtrata, riducendo il rischio di condensa e impedendo la proliferazione di muffe. Se integrata con un sistema di recupero del calore, consente inoltre di mantenere stabile la temperatura interna, senza sprechi, sfruttando l’energia termica dell’aria espulsa per preriscaldare (o raffrescare) quella in entrata. Ma i vantaggi della VMC non si fermano qui. Un ambiente ben ventilato è un ambiente più sano anche per chi soffre di allergie: i filtri presenti nei moderni impianti sono in grado di trattenere polveri sottili, pollini e acari, migliorando la qualità dell’aria e riducendo i sintomi respiratori. Inoltre, mantenendo costante la temperatura e l’umidità interna, la VMC evita la formazione di correnti d’aria e sbalzi termici, rendendo gli ambienti più confortevoli in ogni stagione. Dal punto di vista energetico, il ricambio meccanico dell’aria consente un risparmio significativo rispetto all’aerazione tradizionale. Non solo si evita la dispersione di calore causata dall’apertura di finestre e porte, ma si ottimizza anche il funzionamento degli impianti di riscaldamento e raffrescamento, con un impatto positivo sui consumi e sulle emissioni di CO₂. Questo si traduce in un beneficio concreto anche per l’ambiente. Infine, non va trascurato l’effetto che un sistema VMC ben progettato può avere sul valore dell’immobile. Una casa priva di problemi di umidità e muffa, con un impianto di ventilazione efficiente e a basso consumo, non solo è più vivibile, ma è anche più appetibile sul mercato. La presenza di una VMC viene sempre più considerata un plus da chi cerca una casa moderna, salubre ed efficiente. In definitiva, la Ventilazione Meccanica Controllata rappresenta un investimento intelligente e sostenibile. Protegge la salute di chi abita gli spazi, tutela la qualità edilizia nel tempo e contribuisce a ridurre i consumi energetici e le emissioni nocive. Non è semplicemente una scelta tecnica, ma una scelta di benessere quotidiano. Se vuoi approfondire l’aspetto tecnico, confrontare modelli specifici o valutare l’impianto ideale per il tuo ambiente, la fiera ideale è ISK-SODEX, che ogni due anni collega il settore della climatizzazione di tutto il mondo. Il prossimo appuntamento è a Istanbul, dal 22 al 25 ottobre 2025.
NOVATEC a parts2clean: innovazione e visione nel trattamento delle superfici

Da sempre impegnata nello sviluppo di soluzioni per il lavaggio industriale, NOVATEC racconta la propria esperienza e il futuro del settore nell’intervista a Raffaela Tessari, Sales & Customer Care. Parliamo della vostra azienda. Come è nata? Di cosa vi occupate esattamente rispetto al merceologico della fiera? La nostra azienda nasce ufficialmente nel 1993 a San Martino di Lupari, in provincia di Padova, grazie alla voglia di andare ad offrire, nel vero senso della parola, impianti di lavaggio di qualità anche alle piccole realtà produttive. Per anni il fondatore, Nello Franco, spinto da passione e intraprendenza, percorreva chilometri, dai paesini più sperduti del bellunese alle campagne francesi, portando personalmente le sue vasche di lavaggio ad ultrasuoni nei vari laboratori, per farle testare e vendere direttamente sul campo. Anno dopo anno, impianto dopo impianto, l’esperienza maturata e la costante ricerca di soluzioni sempre più innovative hanno trasformato quel sogno iniziale in una solida realtà: un’ azienda specializzata nella progettazione, produzione e installazione di impianti per il lavaggio e il trattamento delle superfici. Da oltre trent’anni offriamo soluzioni tecnologiche avanzate e soprattutto versatili, capaci di adattarsi sia ai diversi settori industriali che alle esigenze specifiche di ogni cliente. I nostri impianti trovano applicazione in ambiti che spaziano dall’automotive ai semiconduttori, dal medicale alla meccanica di precisione, fino all’aerospaziale, all’ottica, alla gioielleria e agli stampi. La nostra attenzione mira però anche a trovare soluzioni “ad personam” : ogni impianto è progettato su misura, per rispondere in modo preciso e specifico alle necessità di