Carpets. Guida ai tappeti

Tappeti persiani: dai capolavori antichi alle interpretazioni contemporanee, un viaggio tra arte, tradizione e innovazione

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Sommario

I tappeti hanno una storia millenaria, profondamente intrecciata con la cultura e le tradizioni di numerose civiltà. Il più antico mai rinvenuto, il tappeto Pazyryk, risale a oltre 2500 anni fa ed è stato scoperto nel 1949 nelle gelide tombe dei monti Altaj. Questo reperto testimonia l’uso dei tappeti come elementi decorativi e funzionali sin dall’antichità.

Le prime popolazioni nomadi dell’Asia centrale, grazie alla disponibilità di lana dalle loro greggi, svilupparono l’arte dell’annodatura per creare superfici calde e resistenti, ricche di simbolismi tribali e spirituali. Solo a partire dal XVI secolo, tuttavia, la manifattura dei tappeti raggiunse livelli artistici elevatissimi, in particolare alla corte persiana, dove i migliori artigiani realizzarono motivi ornamentali raffinati e sofisticati.

In Europa, i tappeti orientali cominciarono ad affermarsi tra le classi nobili nel XIX secolo, grazie all’ammirazione suscitata durante le esposizioni mondiali di Vienna e Parigi. Con il tempo, la produzione si è adattata alle esigenze del mercato globale, trasformando il tappeto da bene di lusso riservato a pochi a complemento d’arredo accessibile e versatile.

Storia e significato

I tappeti persiani hanno origine in Iran e nelle aree limitrofe. Tecnicamente, solo quelli prodotti in Iran possono essere definiti persiani, mentre i tappeti realizzati in paesi come Afghanistan o Pakistan sono considerati orientali. Tuttavia, la fama dei tappeti persiani ha portato spesso a chiamare “persiani” tutti i tappeti del Vicino Oriente, anche se essi rappresentano solo una sottocategoria dei tappeti orientali.

In Iran, specialmente nelle grandi città, la produzione di tappeti si basa ancora sulle antiche tecniche dell’impero persiano. Tabriz, situata a nord, è da secoli un centro di eccellenza nella produzione tessile, mentre Kerman, nel sud-est, è rinomata per i suoi tappeti di altissima qualità.

Altre città importanti sono Mashhad, a ovest, e Keschan, situata a sud di Teheran, nel cuore dell’Iran centrale: a Keschan nacque l’arte degli annotatori, riconosciuta come patrimonio immateriale dell’umanità. Procedendo verso il centro, Isfahan è celebre per i suoi tappeti delicati, spesso realizzati con seta, mentre anche i tappeti prodotti a Nain sono considerati tra i migliori, classificati in base alla densità dei nodi.

Oltre alle grandi città, vi sono intere regioni e piccoli villaggi in Iran che vantano una tradizione tessile secolare, come Hamedan, a nord-ouest, celebre per il motivo Herati. È evidente come il mondo della produzione dei tappeti in Iran sia estremamente variegato e frammentato.

In Pakistan e Afghanistan si producono invece tappeti come i Khal Mohammadi, caratterizzati da delicate sfumature di rosso, e l’Afghan Aqche, considerato meno raffinato rispetto ai modelli settentrionali. In Pakistan, invece, la tradizione tessile è più recente e il cotone utilizzato risulta meno pregiato, portando a prodotti generalmente di qualità inferiore, sebbene la produzione elevata offra numerose opportunità lavorative.

L’Iran resta dunque storicamente il centro più importante della produzione di tappeti, con una tradizione che risale ad almeno il V secolo a.C.; tappeti che si distinguono per la qualità dei materiali, i dettagli intricati e le tecniche di lavorazione tramandate di generazione in generazione.

Le caratteristiche principali sono:

  • Tecniche di annodatura: gli artigiani iraniani utilizzano metodi diversi, tra cui il nodo persiano (o asimmetrico) e il nodo turco (o simmetrico), che influenzano la densità e la resistenza del tappeto.

  • Motivi decorativi: i disegni variano da elementi geometrici a motivi floreali dettagliati, con una forte influenza culturale e simbolica.

  • Scelta cromatica: i colori derivano spesso da pigmenti naturali, ottenuti da piante e minerali, che conferiscono una profondità cromatica unica.

