Negli ultimi anni, la sostenibilità è passata da un concetto opzionale a un requisito fondamentale anche per l’intralogistica: non si tratta più semplicemente di «fare di più con meno», ma di ripensare il magazzino come un vero e proprio ecosistema energetico integrato. Nel contesto della logistica interna, i flussi di materiali, la movimentazione automatizzata e gli impianti robotizzati non possono più essere valutati solo in termini di efficienza operativa: è necessario considerare anche l’impatto ambientale, il consumo energetico, le emissioni di CO₂ e l’impronta della struttura stessa. Questo per molti motivi, che vanno dal risparmio che di solito si ottiene dall’ottimizzazione degli input, per motivi di reputazione e marketing che possono attirare clienti interessati ad avere partner green, ma anche per motivi economici legati a crediti verdi e bilanci di sostenibilità.
I «magazzini green» emergono come risposta concreta a questa esigenza e possono lavorare su diversi asset. L’approccio parte da tecnologie ben note, ma applicate con una logica nuova: motori e inverter ad alta efficienza energetica (come IE4/IE5) negli impianti di movimentazione, sistemi di recupero dell’energia nelle operazioni frenanti di AS/RS (Automated Storage & Retrieval Systems), e batterie agli ioni di litio o LiFePO₄ per navette e robot mobili, capaci di cicli più lunghi, ricariche più rapide e minor impatto ambientale. Da notare poi come cicli più lunghi, ricariche più rapide siano poi anche essenziali nei modelli di business di agv e amr e in generale di tutto ciò che si muove dentro al magazzino, dove i tempi di non operatività rappresentano voci di costo decisive.
Studi del settore suggeriscono che l’adozione di motori rigenerativi negli ASRS – Automated Storage and Retrieval System sistemi di movimentazione automatica ad alta densità di stoccaggio – possa restituire fino al 30% dell’energia consumata, riducendo significativamente l’impronta energetica di un magazzino automatizzato.
Finestre d’innovazione si aprono anche su sistemi software di gestione e monitoraggio. Un moderno WMS integrato con moduli ESG, capace di correlare movimenti di magazzino, consumo elettrico, ore macchina e emissioni, permette di misurare concretamente i risultati ambientali. È così che il magazzino non viene più solo gestito, ma misurato e ottimizzato come impianto energetico. Un report del MIT Center for Transportation & Logistics evidenzia come la transizione verso hub altamente automatizzati richieda un ripensamento delle strategie energetiche, incluse fonti rinnovabili (solare, eolico) e materiali a basso carbonio, oltre all’efficienza operativa pura. Anche perchè ipoteticamente i magazzini potrebbero diventare non tanto e non solo produttori di energia, ma veri e propri polmoni di una smart grid in grado di cedere, eventualmente, energia alla rete nei momenti di picco e di riceverla nei momenti di bisogno (giocando magari sul differenziale tariffario).
La densità di stoccaggio è un altro fattore chiave: ottimizzare lo spazio, usare scaffalature verticali, shuttle di magazzino e sistemi compatti significa ridurre l’impronta a terra, i costi di climatizzazione e riscaldamento, e le emissioni indirette legate alla costruzione o ampliamento di nuovi edifici. Un’indagine condotta nell’ambito del “Warehousing for a Greener Tomorrow” mostra come le strutture che hanno puntato su automazione più design sostenibile riescono a tagliare consumi energetici, rifiuti e volumi inutilizzati.
Un altro aspetto che sta guadagnando attenzione riguarda la mobilità interna: AGV/AMR che operano a temperature controllate, batterie che si ricaricano opportunisticamente durante micro-interruzioni, e sistemi di ricarica wireless che minimizzano il tempo in stand-by. L’adozione di questi sistemi significa non solo maggiore efficienza, ma anche un minore impatto ambientale: meno energia consumata, meno emissioni e una migliore integrazione dei flussi di lavoro.
Tuttavia, la trasformazione verso un magazzino “green” non è priva di sfide. Il primo ostacolo è l’investimento iniziale: modernizzare impianti, introdurre nuovi software, aggiornare le infrastrutture elettriche può richiedere capitali importanti. Allo stesso tempo, molte aziende lamentano la mancanza di standard condivisi in ambito sostenibilità intralogistica, che rende complesso valutare interlocutori e tecnologie in modo uniforme.
Altro punto critico è la proprietà dell’immobile: molte piattaforme logistiche sono in locazione e l’installazione di panelli solari, sistemi di backup energetico o infrastrutture fisse può essere complicata se il controllo dell’edificio è esterno anche perché l’integrazione dei sistemi non è né banale né senza attriti.
Infine, il lato umano non va dimenticato è infatti essenziale formare il personale, definire nuovi processi, incentivare la cultura della sostenibilità e integrare obiettivi ambientali nei KPI operativi. In fin dei conti pare evidente che il passaggio a un modello sostenibile richieda che l’intera catena – dall’ingegneria alla produzione, dalla logistica fino al cliente finale – condivida la visione, anche perché la non integrazione di un solo tassello rischia di far perdere di senso l’intera operazione.
In conclusione, il magazzino automatizzato del futuro non sarà solo veloce e flessibile: sarà verde, misurabile e modulare. Le tecnologie esistono già, gli strumenti di misurazione anche; ora è la coerenza strategica che farà la differenza. Le aziende che sapranno combinare automazione, software di controllo, efficienza energetica e progettazione sostenibile si troveranno in una posizione di vantaggio competitivo e di responsabilità crescente. In un mondo in cui la supply chain è sempre più sotto osservazione dal punto di vista ambientale, il magazzino “green” è destinato a non essere una moda di passaggio, ma ad affermarsi come un nuovo standard.