chi ci sceglie. Come si è evoluta la vostra attività nel corso degli anni? Come avete vissuto le varie fasi della trasformazione industriale e come guardate alle evoluzioni future del settore? Nel corso degli anni, la nostra attività si è evoluta in modo significativo, seguendo da vicino le trasformazioni dell’industria e anticipando le esigenze del mercato. Nel corso degli anni, la nostra attività si è evoluta in modo significativo, seguendo da vicino le trasformazioni dell’industria e cercando di anticipare le esigenze del mercato. Siamo partiti con soluzioni semplici ma efficaci, e abbiamo progressivamente integrato tecnologie sempre più avanzate, come il lavaggio ad ultrasuoni con vuoto, l’automazione dei processi. Abbiamo vissuto ogni fase della trasformazione industriale come un’opportunità: dalla meccanica tradizionale alla precisione richiesta dai settori medicale e semiconduttori, abbiamo saputo adattarci e innovare, mantenendo sempre al centro la qualità e la personalizzazione. Guardando al futuro, crediamo che la sostenibilità, la flessibilità produttiva e la continua ricerca saranno i pilastri su cui costruire il prossimo capitolo nel nostro settore. Qual è il vostro rapporto con i mercati internazionali? Siamo partiti dall’Italia, con lo sguardo rivolto oltre confine, e nel corso degli anni – anche grazie alla spinta della globalizzazione – abbiamo costruito un rapporto solido e continuativo con i mercati internazionali. Oggi siamo presenti in tutti i continenti, tranne in Antartide, con clienti in Giappone, Australia, Brasile, Canada e naturalmente in tutta Europa. La nostra rete globale è in costante evoluzione, e ci permette di portare le nostre soluzioni tecnologiche ovunque ci sia bisogno di qualità, affidabilità e personalizzazione. Una particolarità che rende unica la vostra azienda. Ci sono vari aspetti particolari che ci caratterizzano, ma senza dubbio uno degli aspetti che ci rende davvero unici è la gestione interna dell’intero processo produttivo, un valore che i nostri Clienti apprezzano profondamente Dalla progettazione allo sviluppo, dalle lavorazioni meccaniche alla costruzione degli impianti: ogni fase viene eseguita nella nostra sede di San Martino di Lupari. L’installazione e l’avviamento sono poi affidati esclusivamente ai nostri tecnici e collaboratori qualificati, garantendo continuità e competenza fino al collaudo finale. Durante tutto il percorso — dalla produzione alla consegna, e spesso anche oltre — manteniamo un rapporto diretto e flessibile con il Cliente, adattandoci alle sue esigenze e accompagnandolo con soluzioni su misura, anche quando le necessità evolvono in corso d’opera. Perché avete deciso di partecipare a p2c? Abbiamo scelto di partecipare anche quest’anno a parts2clean perché rappresenta un appuntamento altamente specializzato, interamente dedicato al tema del lavaggio industriale. È una fiera che attira visitatori competenti e realmente interessati, e per noi espositori è un’occasione preziosa per confrontarci con realtà stimolanti e all’avanguardia. Inoltre, parts2clean è diventata per noi un punto di riferimento per incontrare i nostri clienti tedeschi in un contesto professionale, familiare e perfettamente in linea con il settore. Un’opportunità per discutere di novità, raccogliere richieste o semplicemente consolidare il rapporto con un saluto cordiale. In che modo la partecipazione a p2c ha condizionato lo sviluppo della vostra attività? Parts2clean rappresenta una nicchia altamente specializzata del mondo del lavaggio industriale, soprattutto in Germania e nei paesi di lingua tedesca. Partecipare a questa fiera significa immergersi completamente in un contesto tecnico e qualificato, affrontando a volte anche la sfida di “giocare fuori casa” e superare eventuali dubbi, soprattutto da parte di chi ci conosce solo di nome e non ha ancora avuto modo di collaborare con noi. Uno dei temi più sensibili è l’assistenza post vendita, ma negli anni abbiamo dimostrato che la distanza non è un ostacolo: grazie a un’organizzazione