L’arte dei tappeti persiani: tradizione e maestria

Tappeti persiani più famosi

  • Tappeto Ardabil: un capolavoro del XVI secolo, celebre per la sua complessità decorativa e la precisione della tessitura.

  • Tappeto Tabriz: rinomato per i motivi floreali e la lavorazione meticolosa, è una delle espressioni più raffinate dell’arte persiana.

  • Tappeto Isfahan: contraddistinto da un’eleganza straordinaria, spesso realizzato con seta e lana di alta qualità.

  • Tappeto Kashan: caratterizzato da medaglioni centrali e motivi armoniosi, incarna la raffinatezza persiana.

L’influenza culturale e il mercato contemporaneo

Nel corso della storia, i tappeti hanno rappresentato molto più che semplici elementi decorativi: erano simboli di status sociale, ricchezza e potere. Scambiati come doni tra sovrani e leader politici, hanno contribuito a diffondere il fascino della manifattura orientale in tutto il mondo.

Oggi, il mercato dei tappeti si è evoluto grazie alla diversificazione dell’offerta. Accanto ai pezzi artigianali annodati a mano, si trovano tappeti industriali più accessibili, mentre i metodi di produzione hanno visto un ritorno all’uso di materiali naturali e tecniche tradizionali. Le regioni di Fars e Kashan restano tra le più rinomate per la qualità della produzione.

La riscoperta dei tappeti antichi e la fusione tra design moderno e tradizione rendono questi manufatti più popolari che mai, confermando il loro valore senza tempo e la loro capacità di arricchire qualsiasi ambiente con storia, arte e cultura.

Produzione: strumenti e materiali

Oggi i tappeti possono essere tessuti e annodati in pochissimo tempo grazie all’automatizzazione. Le moderne fabbriche sono in grado, in sole 24 ore, di realizzare enormi quantitativi di tappeti con disegni e fantasie che richiamano l’originale persiano. Tuttavia, l’arte dell’annodatura fatta a mano richiede qualità come tempo, pazienza ed esperienza, che le macchine non possono avere.

In generale la creazione di un tappeto artigianale ha inizio con il distendere i fili di cotone su un telaio, che può essere disposto in varie configurazioni: orizzontale, verticale, fisso o mobile. Le popolazioni nomadi, come i Ghasagi provenienti dal sud dell’Iran, prediligono i telai orizzontali, ideali per uno stile di vita itinerante. Questo tipo di telaio, però, non permette un’estensione dei fili precisa come quella ottenibile con i telai verticali professionali, utilizzati nella produzione industriale, dove il risultato finale risulta meno definito rispetto a quello realizzato su telaio stazionario.

Una volta che i fili sono stati tesi, si procede alla definizione della trama che costituisce la struttura base del tappeto. A questo punto, si intrecciano i nodi utilizzando materiali diversi quali cotone, lana, seta e pelo di cammello. I nodi vengono poi compattati con l’ausilio di un pettine e l’eccesso di tessuto viene accorciato in modo uniforme. Infine, i fili di ottone disposti orizzontalmente formano le frange, mentre i bordi sono solitamente rifiniti con tessuti più sottili o fili sporgenti.

La tradizionale arte della tessitura si avvale di attrezzi che, nel corso dei secoli, sono rimasti sostanzialmente invariati:

  • Un coltello per tagliare i fili.

  • Uno strumento a pettine per compattare la trama.

  • Delle forbici per uniformare la lunghezza del tessuto.

In alcune regioni esistono attrezzi particolari che permettono di distinguere un tappeto dall’altro. Ad esempio, a Bidjaar – una città dell’Iran occidentale abitata dai curdi – si producono tappeti estremamente robusti grazie a una tecnica di tessitura bagnata e all’all’utilizzo di un piccolo chiodino di metallo inserito tra i fili di cotone, che rende il tessuto particolarmente resistente alla penetrazione di sporco.

I rinomati tappeti persiani sono realizzati con materie prime naturali, che variano a seconda dell’area di produzione. Di solito si usano cotone, lana e seta, mentre i nomadi preferiscono impiegare la lana delle proprie pecore. Il materiale scelto incide notevolmente sulla qualità: i modelli più economici sono realizzati in cotone coltivato in alcune zone dell’antica Persia, mentre esistono anche prodotti realizzati con una combinazione di cotone, seta e lana di pecora. Come si suol dire, “più è naturale, meglio è”.