solida e a un approccio orientato al cliente, siamo riusciti a garantire supporto puntuale e affidabile. Sotto questa luce anche la partecipazione a parts2clean ha contribuito all’obiettivo di soddisfare i Clienti, obiettivo che non è mai punto di arrivo, ma sempre un percorso da perfezionare. Una presenza così significativa e di lungo periodo a p2c ha senz’altro conosciuto momenti di particolare intensità. Potete raccontarci aneddoti che sintetizzino il vostro rapporto con la fiera e con la vivace comunità degli operatori internazionali? In tanti anni di partecipazione a parts2clean, abbiamo vissuto momenti intensi e significativi, anche se non sempre facilmente riassumibili in un singolo aneddoto. Quello che ricordiamo con piacere è il clima di scambio e collaborazione che si respira tra gli operatori internazionali: ogni edizione è un’occasione per ritrovare volti noti, stringere nuove relazioni e confrontarsi su soluzioni tecniche e sfide comuni. Ci è capitato più volte che un semplice scambio di battute allo stand si trasformasse, nel tempo, in una collaborazione solida. Quali aspettative nutrite nei
Droni nei magazzini – Inventario, ispezione e sicurezza dall’alto

Nel mondo dell’intralogistica, i magazzini stanno progressivamente cambiando prospettiva, non solo in senso figurato ma anche letterale. Sempre più spesso, infatti, si alza lo sguardo verso l’alto, dove una nuova generazione di droni autonomi sta trovando applicazioni concrete e strategiche nelle operazioni quotidiane. Dai controlli inventariali alla sicurezza, fino alle ispezioni di aree difficili da raggiungere, questi dispositivi stanno diventando strumenti fondamentali per aumentare efficienza, precisione e sicurezza. Anche perché insieme allo strumento drone stanno crescendo a supporto, una enorme quantità di tecnologie e soluzioni sempre più raffinate. COME SI ORIENTANO A differenza dei droni tradizionali progettati per l’esterno, quelli impiegati nei magazzini sono pensati per ambienti indoor complessi, dove il segnale GPS è assente e lo spazio di manovra è limitato. Per orientarsi, si affidano a tecnologie avanzate come SLAM (Simultaneous Localization and Mapping), sensori LiDAR, visione 3D e sistemi di intelligenza artificiale in grado di riconoscere codici a barre, QR code o tag RFID. In questo modo, riescono a muoversi autonomamente tra le corsie, sapendo sempre dove sono, scansionando scaffali e rilevando informazioni cruciali per la gestione del magazzino. DALL’INVENTARIO ALLA SICUREZZA L’impiego dei droni in intralogistica si concentra principalmente su tre ambiti: il controllo dell’inventario, l’ispezione strutturale e la sicurezza. Nel primo caso permettono di effettuare il conteggio delle scorte senza interrompere l’attività operativa, riducendo drasticamente il tempo necessario rispetto ai metodi tradizionali e aumentando al contempo la precisione dei dati raccolti. In termini di ispezione rappresentano, invece, un’alternativa rapida e sicura per monitorare scaffalature alte, impianti elettrici o altri elementi strutturali normalmente difficili da raggiungere, eliminando la necessità di impiegare personale su piattaforme elevabili o scale (è una funzione che svolgono molto bene anche all’aperto nel monitoraggio, per esempio, di grandi infrastrutture). Per quanto riguarda la sicurezza, alcuni magazzini utilizzano i droni per sorvegliare aree critiche, rilevare accessi non autorizzati o verificare lo stato di impianti e ambienti durante le ore notturne o nei fine settimana. CASI D’USO I casi concreti non mancano. Ci sono infatti sistemi progettati per automatizzare le operazioni inventariali in magazzini alti fino a dieci metri con risultati importanti: una riduzione dei tempi del 90% e una maggiore accuratezza, grazie all’eliminazione degli errori manuali. Anche player internazionali della GDO hanno testato l’uso di droni per svolgere inventari quotidiani, passando da operazioni che prima richiedevano settimane a semplici voli della durata di poche ore. I modelli più evoluti di droni si integrano con i sistemi gestionali di magazzino (WMS), aggiornando in tempo reale la disponibilità e la posizione delle merci. Alcuni, addirittura, operano in maniera completamente autonoma durante la notte o nei giorni di chiusura, senza interferire con le attività diurne. Oltre a leggere i dati, alcuni dispositivi sono in grado di interpretarli, rilevando anomalie come la presenza di scaffali vuoti, merci mal posizionate o codici errati, trasformandosi così in strumenti di prevenzione e controllo qualità. Anche in questo caso è fondamentale l’interoperabilità e la possibilità che le macchine parlino tra loro scambiandosi informazioni e “abilitando” il rispettivo intervento. ALCUNI LIMITI Naturalmente, esistono ancora alcuni limiti. Le batterie, seppur in costante evoluzione, garantiscono un’autonomia limitata, solitamente compresa tra i trenta e i quaranta minuti, anche se esistono già stazioni di ricarica automatica. L’investimento iniziale, tra hardware, software e infrastruttura, rappresenta, inoltre, una barriera all’ingresso, soprattutto per le realtà più piccole. Buon ultima, ma prima per importanza, la questione normativa, è infatti il caso di segnalare come sull’uso di droni in ambienti chiusi le regole non siano ancora completamente uniformi, lasciando margini di incertezza che rappresentano un enorme freno al settore e alla diffusione su larga scala. LE PROSPETTIVE Nonostante tutto, le prospettive sono promettenti. La diffusione dei droni è prevista in particolare nei magazzini verticali ad alta densità, dove le operazioni manuali risultano particolarmente complesse e rischiose. L’evoluzione delle tecnologie di bordo, l’allungamento della durata delle batterie, lo sviluppo di modelli di business più flessibili – come il noleggio o il pay-per-use – e un quadro normativo più chiaro contribuiranno a rendere questa soluzione sempre più accessibile. In conclusione, i droni autonomi stanno diventando parte integrante della trasformazione digitale dei magazzini. Rappresentano un nuovo punto di vista – letteralmente e metaforicamente – sulle operazioni logistiche, rendendole più rapide, sicure ed efficienti. In un panorama in cui la flessibilità e la resilienza sono requisiti imprescindibili, questi strumenti offrono un vantaggio competitivo tangibile e destinato a crescere.
Pavimentazioni industriali: i materiali, la gestione dello sporco e le buone pratiche

La pavimentazione industriale è una superficie sulla quale si svolgono molteplici operazioni ed è soggetta a innumerevoli sollecitazioni, sia meccaniche che chimiche. Vien da sé quanto il materiale impiegato per la sua realizzazione sia cruciale ai fini dello svolgimento delle attività. Altrettanto importante risulta la gestione dello sporco che si crea perché può causare deterioramento anticipato della superficie e dei macchinari, ma anche problemi di salute ai lavoratori. Il pavimento industriale e le principali caratteristiche La pavimentazione industriale è una superficie che viene destinata agli ambienti di lavoro e che, rispetto a quella domestica, deve presentare determinati standard e caratteristiche. Non esiste una formula univoca per la sua realizzazione, si dovrebbe ideare e progettare la superficie sulla base di una serie di fattori: funzionalità, sicurezza, resistenza, prestazioni richieste, importo di spesa e aspetto estetico. Sicuramente tra gli aspetti di cui si tiene più conto figurano la resistenza, ovvero la capacità della superficie industriale di rispondere all’usura quotidiana, soprattutto se condizionata dalla presenza di grandi macchinari e veicoli pesanti, e la longevità, allo scopo di evitare riparazioni prima del previsto. In fase posa, oltre alla voce costi dell’opera, che viene sempre tenuta in debita considerazione, è importante valutare anche il fattore estetico, soprattutto al giorno d’oggi dove l’immagine ha un impatto non indifferente sulla percezione delle persone. Disporre di una pavimentazione moderna, professionale, piacevole agli occhi può infatti influenzare la considerazione dei clienti in