Per ottenere poi, le meravigliose fantasie dei tappeti persiani è necessario utilizzare fili di vari colori, che possono essere tinti a mano con pigmenti naturali o, in tempi più recenti, con coloranti sintetici. L’uso dell’anilina, introdotto a metà del XIX secolo, fece sì che la qualità cromatica dei tappeti ne risentisse notevolmente. Solo il ritorno alle tecniche tradizionali, che impiegano tinte naturali, ha permesso di ripristinare l’incomparabile qualità dei tappeti persiani.

Il rosso robbia (alizarina) è il colore naturale più diffuso nei tappeti persiani. Questo pigmento viene estratto dalla pianta di robbia, presente in Asia, nei pressi del Mediterraneo orientale. Altri pigmenti naturali includono l’indaco, il giallo derivato dalla camomilla e il nero estratto dalle galle. Esistono anche coloranti derivati dagli insetti, come quello estratto dal pidocchio delle Isole Canarie, da cui si ricava il rosso carminio.

Un ulteriore aspetto distintivo di alcuni tappeti persiani è rappresentato da lievi sfumature all’interno di un medesimo colore, fenomeno noto come Abrash (dal turco “macchiato”). Queste variazioni indicano che i fili, pur essendo dello stesso colore base, provengono da diverse sessioni produttive, generando leggere differenze di tonalità.

Due soli nodi per infiniti disegni

Esistono fondamentalmente due tipi di nodo:

  • Il nodo simmetrico: noto come nodo “turco” o gordiano, ideale per motivi geometrici come rettangoli, quadrati e rombi.

  • Il nodo asimmetrico: chiamato “Senneh”, che permette di creare disegni curvilinei, adatti a rappresentare figure o fiori.

Oltre a questi, esiste anche il nodo Jufti, che prevede l’aggrovigliamento di quattro fili di cotone contemporaneamente, riducendo così il lavoro manuale ma risultando meno compatto.

Quando si valuta la qualità di un tappeto persiano, si dà grande importanza alla densità dei nodi. Il metodo per determinarla è piuttosto semplice: sul retro del tappeto si contano i nodi presenti in un’area di 10 cm per 10 cm, e il risultato viene moltiplicato per 100, ottenendo così la densità espressa in nodi per metro quadrato.

Tappeti di design

I tappeti persiani si differenziano per i modelli e le decorazioni, variabili a seconda della regione di produzione:

  • Modello medaglione: caratterizzato da un medaglione centrale che può assumere varie forme (esagoni e cerchi).

  • Modello a sequenze: presenta un motivo ripetuto, spesso incorniciato da una bordatura.

  • Modello figurativo: raffigura scene di vita quotidiana o paesaggi.

  • Modello nicchia (Mihrab): richiama la forma di una nicchia, simbolo di preghiera e di riferimento alla Mecca.

  • Modello rettilineo ed geometrico: basato su figure geometriche, tipico dei nodi simmetrici.

  • Modello curvilineo: ideale per motivi a forma di fiori e figure sinuose.

Tra i motivi più famosi spiccano il motivo Herati (un rombo centrale decorato da fiori e figure simili a pesci), il Gol (motivo ottagonale ripetuto), il Gul (disegno floreale) e il Boteh (forma curvilinea a mandorla).

Da Poschti a Saromin fino a Kelleghi

La classificazione dei tappeti persiani prevede diverse categorie dimensionali, tradizionalmente espresse in “zar” (un’antica unità persiana che corrisponde a circa 104–112 cm):

  • Poschti: modelli più piccoli, con dimensioni simili a quelle di un cuscino (circa 69×40 cm).

  • Saromin: tappeti di media grandezza, che possono raggiungere misure fino a 150×100 cm (circa 1,5 zar).

  • Kelleghi: formati allungati e stretti, con una larghezza di circa 150–200 cm, destinati soprattutto all’uso come passatoie (fino a 6 zar di lunghezza).

Prima di essere immessi sul mercato, i tappeti subiscono importanti fasi di finitura:

  1. La lucidatura: la rifilatura della stoffa e il taglio dei fili in eccesso per rendere il disegno più definito.

  2. Il lavaggio: effettuato con abbondante acqua fredda e detergenti specifici per uniformare il colore e rimuovere lo sporco.

  3. L’asciugatura: lasciati asciugare alla luce del sole per esaltare le tinte naturali.

  4. Il controllo qualità: per individuare e riparare eventuali difetti prima della commercializzazione.

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