visita e dei fornitori, e contribuire a creare un luogo di lavoro migliore per dipendenti e collaboratori. I pavimenti industriali più diffusi La progettazione della superficie industriale dovrebbe cambiare in base alla sua vocazione. È chiaro che in un universo di situazioni (fabbriche, logistiche, magazzini, capannoni, vendita al dettaglio, etc.), diventa difficile inquadrare ogni caso, ma esistono alcuni materiali costruttivi che vengono usati con più frequenza. Lo sporco, il nemico dei pavimenti industriali In un ambiente lavorativo di ampia metratura possono accumularsi polvere, muffa, batteri, rifiuti vari che possono portare a una serie di conseguenze: dalla compromissione della salute dei dipendenti (a livello respiratorio ma non solo) alla salubrità del locale stesso, fino all’usura accelerata dei macchinari. Questo non rappresenta solo un problema di pulizia, ma anche un fattore di rischio da valutare attentamente nei documenti di sicurezza aziendale (come il DVR) o nei sistemi di autocontrollo igienico (HACCP), a seconda del settore. Macchie d’olio, grasso, carburante, residui di lavorazioni alimentari, polveri delle lavorazioni e ambientali, tracce di pneumatici, rimasugli di colla a seguito del deterioramento delle linee segnaletiche, muffe: sono queste le casistiche più frequenti che interessano le superfici industriali. Per evitare che la longevità della pavimentazione si accorci è bene affrontare il problema in modo sistematico ed efficace, procedendo a un servizio di pulizia cadenzata che eviti lo sporco e le sue stratificazioni, mediante attività meccaniche e chimiche. Ciò eviterà anche costi aziendali imprevisti che possono essere legati all’ambito della sicurezza, derivanti dagli infortuni del personale, o alle operazioni straordinarie non programmate per ripristinare lo stato originale delle superfici. Ecco come procedere: I materiali costruttivi dei pavimenti industriali sono diversi l’uno dall’altro, così come lo sono le attività eseguite all’interno e di riflesso lo sporco che si crea, quindi è bene compiere un’analisi preventiva del contesto e redigere un piano di pulizia ad hoc per ottenere la massima resa dalle operazioni di pulizia. Tale approccio dovrebbe tenere anche in considerazione i rischi specifici derivanti dall’ambiente e dalle lavorazioni svolte, come richiesto da normative vigenti in ambito di sicurezza e igiene. Un appuntamento chiave per chi desidera conoscere e approfondire le tematiche trattate è Parts2clean 2025, la principale fiera internazionale dedicata alla pulizia di componenti e superfici industriali, che si terrà a Stoccarda dal 7 al 9 ottobre.
La nuova frontiera della produzione manifatturiera: la robotica CNC (controllo numerico computerizzato)

Le lavorazioni di metallo, legno, plastica e materiali compositi con frese e torni sono giunte a un punto di svolta: le tecnologie avanzate come robotica e controllo numerico computerizzato (CNC), una volta separate e distinte tra loro, oggi convergono in un sodalizio strategico che sta ridefinendo i parametri della produzione moderna. La fusione avvenuta tra queste innovazioni, cresciute ultimamente a un ritmo esponenziale, ha dato origine alla robotica CNC e permesso di raggiungere livelli di precisione, controllo, efficienza, replicabilità e qualità delle operazioni impensabili, tanto da rendere possibile il soddisfacimento di qualsiasi richiesta. Una trasformazione epocale che investe in pieno molti settori come quello aerospaziale, edile, medico, industriale, dell’automotive, dell’artigianato cambiandone la fisionomia. L’uomo, non più fulcro del processo manuale, passa alla manutenzione, progettazione e supervisione, consegnando in un certo senso le chiavi dell’industria manifatturiera alle nuove tecnologie. La rapida evoluzione delle macchine CNC Le macchine a controllo numerico fanno parte più o meno di tutti i settori industriali. Hanno la funzione di misurare, controllare e guidare con precisione gli assi di un macchinario mediante un computer, che scandisce automaticamente i tempi, detta percorsi e stabilisce le operazioni da eseguire per la realizzazione di un determinato pezzo. Prima della comparsa delle macchine CNC, la produzione dei pezzi era affidata ai lavoratori delle fabbriche, i quali presentavano limiti in termini sia quantitativi che qualitativi. C’erano poi gli errori umani, che provocavano rallentamenti a causa delle correzioni o dei rifacimenti da effettuare, con perdite di tempo e di denaro. Le prime macchine a controllo numerico computerizzato hanno fatto la loro comparsa negli anni ’40. A tal proposito, viene riconosciuto come primo apparecchio CNC un sistema che usava schede perforate per controllare i movimenti delle macchine utensili, attraverso cui si realizzavano componenti per elicotteri. Il merito di tale invenzione è attribuito all’ingegnere aeronautico John T. Parsons. Gli anni ’60 hanno decretato la sostituzione dei primi sistemi analogici di controllo con quelli digitali, con un aumento dell’efficienza e della flessibilità delle lavorazioni. Nei decenni successivi, anni ’70 e ’80, sono comparsi i software: il processo di produzione, dall’idea fino al manufatto finito, comincia con un modello digitale realizzato con CAD (Computer-Aided Design). Lo stesso viene poi tradotto in istruzioni operative tramite software CAM (Computer-Aided Manufacturing), trasmesse al macchinario che fisicamente eseguirà il lavoro. Un altro importante sviluppo ha riguardato l’introduzione delle macchine multi-asse che, con una maggiore versatilità, hanno consentito lavorazioni su più lati di un pezzo, evitandone lo spostamento manuale, come avveniva in passato. Autonomia, precisione ed efficienza nelle lavorazioni con la robotica CNC Il confine che separava un tempo la robotica dal controllo numerico computerizzato è ormai divenuto evanescente, quasi del tutto scomparso. Le due tecnologie, al giorno d’oggi, si integrano e si sovrappongono costantemente tra loro, in modo sempre più armonico, realizzando componenti e pezzi vari in molteplici campi: Con i macchinari CNC, le diverse attività di produzione (fresature, torniture, tagli laser e stampa 3D) avevano raggiunto un livello elevatissimo di automazione, che richiedeva però l’intervento da parte dell’uomo, ad esempio per caricare o scaricare i pezzi da lavorare, per riprogrammare o semplicemente per supervisionare l’iter. Con l’integrazione della robotica al controllo numerico computerizzato, le operazioni hanno fatto un balzo in avanti: l’introduzione dei robot ha permesso di creare sistemi totalmente autonomi, oltre che efficienti, in grado di gestire i progetti dall’inizio alla fine. Da questo intreccio di caratteristiche, proprietà e capacità, ha origine la robotica CNC con sistemi intelligenti e completamente automatizzati che garantiscono un altissimo grado di precisione e replicabilità pressoché illimitata. Nello specifico, i robot eseguono innumerevoli attività: Grazie agli algoritmi di machine learning e intelligenza artificiale le macchine hanno anche la capacità di adattamento alla situazione in tempo reale, di manutenzione predittiva, di ottimizzare i processi, con un innalzamento della qualità e una riduzione al minimo degli scarti. In alcuni casi, i robot vengono dotati di utensili per le lavorazioni, trasformandosi in vere e proprie macchine CNC robotizzate. La robotica CNC, i successivi scenari ed EMO 2025 Il presente e il futuro della produzione manifatturiera si fonda sulla robotica CNC che permette tempi di consegna rapidi, personalizzazione massima, percentuale di errore quasi nulla, spazi ridotti delle postazioni. Ma altre rivoluzioni sono in corso e sono destinate a cambiare ulteriormente il comparto: ad esempio la crescente diffusione dei cobot (robot collaborativi), progettati per lavorare in sicurezza a fianco delle persone, potrà dar adito a nuovi futuristici scenari. Un punto di riferimento per approfondire questi temi e scoprire le tendenze più innovative sarà EMO 2025, la fiera leader mondiale per le tecnologie di produzione, in programma dal 22 al 26 settembre a Hannover.
Manutenzione industriale: il supporto di droni e robot mobili nelle ispezioni

La manutenzione industriale sta vivendo una trasformazione radicale grazie all’integrazione di droni e robot mobili, strumenti sempre più diffusi per ispezioni rapide, sicure e altamente efficaci. Queste tecnologie, che rientrano nell’ambito dell’Industria 4.0, permettono di ottimizzare i processi di monitoraggio degli impianti, riducendo i tempi di fermo macchina e migliorando l’efficienza complessiva delle operazioni. Droni e robot mobili: nuove frontiere per la manutenzione predittiva L’utilizzo di droni e robot mobili rappresenta un’evoluzione significativa nell’ambito della manutenzione predittiva. Questi dispositivi, equipaggiati con sensori avanzati e telecamere ad alta risoluzione, sono in grado di rilevare anomalie e difetti difficilmente individuabili con i metodi tradizionali. Droni autonomi possono sorvolare impianti industriali per eseguire ispezioni termografiche, identificare surriscaldamenti o danni strutturali, mentre i robot mobili sono in grado di operare in ambienti ostili o inaccessibili per gli operatori umani. Applicazioni pratiche: dal settore energetico all’automotive Le applicazioni di droni e robot mobili si estendono a diversi settori industriali. Nel comparto energetico, ad esempio, i droni vengono impiegati per ispezionare turbine eoliche, impianti fotovoltaici e linee elettriche, garantendo interventi tempestivi e sicuri. Nel settore automotive, invece, i robot mobili monitorano le linee di produzione, intervenendo su componenti critici e minimizzando i rischi di fermo impianto. Queste tecnologie trovano applicazione anche nell’industria petrolchimica, dov’è essenziale monitorare costantemente la condizione delle infrastrutture per prevenire guasti o incidenti. I vantaggi operativi: riduzione dei costi e maggiore sicurezza L’adozione di droni e robot mobili consente alle aziende di ridurre significativamente i costi di manutenzione, limitando la necessità di interventi manuali e prolungando la vita utile degli impianti. L’ispezione automatizzata riduce inoltre il rischio per i lavoratori, che non devono più accedere a zone pericolose o ad alta quota per effettuare controlli. Questa combinazione di efficienza e sicurezza si traduce in un vantaggio competitivo per le imprese che operano in contesti industriali complessi. Prospettive future: automazione e intelligenza artificiale Il futuro della manutenzione industriale sarà guidato dall’integrazione tra droni, robot mobili e intelligenza artificiale. Questi dispositivi, grazie all’AI, analizzeranno i dati in tempo reale, anticipando guasti e suggerendo interventi preventivi. L’obiettivo è una manutenzione automatizzata e predittiva, che migliora efficienza e riduce i costi, ridefinendo i processi industriali. In conclusione, l’integrazione di droni e robot mobili nelle attività di manutenzione industriale rappresenta una delle innovazioni più rilevanti per il settore manifatturiero e oltre. L’adozione di queste tecnologie non solo migliora la produttività e riduce i costi, ma apre la strada a nuovi modelli operativi basati sull’automazione e sulla predittività, segnando un punto di svolta nell’evoluzione dell’industria moderna.
I tappeti in vinile: un’alternativa moderna alle moquette tradizionali

I tappeti in vinile stanno emergendo come una soluzione contemporanea e pratica per chi desidera rinnovare gli ambienti senza affrontare le complessità delle moquette tradizionali. I vantaggi dei tappeti in vinile Realizzati in linoleum con uno spessore di circa 3 millimetri, i tappeti in vinile offrono numerosi benefici: Versatilità estetica Disponibili in una vasta gamma di design, colori e texture, i tappeti in vinile possono imitare materiali naturali come iuta o rattan, adattandosi a diversi stili d’arredo e regalando un tocco moderno agli spazi. Applicazioni in diversi ambienti La loro versatilità li rende adatti a vari ambienti. In cucina si dimostrano resistenti alle macchie e facili da pulire e, quindi, perfetti per questa zona della casa. Non solo: l’impermeabilità del vinile è ideale anche in un ambiente umido come il bagno. Infine, i tappeti in vinile sono perfetti anche in ufficio: la superficie resistente permette alle sedie con le rotelle di scorrere facilmente, mantenendo un aspetto professionale. Considerazioni ambientali Alcuni tappeti in vinile sono realizzati con materiali ecocompatibili e non tossici e, di conseguenza, sono una scelta sostenibile per chi è attento all’ambiente. Inoltre, i tappeti in vinile di qualità sono progettati per durare a lungo, riducendo la necessità di frequenti sostituzioni e il volume di rifiuti generati. Alcune aziende stanno anche implementando sistemi di recupero per il riciclo del vinile a fine vita, trasformando vecchi tappeti in nuovi prodotti. Per chi desidera fare una scelta consapevole, è possibile optare per tappeti con certificazioni come il marchio CE, o specifici standard ecologici, che garantiscono l’assenza di sostanze nocive e un basso impatto ambientale. Conclusione I tappeti in vinile offrono una combinazione di estetica moderna, praticità e versatilità e sono un’alternativa valida alle moquette tradizionali per chi desidera innovare gli spazi abitativi o lavorativi. Leggi gli altri articoli di HF Italy sul settore Flooring.